Biografia Schmitt nacque in una numerosa e modesta famiglia cattolica nella Vestfalia prussiana e protestante. Laureatosi nel 1910 e ottenuto nel 1915 il dottorato in diritto all'Università di Strasburgo (allora parte della Germania) e nel 1916 la libera docenza, pubblicò nel 1921 Die Diktatur (La dittatura), sulla costituzione della Repubblica di Weimar, nel 1922 Politische Theologie (Teologia politica), ostile alla filosofia del diritto di Hans Kelsen, ritenuta troppo formalista, nel 1923 Die geistesgeschichtliche Lage des heutigen Parlamentarismus (La situazione storico-intellettuale del parlamentarismo odierno), sull'incompatibilità fra liberalismo e democrazia di massa, e nel 1927 Der Begriff des Politischen (Il concetto di "politico"), sul rapporto tra amico e nemico come criterio costitutivo della dimensione del "politico"Campi, Alessandro, L'ombra lunga di Weimar: Carl Schmitt nella cultura politica italiana tra terrorismo e crisi della partitocrazia, Rivista di politica: trimestrale di studi, analisi e commenti, 2, 2011 (Soveria Mannelli (Catanzaro): Rubbettino, 2011).. Le posizioni espresse da Schmitt in questo periodo e sino all'inizio degli anni '30 sono state a volte riportate al concetto di rivoluzione conservatrice (konservative Revolution).Stefan Breuer, La rivoluzione conservatrice. Il pensiero di Destra nella Germania di Weimar, Donzelli, 1995
Nel 1932 collaborò con il cancelliere Kurt von Schleicher. Dopo aver insegnato in varie università tedesche, nel 1933 all'Università Humboldt di Berlino divenne professore, incarico che fu costretto ad abbandonare nel 1945 alla fine della seconda guerra mondiale.
Aderì al partito nazista il 1º maggio 1933 e nel novembre dello stesso anno divenne presidente dell'Unione dei giuristi nazionalsocialisti (Vereinigung der nationalsozialistischen Juristen); nel giugno del 1934 divenne direttore della Rivista dei giuristi tedeschi (Deutsche Juristen-Zeitung).
In riferimento alla promulgazione delle discriminatorie Leggi di Norimberga (1935), che proibirono i matrimoni e i rapporti extraconiugali tra ebrei e non-ebrei in nome del mantenimento "della purezza del sangue tedesco", Schmitt osserva:
Nel dicembre del 1936, tuttavia, fu accusato di opportunismo sulla rivista delle SS Das Schwarze Korps e dovette rinunciare a giocare un ruolo da protagonista nel regime. Nel 1937 in un rapporto riservato diretto ad Alfred Rosenberg alcuni ambienti interni al regime criticarono Schmitt per la sua dottrina, accusata di essere intrisa di "romanità", per i suoi rapporti con la Chiesa cattolica e per il suo sostegno al presidenzialismo.
Fino alla fine del nazionalsocialismo Schmitt lavorò principalmente nel campo del diritto internazionale e in questo settore mirò a fornire al regime delle parole-chiave. Nel 1939, all'inizio della seconda guerra mondiale, forgiò il concetto di "ordinamento giuridico internazionale dei grandi spazi" (Völkerrechtliche Großraumordnung), una sorta di dottrina Monroe tedesca, come chiave di lettura del nuovo diritto internazionale post-statale e possibile giustificazione della politica espansionistica di Adolf Hitler. Inoltre Carl Schmitt fu impegnato nella cosiddetta Aktion Ritterbusch, volta a sostenere lo sforzo bellico della Germania nazista mediante il coinvolgimento attivo delle personalità del mondo scientifico e culturale tedesco, chiamate a fornire consulenza alle politiche spaziali e demografiche del regime.
Catturato dalle truppe alleate alla fine della guerra, rischiò di essere processato al processo di NorimbergaDarchini, Massimo [rec.], Carl Schmitt a Norimberga - Darchini legge Schmitt, Storica: rivista quadrimestrale, IX, 25-26, 2003 (Roma: Viella, 2003)., ma fu rilasciato nel 1946 e tornò a vivere nella cittadina natale, dove continuò a lavorare privatamente e a pubblicare nel settore del diritto internazionale. Fu comunque escluso dall'insegnamento in tutte le università tedesche ed espulso dall'Associazione dei giuspubblicisti tedeschi nell'ambito del programma postbellico di denazificazione della Germania. Le esperienze di questo periodo si riflettono nei saggi Risposte a Norimberga e Ex Captivitate Salus.
