Cerreto Sannita (IPA: , Cerrìte, in dialetto cerretese, IPA:) è un comune italiano di abitanti della provincia di Benevento in Campania.
Feudo della famiglia Sanframondo dal 1151 al 1460, nel 1483 passò ai Carafa. Nel XVII secolo divenne sede dei vescovi della diocesi telesina che nel 1986 è diventata diocesi di Cerreto Sannita-Telese-Sant'Agata de' Goti. Nel 1737 la cittadina si ribellò ai conti Carafa a causa del regime di polizia imposto ai cerretesi e delle esose imposte che stavano mettendo in ginocchio l'industria della lavorazione dei panni di lana. I Carafa inviarono centoventi mercenari per sedare la rivolta ed eseguirono numerose violenze e carcerazioni arbitrarie. Solo grazie all'intervento del re Carlo III di Borbone fu ripristinata la legalità e i cerretesi riuscirono ad ottenere i primi risultati a livello giudiziario, anche se l'industria armentizia, che per secoli aveva procurato loro numerose ricchezze, era ormai in declino..
Il centro abitato, conosciuto per la secolare arte della ceramica, è strutturato su un impianto regolare essendo stato interamente ricostruito su progetto di Giovanni Battista Manni e dietro volontà del conte Marzio Carafa e di suo fratello Marino dopo che il terremoto del 5 giugno 1688 aveva raso al suolo la vecchia Cerreto.
Geografia fisica Territorio
Il centro storico di Cerreto Sannita è situato nell'alta valle del fiume Titerno su un tozzo colle circondato dai torrenti Turio e Cappuccino, alle porte del parco nazionale del Matese. Il comune si estende su una superficie di 33,3 km². Sino all'Unità d'Italia tale estensione era molto più ampia e comprendeva anche i due casali (frazioni) di Civitella Licinio e di San Lorenzello, il primo divenuto frazione di Cusano Mutri e il secondo comune autonomo..
Il territorio comunale, prevalentemente collinare, è cinto da ovest a est da alcuni rilievi siti alle pendici del massiccio del Matese. A ovest vi è Monte Erbano, la cui quota massima arriva a 1.385 m e a nord-ovest Monte Cigno con un'altitudine di 675 m, separati dal corso del torrente Titerno. A nord vi è Mont'Alto ed a nord-est Monte Coppe con circa 1.200 m di altezza., 2010.
Idrografia I corsi d'acqua che attraversano il comune sono prevalentemente di carattere torrentizio. Essi, chiamati anche valloni, sono: il torrente Titerno che nasce a Pietraroja e giunge a Cerreto Sannita dopo aver attraversato la stretta gola calcarea esistente fra i monti Erbano e Cigno. Sulle sue sponde nel XVIII secolo si ricavava l'argilla usata dai ceramisti locali per realizzare le loro manifatture; il torrente Turio che sorge nei pressi della località Madonna della Libera e dopo un breve tratto sotterraneo bagna il centro abitato a ovest per poi confluire nel Titerno; il torrente Cappuccini che nasce nei pressi di monte Coppe. La denominazione deriva dal fatto che il suo corso lambisce il Santuario Madonna delle Grazie, tenuto dai Padri Cappuccini; il torrente Selvatico così chiamato perché nei secoli scorsi, a seguito delle troppe piogge, straripava frequentemente ed inondava i terreni circostanti. In alcuni documenti del XVII secolo è chiamato "torrente Vagno"., 2001.
Clima La zona climatica di Cerreto Sannita è di fascia D; di conseguenza l'accensione degli impianti termici di cui al D.P.R. n. 412 del 26 agosto 1993 è consentita dal 1º novembre al 15 aprile per un massimo di quattordici ore giornaliere.
Il clima di Cerreto Sannita è di natura mediterranea con inverno piuttosto rigido ed estate calda e afosa. Le montagne circostanti proteggono la cittadina dai forti venti ma la vicinanza con il massiccio del Matese rende il territorio comunale cerretese soggetto a nevicate nei mesi freddi. Nei mesi estivi, a causa della siccità, si è ricorso spesso in passato alla turnazione dell'acqua potabile.
