La presidenza di John Adams ebbe inizio il 4 marzo 1797 con la cerimonia d'insediamento del presidente degli Stati Uniti d'America e si concluse il 4 marzo 1801. Adams, che aveva servito in qualità di vicepresidente nel corso della presidenza di George Washington, divenne il secondo presidente degli Stati Uniti dopo avere vinto le elezioni presidenziali del 1796.
Unico membro nella storia del Partito Federalista ad essere eletto alla presidenza, la sua amministrazione si concluse dopo un solo mandato a causa della sconfitta subita alle elezioni presidenziali del 1800. Gli succedette il suo vice Thomas Jefferson, esponente di punta del Partito Democratico-Repubblicano.
Quando Adams entrò in carica, le guerre rivoluzionarie francesi stavano causando gravi difficoltà ai mercantili statunitensi in alto mare e suscitavano al contempo un acceso dibattito tra i sostenitori delle diverse correnti politiche a livello nazionale. Il suo mandato fu caratterizzato da uno stato di "quasi-guerra", una belligeranza non dichiarata contro la Prima Repubblica francese combattuta principalmente nell'arcipelago dei Caraibi.
Il conflitto nacque principalmente dal cosiddetto "affare XYZ", scoppiato durante il primo anno della presidenza, che aveva le sue radici nello stato turbolento delle relazioni franco-americane dopo lo scoppio della rivoluzione francese nel 1789. Nel 1798, le ripetute aggressioni contro le spedizioni mercantili statunitensi fecero aumentare di conseguenza la possibilità di un'entrata in guerra degli Stati Uniti d'America contro i rivoluzionari francesi. Adams impartì personalmente un'espansione della Marina militare statunitense e la creazione susseguente del Dipartimento della Marina che la gestisse. Le crescenti spese che ne seguirono richiesero un aumento del gettito federale e il Congresso approvò in tal senso la Direct Tax of 1798, la prima forma di tassazione legata al Governo federale. Tali misure contribuirono al malcontento economico del ceto medio e l'esplosione di disordini interni, quali la cosiddetta "rivolta di Fries" avvenuta nella Pennsylvania.
Come risposta ai disordini il quinto Congresso approvò quattro progetti di legge, noti collettivamente come Alien and Sedition Acts ("leggi sullo straniero e sulla sedizione"); essi resero più difficile agli immigrati l'ottenimento della cittadinanza statunitense, permisero al presidente di far imprigionare ed espellere persone ritenute pericolose o provenienti da una nazione ostile, e infine resero penalmente perseguibile la falsa testimonianza e le critiche nei confronti del governo federale. La maggioranza federalista sostenne che rafforzavano la sicurezza nazionale durante un periodo di conflitto, mentre i Repubblicani-Democratici le criticarono aspramente.
L'opposizione alla "quasi-guerra" e alle nuove leggi, così come la rivalità all'interno del suo stesso partito tra Adams e Alexander Hamilton, contribuirono in maniera significativa alla vittoria dei "jeffersoniani" nel 1800. Gli storici hanno opinioni contrastanti nel valutare la presidenza di Adams; Samuel Eliot Morison ha scritto che "era per temperamento inadeguato per la presidenza, conosceva più di ogni altro americano, persino di James Madison, la materia delle scienze politiche, ma come amministratore pubblico si trovava a disagio"..
Fu tuttavia in grado di evitare un conflitto aperto con i francesi, sostenendo che la guerra dovrebbe essere l'ultima risorsa per la diplomazia; in questo tema ottenne il rispetto dell'intera nazione nonché dei suoi più potenti avversari. Anche se fu duramente criticato per avere firmato le leggi Alien and Sediction, non sostenne mai la loro approvazione né fece uso dei nuovi poteri presidenziali previsti da esse, anzi concesse la grazia agli istigatori della "ribellione Fries". "Visto in questa luce", osservò lo storico C. James Taylor, "l'eredità di Adams è una delle migliori, la capacità di guida morale, lo Stato di diritto, la compassione e una cauta ma attiva politica estera che mirava sia a garantire l'interesse nazionale sia a raggiungere una pace onorevole".
