I deportati politici italiani, condotti dall'Italia nei campi di concentramento del Terzo Reich per la loro opposizione al regime nazifascista tra l'8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945, furono un totale di almeno 23.826 persone (22.204 uomini e 1.514 donne). Nei vari campi in cui furono detenuti furono contrassegnati da un triangolo rosso e sottoposti ad un durissimo regime carcerario e di lavoro coatto. Ne morirono 10.129, ovvero il 45%.
La vicenda
Dopo l'8 settembre 1943, le forze di occupazione tedesca deportarono dall'Italia un totale di almeno 23.826 persone (22.204 uomini e 1.514 donne) per la loro opposizione al nazi-fascismo.Ministero dei Beni Culturali . Tra di loro c’erano antifascisti, partigiani, sindacalisti, scioperanti, fiancheggiatori della resistenza, ostaggi prelevati al posto del familiare partigiano, ma anche renitenti alla leva, militari fascisti disertori, detenuti comuni, borsaneristi, militari italiani sotto processo, chi aveva aiutato gli ebrei, chi ascoltava Radio Londra. Alcuni erano di origine ebraica (Mario Finzi, Primo Levi, Liana Millu, Luciana Nissim Momigliano, Bruno Piazza, Alberto Todros, Carlo Todros) ma furono arrestati e deportati come prigionieri politici in quanto membri attivi della Resistenza.
I deportati politici non furono i soli italiani a popolare i campi di concentramento e di lavoro nazisti. La condizione peggiore fu riservata agli 8.500 deportati razziali italiani (quasi tutti ebrei), che furono condotti a morire ad Auschwitz e di cui solo una piccola parte furono selezionati per il lavoro coatto (ne moriranno 7.500, quasi il 90%).Liliana Picciotto Fargion, Il libro della memoria: gli ebrei deportati dall'Italia, 1943-1945, Milano: Mursia, 2011. I deportati politici non erano condotti direttamente nelle camere a gas, ma condannati a morire di sfinimento attraverso le durissime condizioni di lavoro (ne morranno 10.129, circa la metà). Anche i circa 600.000 Internati Militari Italiani, che rifiutarono di combattere al fianco dei tedeschi, furono ridotti in condizioni di schiavitù e costretti al lavoro forzato, sia pure sottoposti a condizioni detentive meno dure (ne moriranno 40.000-50.000, quasi il 10%).Gerhard Schreiber, I militari italiani internati, USSME: Roma, 1992.
Demografia
Tra i deportati politici (in maggioranza giovani uomini, tra i 17 e i 55 anni, accusati di sostenere attività antifasciste), fortissima fu la componente operaia in conseguenza soprattutto degli imponenti scioperi del febbraio-marzo 1944, ma vi sono rappresentate tutte le condizioni sociali. Vi si ritrovarono anche tre noti calciatori: Carlo Castellani (Empoli), Vittorio Staccione (Torino, Fiorentina) e Ferdinando Valletti (Milan). Significativa anche la presenza di parroci, che soprattutto nei piccoli paesi si trovarono esposti in prima linea per il loro ruolo di guide della comunità.Silvio Tramontin, Il clero italiano e la Resistenza, Firenze: La Nuova Europa, 1975. 49 furono i sacerdoti deportati nei lager (di cui 14 perirono).Lorenzo Gilardi, "I religiosi italiani nel Lager nazisti: una memoria ritrovata", La Civiltà Cattolica 1997, pp.264-275. Con loro vi furono anche due Testimoni di Geova (Narciso Riet e Salvatore Doria) e numerosi esponenti evangelici come Jacopo Lombardini (valdese), Giovanni Melodia (battista) e Ferdinando Visco Gilardi (metodista).
Essendo i politici condannati al lavoro coatto, le donne furono deportate in misura minore degli uomini (1.514 su 23.826) e con poche eccezioni i bambini minori di 15-16 anni ne furono per principio esclusi. I più giovani deportati politici furono i quattordicenni Marcello Martini e Franco Cetrelli, condotti entrambi al campo di concentramento di Mauthausen. Non meno direttamente o indirettamente coinvolti nel sostegno alle attività antifasciste, donne e bambini pagarono un prezzo ben più alto nelle numerosi stragi nazifasciste in Italia: tra le 23.662 vittime almeno 1.532 furono i bambini e 2.815 le donne (per i dettagli vedi l'Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia).Atlante delle stragi fasciste e naziste in Italia.
