Rugby Europe è l’organismo di governo del rugby a 15 in Europa. Nato nel 1934 a Parigi con il nome di Fédération Internationale de Rugby Amateur (FIRA o F.I.R.A.) quale organismo alternativo all’International Rugby Football Board (IRFB) per iniziativa, tra le altre, delle federazioni rugbistiche di , e Italia, essa organizzò con tale denominazione un proprio campionato — di fatto un torneo europeo — che si tenne fino al 1997.

Nonostante il suo carattere fondamentalmente eurocentrico (le sue competizioni riguardarono l’Europa continentale e il bacino del Mediterraneo con la presenza più o meno assidua di affiliate dall'Africa come e ), a metà anni novanta, nel suo periodo di massima espansione, rappresentava virtualmente tutti e cinque i continenti, avendo a tale data tra i suoi sessanta associati, per esempio, le federazioni di , , e financo . Nel 1999, con l’ammissione della quasi totalità dei propri affiliati nell’IRFB e il distacco di quelli non europei per assorbimento nelle varie associazioni continentali via via formatesi, la FIRA si trasformò da confederazione alternativa all’IRB a ramo europeo della stessa con il nome di FIRA – Associazione Europea di Rugby o FIRA-AER e, in tale nuova veste, assunse l’organizzazione di tutti i campionati europei propriamente detti per tutte le categorie rugbistiche (maschili, femminili, giovanili, a XV e a VII), per poi cambiare nel 2014 il proprio nome in quello attuale di Rugby Europe.

Al 2026 le federazioni su cui ha giurisdizione sono 49, 48 delle quali nel continente più , e organizza a livello seniores il campionato europeo maschile e quello femminile, entrambi per le squadre nazionali che non disputino le due classi di competizione del Sei Nazioni.

La sua sede è a Parigi, in Francia, e il suo presidente è, dal novembre 2024, lolandese Janhein Pieterse.

Storia Le origini Già dal termine degli anni venti del XX secolo le Isole britanniche erano consce dell’espansione del rugby nell’Europa continentale per subdiffusione tramite Francia: le neonate federazioni fuori dall'IRFB, che ormai erano la maggioranza, chiedevano pari rappresentatività nell'organismo mondiale di governo della disciplina, che tuttavia l’IRFB non era disposto a concedere, richiamando il caso della FIFA che, a suo dire, con l’allargamento del governo del gioco del calcio al resto del mondo tutelava maggiormente l’aspetto spettacolare della disciplina rispetto a quello sportivo e dilettantistico. Inoltre, le federazioni fondatrici dell’IRFB (le quattro Union britanniche più Australia, Nuova Zelanda e Sudafrica) non avevano alcuna competizione strutturata di club. laddove invece la (dalla fine del XIX secolo), l’Italia (dal 1929) e persino la (dal 1913) organizzavano un proprio campionato nazionale su base annuale e a svolgimento regolare; le stesse e , nonché gli , avevano presentato una selezione nazionale ufficiale al torneo rugbistico olimpico di Parigi del 1924. La visione del rugby nelle isole britanniche era ben riassunta, in quel periodo, da una dichiarazione delle quattro Home union secondo cui «la vera base del gioco nei nostri Paesi è la disputa di incontri amichevoli tra i club».

La stessa , inoltre, era stata rimossa nel 1931 dal Cinque Nazioni (torneo nato nel 1883 come Home Championship tra le quattro Union britanniche) con accuse di favoreggiamento del professionismo nonché indisciplina e gioco violento e la federazione internazionale aveva posto un veto di fatto alla ripresa di qualsiasi torneo a livello olimpico, rendendo quindi la citata edizione del 1924 l’ultima, per i 92 anni a seguire, a ospitare incontri di rugby; nel 1932, di conseguenza, la Francia iniziò una serie di colloqui con le altre federazioni continentali allo scopo di creare un contraltare alla confederazione di stampo anglosassone che governava il rugby a 15 a livello mondiale ma che contava come membri effettivi soltanto le quattro federazioni britanniche più , e ; il 2 gennaio 1934 si giunse a Parigi a un preaccordo di costituzione sul cui statuto l’Italia si oppose in quanto da essa ritenuto troppo svantaggioso nei propri confronti, e sulla cui discussione ottenne un rinvio; la riunione definitiva fu il 24 marzo successivo ad Hannover, in Germania, alla presenza dei rappresentanti di 9 federazioni (, e Italia davanti a tutti e, a seguire, , Catalogna, , , e ), che approvarono lo statuto di quella che fu battezzata Fédération Internationale de Rugby Amateur (Federazione Internazionale di Rugby Amatori, secondo la stampa italiana dell’epoca); Cecoslovacchia, e Svizzera, pur non firmatarie direttamente, furono presenti con una lettera di approvazione inviata ai delegati presenti. Il neocostituito organismo dichiarò, comunque, di voler adottare integralmente le regole del gioco stabilite dall’IRFB.

