Il bábismo è un movimento religioso praticato dai Bábí (); fiorì in Persia dal 1844 al 1853, e fu fondato da Siyyid `Alí-Muhammad di Shiraz, noto con il titolo di Báb, ossia "Porta".
Diversamente da altri movimenti nati anch'essi dall'Islam, il babismo segnò una cesura netta rispetto all'Islam propriamente detto e diede vita a un sistema religioso distinto.
Il movimento fondato dal Báb, perseguitato e violentemente combattuto fin dall'inizio dal clero islamico sciita e dalle autorità di governo persiane del tempo, aprì un nuovo ciclo religioso e fu precursore della Religione bahá'í .
Prospetto storico Nell'arco di venticinque secoli, l'Iran è stato uno dei mondi religiosi più importanti e significativi per lo sviluppo, spirituale, intellettuale e morale dell'umanità.Gherardo Gnoli: - nel proemio - a pg. 9 della ristampa del 1998 di Persia Religiosa di Alessandro Bausani
In antico ai tempi di Zoroastro e di Re come Ciro e Dario, la Persia ebbe un notevole sviluppo culturale e morale, e idem all'Epoca d'oro islamica e oltre, ma sul finire del XVIII secolo s'installò sul trono persiano Aqà Muhammad Scià un guerriero rozzo e tirannico, il fondatore della dinastia Qajar, e nel XIX secolo era ridotta ad essere un paese debole ed arretrato.
Il Babismo, sorse in Persia in quella fase decadente, dando inizio a un lungo travaglio. Benché sia stato contrastato sia dal clero islamico che da autorità di governo il Babismo aprì la porta a un nuovo ciclo religioso, staccato dall'Islam. Fu un credo autonomo e al contempo precursore della nascente Religione baha'i.
L'attesa di Mahdi in Persia Nell'Islam sciita un numeroso gruppo di credenti, i duodecimani, credono nella legittima successione di dodici Imam, a partire da ʿAlī b. Abī Tālib, quarto califfo musulmano fino all'ultimo, Muhammad al-Mahdi. Essi sostengono che Muhammad al-Mahdi, il dodicesimo Imam, non è morto, bensì nascosto dall'874 e che la comunicazione tra l'Imam nascosto e il popolo dei credenti abbia nel passato fruito di mediatori chiamati Báb, porta, o Na'ib, rappresentanti, e, alla fine dei Tempi il 12º Imam, Muhammad al-Mahdi, tornerà a manifestarsi nella veste di Mahdi per ristabilire la giustizia in Terra.
Gli sciiti ismailiti riconoscono solo i primi sei degli Imam accettati dai duodecimani. Per tali Ismailiti il settimo Imam non è Musa ibn Ja’far detto al-Kazim, riconosciuto dai sciiti duodecimani; bensì l'Imam Isma’il che tuttavia era premorto al padre. Essi sostengono che Isma’il non fosse morto, bensì occultato e che sarebbe tornato a manifestarsi come il Mahdi.
Nella prima metà dell'Ottocento la Persia si trovava in una non facile situazione socio-economica e culturale. Le sconfitte subite nelle due rovinose guerre russo-persiane (1804-13, 1826-28), della durata di quasi dodici anni, aveva portato a umilianti trattati; prima quello di Golestan e, successivamente, nel 1828 quello di Turkmenchay. Oltre a importanti cessioni territoriali, la Persia aveva dovuto accettare di versare alla Russia ingenti somme a titolo di risarcimento. Fath Ali Shah pensava soprattutto a divertirsi (si dice avesse 150 mogli). Morto lui nel 1834 gli subentrò il nipote Muhammad. Quest’ultimo, incapace e sofferente di gotta, malattia che all'età di 40 anni lo portò alla morte , non fu in grado di migliorare la grave situazione. La Persia era virtualmente in bancarotta e le provincie di fatto autonome. La corruzione e l’oppressione dei governanti dilagava. Il popolo era prigioniero di superstizioni e fantasie. Il Paese era in balia di ingerenze russe e inglesi. Ambrogio Donini (1903-1991), storico delle religioni presso l’Università di Roma, sintetizza con queste parole il quadro persiano in cui nacque il bábismo: “un Paese atrocemente sfruttato dall’aristocrazia feudale indigena e dal dominio straniero”.
