La Compagnia austriaca delle Indie Orientali è un termine comune con cui solitamente ci si riferisce a delle compagnie commerciali austriache con sede ad Ostenda ed a Trieste, dove furono operative nel XVIII secolo. La Compagnia imperiale asiatica di Trieste e Anversa e la Compagnia asiatica di Trieste o Compagnia di Trieste vennero entrambe fondate da William Bolts nel 1775 e rimasero operative sino al 1785.
La fondazione della compagnia Nel 1775, William Bolts offrì i suoi servigi al governo imperiale, ponendosi il proposito personale di stabilire legami commerciali tra l'Austria e l'India sfruttando il porto adriatico di Trieste. Alla sua proposta l'imperatrice Maria Teresa d'Austria aderì immediatamente.
Il viaggio della Giuseppe e Teresa, 1776–81 Il 24 settembre 1776, Bolts salpò da Livorno (all'epoca dominio del granduca Leopoldo di Toscana, figlio minore dell'imperatrice), alla volta dell'India al comando di una nave imperiale, l'ex East Indiaman Earl of Lincoln, rinominato Giuseppe e Teresa con l'intento di portarsi dai porti dell'Adriatico in Persia, in India, in Cina e poi in Africa e dall'Africa nel Madagascar e poi in America.“Octroi de Sa Majesté l’Imperatrice Reine Apostolique, accordé au Sieur Guillaume Bolts, à Vienne le 5 Juin 1775”, Guillaume Bolts, Recueil de pièces authentiques, relatives aux affaires de la ci-devant Société impériale asiatique de Trieste, gérées à Anvers, Antwerp, 1787, pp.45-49. Quest'impresa richiedeva un capitale sostanzioso, che Bolts ricercò nei Paesi Bassi austriaci (attuale Belgio), in particolare presso il banchiere di Anversa, Charles Proli, ed i suoi soci, i banchieri I.C.I. Borrikens e D. Nagel.Franz von Pollack-Parnau, "Eine österreich-ostindische Handelskompanie, 1775-1785: Beitrag zur österreichische Wirtschaftsgeschichte unter Maria Theresia und Joseph II", Vierteljahrsschrift für Sozial- und Wirtschaftsgesichte, Beiheft 12, Stuttgart, 1927, S.24. Jan Denuce, “Charles de Proli en de Aziatische Kompagnie”, Antwerpsch Archievenblad, fasc.1, 1932, pp.3-64. Helma Houtman-De Smedt, Charles Proli, Antwerps zakenman en bankier, 1723-1786: een biografische en bedrijfshistorische studie, Brussel, Paleis der Academiën, 1983, Verhandelingen van de Koninklijke Academie voor Wetenschappen, Letteren en Schone Kunsten van België: Klasse der Letteren, no.108.
La colonizzazione della baia di Delagoa Negli anni successivi, Bolts stabilì delle manifatture nella costa del Malabar, lungo la costa sudest dell'Africa, nella baia di Delagoa e sulle Isole Nicobare.Fulvio Babudieri, “Le vicende della ‘Compagnia Asiatica di Trieste’”, Archeografo Triestino, IV Serie, Vol.XLIX (XCVII della raccolta), 1989, articolo no.1130, pp.217-234. Michal Wanner, "William Bolts a Císarská asijská spolecnost v Terstu", Dejiny a soucasnost, 23/5, 2001, p.11-16; e idem, “Imperial Asiatic Company in Trieste—The Last Attempt of the Habsburg Monarchy to Penetrate East Indian Trade, 1781-1785”, 5th International Congress of Maritime History, Royal Naval College, Greenwich, 23–27 June 2008. John Everaert, "Willem Bolts: India Regained and Lost: Indiamen, Imperial Factories and Country Trade (1775-1785)", in K.S. Mathew (ed.), Mariners, Merchants, and Oceans: Studies in Maritime History, New Delhi, Manohar, 1995, pp.363-369.
