La campagna indiana di Alessandro Magno, cominciata effettivamente nel 326 a.C. e conclusa l'anno successivo, fu l'ultima grande campagna militare del sovrano macedone, ormai "re dei re" di Persia, motivata da quello che oggi gli storici concordano nel definire il sogno di Alessandro di farsi signore del mondo conosciuto che, secondo i Greci, aveva nell'India la sua ultima e più remota contrada.

Gran parte dell'India nord-occidentale era stata sottomessa dai persiani al tempo di Dario I che aveva fatto esplorare l'intera valle dell'Indo, ma al tempo di Alessandro la regione era suddivisa in vari regni in lotta tra loro. Dopo aver occupato l'ultima satrapia indipendente di Persia, il Regno di Gandhāra, ottenendo la sottomissione del sovrano di Taxila Tassile, Alessandro avanzò nel Punjab al comando di un nuovo esercito, con truppe in gran parte asiatiche (solo gli ufficiali e i comandanti erano tutti greci o macedoni). Affrontò un potente monarca locale noto come Poro (Purushotthama o Paurava) nella battaglia dell'Idaspe (attuale fiume Jhelum), sconfiggendolo in quella che molti storici considerano la sua vittoria più sanguinosaConnolly P (1981), Greece and Rome At War, Macdonald Phoebus Ltd, p. 66.. Alessandro fondò a questo punto due città, Nicaea (odierna Mong o Mung) e Bucefala (oggi Jehlum), quest'ultima in onore del suo cavallo Bucefalo, morto durante la battaglia con Poro, ed iniziò (parrebbe) a pianificare l'attacco al Regno Magadha nella pianura indo-gangetica, ma l'armata si ammutinò, rifiutando di proseguire il cammino oltre il fiume Ifasi (odierno Beas)Kosmin PJ (2014), The Land of the Elephant Kings : Space, Territory, and Ideology in Seleucid Empire, Harvard University Press, ISBN 978-0-674-72882-0, p. 34.. Alessandro fu così costretto a ripiegare. Seguì la valle dell'Indo fino alla sua foce, dove sorgeva la città di Pattala; da qui spedì una parte dell'esercito, al comando di Cratero, verso l'Afghanistan meridionale (attuale Sindh), mentre egli seguì la costa attraversando la regione desertica della Gedrosia (attuale Makran nel Pakistan e nell'Iran meridionale). La discesa del corso dell'Indo fu accompagnata da una dura lotta, combattuta con inaudita ferocia, contro la guerriglia che ostacolava la marcia dell'esercito macedone. Nell'assalto alla rocca di Aorno (odierna Pir Sar, in Pakistan) una freccia colpì Alessandro, trapassando la corazza della sua armatura e con essa anche la pleura e un polmone, rischiando di ucciderlo. Inviò inoltre una flotta, al comando del cretese Nearco, a esplorare le coste del Golfo Persico sino alle foci del Tigri. La descrizione dei luoghi e dei popoli incontrati (tra cui gli Ittiofagi) fatta da Nearco ci è nota grazie soprattutto all'inserimento del suo diario negli Indikà (gr. Ἰνδικὴ συγγραϕή, it. "Resoconti dell'India") di Arriano.

Alessandro morì nella capitale mesopotamica due anni dopo (323 a.C.), mentre progettava una nuova spedizione contro la Repubblica romana (a quel tempo impegnata nella seconda guerra sannitica) e Cartagine, le due potenze affermatesi nel Mediterraneo occidentale. Nel 321 a.C. Sandrocotto fondò l'Impero Maurya sottomettendo i potentati greco-indiani lasciati dal Macedone. Circa settant'anni più tardi le antiche province indiane dell'Impero macedone furono riunite nel Regno greco-battriano di Diodoto I che sopravvisse, divenendo il Regno indo-greco (180 a.C.), fino al 10 d.C..

