Tocco Caudio (fino al 1864 Tocco) è un comune italiano di abitanti della provincia di Benevento in Campania.

Il paese è ubicato lungo le propaggini orientali del monte Taburno. Fu un borgo fortificato di importanza rilevante nel medioevo (fu sede di un gastaldato longobardo e di una diocesi), ma in seguito una serie di terremoti segnò il suo declino. Dopo quello del 1980 il centro storico, Tocco vecchio, è stato completamente abbandonato in favore del nuovo abitato in contrada Friuni.

Geografia fisica Territorio

Il territorio di Tocco CaudioPer i toponimi e le altitudini, ove non diversamente indicato: vedi carta topografica dell'Istituto Geografico Militare, serie 25/V, foglio 173, quadrante III, tavoletta NE "Apollosa". si articola attorno a una piccola valle che si apre fra le propaggini orientali del massiccio del Taburno. A sud-est, ad est ed a nord di tale conca è la Valle Vitulanese propriamente detta: suddividono le due valli il Cesco di Luccaro (795 ), la collina del Vocito (754 m) che prosegue con il declivio allungato di Costa Rama, e l'ulteriore modesta altura dell'Asciello.. Generalmente con la dicitura "Valle Vitulanese", o storicamente "valle di Tocco", ci si riferisce al complesso delle due valli.

Un'ampia porzione del territorio comunale ad ovest e a sud-ovest dell'antico centro abitato risale il massiccio del Taburno. L'estremità occidentale è la zona più elevata del territorio comunale, e vi si trovano i due picchi più alti: il Colle dei Paperi ( m) e il Tuoro Alto ( m). Fra i versanti montani trovano spazio due spianate di origine tettono-carsica.: il Campo Cepino (a circa ) e il Piano Melaino (a circa  m).

Nel centro della stretta valle si trova l'antico centro abitato di Tocco, borgo fantasma arroccato sopra un costone isolato ed allungato di tufo dalle pareti molto scoscese per morfoselezione ad opera delle acque di ruscellamento che ne modellano la forma (497 nel suo punto più elevato).Per la geologia dell'area vedi anche Si tratta di un deposito piroclastico originato da una super-eruzione di tipo fessurale per il collasso della caldera del distretto vulcanico dei Campi Flegrei di 39.000 anni fa; i flussi piroclastici così originati hanno fluito lungo la superficie, raggiungendo tale come altre vaste aree interne. Trattasi, dunque, di Tufo Grigio Campano (Ignimbrite Campana) a contatto col substrato arenaceo (o anche alluvioni), caratterizzato da fessurazione colonnare a base penta-esagonale per essiccamento, perfettamente visibile in località Cava Arena.

Dai versanti montani hanno origine i due torrenti Cauto e Reviola, che lambiscono i piedi del costone tufaceo ad ovest e ad est, rispettivamente, e poi si riuniscono a formare il torrente Jenga..

Fuori dal bacino della valletta, ad est, è la Pietra di Tocco, un blocco di roccia litoide portata in posto per effetto di grandi frane sottomarine, per cui oggi inglobata in terreni flyschoidi; uno spuntone calcareo prominente ed isolato che domina la Valle Vitulanese, alla cui sommità si rinvengono resti di un forte angioino a mo' di vedetta, mentre alla base sono presenti misteriosi cunicoli, grotte e i resti di un'antica chiesetta dedicata al culto di importazione longobarda di San Michele Arcangelo, notoriamente venerato in tutta la valle; alla base dello spigolo sinistro è presente una pietra scolpita di forma parallelepipeda, raffigurante un bucranio (testa di vitello) di tarda epoca romana.

Buona parte del territorio comunale, e il costone tufaceo in modo particolarmente drammatico, è storicamente affetta da problemi di dissesto idrogeologico, anche per via di una forte azione corrosiva da parte dei due torrenti.Quest'ultimo aspetto è particolarmente enfatizzato in e in . Tali fattori, unitamente alla sismicità elevata (particolarmente distruttivi furono i terremoti del settembre 1293, del dicembre 1456, del giugno 1688, del luglio 1930 e dell'agosto 1962), hanno infine indotto a spostare il centro abitato in contrada Friuni, sulle pendici al margine orientale della valle.; Rimane abitata anche la contrada La Riola, che sorge alle falde settentrionali del costone tufaceo.