Morì nel 1985 all'età di 96 anni.
Pensiero Come giurista Schmitt è uno dei più noti e studiati teorici tedeschi di diritto pubblico e internazionale. Le sue idee hanno attirato e continuano ad attirare l'attenzione di studiosi di politica e del diritto, tra cui Walter Benjamin, Leo Strauss, Jacques Derrida, Chantal Mouffe, Slavoj Žižek, nonché in Italia Pierangelo Schiera, Carlo Galli, Mario Tronti, Massimo Cacciari, Gianfranco Miglio, Giacomo Marramao e Giorgio Agamben.
Il suo pensiero, le cui radici affondano nella religione cattolica, ruota attorno alle questioni del potere, della violenza e dell'attuazione del diritto. Tra i concetti-chiave si trovano, con formulazione lapidaria, lo "stato d'eccezione" (Ausnahmezustand), la "dittatura" (Diktatur), la "sovranità" (Souveranität), il katéchon e il "grande spazio" (Großraum) ed i termini da lui coniati, come "teologia politica" (Politische Theologie), "custode della costituzione" (Hüter der Verfassung), "formula dilatoria di compromesso" (dilatorischer Formelkompromiss), la "realtà costituzionale" (Verfassungswirklichkeit), "decisionismo", nonché opposizioni dualistiche come "legalità e legittimità" (Legalität und Legitimität), "legge e decreto" (Gesetz und Maßnahme) e "hostis - inimicus" (la distinzione tra nemico e avversario, premessa del rapporto "amico-nemico" come criterio costitutivo della sfera del "politico").
Le sue opere si accostano al diritto pubblico e internazionale e a discipline quali la politologia, la sociologia, le scienze storiche, la teologia e la filosofia (con particolare riguardo agli aspetti ontologici del diritto)Victoria Kahn, Hamlet or Hecuba: Carl Schmitt's Decision, Representations, Vol. 83, No. 1 (Summer 2003), pp. 67-96..
Schmitt oggi viene descritto dai suoi critici come un "criminale giurista", un teorico discutibile ostile alle democrazie liberaliWilliam E. Scheuerman, Carl Schmitt's Critique of Liberal Constitutionalism, The Review of Politics, Vol. 58, No. 2 (Spring, 1996), pp. 299-322., ma è allo stesso tempo indicato come un "classico del pensiero politico" (Herfried Münkler), non ultimo per l'influenza esercitata sul diritto pubblico e sulla scienza del diritto nella prima Repubblica Federale Tedesca (per esempio riguardo al "voto di sfiducia costruttivo", ai limiti sostanziali al potere di revisione costituzionale, alla limitazione dei diritti fondamentali dei soggetti eversivi dell'ordine costituzionale o "democrazia militante").
In Italia, dopo un periodo di diffidenza dovuta ai suoi legami con il nazismo, il suo pensiero è ricorrentemente oggetto di attenzione, soprattutto con riferimento ai problemi giuridici e politici della globalizzazione (Danilo Zolo, Carlo Galli, Giacomo Marramao), alla crisi delle categorie giuridiche moderne (Pietro Barcellona, Massimo Cacciari, Emanuele Castrucci), ai processi di transizione costituzionale e all'esperienza paradigmatica della Repubblica di Weimar (Gianfranco Miglio, Fulco Lanchester, Angelo Bolaffi).
Nella formazione del suo pensiero Schmitt è stato decisamente influenzato da filosofi politici come Thomas Hobbes, Jean Bodin, Emmanuel Joseph Sieyès, Niccolò Machiavelli, Jean-Jacques Rousseau, Louis de Bonald, Joseph de Maistre, Juan Donoso Cortés, ma anche da contemporanei come Georges Sorel, Ernst Jünger e Vilfredo Pareto. Schmitt considerava come suo maestro il giurista francese Maurice Hauriou, massimo esponente dell'istituzionalismo, che cita ripetutamente nelle sue opere e che definisce come "il maestro della nostra disciplina".Carl Schmitt, Il Nomos della Terra nel diritto internazionale dello "Jus publicum europaeum", Adelphi, Milano 1991, p. 264.
