La 36ª edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino si è svolta a Berlino dal 14 al 25 febbraio 1986, con lo Zoo Palast come sede principale. Direttore del festival è stato per il settimo anno Moritz de Hadeln.
L'Orso d'oro è stato assegnato al film tedesco Stammheim - Il caso Baader-Meinhof di Reinhard Hauff.
In questa edizione è stata assegnata per la prima volta la Berlinale Kamera, premio onorario riservato a personalità e istituzioni cinematografiche legate alla storia del festival. I primi vincitori sono stati le attrici Gina Lollobrigida e Giulietta Masina e i registi Sydney Pollack e Fred Zinnemann, al quale è stata anche dedicata la sezione "Homage". Altri riconoscimenti introdotti per la prima volta sono stati il Premio Caligari, destinato a film del Forum caratterizzati da particolari innovazioni tematiche o stilistiche, e il Peace Film Prize, assegnato a film di varie sezioni sulla base di qualità estetiche e impegno sociale. Un'altra novità è stata la presenza di una giuria composta da membri tra gli 11 e i 14 anni che ha conferito il premio al miglior film della sezione "Kinderfilmfest".
Il festival è stato aperto dal film Ginger e Fred di Federico Fellini, proiettato fuori concorso.
La retrospettiva di questa edizione è stata dedicata all'attrice tedesca Henny Porten.
Storia
Il festival del 1986 fu preceduto da un intenso dibattito relativo a due film presentati dalla Germania Ovest: Stammheim - Il caso Baader-Meinhof di Reinhard Hauff, incentrato sul processo alla Rote Armee Fraktion del 1975-77, e la commedia drammatica proiettata fuori concorso Heilt Hitler! di Herbert Achternbusch. Moritz de Hadeln rispose alle preoccupazioni del Ministero dell'Interno di Bonn sull'opportunità di invitare le due pellicole il 24 gennaio, con una lettera nella quale sottolineò le difficoltà legate alla selezione dei film tedeschi poiché «il contenuto e la forma di alcuni film potrebbero destare preoccupazione, soprattutto considerando il fatto che nessuno dovrebbe essere urtato in alcun modo... Tuttavia, poiché arte e talento richiedono sempre libertà e innovazione, ritengo che nell'ambito del mandato conferitomi dalla Berlin Festivals-Ltd ci sarebbe una contraddizione se dovessi limitare il mio giudizio artistico introducendo considerazioni di adeguatezza e necessità»..
Il giornalista e critico Siegfried Schober rincarò la dose con un articolo su Die Zeit, in cui scrisse polemicamente che la Berlinale non era «adatta ai film tedeschi» e che «i cineasti tedeschi, con il loro ostinato spirito di resistenza e la loro eterna tendenza a recitare la parte offesa... non erano esenti da colpe per questa spiacevole situazione».. Schober basò le sue argomentazioni sulla stroncatura avvenuta nel 1983 di Lucida follia di Margarethe von Trotta, che quest'anno aveva portato la regista a presentare Rosa L. al Festival di Cannes. Moritz de Hadeln trovò normale che dopo aver partecipato a Berlino e Venezia la regista volesse portare il suo film a Cannes e affermò che i film di Hauff e di Achternbusch erano in ogni caso «film tedeschi contemporanei di grande significato, capaci di far riflettere in profondità».
Tutte le polemiche furono dimenticate quando il 14 febbraio 1986 la Berlinale si aprì con Ginger e Fred, il nuovo film di Federico Fellini che con Marcello Mastroianni e Giulietta Masina fu accolto trionfalmente.. Il concorso di quest'anno fu particolarmente eterogeneo, con film quali Gilsoddeum del sudcoreano Im Kwon-taek, Caravaggio di Derek Jarman, Anne Trister di Léa Pool e La messa è finita di Nanni Moretti, al quale la presidente di giuria Gina Lollobrigida avrebbe voluto assegnare l'Orso d'oro andato invece a Stammheim.