Buona parte del territorio comunale, incluso il centro abbandonato, ricade nel Parco regionale del Taburno - Camposauro.

Storia

Le origini, il gastaldato e la diocesi

Più eruditi a cavallo fra il XIX e il XX secolo affermano che Tocco fu un centro sannitico, derivandone il nome dalla città di Touxion, o dall'aggettivo osco tuticus. L'ipotesi non viene confermata da studi specialistici più recenti; tuttavia pare che la Pietra di Tocco, masso calcareo isolato posto fra Tocco Caudio e Campoli del Monte Taburno, sia stato sormontato da una fortificazione preromana, i cui resti erano ancora visibili negli anni 1970..

Una lapide di età romana attesta la frequentazione di tale zona anche in tempi successivi; .; mentre è plausibile che i Longobardi, fondatori di un ducato a Benevento, abbiano frequentato ed abitato la Valle Vitulanese già nel VII secolo, e quindi essa risultò punteggiata di piccoli insediamenti di carattere agricolo. I documenti mostrano che Tocco seguì la stessa evoluzione di altre aree: grazie alla sua posizione arroccata, in un momento di sviluppo economico divenne un centro fortificato attorno al quale gravitarono gli altri aggregati abitativi della zona.. Non a caso, infatti, la Valle Vitulanese fino al XV secolo è nota come valle di Tocco.; .

Le prime notizie documentate su Tocco emergono nel X secolo. Nel 930 una cella monastica «in Toccu» era dipendente dall'abbazia di San Vincenzo al Volturno. Nel 950 esisteva un «castrum Tocci», abitato e con qualche importanza amministrativa poiché vi risiedeva un giudice, Milone: probabilmente un funzionario al servizio dei principi di Benevento..

L'importanza di Tocco trova conferma nel 971, allorché si ha notizia dell'esistenza di un gastaldato di cui il centro era sede. Tuttavia, sembra che le cose cambiarono poco dopo: nel 979 i principi di Benevento Pandolfo I e Landolfo IV concessero ad Ausentio e Teoderico, figli di Auloaldo abitante di Tocco, la piena facoltà di disporre dei propri possedimenti secondo le proprie preferenze, senza alcuna interferenza.. Lo stesso Ausentio e sua sorella Teoderica sono i fondatori dell'eremo di San Menna dalle parti di Vitulano. I due, con questo documento, non diventavano gastaldi: la loro autonomia, che doveva implicare anche facoltà di trasmettere le proprietà ereditariamente, significava la nascita di una signoria locale, probabilmente da contestualizzare nella riorganizzazione del territorio in contee. Il dominio dei due tocchesi, come il gastaldato, doveva estendersi su tutta la valle di Tocco.. Si accetta generalmente che l'area di pertinenza del gastaldato comprendesse almeno tutta la valle: vedi anche e .

La bolla di papa Stefano IX del 1058 elencava Tocco fra le sedi di vescovato suffraganee dell'arcidiocesi di Benevento. Tale vescovato dovette nascere con i cambi di assetto dovuti all'avvento dei Normanni, e come il precedente gastaldato doveva avere pertinenza almeno su tutta la valle.. Se ne perdono le tracce già nel 1109: in tale anno la massima chiesa di Tocco, San Pietro, era soltanto arcipretale; ed anzi Roberto di Alife, signore anche di Tocco, la privava di tale dignità per darla alla chiesa di Sant'Andrea a Cacciano, forse perché quest'ultima godeva di una posizione centrale nella valle di Tocco.. Altre fonti () indicano il 1076 come terminus ante quem per la fine della diocesi, in quanto il suo vescovo non è raffigurato fra quelli soggetti all'arcidiocesi di Benevento nella porta di bronzo del duomo. La datazione di quest'ultima, però, è contestata. L'arcivescovo di Benevento Vincenzo Maria Orsini nel 1695 identificava esplicitamente la ex cattedrale di Tocco con la chiesa di San Pietro, che non è più esistente.. Che l'arcipretura di Cacciano sia erede diretta del vescovato di Tocco è detto anche in: Il primato della chiesa di Cacciano sulla Valle Vitulanese era ancora riconosciuto agli inizi del XX secolo..

