ʾIʿrāb (, ) è un termine arabo che indica la suffissazione dei sostantivi, degli aggettivi e dei verbi nella lingua araba classica che ha lo scopo di esprimere la funzione grammaticale dei nomi (ossia la loro declinazione) e la specificazione del modo nei verbi. Questi suffissi sono scritti nei testi completamente vocalizzati, in particolare nel Corano e nei testi destinati ai bambini o ai discenti della lingua araba, e sono espressi quando un testo è letto ad alta voce, ma non sopravvivono in nessuno dei dialetti arabi. Anche nell'arabo letterario questi suffissi spesso non sono pronunciati, e sono quindi detti in pausa (ٱلْوَقْف al-waqf), quando una parola si trova alla fine di una frase o comunque prima di una pausa; in particolare, il suffisso -n della nunazione cade sempre in fine di frase o di verso poetico, al contrario del suffisso vocalico, conformemente alle esigenze metriche. A seconda della propria conoscenza della ʾiʿrāb, i locutori arabi possono decidere di ometterla nella lettura dell'arabo moderno standard, facendolo così diventare simile ai dialetti. Molti libri arabi per stranieri insegnano la lingua senza dare molta importanza alla ʾiʿrāb: alcuni, infatti, omettono del tutto le terminazioni, altri invece si limitano ad accennarla brevemente. L'arabo senza le terminazioni dei casi può richiedere un diverso e stretto ordine dei costituenti della frase, simile a quello delle varietà parlate.
Etimologia L'espressione letteralmente significa 'rendere [la parola] araba'. È il maṣdar in IV forma della radice ع-ر-ب, che significa "essere fluente" e ʾiʿrāb significa quindi "rendere qualcosa espresso, manifesto o eloquente". Il termine è anche imparentato con la stessa parola arabo.
I casi Il caso non è mostrato nell'ortografia usuale, con l'eccezione dell'accusativo indefinito di tutti i sostantivi a meno che non terminino in ة tāʾ marbūṭa o ا ʾalif seguita da ء hamza; questo accusativo aggiunge il suffisso -a(n) che "siede" sulla lettera precedente una ʾalif aggiunta alla fine della parola (questa ʾalif di accusativo è presente anche nei testi non vocalizzati). I casi, comunque, sono segnati nel Corano, nei libri per bambini e dove si voglia disambiguare. Ulteriori informazioni sui tipi di declinazioni sono mostrati più avanti con esempi. Le terminazioni dei casi non sono pronunciate in pausa e nell'arabo meno formale. Da notare che nell'arabo vocalizzato le terminazioni dei casi possono essere scritte anche se non sono effettivamente pronunciate. Alcuni testi di arabo come lingua straniera e libri per bambini omettono le terminazioni dei casi anche nell'arabo vocalizzato, permettendo così entrambi i tipi di pronuncia.
Nominativo Il nominativo (ٱلْمَرْفُوعُ al-marfūʿ oppure ٱلرَّفْع ar-rafʿ) è usato in varie situazioni:
per il soggetto di una frase verbale. per il soggetto e il predicato di una frase nominale, con alcune importanti eccezioni. per certi avverbi. quando una parola è citata fuori da un contesto.
Nei sostantivi singolari e nei plurali fratti è indicato da una ضَمَّة ḍamma (-u), solitamente non scritta, nel caso la parola porti l'articolo (ossia una parola definita) o ḍamma + nunazione (-un) se la parola non porta l'articolo (ed è quindi indefinita). Il duale e il plurale maschile sano aggiungono ـَانِ -an(i) e ـُونَ-ūn(a) rispettivamente (solo ـَا -ā e ـُو -ū nello stato costrutto). Il plurale femminile sano aggiunge ـَاتُ -āt(u) alla parola definita e ـَاتٌ -āt(un) alla parola indefinita (scritti allo stesso modo).
Accusativo L'accusativo (ٱلْمَنْصُوب al-manṣūb oppure ٱلنَّصْب an-naṣb) ha vari usi:
per il soggetto di una frase nominale se questa è introdotta da إن ʾinna o una delle sue sorelle. Queste particelle sono congiunzioni subordinanti che richiedono che il soggetto della proposizione subordinata (complemento) sia all'accusativo. per il predicato di كَانَ / يَكُونُ kāna/yakūnu "essere" e le sue sorelle (ci sono 13 verbi di questo tipo).Hasan, 1987, I:545 Quindi, ٱلْبِنْتُ جَمِيلَةٌ al-bintu ǧamīlatun 'la ragazza è bella' ma ٱلْبِنْتُ كَانَتْ جَمِيلَةً al-bintu kānat ǧamīlatan 'la ragazza era bella' (da notare che "bella" è scritto nello stesso modo in entrambi i casi). sia per il soggetto che per il predicato di ظَنَ ẓanna e le sue sorelle in una frase nominale per il complemento dei verbi del tipo "sembrare" per l'oggetto diretto di un verbo transitivo per la maggior parte degli avverbi per le semi-preposizioni per l'oggetto interno e strutture accusativali simili per l'accusativo di specificazione (al-tamyīz, ٱلتَّمْيِيزُ). per l'accusativo di scopo (al-mafʿūl li-ʾaǧlihi, ٱلْمَفْعُولُ لِأَجْلِهِ). per l'accusativo circostanziale (al-ḥāl, ٱلْحَال). per l'oggetto di كَمْ kam 'quanto/quanti'. per i numeri cardinali e ordinali da 11 e 13-19 i numeri 11–99 per l'esclamazione dello stupore; ad esempio mā ʾaǧmalahā!, !مَا أَجْمَلَهَا 'oh, come è bella!' per il primo termine di un costrutto vocativo: يَا عبدَ اللهِ yā ʿabd-a-llah! "oh, Abdallah!" nomi che seguono particelle eccettuative in frasi non negative per un nome che segua la negazione assoluta لَا lā "no".
