La Visio Thurkilli, pervenutaci in due manoscritti completi e narrata sia nei Flores historiarum di Ruggero di Wendover che nel Chronicus maior di Matthew ParisA. MORGAN, Dante e l’aldilà medievale, Roma, 2012, cit., p. 282, è la sola visione generale dell’aldilà registrabile nel XIII secoloA. MORGAN, Dante e l’aldilà medievale, cit., p. 201.
Il relatore Thurkill è un contadino originario del villaggio di Stisted nell’Essex, "simplex, rurali operi assuefactus et iuxta mediocritatem facultatis sue elemosinis atque hospitalitati deditus"P. G. SCHMIDT, Visio Thurkilli relatore, ut videtur, Radulpho de Coggeshall, Leipzig, 1978, cit., p. 5 Trad. di EMANUELE VIOLANTE, Le visioni dell’aldilà prima di Dante: la Visio Thurkilli, Università degli Studi di Milano, Anno Accademico 2016-2017, cit., p. 17: "[…] abituato al lavoro dei campi e dedito all’ospitalità e all’elemosina, secondo i limiti delle sue possibilità" che, nel 1206, ha l’opportunità di visitare l’aldilà in spirito, guidato da san Giuliano. Il relatore della visione è anonimo ma è possibile delinearne almeno i contorni, ricavando alcune informazioni dal testo. Nella prefazione ci viene detto che Thurkill ha avuto la visione "in partibus nostris"P. G. SCHMIDT, Visio Thurkilli, cit., p. 4 per cui è presumibile dedurre che anche il relatore della Visio fosse originario dell’Essex; forse era un monaco, appartenente al monastero cistercense di Coggeshall, un paese vicino a quello di Stisted. Tra il 1207 e il 1218, l’abate di questo monastero era Rodolfo di Coggeshall, autore del Chronicon Anglicanum. In un’aggiunta a questa opera, si legge che l’abate si era impegnato a trascrivere le visioni che aveva udito da uomini venerabili per la crescita morale di chi le ascoltava; inoltre, alcune delle visioni ricordate nella prefazione della Visio sono presenti anche nel Chronicon Anglicanum. Ad oggi, l’identificazione del relatore della Visio con Rodolfo di Coggeshall è la tesi maggiormente accreditata tra gli studiosi, anche se alcuni dubbi non sono ancora stati sciolti; ci si chiede per quale motivo Rodolfo, nella Visio, abbia citato alcuni versi del poema allegorico Architrenio di Giovanni di Altavilla, mentre nel Chronicon sembri non conoscere affatto questa fonte. In merito all’identificazione, sono state avanzate anche altre ipotesi che, per esempio, propongono come relatore il monaco Ruggero, originario del monastero di Croyland; aveva infatti scritto una vita di san Tommaso per poi dedicarla al suo abate, Enrico di Lungo Campo, fratello di Osberto che altri non era se non il padrone di Thurkill. Inoltre, anche i canonici di santa Ositha potrebbero aver redatto la Visio. Durante il viaggio oltremondano, Thurkill viene condotto da san Michele nella parte meridionale del tempio dove il visionario riconosce alcuni volti a lui noti tra cui un tale, Roger Picoth, un tempo suo signoreE. VIOLANTE, Le visioni, cit., p. 77; costui doveva attendere il suo ingresso nella basilica perché colpevole di aver trattenuto una rendita annuale, che avrebbe invece dovuto versare proprio ai canonici di santa Ositha. La santa viene inoltre collocata dalla visione nel paradiso per cui si può pensare che i canonici abbiano redatto la Visio per poter divulgare il reddito annuale che spettava loro e onorare al contempo la santaP. G. SCHMIDT, Visio Thurkilli, Praefatio, De auctoresive relatore,cit., pp. V-VI. Oltre a Giovanni di Altavilla, il relatore della Visio mostra di conoscere anche Orazio, Sulpicio Severo e Gregorio Magno, nonché altre Visiones come quella di Tnugdalo, di San Patrizio, del monaco di Eynsham e di GuntelmoP. G. SCHMIDT, Visio Thurkilli, Praefatio, De fontibus, cit., pp. VI-VII.
