La Sepoltura e gloria di santa Petronilla è un dipinto olio su tela (720×423 cm) del Guercino, datato 1623 e conservato nei Musei capitolini di Roma.

Storia Il dipinto fu commissionato al Guercino da papa Gregorio XV nel dicembre del 1621 per adornare l'altare dedicato a santa Petronilla posto all'interno della basilica di San Pietro, ove la grande tela fu collocata nel 1623.

La pala d'altare, proprio per la quanto mai prestigiosa destinazione, è senza dubbio la commissione più importante cui attese il Guercino negli anni che trascorse a Roma, città presso la quale si trasferì per volere dello stesso cardinale Alessandro Ludovisi, mecenate e mentore del Barbieri già in Emilia, allorché questi ascese al soglio pontificio.

La tela rimase nella sua originaria collocazione fino al 1730, quando fu sostituita da una copia in mosaicoPer la forte umidità della basilica di San Pietro, nel corso del Settecento, si decise di sostituire le grandi pale d'altare della chiesa, che si stavano deteriorando, con delle copie in mosaico. Le riproduzioni musive realizzate a tal fine dagli artefici reclutati dalla Fabbrica di San Pietro si riveleranno dei veri capolavori di alto artigianato artistico.. Il quadro fu quindi portato al Quirinale ove nel 1797 le truppe d'occupazione napoleoniche lo requisirono e, con varie altre opere d'arte prese a Roma, lo inviarono al Louvre.

Dopo la Restaurazione il dipinto fu restituito allo Stato Pontificio e collocato nel 1818 nelle raccolte capitoline ove ancora si trova (ovviamente passando poi in proprietà, con il resto delle opere dei Musei Capitolini, al Comune di Roma).

Già le antiche biografie del Guercino danno conto della grande ammirazione che riscosse la sua santa Petronilla, così come anche ampia parte della critica moderna vede in questo dipinto uno dei capolavori del maestro di Cento.

Il culto di santa Petronilla

L'esistenza storica di una Petronilla cristiana è certa, come dimostrano le testimonianze di una particolare venerazione dedicatele che si trovano nella catacomba di Domitilla ove Petronilla fu sepolta. Priva di ogni fondamento invece è la credenza che questa Petronilla fosse la figlia di san Pietro, come apparve chiaro già a primi eruditi cattolici che, sulla scia dei dettami tridentini, si dedicarono allo studio delle antiche comunità cristiane e della vita dei primi santi allo scopo di emendarle da leggende e false credenze e ristabilirne la verità storica. È il caso in primo luogo di Cesare Baronio che - nei suoi Annales Ecclesiastici - tra gli altri argomenti che destituiscono di fondamento l'idea che Petronilla fosse figlia di Pietro rileva che nomi femminili terminanti con questo suffisso (Drusilla, Lucilla ecc.) erano uso romano ad indicare il patronimico della donna (figlia di Druso, figlia di Lucio) e non certo ebraico. Petronilla quindi è piuttosto figlia di tal Petronio, con ogni probabilità una patrizia romana che aveva abbracciato la fede cristiana. Moderne ricerche archeologiche nella catacomba di Domitilla sono giunte alla conclusione che Petronilla sia morta imperante Domiziano, forse durante le persecuzioni anti-cristiane da questi ordinate.

Sia come sia, in epoca tardoantica si diffuse la credenza che Petronilla fosse figlia di san Pietro, probabilmente solo sulla base dell'assonanza tra i due nomi (e peraltro incongruamente perché al limite derivazione di Pietro avrebbe dovuto essere Petrilla e non Petronilla, come notava ancora il Baronio) e come tale fu venerata. Sorsero quindi delle leggendarie agiografie della figlia di Pietro (non prive di discordanze tra fonti diverse) che culminano nella sua morte eroica. Della bella Petronilla si era ardentemente innamorato un giovane patrizio romano, tale Flacco; la ragazza però voleva serbarsi casta, consacrando la sua verginità al Signore e men che mai sarebbe andata in sposa ad un pagano. Prese così a pregare e digiunare finché la morte non sopraggiunse, conservando in tal modo la sua purezza.

Il culto di Petronilla assunse peculiare pregnanza con la venuta in Italia del re dei Franchi Pipino il Breve, chiamato nella Penisola dal papa Stefano II per combattere i Longobardi. Quando il vittorioso Pipino si recò a Roma il papa, come onorifica ricompensa, assegnò alla monarchia franca una prestigiosa patrona: per l'appunto santa Petronilla. Il gesto aveva chiaramente anche un alto valore simbolico, suggellando il legame tra i Franchi e il papato: come Petronilla fu figlia di Pietro, il regno dei Franchi lo diveniva della Chiesa romana. A celebrazione di questo solenne patto si decise di traslare le reliquie di Petronilla dalla catacomba di Domitilla nella basilica di San Pietro, o per meglio dire nel preesistente mausoleo di Onorio, edificio che venne annesso alla antica basilica petrina poi sorta sul VaticanoLa traslazione in Vaticano avvenne nell'anno 757, quando sulla Cattedra di Pietro sedeva Paolo I, successore di Stefano II. Il nuovo papa mantenne l'impegno assunto dal suo predecessore.. Il mausoleo ospitò quindi la cappella dedicata alla figlia del primo degli apostoli assumendo la denominazione di Rotonda di Santa Petronilla, a causa alla pianta circolare dell'antico edificio funerario.