Nei sostantivi singolari e nel plurale fratto è segnato da una فَتْحَة fatḥa (-a) solitamente non scritta per le parole definite e da fatḥa + nunazione (-an) per quelle indefinite. Nell'accusativo indefinito alla fatḥa + nunazione si aggiunge una ʾalif, ـًا, che si aggiunge a tutti i sostantivi che non terminino con ʾalif seguita da hamza o con tāʾ marbūṭa. Da notare che questo è l'unico caso (se la ʾalif è scritta), che appare nell'arabo scritto non vocalizzato (ad esempio بَيْتاً bayt-an). Il duale e il plurale maschile sano prendono la terminazione ـَيْنِ -ayn(i) e ـِينَ -īn(a) rispettivamente (scritti nello stesso modo!) (ـَيْ -ay e ـِي -ī nello stato costrutto, di nuovo scritti nello stesso modo). Il plurale femminile sano aggiunge ـَاتِ -āt(i) nelle parole definite e -āt(in) in quelle indefinite (scritte uguali). Alcune forme di accusativo indefinito sono obbligatorie anche nell'arabo parlato e in pausa; talvolta -an si semplifica in una semplice -a in pausa o nell'arabo parlato.
I nomi diptoti non prendono mai la ʾalif nell'arabo scritto e non si pronunciano mai con la desinenza -an.
Caso obliquo Il caso obliquo (ٱلْمَجْرُورُ al-maǧrūr oppure ٱلجَرّ al-ǧarr) si usa:
per i nomi che dipendono dalle preposizioni per il secondo, il terzo, il quarto, ecc., termine di una ʾiḍāfa إِضَافَةٌ (stato costrutto) per l'oggetto di un avverbio locativo anche gli aggettivi elativi (comparativi/superlativi) si comportano in modo simile: أَطْوَلُ وَلَدٍ ʾaṭwalu waladin 'il ragazzo più alto'.
Nei nomi singolari e nei plurali fratti è indicato da una كَسْرَة kasra (-i) solitamente non scritta per le parole definite e da kasra + nunazione (-in) per le parole indefinite. Il duale e il plurale maschile sano aggiungono ـَيْنِ -ayn(i) e ـِيْنَ -īn(a) rispettivamente (scritti nello stesso modo!) (ـَيْ -ay e ـِي -ī nello stato costrutto, di nuovo scritti nello stesso modo). Il plurale sano femminile aggiunge ـَاتِ -āt(i) alle parole definite e ـَاتٍ -āt(in) a quelle indefinite (scritte nello stesso modo).
Nota: i nomi diptoti prendono una fatḥa (-a) nel caso obliquo e non hanno mai la nunazione. Nota: non esiste il caso dativo; in suo luogo è usata la preposizione لـِ li-.
Tipi di declinazione
Nomi a declinazione completa (triptoti) Per i nomi che possiedono la declinazione completa (مُنْصَرِفٌ munṣarif), cioè che hanno tre terminazioni separate, i suffissi sono -u, -a, -i per nominativo, accusativo e caso obliquo rispettivamente, con l'aggiunta della /n/ finale (nunazione o tanwīn) che produce -un, -an e -in quando la parola è indefinita. Questi nomi sono detti triptòti.
Questo sistema si applica alla maggior parte dei nomi singolari. Si applica anche ai femminili che terminano in ة -a/-at (tāʾ marbūṭa) e ء hamza, ma in questi ultimi la ا ʾalif dell'accusativo non è scritta. Si applica anche a vari plurali fratti. Quando una parola termina in -a/-at (tāʾ marbūṭa) la t si pronuncia quando si aggiunge la marca del caso; quindi, رِسَالَة ("messaggio, lettera") è pronunciato risāla in pausa, ma diventa رِسَالَةٌ risālatun, رِسَالَةً risālatan e رِسَالَةٍ risālatin con le terminazioni dei casi (tutti normalmente scritti رسالة quando non sono vocalizzati).