Elezioni presidenziali del 1796
Quelle del 1796 furono le prime elezioni presidenziali in cui vi erano candidati opposti. George Washington era stato difatti eletto all'unanimità nelle prime due elezioni; tuttavia, già nel corso della sua presidenza, profonde divergenze filosofiche si manifestarono sempre più apertamente tra le due figure principali dell'amministrazione, ossia Alexander Hamilton e Thomas Jefferson.
Le loro visioni contrastanti sia nell'ambito degli affari interni che in quello della politica estera provocarono una profonda spaccatura all'interno della compagine governativa, portando infine alla fondazione del Partito Federalista e del Partito Democratico-Repubblicano. Così, quando Washington annunciò che non si sarebbe candidato per un terzo mandato, iniziò un'intensa lotta partitica per la conquista della presidenza.. Collegio elettoraleName Partito politico Grandi elettori John Adams Federalista 71 Thomas Jefferson Democratico-Repubblicano 68 Thomas Pinckney Federalista 59 Aaron Burr Democratico-Repubblicano 30 Samuel Adams Democratico-Repubblicano 15 Oliver Ellsworth Democratico-Repubblicano 11 George Clinton Democratico-Repubblicano 7 John Jay Federalista 5 James Iredell Federalista 3 John Henry Democratico-Repubblicano 2 Samuel Johnston Federalista 2 George Washington Nessuno 2 Charles Cotesworth Pinckney Federalista 1
Come per le due precedenti elezioni, anche nel 1796 nessun candidato fu votato direttamente dagli elettori. La Costituzione prevedeva invece che ognuno degli Stati federati selezionasse i propri grandi elettori e che questi a loro volta eleggessero con il proprio voto il presidente..
Le regole di quella elezione, precedente al XII emendamento che riformò il sistema di voto, prevedevano che ogni grande elettore esprimesse due nomi, senza distinzione tra presidente e vicepresidente; chi avesse raccolto la maggioranza dei voti era eletto presidente, mentre il candidato classificatosi in seconda posizione diventava il vicepresidente.
I grandi elettori furono eletti con elezioni specifiche in sette Stati, mentre nei rimanenti nove fu il parlamento statale a designarli.
Sia il vicepresidente in carica John Adams sia Alexander Hamilton cercarono di imporsi come il rappresentante del neonato Partito federalista, ma Adams era ampiamente considerato come l'erede naturale di Washington e riuscì a consolidare il sostegno sulla sua persona tra gli elettori del proprio partito.
Il chiaro favorito dei Repubblicani-Democratici risultò invece Thomas Jefferson, sebbene sembrasse in un primo momento riluttante a concorrere.. I Democratici-Repubblicani al Congresso formarono un caucus e scelsero in questo modo Jefferson e Aaron Burr come loro candidati. Jefferson in un primo momento rifiutò la nomina, ma accettò dopo qualche settimana di riflessione.
I parlamentari federalisti, tramite una votazione informale tra di loro, nominarono Adams e Thomas Pinckney come loro candidati.. La campagna elettorale fu sostanzialmente disorganizzata e sporadica, limitata ad attacchi sferrati dai giornali, a pamphlet e a manifestazioni di piazza: gli avversari accusavano Jefferson di essere un francofilo rivoluzionario tendente all'ateismo, mentre dall'alta parte Adams veniva etichettato come un anglofilo favorevole al monarchismo.
All'inizio di novembre l'ambasciatore francese negli Stati Uniti Pierre-Auguste Adet si inserì nel dibattito politico per favorire Jefferson, pubblicando dichiarazioni destinate a suscitare sentimenti anti-britannici e lasciando l'impressione che una vittoria dell'esponente Democratico-Repubblicano avrebbe migliorato sensibilmente i rapporti con la Prima Repubblica francese..