Mostrato in anteprima ad Amburgo, dove la proiezione era stata interrotta a causa dei disordini e dell'aggressione dell'ex portavoce del governo Klaus Bölling, il film di Hauff era già stato distribuito in altre città della Germania Ovest e la presenza a Berlino fu resa possibile da una modifica delle linee guida secondo quelle adottate a Cannes per i film francesi: adesso i film tedeschi in concorso potevano essere già stati proiettati nella Repubblica Federale, tranne che in altri festival.. La proiezione avvenne il 18 febbraio e fu accompagnata da imponenti misure di sicurezza dopo che minacce anonime avevano messo a rischio i membri della giuria, incluse sei camionette della polizia schierate davanti allo Zoo Palast, agenti presenti ovunque, perquisizioni e biglietti speciali per l'ingresso. Tutto si svolse senza alcun problema e il film fu accolto positivamente, anche se la Frankfurter Allgemeine Zeitung riportò che «l'applauso alla fine del film è stato breve e, nella migliore delle ipotesi, educato e più simile a un silenzio imbarazzante»..
L'ultima riunione della giuria, durante la quale Gina Lollobrigida arrivò a minacciare le dimissioni giudicando il film «un resoconto banale, vacuo e privo di fantasia»,. si concluse con cinque voti a favore del film (Rudi Fehr, Werner Grassmann, Norbert Kückelmann, Françoise Maupin e Jerzy Toeplitz) e cinque contrari (August Coppola, Otar Ioseliani, Naoki Togawa e Rosaura Revueltas, che si andarono ad aggiungere a Gina Lollobrigida). L'astensione di Lindsay Anderson produsse quindi una situazione di stallo, tanto più che i contrari non riuscirono ad accordarsi su un altro film: tre voti (inclusi quelli di Lollobrigida e Ioseliani) andarono al film di Nanni Moretti, mentre A Hora da Estrela di Suzana Amaral e Yari no Gonza di Masahiro Shinoda ricevettero un voto ciascuno.. La situazione fu risolta quando Lindsay Anderson decise di schierarsi a favore del film tedesco. Gina Lollobrigida annunciò il vincitore affermando che «la maggioranza della giuria internazionale aveva preso questa decisione dopo una discussione controversa... assolutamente contro il mio parere personale».
Dopo la fine del festival l'attrice rilasciò un'intervista per Der Spiegel in cui attaccò gli altri giurati, affermando che la decisione a favore di Stammheim era stata "prestabilita". Con un atto senza precedenti, il presidente di giuria aveva infranto l'impegno alla segretezza a cui erano tenuti tutti i membri, tanto che de Hadeln dovette liberare dall'impegno anche gli altri membri in modo che potessero difendersi dalle accuse..
La recente storia tedesca venne affrontata anche nel Forum internazionale del giovane cinema, in cui furono proiettati i documentari Partisans of Vilna di Joshua Waletzky sui giovani ebrei che organizzarono la resistenza nel Ghetto di Vilnius, We Were So Beloved di Manfred Kirchheimer sulla comunità ebraica del quartiere newyorkese di Washington Heights, e soprattutto il monumentale Shoah di Claude Lanzmann, uno dei più apprezzati e premiati di questa edizione. Un altro punto focale fu il nuovo cinema argentino e le difficoltà nel ristabilire l'identità nazionale e le tradizioni democratiche dopo anni di regime militare, con film quali La storia ufficiale di Luis Puenzo (vincitore del Premio INTERFILM) e interviste alle Madri di Plaza de Mayo, politici e rappresentanti della chiesa..
L'Info-Schau, la sezione informativa nata nel 1980 e guidata da Manfred Salzgeber, venne rinominata Panorama a partire da quest'anno e continuò a mantenere la struttura e l'orientamento degli anni precedenti con un programma composto per lo più da film indipendenti e innovativi. Dopo il successo dei programmi sul Mediterraneo e sul Mar Baltico degli anni precedenti, quest'anno fu dedicato spazio al Mar Nero e a film provenienti da Romania, Unione Sovietica, Turchia e Bulgaria. All'interno del programma messo insieme dallo storico del cinema Hans-Joachim Schlegel, il film che attirò maggiori attenzioni fu il georgiano Le montagne blu di Eldar Shengelaia. Anche in questa sezione trovò spazio il cinema latinoamericano, con esempi quali Los motivos de Luz del messicano Felipe Cazals, racconto di una tragedia nei bassifondi di Città del Messico, e la coproduzione cubano-colombiana Tiempo de morir di Jorge Alí Triana, un film sullo stile di un film di cowboy con machismo latinoamericano.