La /n/ finale cade quando la parola è preceduta dall'articolo determinativo al-. La /n/ cade anche quando un nome è in ʾiḍāfa (stato costrutto), ossia quando è seguito dal caso obliquo. Quindi:
Nominativo (مَرْفُوعٌ marfūʿ; letteralmente "sollevato"):
baytun بَيْتٌ una casa al-baytu la casa baytu r-raǧuli بَيْتُ ٱلرَّجُلِ la casa dell'uomo
Accusativo (مَنْصُوبٌ manṣūb); letteralmente "eretto"):
baytan بَيْتًا una casa al-bayta ٱلْبَيْتَ la casa bayta r-raǧuli بَيْتَ ٱلرَّجُلِ la casa dell'uomo
Caso obliquo (مَجْرُورٌ maǧrūr; letteralmente "trascinato"):
baytin بَيْتٍ di una casa al-bayti ٱلبَيْتِ della casa bayti r-raǧuli بَيْتِ ٱلرَّجُلِ della casa dell'uomo
La /n/ finale cade anche nella poesia classica alla fine di un distico e la vocale della terminazione è pronunciata lunga.
Diptoti Alcuni nomi singolari (compresi alcuni nomi propri di luoghi) e alcuni tipi di plurali fratti sono detti diptòti (ٱلْمَمْنُوعُ مِنْ ٱلصَّرْفِ al-mamnūʿ min aṣ-ṣarf, letteralmente "vietati dalla declinazione"), cioè che hanno solo due terminazioni di caso.
Quando il nome è indefinito le terminazioni sono -u per il nominativo e -a per l'accusativo e il caso obliquo senza nunazione. Il caso obliquo ritorna alla normale -i quando il nome diventa definito (cioè preceduto da al- o se si trova in stato costrutto).
I diptoti nello scritto non prendono mai la ʾalif finale nell'accusativo.
Plurale maschile sano Nel plurale maschile sano (ٱلْجَمْعُ ٱلْمُذَكَّرُ ٱلسَّالِمُ al-ǧamʿ al-muḏakkar as-sālim), generalmente proprio di esseri umani maschi, i suffissi sono rispettivamente ـُونَ -ūna e ـِينَ -īna. In questo caso non ci sono modifiche sia che ال al- preceda il nome oppure no. La -a finale cade solitamente nel parlato. Nell'arabo meno formale soltanto -īna è utilizzato per tutti i casi e la -a finale cade se è in pausa.
La terminazione ن -na cade quando il nome è in ʾiḍāfa (stato costrutto). Quindi:
Nominativo:
وَالِدُونَ wālidūna genitori (più di due) ٱلْوَالِدُونَ al-wālidūna i genitori وَالِدُو ٱلرِّجَالِ wālidū r-riǧāli i genitori degli uomini
Accusativo e caso obliquo:
وَالِدِينَ wālidīna (di) genitori ٱلْوَالِدِينَ al-wālidīna i/dei genitori وَالِدِي ٱلرِّجَالِ wālidī r-riǧāli i/dei genitori degli uomini
Nota: la terminazione ـِينَ -īna è scritta uguale a ـَيْنِ -ayni (vedi sopra).
Plurale femminile sano Nel caso del plurale femminile sano (ٱلْجَمْعُ ٱلْمُؤَنَّثُ ٱلسَّالِمُ al-ǧamʿ al-muʾannaṯ as-sālim), i suffissi sono rispettivamente ـَاتٌ, ـَاتُ -ātu(n) e ـَاتٍ, ـَاتِ -āti(n) (scritti nello stesso modo). La n compare solo se il nome è indefinito (non preceduto da al-). Di nuovo, la vocale finale cade nel parlato e in pausa, lasciando solo ـَات -āt, identico nella pronuncia per tutti i casi.
La n finale cade quando il nome è in ʾiḍāfa (stato costrutto)
Nominativo:
مُدَرِّسَاتٌ mudarrisātun insegnanti (femmine) ٱلْمُدَرِّسَاتُ al-mudarrisātu le insegnanti مُدَرِّسَاتُ ٱلْأَوْلَادِ mudarrisātu l-ʾawlādi le insegnanti dei bambini
Accusativo e caso obliquo:
مُدَرِّسَاتٍ mudarrisātin (di) insegnanti (femmine) ٱلْمُدَرِّسَاتِ al-mudarrisāti le/delle insegnanti مُدَرِّسَاتِ ٱلْأَوْلَادِ mudarrisāti l-ʾawlādi le/delle insegnanti dei bambini
Altri paradigmi flessivi Duali - i nomi al duale indicano due unità. Si declinano in modo molto simile al plurale sano maschile perché non sono caratterizzati per determinatezza e all'accusativo e al caso obliquo hanno la stessa forma. Al nominativo la terminazioni è -āni e per l'accusativo e il caso obliquo -ayni. Un esempio è "genitori", che dà rispettivamente wālidāni e wālidayni.