Nel frattempo Hamilton, desiderando "un presidente più flessibile di Adams", manovrò per aiutare l'elezione di Pinckney; convinse quindi i grandi elettori della Carolina del Sud, impegnati a votare per il loro conterraneo e "figlio prediletto" Pinckney, a disperdere i loro secondi voti tra candidati diversi da Adams. Il piano di Hamilton fu però vanificato quando diversi elettori della Nuova Inghilterra ne vennero a conoscenza, rifiutandosi a loro volta di attribuire a Pinckney il loro secondo voto..
I voti dei 138 membri del Collegio elettorale furono contati durante una sessione congiunta del Congresso l'8 febbraio 1797; i tre più votati risultarono: Adams 71 voti, Jefferson 69 e Pinckney 59.. Il saldo dei voti restanti era disperso tra Burr e altri nove candidati. Quasi tutti i voti di Adams provenivano dagli elettori del Nord e quasi tutti i voti di Jefferson da quelli del Sud.
Nella sua qualifica di presidente del Senato toccò proprio ad Adams il compito di annunciare se stesso come Presidente eletto e il suo principale avversario come proprio vice. Una settimana dopo pronunciò un discorso d'addio emozionato davanti al Senato, che aveva presieduto per otto anni.
Il sistema del bipartitismo nacque durante la campagna per le elezioni del 1796; è finora l'unica elezione da cui sono usciti eletti un presidente e un vicepresidente di due partiti diversi. La rivalità tra Nuova Inghilterra e il Sud, con gli Stati centrali che erano decisivi negli equilibri politici, nacque anch'essa in questa occasione.. Inaugurazione
La cerimonia inaugurale del presidente eletto avvenne il 4 marzo 1797 all'interno della Camera dei Rappresentanti, che aveva allora sede alla "Congress Hall" di Filadelfia; il Presidente della Corte Suprema Oliver Ellsworth presiedette al giuramento solenne, facendo così di Adams il primo presidente a giurare nelle mani di un presidente della massima Corte giudiziaria della nazione.
Adams iniziò il suo discorso inaugurale con una riflessione sulla lotta per l'indipendenza:
Il discorso composto da 2.308 parole includeva anche un articolato tributo a George Washington, un appello all'unità e un impegno a sostenere lo sviluppo di istituzioni di insegnamento. Adams espresse anche il suo chiaro desiderio di evitare l'esplosione di una guerra contro la Prima Repubblica francese e, con scorno di alcuni del suo partito, ebbe parole di lode per la Francia..
All'epoca in cui entrò in carica, la popolazione nazionale complessiva era di circa 5 milioni di persone, con i due terzi che vivevano ancora entro cento miglia dalla costa atlantica.; le regioni di maggiore crescita erano già quelle a ovest degli Appalachi. Alla fine del mandato 500.000 persone, prevalentemente dalla Nuova Inghilterra, dalla Virginia e dal Maryland, erano emigrate in direzione della "Frontiera" a ovest, nel Kentucky, nel Tennessee e nel Territorio del nord-ovest.
Presidenza
Cronologia Gli avvenimenti salienti della presidenza di John Adams furono: 1797 commissione della USS United States (1797), la prima fregata della United States Navy; invio della USS Constitution al largo della costa di Tripoli con l'intento di combattere i pirati barbareschi; inizio delle tensioni con la Prima Repubblica francese a causa dell'"Affare XYZ"; 1798 ratifica dellXI emendamento; organizzazione del Territorio del Mississippi; inizio della "Quasi-guerra"; istituzione federale dell'United States Marine Corps; leggi Alien and Sedition Acts; legge Relief of Sick and Disabled Seamen Act con la creazione del Marine Hospital Service, servizio di ospedale di marina, precursore del United States Public Health Service Commissioned Corps; le risoluzioni Kentucky and Virginia Resolutions; legge further to protect the commerce of the United States; 1799 esplosione della "ribellione Fries", forma di resistenza fiscale messa in opera dagli agricoltori della Pennsylvania Dutch; scontro navale della USS Constellation contro L'Insurgente; legge sull'abolizione graduale della schiavitù nello Stato di New York; fondazione della Compagnia russo-americana; morte dell'ex presidente George Washington; 1800 fondazione della Biblioteca del Congresso;