Classificazione climatica di Cerreto Sannita Zona climatica: D Gradi giorno: 1574
Storia
Antichità Il territorio comunale di Cerreto Sannita è stato abitato sin dalla preistoria come hanno testimoniato i risultati di alcuni scavi archeologici realizzati alla fine del XIX secolo nei pressi della morgia Sant'Angelo o «Leonessa».. Nei pressi della leonessa è stato rinvenuto anche un forno ceramico risalente al neolitico che attesta la millenaria tradizione di manipolazione dell'argilla presente nel territorio cerretese.Il Museo civico della ceramica cerretese, Società Operaia di Mutuo Soccorso di Cerreto Sannita, pieghevole illustrato, 2017 e Adam Biondi, Progetto SchedaCerreto: Il Museo della ceramica cerretese, Società Operaia di Mutuo Soccorso di Cerreto Sannita, 2016. Durante il periodo sannitico-romano si ha notizia di un villaggio denominato Cominium Cerritum (o Cominium Ocritum), ipoteticamente situato nella zona dove sorge la chiesa della Madonna della Libera presso cui sono visibili i resti del tempio di Flora..
La vecchia Cerreto
Il primo documento che cita Cerreto è un diploma imperiale che risale al X secolo. In questo documento dell'anno 972 l'imperatore Ottone II di Sassonia confermò il possesso della chiesa di San Martino di Cerreto all'abate Gregorio di Santa Sofia in Benevento. Questa donazione fu ratificata successivamente nel 1022 e nel 1038 rispettivamente dagli imperatori Enrico II il Santo e Corrado II il Salico, e nel 1088 dal papa Gregorio VII.
Grazie anche al lento declino della città di Telesia ed in particolar modo al devastante terremoto del 1349 la vecchia Cerreto acquistò un ruolo sempre maggiore nella zona dal punto di vista economico, commerciale e demografico. Il sisma del 1349 infatti sconvolse il suolo telesino dando origine ad asfissianti mofete. I superstiti, per evitare la morte a causa della malaria e di altre malattie mortali, si trasferirono nei centri più vicini come Cerreto, Solopaca e San Salvatore Telesino. Anche i vescovi abbandonarono Telesia e vagarono nella diocesi in cerca di una dimora stabile che trovarono solo nel XVI secolo nell'antica Cerreto..
A partire dal XV secolo Cerreto conobbe un importante sviluppo economico dovuto alla fiorente industria ed al commercio dei panni lana. Le famiglie più ricche e le confraternite possedevano migliaia di capi di bestiame che in inverno, attraverso i tratturi della transumanza, venivano portate in Puglia dove il clima era più mite. La lavorazione della lana avveniva invece a Cerreto all'interno delle case (fase della tessitura) e in appositi opifici (fasi della gualcatura, cartonatura e tintura). Secondo lo storico Di Stefano il numero complessivo dei capi di bestiame cerretesi ammontava a duecentomila.Di Stefano, Ragion Pastorizia, Napoli, Boselli, 1731.
Il terremoto del 5 giugno 1688 e la ricostruzione
Il terremoto del 5 giugno 1688 distrusse completamente Cerreto antica e la maggior parte dei paesi del Sannio.Domenico Franco, Il terremoto del 1688 nel Cerretese in Annuario dell'Associazione Storica del Sannio Alifano, 1966. Marino Carafa, fratello del conte Marzio, arrivò pochi giorni dopo con medici, viveri e vettovaglie. Scavò con le sue mani fra le macerie e, con la consulenza di più periti ingegneri, decise di ricostruire la cittadina più a valle su un suolo maggiormente stabile. La zona scelta per costruire la nuova Cerreto era costituita da un vasto e tozzo colle lambito a est e ad ovest dai torrenti Turio e Cappuccini e attraversato da nord a sud dall'antica via Telesina che raccordava Cerreto antica a Telesia..
L'edificazione del nuovo centro abitato fu iniziata subito dopo la squadratura degli isolati che fece probabilmente il regio ingegnere Giovanni Battista Manni, il quale ebbe anche il compito di valutare la rendita dei terreni privati occupati.. La ricostruzione fu abbastanza veloce tanto che nel 1696, a distanza di soli otto anni dal terremoto, ogni cittadino aveva edificato la propria abitazione..
