Il Governo Năstase è stato l'ottavo governo della Romania post-comunista, l'unico della IV legislatura. Fu guidato dal primo ministro Adrian Năstase.

Cronologia del mandato Nomina

Le elezioni del 2000 marcarono il ritorno al potere del presidente della Romania, Ion Iliescu, che già aveva rivestito tale ruolo tra il 1990 e il 1996, e del Partito della Democrazia Sociale di Romania (PDSR), che aveva precedentemente guidato il governo tra il 1992 e il 1996. Il PDSR fu il principale partito di una coalizione che alle elezioni ottenne il 36%, che includeva anche il Partito Social Democratico Romeno (PSDR) e il Partito Umanista Rumeno (PUR). Il primo ministro designato, Adrian Năstase, non godeva della maggioranza assoluta per ottenere l'investitura e garantire la sopravvivenza del governo e fu costretto a richiedere l'appoggio parlamentare di Partito Nazionale Liberale (PNL) e Unione Democratica Magiara di Romania (UDMR).

Il 22 dicembre 2000 Năstase rese pubblico il programma di governo per il periodo 2001-2004, in cui evidenziava le necessità del rilancio dell'economia, della lotta alla povertà e alla disoccupazione e della continuazione del processo di adesione a NATO e Unione europea avviato dai suoi predecessori.. Il 26 dicembre presentò i componenti del governo, formato esclusivamente da membri provenienti del PDSR, fatta eccezione di tre ministri formalmente indipendenti (Mircea Geoană, Mihai Tănăsescu e Vasile Dîncu, che entrarono a far parte del partito nel corso della legislatura) un ministro del PSDR e uno del PUR.

Nonostante la distanza ideologica, il 27 dicembre 2000 il PDSR e i partner esterni misero la firma su un accordo che si basava sulla realizzazione di interessi comuni, quali uno sviluppo economico fondato sull'iniziativa privata e l'integrazione della Romania alle strutture di Unione europea e NATO. Il PNL, inoltre, chiedeva specificamente una riforma costituzionale che chiarisse i compiti delle due camere, mentre l'UDMR una legge che regolamentasse l'utilizzo della lingua ungherese nella pubblica amministrazione e il decentramento di alcuni servizi pubblici.. Il patto con l'UDMR, partito che rappresentava la minoranza etnica magiara in Romania, costituì un ulteriore elemento di novità, poiché segnò l'abbandono agli appelli sciovinisti che avevano caratterizzato il discorso politico del PDSR negli anni precedenti..

L'accordo rappresentava un passo importante per la storia del PDSR, che fino a quel momento era ideologicamente considerato il successore del Partito Comunista Rumeno ed era associato alle sue politiche conservatrici. Assumendo l'incarico di primo ministro il presidente del partito, al contrario, intendeva trasformare il paese in uno di livello europeo e in un collaboratore regionale di fiducia per i partner occidentali. In tal modo si obbligava a modificare le strutture economiche nazionali, ancora fortemente dipendenti dall'iniziativa pubblica, adattandole alle necessità dell'economia di mercato e a dare impulso ad una riforma sul piano dello sviluppo, che negli anni precedenti non aveva avuto continuità. Iliescu e Năstase avvertirono il bisogno di riproporre la politica estera avviata nel 1996 dall'ex presidente Emil Constantinescu, aprendosi maggiormente ai paesi e alle istituzioni occidentali, ritenendo tali rapporti di vitale importanza per il futuro della Romania. In una dichiarazione del marzo 2001 il primo ministro provò a mettere fine al dibattito riguardante la partecipazione di alcuni politici alla Securitate, la polizia politica di epoca comunista. Năstase affermò che il Consiglio nazionale per lo studio degli archivi della Securitate, creato nel 1999, rappresentava un'istituzione senza senso, poiché bisognava concentrare risorse per il futuro e non per il passato.

Il 28 dicembre 2000 il governo ottenne il voto di fiducia dal parlamento con 314 sì e 145 no. Votarono contro solamente il Partito Grande Romania (PRM) e il Partito Democratico (PD).