Il primo presidente fu il capo della federazione francese Roger Dantou; vicepresidenti furono il suo omologo tedesco Hermann Maister e il dirigente sportivo italiano Theo Rossi di Montelera; il giorno seguente, per celebrare la nascita del nuovo organismo, si tenne nel locale stadio Hindenburg (oggi Eilenriedestadion) un’amichevole tra e vinta da quest’ultima. Il successivo 30 maggio (con pubblicazione il 10 giugno sulla gazzetta ufficiale francese), infine, la FIRA fu ufficialmente registrata a Parigi, città in cui da allora ha sede legale.

Tra i primi atti della neocostituita confederazione vi fu il varo di un torneo internazionale, chiamato Trofeo FIRA o anche Trofeo delle quattro nazioni dal numero delle partecipanti alla sua prima edizione, che si tenne presso lo Sportplatz Grunewald di Berlino nel maggio 1936 a due mesi dall’inizio delle undicesime Olimpiadi.

Lo scopo neppure troppo nascosto di tale torneo era quello di dimostrare al Comitato Olimpico Internazionale che il rugby poteva essere riammesso ai Giochi e, in effetti, la competizione, cui comunque non fu conferito neppure lo status di evento dimostrativo, ebbe un’affluenza di circa tre-quattromila spettatori a partita e mostrò un buon livello di rugby: strutturato a quadrangolare con il sistema della final four, vide in semifinale la opposta alla e la all’; in finale la Francia batté i padroni di casa tedeschi e l’Italia conquistò il terzo posto battendo la Romania nell’incontro di consolazione; l’anno successivo la competizione si trasferì a Parigi in occasione dell’Esposizione universale: alle quattro squadre di prima si aggiunsero e , anche se poi in semifinale si ripresentarono, con gli stessi accoppiamenti, le quattro di Berlino con la differenza che in tale occasione fu l’ a vincere la propria semifinale e ad affrontare per il titolo la che si impose nettamente al Parco dei Principi.

Il trofeo del 1938, l’ultimo prima della guerra, fu disputato solo da , e in casa di quest’ultima a Bucarest e fu vinto dai francesi per la terza volta; fu di fatto l’ultimo atto della FIRA per circa un decennio a causa dell’insorgere della seconda guerra mondiale nel 1939.

Il dopoguerra

Nel 1948 l’attività ufficiale della FIRA. riprese con il congresso tenutosi a febbraio a Milano che, oltre a sancire la ricostituzione dell’organizzazione, decretò il rientro della Cecoslovacchia, che era stata smembrata dalla Germania nazista nel 1939 e cancellata dalle affiliate. Proprio la aveva disputato il primo incontro ufficiale del secondo dopoguerra in Europa continentale, una vittoria in casa dei per 14-8 un anno e mezzo prima del meeting di Milano.

Con la divisione dell’Europa in blocchi d’influenza angloamericana a ovest e sovietica a est, fu la FIRA a fare da ponte tra i due lati della Cortina di ferro, accogliendo negli anni cinquanta le affiliazioni di (1956) e (1957). Nel congresso a Barcellona del 1951 la FIRA aveva stabilito di ripristinare il proprio torneo, chiamato Coppa Europa, che riprese nel 1952 con la fase finale in Italia e vittoria della a Milano sugli Azzurri; ancora l’Italia ospitò la fase finale, due anni più tardi, che vide la stessa gara per il titolo con analogo esito e quinto titolo consecutivo della , dopodiché per circa un decennio la FIRA non organizzò tornei per squadre nazionali maggiori.