Con la ricostruzione della cittadina giunsero a Cerreto numerose maestranze artigiane, in particolar modo napoletane, attratte anche dall'agevolazione fiscale contenuta negli Statuti comunali del 1541 riguardante l'esenzione di alcuni tributi per i forestieri stanziatisi nella cittadina.. Fra le maestranze accorse a Cerreto vi fu anche il maestro ceramista Nicolò Russo, considerato il padre della ceramica cerretese. Nella sua bottega, diventata in pochi anni una vera e propria "fabbrica" di ceramiche, si formarono tutti i più importanti ceramisti cerretesi e fra questi anche Antonio Giustiniani, padre del più famoso Nicola.Guido Donatone, Lantica ceramica di Cerreto Sannita, Edizioni Scientifiche Italiane, 2014. Un lento declino Durante la prima metà del Settecento furono completate le grandi architetture religiose e civili. I rapporti fra i cerretesi ed i conti Carafa tornarono ad essere aspri a causa degli eccessivi soprusi e delle numerose tasse pretese dai feudatari. Nel 1737, a causa della presentazione di un ricorso da parte della civica amministrazione contro i Carafa, la cittadina fu occupata da alcune milizie per più di un mese.
Il fervore economico legato alla ricostruzione si affievolì con il passare dei decenni. Alla fine del Settecento tramontò l'industria dei panni lana e all'inizio dell'Ottocento, a causa dell'abolizione del sistema feudale, la cittadina fu privata del ruolo di capoluogo di contea passando all'interno del vasto distretto di Piedimonte d'Alife (nell'ambito della provincia di Terra di Lavoro). A complicare le cose vi fu il terremoto del 1805 che danneggiò la parte bassa del centro abitato..
L'unificazione e il nuovo ruolo di Cerreto
All'indomani dell'unificazione nazionale il cerretese Michele Ungaro fu eletto primo presidente del Consiglio provinciale. Fra le numerose iniziative prese da Ungaro vi fu quella di restituire un ruolo di guida alla sua cittadina proponendo e ottenendo l'erezione di Cerreto a capoluogo di uno dei tre circondari in cui era divisa la provincia.. Grazie a questa iniziativa Cerreto iniziò ad ospitare numerosi uffici pubblici ed istituzioni scolastiche..
Il fenomeno del brigantaggio, già presente da molto tempo nella zona, ebbe nuova linfa dopo l'Unità d'Italia con la formazione di diverse bande. La più numerosa fu quella capeggiata dal cerretese Cosimo Giordano, autore di numerose estorsioni, furti, sequestri e omicidi. Le taglie messe sui capi briganti, le assenze continue del Giordano, impegnato a riciclare i proventi delle estorsioni all'estero, e la collaborazione della popolazione iniziarono a minare l'unità della banda. Cosimo Giordano continuò ad uccidere, a sequestrare persone e a rubare sino all'arresto avvenuto nel 1882. Processato, fu condannato ai lavori forzati a vita.Giuseppe Michele Rossi, Mostra su Cosimo Giordano (1839-1888), Cerreto Sannita, 1986
Passati gli anni del brigantaggio, Cerreto Sannita conobbe un florido sviluppo sociale e culturale tipico della Belle Époque, periodo storico e culturale avutosi tra l'Ottocento e il Novecento. Nel 1881 fu fondata la Società operaia di Cerreto Sannita allo scopo di assistere economicamente i lavoratori cerretesi in caso di necessità e di elevare la loro istruzione mediante corsi e lezioni. Nel 1891 fu interamente rifatto l'acquedotto comunale, nel 1903 fu ampliato il cimitero e nel 1908 fu completata l'installazione dell'elettrodotto, salutata dal poeta Pietro Paolo Fusco con un'ode in dialetto cerretese. Furono fondate ben tre banche: la Banca Circondariale del Sannio che faceva capo a Giuseppe D'Andrea; la Banca Popolare Cooperativa stretta ad Antonio Venditti; e la Banca popolare di Cerreto Sannita, sponsorizzata dai sacerdoti e dai cattolici. La prima guerra mondiale e la successiva recessione economica causarono il fallimento delle tre banche, la perdita dei risparmi dei cerretesi e l'inizio di un lungo periodo di decadenza economica, sociale ed intellettuale..
Dal fascismo ad oggi