Assumendo l'incarico di primo ministro Năstase rafforzò la propria autorità politica anche in seno al partito di cui era presidente.. Nel giugno 2001, inoltre, PDRS e PSDR si fusero, dando vita al Partito Social Democratico (PSD). Il primo biennio

L'amministrazione Năstase combinò l'introduzione di misure di protezione sociale all'adesione agli accordi economici di breve e medio termine definiti dall'Unione europea come, ad esempio, interventi volti a favorire la stabilità dei parametri macroeconomici, la riduzione dell'inflazione e l'accrescimento delle riserve monetarie.. Il 30 dicembre fu adottata l'ordinanza che riorganizzava l'ente incaricato di procedere alla privatizzazione delle società statali e due mesi dopo fu stretto un patto con gli organi sindacali, che garantirono la propria collaborazione a condizione che il governo effettuasse modifiche al codice del lavoro e che trovasse misure per tutelare il salario minimo e le pensioni..

A margine degli accordi con l'UDMR, nell'aprile 2001 si giunse all'emanazione della legge sulla pubblica amministrazione, che riconosceva ai magiari il diritto di utilizzare la propria lingua a livello amministrativo in determinate aree in cui la minoranza rappresentava almeno il 20% della popolazione. Il successivo 18 aprile il PNL ritirò il proprio sostegno esterno alla maggioranza, oltre che per ragioni politiche, accusando il governo di non aver avviato le procedure di creazione di una commissione parlamentare per la revisione della costituzione, così come concordato nel dicembre precedente..

Nel corso del 2001 furono realizzate le privatizzazioni di alcune grosse società (Banca Agricolă e Sidex), promossi investimenti infrastrutturali (apertura del cantiere dell'Autostrada A2) ed emanati diversi atti normativi in ambito economico, che favorirono gli investimenti e il consolidamento del sistema fiscale rumeno.. Su iniziativa dell'esecutivo, inoltre, fu varata la legge sul reddito minimo garantito. Nell'ottobre 2001 il Fondo monetario internazionale approvò un prestito di 380 milioni di dollari.. Malgrado i progressi, il rapporto ufficiale di monitoraggio da parte della Commissione europea, reso pubblico nel novembre 2001, osservava che il paese non era ancora pronto ad aderire all'Unione dal punto di vista economico, mentre la corruzione dilagante era considerata un freno per lo sviluppo. Per provare a venire incontro alle richieste dei partner, nell'aprile 2002 il governo istituì la Procura nazionale anticorruzione (PNA), operativa a partire dall'autunno dello stesso anno... I risultati del nuovo organo, però, si rivelarono modesti e non intaccarono le relazioni clientelari e il favoritismo.. Nel 2002 le istituzioni europee continuavano a lamentare i problemi derivanti dalla corruzione e da una pubblica amministrazione inefficiente..

Sul piano diplomatico, il supporto incondizionato agli Stati Uniti nella guerra al terrorismo successiva agli attentati dell'11 settembre 2001 diede un'accelerazione ai negoziati per l'ammissione alla NATO.. In virtù di tale avvicinamento nel novembre 2002 l'organizzazione accettò le richieste di adesione della Romania e di altri sei paesi.

Conflitto Iliescu-Năstase Nel novembre 2002, a pochi giorni dal summit di Praga che decretò l'ammissione della Romania alla NATO, il premier avanzò l'ipotesi di andare ad elezioni anticipate per migliorare l'efficienza dell'azione di governo e capitalizzare la forza elettorale del PSD. Il presidente Iliescu, tuttavia, rifiutò di prendere in considerazione l'idea.. L'emergere di contrasti fra le due cariche dello Stato trovava fondamento nel desiderio di indipendenza politica di Năstase e nel tentativo di affermazione della propria influenza sul partito da parte di Iliescu, che temeva di essere messo da parte nel caso in cui il primo ministro fosse riuscito nell'intento..