Ancora nel 1956 entrò il , prima federazione extraeuropea ad aderire al consesso che si vedeva mondiale e non solo continentale, mentre il 1958 fu l'anno del ritorno della e, nel 1963, nacque la commissione tecnica; nel 1964 la Jugoslavia entrò nel novero delle affiliate, mentre già dal 1961 era in corso di svolgimento una competizione di club tra le squadre campioni dei Paesi affiliati, la Coppa dei Campioni d'Europa FIRA, cui presero parte club da Italia, Francia, Germania, Romania, Marocco, Belgio, Paesi Bassi, Spagna e Portogallo.

Il campionato, una Champions Cup ante litteram senza la presenza dei club britannico-irlandesi, fu soppresso dopo sole tre edizioni, ma nel frattempo era ripresa l’attività per squadre nazionali con la Coppa delle Nazioni (1965), così rinominata per non usare un nome che limitasse l’ambito geografico alla sola Europa, dal momento che dal 1966 anche il vi prese parte.

Nel decennio a seguire la FIRA aumentò la partecipazione, soprattutto dell’Est europeo, con le affiliazioni di nel 1967 e dell’Unione Sovietica nel 1975, federazione questa la cui rappresentativa si rivelò molto competitiva a livello continentale riportando, nei quindici anni che la separarono dallo scioglimento nazionale, un primo, tre secondi e tre terzi posti. Tra il 1974 e il 1975 vi furono le adesioni di e Svizzera e a seguire ancora Africa con l’ingresso della . Nel frattempo, già dal 1973 il torneo continentale era stato ribattezzato Coppa FIRA, nome tenuto per 17 edizioni e 24 anni e in retrospettiva la formula più stabile e duratura della competizione.

Tra il 1978 e il 1996, all’alba del professionismo nel rugby a 15, la FIRA divenne anche di fatto, e non solo formalmente, un'associazione mondiale: oltre a invitare nelle proprie commissioni esperti provenienti da federazioni non associate, divennero membri della FIRA (1986), e (1987), che allargarono i confini della confederazione al Sudamerica, Samoa Occidentali ancora nel 1987 con sbarco in Oceania; e Hong Kong in Asia e ancora per il Sudamerica come membro osservatore (poi membro effettivo dal 1996); giunse alfine il Nordamerica con gli nel 1988, poi il nel 1991; nel 1992, con lo scioglimento dell'Unione Sovietica e della Jugoslavia giunsero nuove richieste d’iscrizioni: mentre Russia e Serbia-Montenegro (e a seguire solo Serbia) raccolsero l’eredità sportiva dei Paesi smembrati, giunsero nuove federazioni come , , , e la FIRA ebbe un proprio membro come rappresentante in seno all’International Rugby Board.

Nel 1995 la FIRA organizzò anche il primo campionato europeo femminile, che si tenne in Italia e fu vinto dalla .

Al termine della stagione 1995-96, la prima in cui il professionismo fu ammesso, la FIRA copriva ormai tutti e cinque i continenti e vantava più federazioni associate dell'International Rugby Board, raggruppando sessanta Paesi membri.

L′epoca del professionismo e la regionalizzazione

Ad agosto 1995 l′International Rugby Board aprì la disciplina al professionismo; contemporaneamente la FIRA attraversò un periodo di ristrutturazione organizzativa sotto la presidenza di Albert Ferrasse, che lasciò nel 1997 al suo successore Jean-Claude Baqué un consiglio direttivo in cui la Francia non aveva più undici rappresentanti ma sei come tutti gli altri membri a pieno titolo e una più generale democratizzazione dei processi interni, recependo le indicazioni generali dell′IRB che aveva, a sua volta, accolto negli ultimi anni molte federazioni FIRA nei suoi ranghi, a iniziare dalla stessa Francia nel 1978, Italia, Argentina e Stati Uniti nel 1987, etc.