La dedicazione della figlia di san Pietro a protettrice dei re Franchi rimase ferma nei secoli: santa Petronilla venne così costantemente riconosciuta e celebrata quale patrona della monarchia francese e quindi della stessa Francia (che tuttora venera la santa come patrona della Nazione). La Rotonda vaticana divenne quindi - e lo restò per secoli, fino alla sua demolizione dovuta all'integrale rifacimento di San Pietro - la cappella palatina dei re di Francia presso la Santa Sede (Capella Regum Francorum)Per l'affermarsi del culto di santa Petronilla come figlia di san Pietro e per le vicende che hanno determinato la connessione di questo culto ai legami tra il papato e la dinastia carolingia (e quindi con il regno di Francia anche nei secoli a venire) si veda Caroline Goodson, To be the daughter of Saint Peter: S. Petronilla and forging the Franco-Papal Alliance, saggio che compare nel volume di AA. VV., Three empires, three cities: identity, material culture and legitimacy in Venice, Ravenna and Rome, 750-1000 (atti del seminario del marzo 2014 - Università di Oxford), Turnhout (Anversa), 2015, pp. 159-182..

Con la demolizione dell'antica basilica di San Pietro venne distrutta anche la Rotonda di Santa Petronilla. Le spoglie della santa furono provvisoriamente ricoverate altrove e poi ricollocate, nel 1606, nella nuova basilica nella mensa dell'altare dedicato a Petronilla. A quest'altare era per l'appunto destinata la pala del Guercino.

La dedicazione di un altare a santa Petronilla anche nella nuova San Pietro è probabilmente da spiegarsi più con motivazioni politiche che devozionali: già da qualche anno il cardinal Baronio aveva sostanzialmente confutato la leggenda di Petronilla figlia di san PietroLe considerazioni del Baronio circa l'inverosimiglianza della paternità di san Pietro di Petronilla si leggono nel primo tomo dei suoi Annales, dato alle stampe nel 1588., la presenza dell'altare quindi rispondeva piuttosto ad esigenze diplomatiche con la monarchia franceseTuttora il 31 maggio, ricorrenza di santa Petronilla, si celebra presso l'altare vaticano dedicato alla santa una Messa cui è presente l'ambasciatore francese presso la Santa Sede..

Vi è da aggiungere che la plurisecolare presenza delle reliquie di santa Petronilla in Vaticano non impedì il diffondersi in Francia della credenza che esse fossero state trasportate da Roma oltralpe e diverse chiese francesi ne affermarono il possesso.

Descrizione

Il dipinto è diviso su due registri: nella parte alta Petronilla, umilmente inginocchiata, è accolta nei cieli da Cristo a sua volta contornato da una schiera angelica. L'elevazione all'empireo della giovane è suggellata dalla sua incoronazione, azione cui si accinge un angioletto che discende sulla destra della pala.

Nella parte bassa della tela, al centro in primissimo piano, vediamo il corpo di Petronilla che sta per essere inumato nel sepolcro (o ne è tirato fuori?) da due necrofori mentre le mani di un terzo becchino spuntano dalla tomba nella quale costui si è calato per sorreggere il cadavere della giovane.

Ai lati dei personaggi centrali si scorge a sinistra un primo gruppo di astanti di cui fanno parte un ragazzo che regge un cero acceso e, più esternamente, due donne piangenti e un bambino che poggia le mani sul catafalco di Petronilla. Un altro gruppo di partecipanti all'evento è raffigurato sulla destra: quasi fuori dalla composizione (ne vediamo solo la testa e una mano indicante verso il centro del dipinto) c'è un uomo in turbante che sembra stia fornendo informazioni su quanto sta accadendo; completano il gruppo di destra un vecchio barbuto e un giovane elegantemente abbigliato secondo la moda contemporanea, che volgono entrambi lo sguardo verso destra, in direzione dell'uomo in turbante che sembra parlare a loro beneficioLeo Steinberg, Guercino's “Saint Petronilla”, in Memoirs of the American Academy in Rome, Vol. 35, 1980, pp. 207-234..

Benché l'episodio terreno sia prevalentemente letto come il funerale di Petronilla celebrato subito dopo la sua morte (quindi staremmo assistendo alla sua inumazione nella catacomba di Domitilla e ci troveremmo nel I secolo) vi è chi ha posto in luce come questo episodio possa essere diversamente interpretato come la riesumazione del cadavere della santa dalla catacomba per traslarne le spoglie in San Pietro (quindi la scena dovrebbe intendersi ambientata nell'VIII secolo).

Il moto dell'azione dei becchini è in effetti ambiguo: stanno calando giù il corpo della ragazza ovvero lo stanno riesumando? Non sembra possibile una risposta univoca ed anzi, il fatto che il terzo necroforo sia immerso nella tomba, potrebbe essere circostanza più consona alla riesumazione di un cadavere che al suo seppellimento. Anche l'ambientazione non è utile a dirimere il dubbio: gli astanti sono astoricamente vestiti in abiti del Seicento secondo una voga pittorica inaugurata dal Caravaggio, consistente per l'appunto nell'inscenare episodi sacri del lontano passato nella realtà contemporanea. Gli sfondi architettonici poi non sembrano alludere ad alcun luogo o tempo precisi, ma sono solo generiche rovine romane.

Naturalmente la scelta per l'una o l'altra delle possibili opzioni interpretative della parte terrena del dipinto influisce sulla sua complessiva lettura ed in particolare sull'identità del giovane dalle vesti signorili e del vecchio barbuto raffigurati sulla parte destra della pala.

Se si trattasse della originaria sepoltura di Petronilla i due potrebbero essere verosimilmente individuati nel giovane patrizio romano Flacco, innamorato della giovane - e quindi l'abito ricercato alluderebbe alla condizione gentilizia di costui - e in san Pietro, padre di Petronilla la cui fisionomia in effetti sembra riconducibile al tipo iconografico petrino e corrisponde anche a precedenti dello stesso Guercino. Ovviamente se l'episodio fosse riferito agli eventi dell'VIII secolo la presenza di Flacco e Pietro sarebbe impossibile.