Il concetto di Stato La comprensione di Schmitt e dei concetti della dottrina moderna dello Stato è improntata alla sua convinzione che il sistema della scienza giuridica, in particolare il diritto pubblico, non è autonomo, bensì impregnato, nel corso della secolarizzazione, della concettualità teologica. Tutti i concetti della dottrina dello Stato sono concetti teologici secolarizzati. Questa trasposizione non riguarda solamente lo sviluppo storico dei concetti, ma anche la componente metafisica.
La tesi di Schmitt sulla secolarizzazione si rispecchia nel suo concetto di Stato. Lo Stato è un'istanza assoluta secolarizzata, ed è la forma più intensiva di unità politica. Questa unità è andata disgregandosi all'inizio del XX secolo, con l'avvento della democrazia parlamentare, determinata dall'antagonismo di classe e dal confronto fra diversi gruppi di interesse economici e sociali che rendono difficili o impossibili decisioni politiche unitarie. Lo stesso principio di maggioranza e minoranza parlamentare non è accettabile. L'unità può essere ottenuta solamente se esiste non solo un'uguaglianza formale, ma anche una «sostanziale uniformità di tutto il popolo», che si può ottenere attraverso l'esclusione o l'annientamento di qualsiasi elemento estraneo all'uniformità. Uno Stato nel quale tutti i cittadini sono uguali gli uni agli altri è uno "Stato totale", che rappresenta il massimo grado di unità, poiché grazie al suo ordinamento può impedire la scomposizione in gruppi sociali conflittuali e può opporsi a tutto ciò che contraddice l'uniformità sostanziale.
Lo Stato esercita un monopolio sulla decisione politica, che per Schmitt coincide con la decisione su chi è amico e nemico: è questa per Schmitt la specifica distinzione politica che definisce la sfera del "politico" e quindi dello Stato. Il nemico non è un avversario in generale, ma è «essenzialmente, in un senso particolarmente intensivo, qualcosa d'altro e di straniero». Perciò la statualità si caratterizza grazie all'individuazione dei nemici esterni ed interni allo Stato: la determinazione dei primi avviene con l'esercizio dello ius belli, quella dei secondi mediante la neutralizzazione di chi disturba «la tranquillità, la sicurezza e l'ordine» dello Stato. Questa concezione del "nemico interno" fu ampiamente richiamata al convegno dei giuristi nazionalsocialisti tedeschi di Lipsia nel 1933 per giustificare la politica razziale del regime: senza tale idea di uniformità razziale, uno Stato nazionalsocialista non sarebbe potuto esistere. Lo Stato di Schmitt è quindi un'unità politica suprema, fondata sull'unità sostanziale di tutti i suoi membri, e mostra la propria forza nella possibilità di disfarsi di nemici interni ed esterniPhilippe Raynaud, Raymond Aron lecteur de Carl Schmitt, Commentaire 2014/4 (Numéro 148)., arrivando, se necessario, anche al loro annientamento.
Opere Über Schuld und Schuldarten. Eine terminologische Untersuchung. 1910. Gesetz und Urteil. Eine Untersuchung zum Problem der Rechtspraxis. 1912. Schattenrisse. 1913. Der Wert des Staates und die Bedeutung des Einzelnen. 1914. Theodor Däublers ‚Nordlicht‘: Drei Studien über die Elemente, den Geist und die Aktualität des Werkes. 1916. Die Buribunken. In: Summa 1/1917/18, pp. 89 ssg. Politische Romantik. 1919. (On-line) Die Diktatur. Von den Anfängen des modernen Souveränitätsgedankens bis zum proletarischen Klassenkampf. 1921. Politische Theologie. Vier Kapitel zur Lehre von der Souveränität. 1922. Die geistesgeschichtliche Lage des heutigen Parlamentarismus. 1923. Römischer Katholizismus und politische Form. 1923. Die Rheinlande als Objekt internationaler Politik. 1925. Die Kernfrage des Völkerbundes. 1926. Der Begriff des Politischen. In: Archiv für Sozialwissenschaften und Sozialpolitik, vol. 58 (1927), pp. 1–33. Volksentscheid und Volksbegehren. Ein Beitrag zur Auslegung der Weimarer Verfassung und zur Lehre von der unmittelbaren Demokratie. 1927. Verfassungslehre. 1928. Hugo Preuß. Sein Staatsbegriff und seine Stellung in der dt. Rechtslehre. 1930 Der Völkerbund und das politische Problem der Friedenssicherung. 1930, 2ª ed., 1934.