Il naturalista piemontese, medico e letterato Michele Lessona, diplomatico e dal 1892 fino alla morte Senatore, che nel 1862 aveva fatto un viaggio in Persia al seguito d'una missione scientifico-diplomatica, una fra le prime del Regno d'Italia, così scrive a p. 16/17 nel suo saggio I Bábí, testo che fu pubblicato in occasione d'una conferenza che lui tenne in due occasioni alla Società Filotecnica di Torino il 5 e il 12 dicembre 1880:
Il clero in Persia è corrottissimo: amministra a un tempo la religione e la giustizia, la prima male, la seconda pessimamente; falsa i testamenti, froda gli averi, vende la giustizia, fa l'usura, si abbandona al libertinaggio. I potenti lo temono, gli abbienti lo odiano, le moltitudini lo disprezzano e sfruttano, pronte a dileggiarlo e a schernirlo, pronte a insorgere a un suo grido che le chiami a rivolta; ogni moschea ha un minore o maggior numero di accattoni che vivono della broda di cui fa loro l'elemosina, e che sono strumenti di violenza e di rapina e di strage in mano ai preti. Non vorrei che questo quadro potesse esser creduto esagerato; i nostri periodici clericali mi fanno talora l'onore di dichiararmi loro avversario e non mi piacerebbe che si credesse ora che, io voglia tirare ai preti di Torino parlando di quelli di Teheran. Le cose che dico me le son sentite dire e ripetere dai più assennati europei che trovai in Persia, da quelli che dimorando da parecchi anni in Persia e bene conoscendone la lingua ebbero modo di addentrarsi molto nelle cose del paese."
Agli inizi del XIX secolo alcuni studiosi islamici si convinsero che fosse maturo il tempo dell'intervento divino con l’avvento del Mahdi. Era sorto da poco il movimento guidato da Shaykh Ahmad al-Ahsa'i che, a quarant'anni lasciò la casa e i famigliari e, in base ai suoi studi sul Corano e a ispirate e note profezie, fu riconosciuto come uno dei maggiori studiosi ed interpreti delle Sacre Scritture islamiche e proclamato mujtahid, dottore nella legge islamica, che fondò lo Shaykhismo. Morto il fondatore nell'anno 1242 A. H. gli subentrò come guida Siyyid Kázim. Tale designato e degno successore dello shaikhismo si trasferì a Karbala, città santa per gli Sciiti, dove continuò il lavoro fatto dal primo maestro estendendone l'insegnamento. Ciò avveniva spesso in presenza di Pellegrini sciiti, in parte esponenti religiosi, che si fermavano per qualche giorno a Karbala per assistere alle sue lezioni.
Siyyid Kázim, credeva fermamente che fosse matura e imminente l'apparizione del Mahdi, tanto che prima di morire a Karbala (1259 A.H.), chiese ai suoi seguaci di lasciare le loro case per mettersi alla sua ricerca.
Siyyd 'Alí-Muhammad, il futuro Báb, in occasione d'un pellegrinaggio a Karbala, aveva conosciuto la scuola di Siyyid Kázim, il secondo maestro Shaykhi, assistendo a qualche sua lezione.
La morte di Siyyid Kázim vide un risveglio di clericali oppositori al suo movimento, ma stimolò anche la viva determinazione dei fedeli a seguire le sue ultime indicazioni e volontà. Il più noto fiduciario di Siyyid Kázim, Mullá Husayn-i-Bushru'í, nell'ultima fase di vita terrena del Siyyid era occupato in una missione affidatagli da lui e, rientrando a Karbala, concluso quell'incarico, apprese che l'amato maestro era da poco defunto.
Il Báb e i primi discepoli
Dopo il trapasso di Siyyid Kázim, diciotto dei suoi seguaci decisero di partire pur senza una chiara meta in cerca del Mahdi, con l'intensa speranza di trovarlo; tra loro Mullá Husayn-i-Bushru'í che, dopo essersi ritirato in una moschea, per quaranta giorni di preghiera e digiuno, s'incamminò verso l'Iran, e quando mesi dopo giunse nei pressi della città di Shiraz casualmente v'incontrò Siyyid `Alí-Muhammad.
