I racconti di Canterbury (Inglese medio: Tales of Caunterbury; , IPA: Esistono diverse inflessioni del termine Canterbury: qui è citata la prima riportata, nonché la più comune - Canterbury. Dictionary.com. Dictionary.com Unabridged (v 1.1). Random House, Inc., (accesso: 28 maggio 2007).) è una raccolta di 24 racconti scritti in medio inglese da Geoffrey Chaucer nel XIV secolo.
Le storie sono contenute all'interno di una cornice narrativa, in cui un gruppo di pellegrini decide di indire una gara di racconti durante il loro pellegrinaggio da Southwark a Canterbury per visitare la tomba di san Tommaso Becket situata nella cattedrale di Canterbury.Il santuario venne distrutto nel XVI secolo durante la dissoluzione dei monasteri in Inghilterra. L'opera è considerabile un poema, in quanto sia la cornice sia quasi tutti i racconti sono scritti in versi.
Chaucer iniziò a scrivere l'opera intorno al 1386, con l'intenzione di far raccontare a ogni pellegrino quattro storie differenti: due sulla via per Canterbury e le rimanenti altre due sulla via del ritorno.Geoffrey Chaucer - The Canterbury Tales , a cura dell'Università del Wisconsin .
L'opera, i manoscritti e le stampe La tradizione vuole che l'opera sia stata scritta nel cosiddetto periodo inglese dell'autore, intorno alla fine degli anni 1380: l'elemento sul quale si è concordi è la datazione di gran parte delle novelle dopo il 1388. Chaucer terminò poi la scrittura dell'opera nell'ultimo decennio del XIV secolo, lasciandola incompiuta, a causa della morte che lo colpì nel 1400.HULBERT, JAMES ROOT, Chaucer's Official Life, Progetto Gutenberg Internet , 2004. I Racconti però non furono terminati solamente per questioni di tempo: sembra infatti che l'autore abbia visionato e rimaneggiato più volte le parti già scritte, aggiungendo anche nuovi racconti in diverse occasioni.
Dal prologo si può dedurre che la raccolta avrebbe dovuto contenere in totale 120 racconti: come annunciato dall'oste Harry Bailly, ognuno dei trenta pellegrini avrebbe dovuto raccontare quattro storie, due sulla via per Canterbury e le rimanenti due lungo la via del ritorno. Questa però non è necessariamente l'opinione di Chaucer stesso, il quale appare come l'unico personaggio che ha raccontato più di una storia tra le 24 scritte: il numero delle novelle previsto si può quindi solo ipotizzare, data la non conclusione dell'opera.
La struttura: cornice e racconti I personaggi, introdotti dal Prologo generale del libro, trenta pellegrini per l'appunto, raccontano storie molto importanti sul piano culturale. I temi delle storie sono vari e includono topoi letterari come l'amore cortese, l'avarizia ed il tradimento. I generi inoltre variano anch'essi e includono il romanzo, il lai bretone, il sermone e la favola.
Nonostante ci siano più cornici sovrapposte, non ci sono singole strutture poetiche nell'opera; Chaucer utilizza una varietà di schemi metrici, soprattutto per l'esiguo numero di racconti in prosa (solamente due: Il racconto intorno a Malibeo e Il racconto del parroco).
I racconti sono uniti da una cornice narrativa.
L'ordine dei racconti Compongono il poema le seguenti novelleChaucer's Metapage: Università della North Carolina.:
Frammento I Prologo generale Il racconto del cavaliere Il racconto del mugnaio Il racconto del fattore Il racconto del cuoco Frammento II Il racconto del sergente della legge Frammento III Il racconto della donna di Bath Il racconto del frate Il racconto dell'apparitore Frammento IV Il racconto del chierico Il racconto del mercante Frammento V Il racconto dello scudiero Il racconto dell'allodiere
Frammento VI Il racconto del medico Il racconto dell'indulgenziere Frammento VII Il racconto del marinaio Il racconto della madre priora Il racconto intorno a sir Thopas Il racconto intorno a Malibeo Il racconto del monaco Il racconto del cappellano delle monache Frammento VIII Il racconto della seconda monaca Il racconto del famiglio del canonico Frammento IX Il racconto dello spenditore Frammento X Il racconto del parroco Commiato dell'autore
Temi, motivi e simboli L'amor cortese
Molti dei pellegrini raccontano storie d'amore, il cui argomento è prevalentemente la cortesia dei cavalieri e dei Lord verso le donne aristocratiche. Il racconto della donna di Bath, romanzo appartenente al filone del ciclo arturiano, racconta appunto una storia d'amor cortese, così come Il racconto dell'allodiere, che narra la storia di un cavaliere che parte per la guerra e lascia sua moglie, corteggiata da un altro giovane uomo, oppure Il racconto dello scudiero.
Il personaggio che però racchiude maggiormente i caratteri cortesi e cavallereschi, raccontando una storia sul conflitto tra due cavalieri votati a un'unica fanciulla, è il Cavaliere.
Molti dei personaggi di Chaucer terminano la loro storia con un augurio per il resto della compaignye (compagnia): "God save all this faire compaignye" - il cavaliere - Dio preservi tutta questa splendida compagnia "God, that sitteth heighe in magestee, save al this compaignye, grete and smale!" - il fattore - Dio, che siede nell'alto dei cieli, preservi tutta questa compagnia, grande e piccola. Il concettoCanterbury Tales - a cura di Sparknotes.org. Ultimo accesso: 2 giugno 2007 . di compagnia assume letteralmente il significato di gruppo, ma Chaucer deliberatamente sceglie questa parola, tra tutte le altre, non per indicare solo il gruppo, ma con un chiaro intento generalizzante: la compaignye infatti non sono i pellegrini, ma la massa del popolo, in accordo con i pellegrini stessi, rappresentanti della società del tempo.