La prefazione La Visio si apre con una prefazione scritta dalla mano del suo redattore, intenzionato a sottolineare la veridicità del racconto riportato da Thurkill sul suo viaggio nell’aldilà; molte erano le visioni che fiorivano in quel periodo (XII-XIII sec.), come quella avuta da un soldato irlandese di nome Owen o quella riportata da un monaco presso Eynsham, tutte "ut occulta in lucem prodeant et que dubia erant certa et evidentia fiant, quatinus fides vacillans certis roboretu rargumentis et caritas pene refrigerata frequentium visionum inflammetur incitamentis"P. G. SCHMIDT, Visio Thurkilli, cit., pp. 2-3 E. VIOLANTE, Le visioni, cit., p. 13:"[…] per portare alla luce ciò che è oscuro e rendere certo ed evidente ciò che era dubbio, per irrobustire la fede vacillante con prove certe e perché la carità quasi raffreddata sia infiammata dagli incitamenti delle frequenti visioni”. A sostegno della credibilità dei racconti dei visionari, il redattore porta alcune argomentazioni. Ad esempio la personalità moralmente inattaccabile di chi mette per iscritto la Visio: come Adam, vicepriore della comunità di Eynsham, "vir valde gravis ac religiosus"P. G. SCHMIDT, Visio Thurkilli, cit., p. 3, che mai avrebbe dato ascolto al racconto di uno dei suoi monaci se lo avesse reputato un fatto non credibile. Oppure, sono la semplicità e l’innocenza del visionario, insieme all’azione benefica del racconto stesso, esercitata su chi vi avesse prestato ascolto, a dar prova dell’attendibilità, in questo caso, della stessa Visio Thurkilli. Visio che il redattore ha messo per iscritto rifacendosi allo stesso linguaggio senza pretese del visionario da cui aveva potuto ascoltare direttamente il racconto del suo viaggio avvenuto peraltro in un momento particolare del calendario liturgico: Thurkill ha compiuto la sua peregrinazione ultraterrena presumibilmente tra il 27 e il 29 ottobre, in prossimità della solennità di Ognissanti e dei Morti, periodo in cui si credeva possibile per i defunti far visita ai vivi e per questi ultimi avere accesso alle regioni ultramondaneS. M. BARILLARI, Le visioni dei laici: (auto)biografismo, oralità, scrittura, in “Il mondo errante. Dante fra letteratura, eresia e storia”, a cura di M. Veglia, L. Paolini e R. Parmeggiani, Spoleto, 2013, cit., pag. 158. È infatti necessario ricordare che Thurkill, così come molti altri visionari del tempo, è un laico, condizione che in questi secoli è spesso associata a quella dell’analfabeta. La dimensione più vera e primigenia delle Visiones è pertanto quella orale; solo in seguito avveniva la stesura del racconto, generalmente per mano di un litteratus, un clericus, almeno fino ai secoli XII e XIIIS. M. BARILLARI, Le visioni dei laici, cit., pp. 138-141, e proprio lo statuto socio-culturale del redattore, insieme ad altre componenti, permetteva di conferire al testo scritto un certo livello di attendibilità. Oggi, per stabilire la veridicità di una Visio, si è chiaramente guidati da altri parametri quali la maggior affidabilità di un racconto riconducibile ad un solo intermediario, che ha ascoltato la vicenda direttamente dal visionario o la brevità del lasso di tempo trascorso tra il momento in cui il visionario ha esposto la vicenda e quello in cui è stata messa per iscrittoS. M. BARILLARI, Le visioni dei laici, cit., p. 143. Elementi questi che possiamo felicemente ricondurre alla Visio in esame: come accennato sopra, il redattore infatti afferma "visionem simplicis viri et simplici eloquio, sicut ab eius ore audivimus, scripto summatim mandare curavi"P. G. SCHMIDT, Visio Thurkilli, cit., p. 4E. VIOLANTE, Le visioni, cit., p. 15: "[…] mi sono occupato di mettere sommariamente per iscritto la visione di un uomo semplice, con un linguaggio semplice, così come l’abbiamo ascoltata dalla sua bocca". Inoltre, l’avvenimento è occorso nel 1206, a breve distanza da quando è stato messo per iscritto. Elementi questi che portano a credere che, almeno per quanto riguarda il contesto in cui si è svolto il viaggio oltremondano, non siano stati apportati molti cambiamenti rispetto al racconto originarioS. M. BARILLARI, Le visioni dei laici, cit., p. 155.