Antefatto Dopo la morte del generale achemenide Spitamene, ultimo dei luogotenenti di Dario III di Persia, ed il matrimonio con Rossane, figlia del satrapo Ossiarte, Alessandro iniziò i preparativi per la conquista delle ultime propaggini orientali della Persia. Assegnò ad Aminta il comando di un'armata di cavalieri e fantaccini per presidiare la neo-pacificata BattriaSastri KA (1988), Age of the Nandas and Mauryas, 2. ed., Delhi, Motilal Banarsidass, ISBN 81-208-0465-1, p. 46., dopodiché, reclutato un nuovo esercito con truppe in gran parte asiatiche (solo gli ufficiali e i comandanti erano tutti greci o macedoni), mosse verso la Sogdiana. Invitò i principi del Regno di Gandhāra a sottomettersi alla sua autorità ma l'unico che rispose al suo appello fu Tassile (Ambhi), re della prospera città di TaxilaDiodoro Siculo, Bibliotheca historica, XVII, 86. (attuale Attock, nel Pakistan), bisognoso dell'aiuto del Macedone, verso il quale fu prodigo di doniSastri, Op. Cit., p. 55., contro un suo potente vicino, Poro (forse Purushotthama o Paurava), autocrate del regno di Pauravas nel Punjab ubicato oltre il fiume IdaspeDodge T (1890), Alexander, Pennsylvania, Stackpole Books, ISBN 978-1-85367-179-1, p. 510.. Tra i vari autocrati della regione, a quel tempo un mosaico di regni e confederazioni del quale poco conosciamoDodge, Op. Cit., p. 539., figurava anche tale Sisicoto (Shashigupta), già vassallo di Dario a Gaugamela (prob. un capo mercenario sacio al servizio di BessoShamashastri R (1956), Kautiliya's Arathashastra, p 407.) e qualche tempo dopo vassallo di Alessandro, che potrebbe aver fornito al Macedone informazioni e supporto come TassileDodge, Op. Cit., p. 510-511.. L'unico dato certo è che la base operativa ove la nuova campagna venne pianificata fu la c.d. Alessandria del CaucasoDodge, Op. Cit., p. 509., la città che Alessandro aveva fondato a poche miglia dall'attuale Kabul prima di sedare la rivolta di Spitamene e compagniDodge, Op. Cit., p. 452..

La campagna La campagna del fiume Kabul Assicuratosi il supporto o quanto meno la non-belligeranza di Tassile (nei confronti del quale fu inizialmente sospettosoSastri, Op. Cit., p. 56.) e degli altri potentati indiani che gli inviarono ostaggi e doni (tra cui degli elefantiArriano, Op. Cit., XXII.), Alessandro penetrò in Gandhāra con il proposito di ricevere, in qualità di nuovo Re dei Re in visita presso i suoi più orientali vassalli, l'omaggio ed il giuramento di fedeltà degli stessiFuller JFC (1958), The Generalship of Alexander the Great, Londra, Eyre & Spottiswoode, p. 126.. Al fine di evitare rischi, scisse in due tronconi l'armata: uno, forte del grosso della cavalleria, affidato ad Efestione e Perdicca, scortati da Tassile, che avrebbe disceso le sponde del fiume Kabul (gr. Kophén)Dodge, Op. Cit., p. 223. sino al fiume Indo e l'altro, con un ridotto numero di cavalieri (quattro reggimenti di eteri) ed un buon contingente di fanteria (sia ipaspisti sia pezeteri), al suo diretto comando, che avrebbe raggiunto l'Indo attraversando le vallate limitrofeArriano, Op. Cit., XXIV..