Nei mesi successivi Năstase e Iliescu continuarono a rilasciare dichiarazioni discordanti. Il 18 dicembre il capo del governo affermò che il suo gabinetto era sul punto di dimettersi. Il giorno successivo il presidente della Romania, nel corso di un discorso tenuto in parlamento per un bilancio sui primi due anni di mandato, criticò l'atteggiamento dei vertici del PSD e ribadì l'importanza della lotta alla corruzione, mettendo in secondo piano il ricorso ad elezioni anticipate. Il dibattito interno proseguì nei primi mesi del 2003, ma nuove tensioni apparvero anche nel 2004, quando Năstase minacciò le proprie dimissioni dalla presidenza del partito a causa dei tentativi del capo di Stato di influenzare la politica del governo, elemento che portò alla nascita di due fazioni contrapposte interne al PSD. Iliescu intervenne pubblicamente contro Năstase anche sul tema della possibile introduzione della flat tax con la rinuncia alla tassazione progressiva dei redditi, criticando tale misura poiché non conforme allo spirito socialdemocratico.

Rimpasto del 19 giugno 2003 Tra le altre ipotesi proposte da Năstase a Iliescu per favorire il buon funzionamento dell'esecutivo vi fu quella di un rimpasto. In tal modo il primo ministro avrebbe risposto alle pressioni dell'Unione europea che riteneva eccessivo un governo composto da ventisette ministri, rendendo contemporaneamente possibile la propria strategia di ripartizione delle funzioni politiche nel partito. Un ulteriore obiettivo del rimpasto era quello di soddisfare le necessità dell'elettorato che riteneva insufficiente l'operato di alcuni ministri.

Il 16 giugno 2003 il capo del governo presentò la lista del nuovo esecutivo, che prevedeva la riduzione della squadra di governo a ventidue membri (il primo ministro, quattordici ministeri, sei ministri delegati e il segretario generale). Il 19 giugno il parlamento approvò il rimpasto con 267 favorevoli e 7 contrari, mentre l'opposizione non partecipò al voto. Come voluto da Năstase, tra i ministri destituiti, Octav Cozmânca passò all'incarico di presidente esecutivo del PSD.

La ristrutturazione del governo comportò l'abolizione del ministero per le piccole e medie imprese, l'unico assegnato al PUR e condotto da Silvia Ciornei. Ritenendo scandalosa tale decisione, il leader del PUR Dan Voiculescu accusò il PSD di aver rotto gli accordi stretti precedentemente, di aver mostrato una costante arroganza nei confronti del partito e di aver continuamente cercato di forzare l'identità dottrinaria del PUR. Il partito decise di lasciare il governo passando all'opposizione.

Nell'ottobre 2003, inoltre, al fine di dare segnali nella lotta al fenomeno della corruzione il premier allontanò dal governo tre ministri che si trovavano al centro di scandali. Il ministro dell'integrazione europea Hildegard Puwak era accusato di aver condizionato l'assegnazione di alcuni fondi nell'ambito del programma europeo PHARE per favorire le aziende del marito e del figlio. Il ministro della salute Mircea Beuran era sospettato di aver plagiato numerosi manuali medici. Il segretario generale del governo Șerban Mihăilescu, infine, fu costretto alle dimissioni dopo che un suo consigliere fu accusato di aver chiesto una tangente di 2 milioni di dollari ad un imprenditore per l'attribuzione di fondi finanziati dal PHARE.

Il secondo biennio

Il 12 febbraio 2003 il primo ministro presentò in parlamento un rapporto sui primi due anni in carica, in cui elencava i progressi fatti e lanciava un piano economico e sociale per il biennio seguente.. Nella stessa giornata le camere approvarono un eventuale intervento armato in Iraq al fianco degli Stati Uniti, che il mese successivo riconobbero alla Romania lo status di "economia di mercato funzionale", malgrado i dubbi espressi dell'Unione europea.. Nello stesso marzo 2003 il governo ottenne la fiducia parlamentare su un pacchetto di leggi anticorruzione, che decretava l'incompatibilità tra alcune funzioni pubbliche e private.