La trama L’incontro con san Giuliano e l’arrivo alla basilica Il protagonista della visione è un contadino di nome Thurkill che, guidato da san Giuliano l’Ospedaliere, intraprende un viaggio alla scoperta di alcuni segreti sconosciuti agli uomini mortali. Il corpo del contadino rimane insensibile ed immobile per due giorni e due notti, “come in preda ad un sonno pesante”P. G. SCHMIDT, Visio Thurkilli, cit., p. 6: “[…] quasi gravi sopore depressum”E. VIOLANTE, Le visioni, cit., p. 19, perché il visionario visiterà l’aldilà solo con l’anima. Una volta diretti “verso oriente fino al centro del mondo”P. G. SCHMIDT, Visio Thurkilli, cit., p. 10: “Perrexerunt ergo contra orientemus que ad mundi medium”E. VIOLANTE, Le visioni, cit., pp. 27-29, Thurkill e san Giuliano giungono ad una basilica, detta di Santa Maria e custodita da san Donnino, in cui venivano riunite tutte le anime morte da poco e in attesa di essere giudicate in base ai loro meriti. La basilica si presenta con un aspetto meraviglioso e con un battistero al centro per illuminare le zone circostanti.
Il purgatorio Nella parte ad oriente della basilica, è visibile un fuoco purificatore, attraverso cui passano le anime purganti, per poi immergersi in uno stagno dall’acqua fredda e salatissima, presieduto da san Nicola; tanto nel fuoco le anime ardono per un tempo proporzionato alle colpe commesse in vita, così sono immerse per gradi diversi nell’acqua dello stagno. All’ora nona del sabato, Uriele, angelo e custode di quella zona, fa uscire tutta l’acqua dello stagno e lo riempie di nuovo allo spuntare dell’aurora del lunedì in modo che le anime, nel rispetto della domenica, possano trovare quiete. Più avanti, Thurkill vede un ponte, ricoperto di punte e spine; il percorso di attraversamento è più difficile e lento per quelle anime che non si sono preoccupate di redimere i propri peccati attraverso opere di misericordia o che non sono aiutate da messe speciali ed elemosina in loro suffragio.
La sorte delle anime A nord della basilica, è collocata la bocca dell’inferno, una fossa che esala fumo fetido sul volto di tutti coloro che hanno trattenuto ingiustamente delle decime, compreso lo stesso Thurkill. Vicino alla fossa, il contadino può vedere il diavolo e san Paolo, intenti a giudicare le anime pesando su una bilancia i loro meriti e colpe. Quando la bilancia pende verso san Paolo, l’anima giudicata viene fatta passare attraverso il fuoco purgatoriale; altrimenti, viene fagocitata dalla bocca dell’inferno. Giungono alla basilica anche l’arcangelo Michele e l’apostolo Pietro, per assegnare alle anime le sedi che loro spettavano in base al comportamento tenuto in vita. Le anime vestite di bianco sono fatte passare illese da san Michele attraverso il fuoco, lo stagno e il ponte per giungere al paradiso. San Pietro fa invece passare quelle anime che sembrano come macchiate di bianco e nero attraverso il fuoco purgatoriale, perché possano così purificare le proprie colpe.
L’alto inferno: il teatro e i pentoloni Arriva poi un demone, da settentrione, cavalcando l’anima di un nobile inglese, trasformata in un cavallo; è infatti permesso ai diavoli plasmare le anime dei dannati in qualunque forma desiderassero. L’arrivo del demone sancisce un momento della settimana molto importante: la sera di ogni domenica ha infatti luogo uno spettacolo teatrale in cui le anime dannate devono ripetere le azioni peccaminose che hanno commesso in vita di fronte ai diavoli che si prendono gioco di loro.