La sera del 23 maggio 1844 Mullá Husayn invitato a casa da Siyyid `Alí-Muhammad, dopo l'incontro sul calar del sole alle porte di Shiraz, gli comunicò che, come indicato dal defunto Siyyid Kázim stava cercando il Promesso. Fu allora che Siyyid `Alí-Muhammad gli suggerì di valutare se poteva essere lui quel Promesso, il possessore della conoscenza divinaDennis MacEoin, ibid.
Dopo una partecipe riflessione poiché Siyyid `Alí-Muhammad rispose in modo più che soddisfacente a tutte le sue domande e scrisse appositamente di getto, in attuazione a una sua recondita aspettativa, un valido commento alla coranica sūra di Giuseppe, Mullá Husayn fu il primo a riconoscere che il suo anfitrione era in sé stesso la rivelazione della Porta verso la Verità e l'Iniziatore di un nuovo ciclo profetico.A. Bausani, ibid. In quella occasione Siyyid `Alí-Muhammad non si definì il Mahdi, bensì "la Porta" (in arabo Báb) tramite cui comunicare col Mahdi a lungo atteso dagli sciiti.
Dopo quel riconoscimento di Mullá Husayn, il Báb, nel congedarlo (verso il mattino), gli disse d'attendere che diciassette altri ricercatori trovassero e accettassero da soli la sua Rivelazione prima di comunicarlo ad altri.
Nei cinque mesi successivi altri diciassette ricercatori accettarono autonomamente la rivelazione che il Báb fosse un Portavoce di Dio, divenendone gli apostoli.
Fra questi ci fu anche una poetessa, Zarrín Táj Baragháni, che avrebbe ricevuto il titolo di Táhirih, la Pura.
Quei diciotto primi seguaci furono detti dal Báb Lettere del Vivente e si dedicarono alla diffusione della nuova Fede in Iran e Iraq
Dopo la sua manifestazione, Siyyid `Alí-Muhammad fu noto col titolo di Báb, Porta.
La predicazione del Báb e quella delle Lettere del Vivente ebbero un diffuso successo presso tutte le classi sociali iraniane e moltissimi accettarono quel messaggio rigeneratore e i suoi insegnamenti [**13]. Vi furono in seguito a ciò parecchie opposizioni e disordini e la storia del babismo fu una storia di persecuzioni e sangue ripetutasi in molte località della Persia.
La purezza morale dei credenti babí fu proverbiale e si diffuse nella Persia del XIX secolo, come risulta anche da testimonianze di viaggiatori europei" e ciò contrastava fortemente con la vita corrotta del clero 'musulmano sciita' di Persia , Tale nuova realtà guadagnò rapidamente numerosi seguaci alla causa del Báb. In pochi anni quel movimento si diffuse in tutto l'Iran, causando contrasti e polemiche. Nel tempo Seyyid Alí Mohammad chiarì che non era solo “la Porta attraverso cui raggiungere il Mahdí”, ma il Mahdí stesso: una nuova Manifestazione di Dio; si pose cioè allo stesso livello dei fondatori delle grandi religioni come Cristo e Maometto.
Nell'autunno di quell'anno il Báb partì con un suo discepolo (Quddus) per un pellegrinaggio alla Mecca, dove secondo fonti babì dichiarò pubblicamente la sua missione di Mahdì ma senza palesi risultati.Persia Religiosa p. 454
Nella primavera del 1845 il Báb era rientrato a Shiraz, allorché un fiduciario religioso dello Scià di Persia fu inviato a investigare su di lui, ma quell'insigne e dotto teologo di nome Sayyd Yahyà Daràbì, vinto dagli insegnamenti del Báb si convertì fermamente alla nuova dottrina dedicandosi definitivamente alla sua divulgazione.Gli Araldi dell'Aurora, pp. 160-165
Per oltre un anno il Báb restò a Shiraz dove continuò la sua missione con mutevoli vicende in quanto sia il governatore che il clero gli furono molto ostili, ciò avvenne per la crescente sua influenza, e perché tra le persone che lo ascoltavano v'erano anche uomini colti e d'alto rango. Successe che alla fine il governatore ordinò al capo della polizia di arrestarlo; disse "Giuro sul diadema imperiale che stanotte stessa metterò a morte il Báb, insieme ai suoi compagni ... estirperò un'eresia la cui perpetrazione costituisce la più grave minaccia per gli interessi dello Stato."