Terminato il festival rimase la questione del rinnovo del contratto di Moritz de Hadeln e Ulrich Gregor: come già avvenuto nel 1983, la conferma di quest'ultimo alla guida del Forum non fu messa in discussione mentre quella di de Hadeln non fu altrettanto scontata... Ancora una volta si trattò di una questione politica, legata soprattutto alle forti obiezioni da parte della SPIO, l'organizzazione dell'industria cinematografica tedesca, al suo sostegno ai film di Reinhard Hauff e Herbert Achternbusch, oltre che a Günter Wallraff - Ganz unten di Jörg Gfrörer. La SPIO propose la candidatura di Eberhard Hauff, direttore del Festival del cinema di Monaco, ma stavolta de Hadeln poté contare sul sostegno della Berliner Arbeitskreis Film, del dipartimento per film e media dell'Akademie der Künste e del gruppo di lavoro dei nuovi produttori cinematografici tedeschi. Alla fine i contratti di Gregor e de Hadeln furono entrambi rinnovati per altri cinque anni..
Giurie Giuria internazionale Gina Lollobrigida, attrice (Italia) - Presidente di giuria Rudi Fehr, montatore (Stati Uniti) Lindsay Anderson, regista (Regno Unito) August Coppola, accademico (Stati Uniti) Werner Grassmann, produttore, regista e sceneggiatore (Germania Ovest) Otar Ioseliani, regista e sceneggiatore (Unione Sovietica) Norbert Kückelmann, regista e sceneggiatore (Germania Ovest) Françoise Maupin, giornalista e critica cinematografica (Francia) Rosaura Revueltas, attrice (Messico) Jerzy Toeplitz, scrittore e co-fondatore della Polska Szkoła Filmowa (Polonia) Naoki Togawa, critico cinematografico (Giappone)
Kinderjury Il premio riservato alla sezione "Kinderfilmfest" è stato assegnato da una giuria composta da membri di età compresa tra 11 e 14 anni, selezionati dalla direzione del festival attraverso questionari inviati l'anno precedente.
Selezione ufficiale In concorso A distanza ravvicinata (At Close Range), regia di James Foley (Stati Uniti) Akhalgazrda kompozitoris mogzauroba, regia di Giorgi Shengelaia (Unione Sovietica) Älska mej, regia di Kay Pollak (Svezia) Anne Trister, regia di Léa Pool (Canada) A Parigi con amore (Rouge Baiser), regia di Véra Belmont (Francia, Germania Ovest) L'aube, regia di Miklós Jancsó (Francia, Israele) Auguszta etet, regia di Csaba Varga (Ungheria) Cao rén, regia di Hu Jinqing (Cina) Caravaggio, regia di Derek Jarman (Regno Unito) Un complicato intrigo di donne, vicoli e delitti, regia di Lina Wertmüller (Italia) Dagen bräcks, regia di Stig Bergqvist, Martti Ekstrand, Jonas Odell e Lars Ohlson (Svezia) Eclipse, regia di Michel Félix de Vidas (Francia) Elephantrio, regia di Paul Driessen, Graeme Ross e John Weldon (Canada) Elsö kétszáz évem, regia di Gyula Maár (Ungheria) Ende, regia di Manfred Breuersbrock, Wolfgang Dresler e Dieter Fietzke (Germania Ovest) Flucht in den Norden, regia di Ingemo Engström (Germania Ovest, Finlandia) Ein friedlicher Tag, regia di Sieglinde Hamacher (Germania Est) Gilsoddeum, regia di Im Kwon-taek (Corea del Sud) Das Haus am Fluß, regia di Roland Gräf (Germania Est) Heidenlöcher, regia di Wolfram Paulus (Austria, Germania Ovest) Hiuch HaGdi, regia di Shimon Dotan (Israele) A hora da estrela, regia di Suzana Amaral (Brasile) Interno berlinese (The Berlin Affair), regia di Liliana Cavani (Italia, Germania Ovest) Krpelj, regia di Petar Lalovic (Jugoslavia) Loveč, regia di Igor Sevcik (Cecoslovacchia) Mania, regia di Giorgos Panousopoulos (Grecia) Meine Socken, regia di Martin Gressmann (Germania Ovest) La messa è finita, regia di Nanni Moretti (Italia) Das Mißverständnis, regia di Carlo Rola (Germania Ovest, Portogallo) Mon beau-frère a tué ma sœur, regia di Jacques Rouffio (Francia) Nifrapo, regia di Ricardo Bravo (Brasile) Parachute, regia di Sabine Eckhard (Germania Ovest) Pas în doi, regia di Dan Pița (Romania)