L'epoca normanna e sveva

Tocco fu parte dei possessi di Roberto di Alife fino alla sua morte nel 1116; e quindi di suo figlio, il conte Rainulfo di Alife..

Nel 1138 il castello venne coinvolto nelle guerre fra Rainulfo e Ruggero II di Sicilia: mentre Rainulfo cercava di difendere Ariano, il castello di Tocco veniva assediato dalle truppe di Ruggero. I tocchesi resistettero per otto giorni grazie alle loro possenti fortificazioni, poi Ruggero riuscì ad abbattere parzialmente le mura e le torri ricorrendo a macchine da guerra. Le truppe entrarono nella città fortificata il 27 settembre, e probabilmente operarono devastazioni ai danni del borgo.; .

Tuttavia, per il resto del XII secolo Tocco deve essere rimasto un centro di discreta importanza amministrativa nel Regno di Sicilia. Nel Catalogus baronum, infatti, non compaiono feudatari di Tocco ma solo di territori che sono pertinenza della città. Quindi Tocco doveva essere una città regia, ed inoltre abitata da diversi esponenti del ceto nobile fra cui i possessori di tali feudi, nonché dotata di propri giudici e notai: lo provano gli abbondanti documenti ufficiali firmati a Tocco per l'abbazia di Santa Maria in Gruptis. Tali atti, intestati al re di Sicilia, usano formule di diritto romano.; : quest'ultimo vuole espandere la lista dei milites de Tocco includendo territori limitrofi. Sarebbe originario di Tocco anche Carlo di Tocco, glossatore e studioso del diritto longobardo vissuto in questo periodo..

Non si sa molto dell'età sveva. Federico II, attorno al 1220, potrebbe aver dato la valle di Tocco in feudo al suo cancelliere Guglielmo I di Tocco, ma non è una notizia unanimemente accettata.La notizia dell'assegnazione del feudo a Guglielmo è menzionata in e in Quindi è ripresa da . non crede che Tocco fosse infeudata sotto gli Svevi. Guglielmo, come forse anche il giurista Carlo ed un Adam che possedeva feudi nella zona secondo il Catalogus baronum, sarebbe parte della dinastia Tocco: la si ritroverà più volte nella storia nella nobiltà napoletana e degli stessi feudatari del borgo di Tocco, dal quale sembra che essa prenda il cognome.; ; .

Dall'epoca angioina al terremoto del 1456

Il 21 aprile 1269 Carlo d'Angiò firmò a Foggia l'atto con cui Roberto di Ravello veniva in possesso della città di Sant'Agata de' Goti e dei castelli di Tocco e di Pietra di Tocco (quest'ultimo, infatti, viene menzionato a sé stante, e ciò potrebbe essere segno che all'epoca esso esisteva ancora); forse erano esclusi i casali della valle di Tocco. Con tutta probabilità, tale investitura era una ricompensa per la fedeltà di Roberto a Carlo nella guerra contro Manfredi di Svevia, che aveva visto più azioni ed era giunta a termine nel Beneventano con l'uccisione di Manfredi. Il nuovo feudatario di Tocco era discendente di Pietro di Ravello, che nel Catalogus baronum ed altri documenti della seconda metà dell'XI secolo risulta essere un nobile tocchese con possedimenti feudali nella zona.; .

Tocco fu uno dei centri più danneggiati dal terremoto del Sannio del 1293: il suo feudatario Isnardo de Pontévès lamentava le cospicue perdite di uomini e beni immobili.; Citato in Nel 1306 Tocco era di Bartolomeo Siginulfo, conte di Caserta, ma insieme a Sant'Agata e Durazzano fu venduto ancora a Isnardo. Queste terre da lui passarono al fratello Agoto e poi, nel 1343, a Carlo d'Artois.. Nel 1322 il centro risultava compreso nel giustizierato di Principato Ultra., e rimase nella stessa suddivisione amministrativa nei secoli successivi.