I deportati provenivano da tutta Italia, con prevalenza delle regioni del Nord, che più a lungo furono sotto occupazione nazista. 1.306 furono deportati di Udine; 1.304 i triestini; 1.287 i goriziani; 1.042 i milanesi; 493 i torinesi; ma c'erano anche 186 palermitani, 2 cagliaritani, e 481 napoletani.
Una delle deportazioni di maggiore entità ai danni di civili avvenne nel quartiere di Roma, il Quadraro, dopo la morte di 3 soldati tedeschi: almeno 800 romani vennero deportati il 17 aprile 1944 nel rastrellamento del Quadraro. Dopo un attentato partigiano a un ponte ferroviario in Val di Susa, il conseguente rastrellamento del 26 giugno ’44 produsse un migliaio di deportati.
La deportazione
Dalle prigioni dove erano arrestati e interrogati, i deportati venivano condotti di regola nei campi di transito di Fossoli e di Bolzano o alla Risiera di San Sabba. Di lì partivano i convogli per la Germania.
Pochi furono quelli che riuscirono a fuggire o che rimasero nei campi italiani. Molti morirono ancora prima di raggiungere i campi della Germania, soprattutto alla Risiera di San Sabba, in esecuzioni sommarie o eccidi di massa come l'eccidio di Cibeno (12 luglio 1944), che coinvolse 67 deportati al campo di transito di Fossoli, o l'eccidio della caserma Mignone (12 settembre 1944), che interessò un gruppo di 23 deportati al campo di transito di Bolzano.
La maggioranza dei deportati che furono condotti nei lager d'oltralpe, finirono a Dachau (9.311), Mauthausen (6.615), Buchenwald (2.123), Flossenbürg (1.798), Auschwitz (847), Dora-Mittelbau, Neuengamme, e Ravensbrück. La condizione dei deportati italiani in questi campi fu particolarmente difficile: agli occhi dei tedeschi erano traditori, mentre agli occhi degli altri deportati erano tutti fascisti. L'isolamento degli italiani nei campi nazisti fu accentuato anche dalla loro scarsa conoscenza delle lingue che impediva loro di comprendere prontamente gli ordini (in tedesco) e ostacolava la loro comunicazione con gli altri prigionieri.
Vittime e superstiti
L'Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti (ANED) e l'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia (ANPI) hanno fatto enormi sforzi per dare un nome e un volto a tutti i deportati politici italiani e a preservarne la memoria individuale, oltre che la storia collettiva. I loro nomi e dati biografici essenziali sono oggi reperibili grazie ad una ricerca promossa dall'ANED e condotta dall'Università di Torino sotto la direzione di Brunello Mantelli e Nicola Tranfaglia e pubblicata nel 2018 dalla Casa Editrice Mursia.Brunello Mantelli e Nicola Tranfaglia (a cura di), Il libro dei deportati, Milano: Mursia, 2018. Il seguente elenco ha valore puramente indicativo:
Vittime
Nicola Amodio (1898-1945), commissario di Polizia. Muore a Mauthausen.
Gian Luigi Banfi (1910-1945), architetto. Muore a Mauthausen-Gusen. Guido Vittoriano Basile (1893-1944), avvocato. Muore a Mauthausen. Carlo Bianchi (1912-1944), ingegnere, antifascista. Deportato al campo di transito di Fossoli. Viene fucilato nell'Eccidio di Cibeno. Renzo Ildebrando Bocchi (1913-1944), giornalista. Muore a Flossenbürg. Nello Buono (1893-1944), sindacalista. Muore durante il trasferimento ad Auschwitz. Carlo Castellani (1909-1944), calciatore. Muore a Mauthausen. Franco Cetrelli (1930-1945), la più giovane vittima tra i deportati politici italiani. Fucilato a Mauthausen. Luigi Cortile (1898-1945), militare. Muore a Melk. Luigi Cosattini (1913-1945), giurista. Muore a Aschersleben. Cecilia Deganutti (1914-1945), partigiana. Muore alla Risiera di San Sabba. Luigi Ercoli (1919-1945), partigiano. Muore a Mauthausen. Odoardo Focherini (1907-1944), dirigente dell'Azione Cattolica, giusto fra le nazioni. Muore a Hersbruck. Gabriele Foschiatti (1889-1944), dirigente del Partito d'Azione. Muore a Dachau. Torquato Fraccon (1887-1945), partigiano, giusto tra le nazioni. Muore a Mauthausen-Gusen. Giuseppe Girotti (1905-1945), sacerdote, giusto tra le nazioni. Muore a Dachau. Michele Levrino (1880-1944), antifascista. Deportato al campo di transito di Fossoli. Viene fucilato nell'Eccidio di Cibeno. Jacopo Lombardini (1892-1945), predicatore protestante. Muore a Mauthausen. Giuseppe Malagodi (1894-1945), sindacalista e giornalista. Muore a Gusen. Calogero Marrone (1889-1945), giusto tra le nazioni. Muore a Dachau. Giovanni Palatucci (1909-1945). Muore a Dachau Vittorio Staccione (1904-1945), calciatore. Muore a Mauthausen. Andrea Schivo (1895-1945), giusto tra le nazioni. Muore a Flossenbürg Mino Steiner (1909-1945). Muore a Ebensee. Gavino Tolis (1919-1944). Muore a Mauthausen-Gusen. Gino Tommasi (1895-1945). Muore a Mauthausen-Gusen. Annibale Tonelli (1913-1945), guardia di Pubblica Sicurezza. Muore a Gusen II. Armando Vezzelli (1892-1944). Muore a Mauthausen-Gusen. Lodovico Vigilante (1882-1945), vice questore di Polizia. Muore a Mauthausen. Alfredo Violante (1888-1945). Muore a Mauthausen-Gusen. Francesco Viviani (1891-1945). Muore a Buchenwald.