Lo stesso termine è di origine latina, lingua ben nota a Chaucer, il cui significato etimologico deriva appunto dalla costruzione latina cum panisLetteralmente, in italiano Con il pane; in senso lato quelli con cui dividi il pane., assumendo quindi un significato diverso dalla parola gruppo: le società medievali funzionanti e ben condotte dipendevano infatti dalle corporazioni, conosciute informalmente con il termine di compagnieSi cita a questo proposito un'importante corporazione genovese, detta appunto Compagnia dei Caravana., e in queste corporazioni il mangiare insieme assumeva una connotazione di fraternità. I gruppi corporativi che si andavano a creare in seguito alle rivolte contro i feudatari però, non erano gruppi come i pellegrini sulla via di Canterbury: appartenevano infatti a una stessa classe sociale, che aspirava a detenere un determinato potere e un ruolo all'interno della società.
I pellegrini invece provenivano da tutte le diverse stratificazioni sociali della comunità medievale: chierici, cortigiani, fattori e ad altri gruppi sociali. L'unione e la volontà dei pellegrini di porsi delle norme si traduce quindi in una compagnia informale, unione data dal loro lavoro come raccontastorie e dagli approvvigionamenti dell'Oste. Per quanto riguarda invece la distinzione delle classi, i protagonisti danno forma a una compagnia nel senso che nessuno di loro appartiene alla nobiltà, e la maggior parte possiede un lavoro, sia che riguardi il cucire e lo sposarsi (la Donna di Bath), sia che riguardi l'intrattenimento dei visitatori (l'Allodiere) o l'arare la terra.
La corruzione della Chiesa Verso la fine del XIV secolo, la Chiesa cattolica divenne sempre più opulenta. La costruzione delle cattedrali, che crescevano intorno ai sacrari con le reliquie dei santi, era costosa: suppellettili e ornamenti venivano a costare molto per una Chiesa che predicava la carità e la povertà. Il periodo infatti è quello delle grandi pesti, delle carestie e della disoccupazione: la magnificenza delle chiese dunque, con il suo oro e i suoi ornamenti, rappresentava agli occhi di alcune persone una sorta di ipocrisia morale. Chaucer rappresenta in quest'opera sia la critica alla Chiesa, sia la difesa, associando a ogni pellegrino ciò che ci si aspetterebbe tradizionalmente da questo: generalmente infatti esprime quegli stereotipi comuni nel Medioevo; è difficile però fare un'affermazione certa riguardo alle posizioni di Chaucer, in quanto il narratore è così espressamente prevenuto nei confronti di alcuni personaggi, come il Monaco, e allo stesso modo con altri, come Indulgenziere. Inoltre, i caratteri non sono semplicemente delle caricature o delle satire, sono del tutto individualistici e non possono essere semplicemente presi come modelli delle loro professioni. Il Monaco, la Priora e il Frate sono tutti membri delle gerarchie ecclesiastiche: il Monaco e la Priora vivono infatti, rispettivamente, in un monastero e in un convento. Entrambi sono caratterizzati come delle figure che sembrano preferire la vita aristocratico-borghese, rispetto alla vita ascetica o di devozione. Il rosario della Priora infatti, tutto incastonato di gioielli, sembra più un ornamento che qualcosa che esprima devozione: la raffinatezza e l'attenzione riprende più quei concetti espressi da Guillaume de Lorris nel romanzo francese Roman de la RoseScriveva infatti di come le donne potessero riuscire, con particolari accorgimenti, a rendersi più attraenti agli uomini.. Il Monaco poi era attratto dalla caccia, passatempo solito dei nobili, disdegnando allo stesso tempo gli studi e il confinamento in monastero.
Allo stesso tempo però, il Frate era membro di un ordine di mendicanti: non aveva né ornamenti, né passioni da nobili; trascorreva la vita viaggiando e chiedendo elemosina, vivendo appunto di carità. Gli ordini mendicanti erano nati circa due secoli prima di Chaucer, ma solo in quel periodo erano stati valorizzati: spesso però venivano descritti come una minaccia all'integrità e avevano la reputazione di libertini, come li descrive la donna di Bath nella parte iniziale della sua storia. Il narratore però sembra serbare molta più ostilità verso gli ecclesiastici come l'Evocatore e l'indulgenziere, rispetto al Frate. Esempio infatti è il Monaco e l'Indulgenziere che posseggono molti tratti in comune, che il narratore presenta in diverse maniere: la splendente calvizie della testa del monaco suggerisce che abbia cavalcato tutto il tempo senza cappuccio, ma il narratore questo fatto lo analizza, nell'indulgenziere, come simbolo di superficialità del personaggio. Il monaco e l'indulgenziere esprimono l'opinione di loro stessi al narratore che, conferma le parole del Monaco ripetendole e dando una propria opinione di lui, ma schernisce l'indulgenziere per l'opinione che lui stesso ha di sé. Allo stesso modo il narratore approva le parole di un altro ecclesiastico, il parroco, che nel prologo viene descritto come religioso e caritatevole verso i più poveri e le persone in difficoltà.
Novelle e fonti letterarie