I Kamboja, una confederazione di tribù di probabili origini saciche stanziate nell'attuale Jammu e Kashmir, furono però lesti a complicare l'avanzata macedone. Per primi, Alessandro dovette affrontare gli Aspasiani, dei quali espugnò le città di Andaca, presso la quale lasciò un presidio comandato da Cratero, ed Euspla, la capitale nemica, durante la conquista della quale Tolomeo, pur colpito al petto, uccise di sua mano il re aspasiano. Fu poi la volta dei Gureani (Arjunayana), la seconda tribù con la quale i Macedoni entrarono in contatto, la cui capitale, Arigaeum, doveva fungere, come Andaca, da presidio per il controllo delle valli. Inizialmente ritiratisi facendo terra bruciata intorno a sé, i Gureani affrontarono Alessandro nella Battaglia di Arigaeum venendo pesantemente sconfittiDodge, Op. Cit., pp. 519-520.. La strategia dell'avanzata lungo la valle dell'Indo rimaneva sempre la medesima: Alessandro avanzava e sconfiggeva/scacciava il nemicoDodge, Op. Cit., p. 522.; Cratero lo seguiva da presso con il grosso delle forze (incluso il genio militare) organizzando un'efficiente occupazione dei territori attraversati, fondando all'occorrenza delle colonieDodge, Op. Cit., p. 521.. L'ultima tribù da domare erano gli Assacani (Aśvaka, sa. अश्वक), trinceratisi nella loro roccaforte di Massaga con un rinforzo di mercenari giunti dall'altra sponda dell'IndoFuller, Op. Cit., p. 245. per affrontarlo. Gli indigeni, fidando di poter sbaragliare l'invasore, lo attaccarono al principio dell'Assedio di Massaga ma vennero respinti dall'abile strategia di Alessandro. I mercenari indiani ribaltarono l'esito dello scontro, costringendo i macedoni a dispiegare tutta la superiorità tecnologica del loro genio: terrapieni, torri, ecc. La contesa venne di fatto risolta quando, durante un attacco, i greci uccisero il capo dei mercenari, fiaccandone il morale. Gli assedianti cedettero ad Alessandro la città ma al rifiuto di seguirlo come rinforzi contro i loro conterranei, vennero fatti massacrare dal MacedoneDodge, Op. Cit., p. 525.. In risposta all'eccidio di Massaga, le altre città assacane, Ora, Bazira ed Aorno (odierna Swat), invece di arrendersi come sperato da AlessandroFuller, Op. Cit., p. 246., si prepararono alla guerra. Ora venne conquistata da Alessandro stesso e Bazira cadde sotto l'attacco di Ceno, la cui dimostrazione di forza aveva convinto gli indigeni a fuggire verso Aorno. Temendo poi un attacco da re Abisare di Hazara, mossosi in aiuto di Ora, Alessandro dovette porre un freno alla sua calata verso Aorno onde proteggersi le spalle con l'occupazione della Valle di PeshawarFuller, Op. Cit., pp. 247-248.. Il successivo Assedio di Aorno (aprile 326 a.C.Sastri, Op. Cit., p. 54.) fu l'ultimo grande assedio di AlessandroLane Fox, Op. Cit., p. 343.: per espugnare la rocca, arrampicata su di uno sperone montano in aggetto su di una curva dell'Indo, i macedoni dovettero colmare un burrone con un terrapieno e procedere alla sistematica occupazione di tutte le aree di tiro disponibili nei dintorni del bersaglio. Una volta conquistata Aorno, Alessandro, dopo aver eretto un altare votivo alla Nike, vi lasciò l'alleato Sisicoto come governatoreArriano, Op. Cit., XXX..

L'invasione del Punjab Dopo la conquista di Aorno e la stipula di un'alleanza stabile con Tassile, aggregatosi all'esercito macedone con un contingente di uomini, Alessandro puntò alla Valle dell'Indo, penetrando nel Punjab. Valicato l'Indo su di un ponte di barche eretto dal corpo di spedizione di Efestione e Perdicca, con i quali si ricongiunse riunendo così le sue forze, Alessandro raggiunse le sponde del Idaspe dove trovò ad attenderlo Poro che aveva nel frattempo raccolto tutte le sue forze per lo scontro con l'invasore del quale doveva ormai aver inteso di essere l'obiettivo. I due eserciti si scontrarono nella Battaglia dell'Idaspe (maggio 326 a.C.), l'ultima grande battaglia di Alessandro e probabilmente la più sanguinosa.

Alessandro rimase presso Poro per un mese circaWheeler, B (1900), Alexander the Great, New York, G.B. Putnam & Sons, OCLC 458978001, p. 448, mediando una pace tra lo sconfitto e l'alleato Tassile che ne facesse due vassalli fedeli: pare che il Macedone riuscì a porre fine alle loro dispute di vecchia data e ad arrangiare un'alleanza matrimoniale tra i due<ref name=curtius321>Quinto Curzio Rufo, Storie di Alessandro Magno, p. ...</ref>. Avanzò poi verso nord-est, nelle terre dei Glaucanoci''' (una confederazione di trentasette città) dei quali ricevette la sottomissione. Anche il satrapo Abisares del Kashmir si sottomise ad Alessandro, inviandogli svariati doni tra cui quaranta elefanti. Il Macedone pianificò allora di marciare verso est, raggiungendo le rive del Gange, per affrontare gli imperi dei Nanda: il Regno Magadha ed il regno dei Gangaridai del Bengala. Il testo di Arriano supporta a questo punto fortemente l'idea che Alessandro si sentisse prossimo a raggiungere i confini orientali del mondo conosciuto. Così infatti parlò:

L'ammutinamento dell'esercito macedone Temendo lo scontro con nuovi potenti eserciti indiani muniti di frotte d'elefanti e stanchi degli anni di guerra, i soldati di Alessandro si rifiutarono di assecondare oltre i suoi sogni di dominio universale e si ammutinarono sulle rive del fiume Beas. Alessandro prova a motivarli a continuare, ma invano. Arriano ci riporta il suo discorso:

La campagna contro i Malli