Superstiti
Ettore Accorsi (1909-1985), sacerdote, partigiano. Roberto Angeli (1913-1978), sacerdote, antifascista. Lidia Beccaria Rolfi (1925-1996), staffetta partigiana, autrice nel 1978 di uno dei primi libri di memoria ad incentrarsi sull'esperienza delle donne deportate per ragioni politiche. Aldo Bizzarri (1907-1953), scrittore, giornalista, docente universitario. Deportato a Mauthausen. Aldo Carpi (1886-1973), pittore e scultore. Deportato a Mauthausen e poi a Gusen Roberto Castellani (1926-2004), operaio, scioperante. Sopravvissuto ai campi di concentramento di Mauthausen ed Ebensee Nerina De Walderstein (1925-2011), antifascista triestina. Sopravvissuta ai campi di concentramento di Auschwitz-Birkenau e Flossenbürg Marcello Martini (1930-2019), il più giovane deportato politico italiano a Mauthausen. Giuliano Pajetta (1915-1988). Deportato a Mauthausen. Italo Tibaldi (1927-2010). Sopravvissuto ai campi di concentramento di Mauthausen-Gusen e Ebensee. Domenico Tosetti (1924-anni '50), poliziotto. Deportato a Mauthausen. Ferdinando Valletti (1921-2007), calciatore. Deportato a Mauthausen-Gusen. Bruno Vasari (1911-2007). Deportato a Mauthausen. Carlo Venegoni (1902-1983). Riesce ad evadere dal campo di transito di Bolzano Ruggero Zangrandi (1915-1970) Mario Sbardella (Palestrina, 1914), partigiano di Bandiera Rossa, fu deportato il 28 aprile 1944, numero di matricola 67262, e liberato nel 1945.
La memoria
Nel dopoguerra fu costituita l'ANED con lo scopo di preservare la memoria di tutti i deportati italiani (ebrei, politici e militari). Tra gli scopi prioritari dell'associazione fu sin dall'inizio la creazione di monumenti in Italia o nei luoghi dove sorgevano i campi di concentramento nazisti."Monumenti", ANED."Le pietre raccontano".
Uno dei primi e più significativi monumenti è certamente quello del Cimitero Monumentale di Milano, opera dello studio BBPR. Inaugurato già nel 1946 (e restaurato nel 2012), il monumento è collocato il centro del grande piazzale verso il quale convergono le prospettive dei principali viali del cimitero, alle spalle del famedio degli uomini illustri. Al centro di una intelaiatura metallica è posta una gamella contenente terra dei Lager. Sull’aiuola sono disposte le lapidi con i nomi dei milanesi caduti nei campi nazisti."Storia di un monumento che ha fatto storia", ANED.
Negli anni cinquanta e sessanta sorsero i primi monumenti ai deportati italiani nei lager nazisti: nel 1950 a Ebensee (Austria) ad opera di Gio Ponti; nel 1955 a Mauthausen ad opera di Mario Labò; nel 1965 (rinnovato nel 1985) sul luogo del campo di transito di Bolzano ad opera di Guido Pelizzari; e nel 1967 a Gusen ad opera di Lodovico Barbiano di Belgiojoso.