La sua idea di stabilire delle fabbriche nella baia di Delagoa era quella di utilizzarle come base commerciale tra l'Africa orientale ed i porti della costa occidentale dell'India.Österreichisches Staatsarchiv, Haus-, Hof- und Staatsarchiv (HHStA), Ostindische Compagnie (OIC), iv; cited in Sven H. Carlson, Trade and Dependency, Uppsala, Acta Universitatis Upsalensis, 1984, Studia Historica Upsalensis, No.138, p.112. Si procurò tre navi per gestire questi traffici iniziali. Nel corso del suo viaggio riuscì a commerciare in Brasile a Rio de Janeiro delle cocciniglie del carminio ed a trasportarle nella baia di Delagoa con l'intento di introdurne l'allevamento per ricavarvi il carminio. La bandiera imperiale ad ogni modo non sventolò per lungo tempo sulla baia di Delagoa dal momento che le autorità portoghesi, allarmate dalla presenza straniera, pretesero come loro l'area e vi inviarono una fregata con 40 cannoni e 500 uomini da Goa per far sloggiare gli uomini di Bolts nell'aprile del 1781, e per trovare il presidio di Lourenço Marques (Maputo) che aveva stabilito una presenza permanente portoghese in loco.Carl Wadström, An Essay on Colonization, vol.1, Londra, 1794, pp.187-195; B. Struck, “Österreichs Kolonialversuche im 18. Jahrhundert”, Völkerkunde: Beiträge zur Erkenntnis von Mensch und Kultur, Bd.III, 1 Jahrgang, 1927, S.184-193; Franz von Pollack-Parnau, "Eine österreich-ostindische Handelskompanie, 1775-1785: Beitrag zur österreichische Wirtschaftsgeschichte unter Maria Theresia und Joseph II", Vierteljahrsschrift für Sozial- und Wirtschaftsgesichte, Beiheft 12, Stuttgart, 1927, S.81-82; Alexandre Lobato, Os Austriácos em Lourenço Marques, Maputo, Imprensa de Universidade Eduardo Mondlane, 2000; Walter Markov, “L'expansion autrichienne outre-mer et les intérêts portugaises 1777-81”, in Congresso Internacional de História dos Descobrimentos, Actas, Volume V, II parte, Lisboa, 1961, pp.281-291.
Attività in India, 1776–81 Quando seppero dell'avventura di Bolts, la Compagnia britannica delle Indie orientali diede istruzione ai propri ufficiali nel Bengala, a Madras ed a Bombay di “fare ogni sforzo per contrastarli e sconfiggerli”.24 dicembre 1776, British Library, India Office Records and Archives, Bengal Despatches, VIII, pp.271-4; cit. in Sir Richard Temple, “Austria’s Commercial Venture in India in the Eighteenth Century”, Indian Antiquary, vol.XLVI, dicembre 1917, p.279.
Nel 1774 la Compagnia britannica delle Indie orientali aveva ceduto Bankipore sul fiume Hooghli, a breve distanza da Calcutta, alla Compagnia di Ostenda. Questo luogo si trovava ancora in mano austriaca nel 1794, ma gli inglesi ne presero possesso poco dopo.
Bolts seppe cogliere il vantaggio della neutralità austriaca nella guerra tra Gran Bretagna e Francia, Spagna e Paesi Bassi (1778-1783) come parte della lotta per la guerra d'indipendenza americana. La compagnia inglese continuò a contrastare le azioni di Bolts in India, fatto che spinse l'ambasciatore austriaco a Londra a presentare le proprie rimostranze alla corte inglese, portando nel gennaio del 1782 all'invio di istruzioni in India agli ufficiali inglesi perché non dessero offesa "a nessun suddito di Sua Maestà Imperiale".25 gennaio 1782, British Library, India Office Records and Archives, Bombay Despatches, VI, f.297; cit. in Sir Richard Temple, “Austria’s Commercial Venture in India in the Eighteenth Century”, Indian Antiquary, vol.XLVII, aprile 1918, p.68.
Quando ad ogni modo Bolts giunse in India per la prima volta, sbarcando a Surat, si trovò a confrontarsi ancora una volta con l'opposizione voltagli localmente dalla Compagnia britannica delle Indie orientali, scegliendo quindi di presentarsi a Hyder Ali, nawab di Mysore nonché uno dei più strenui oppositori degli inglesi in India. Egli si recò in visita al nawab nella sua capitale, Seringapatam, dove gli venne garantito il permesso di stabilire dei porti commerciali presso l'area costiera del nawab presso Mangalore, Karwar e Baliapatam.Walter Markov, "La Compagnia Asiatica di Trieste", Studi Storici, vol.2, no.1, 1961, p.14.
La colonizzazione delle Isole Nicobare Mentre Bolts si trovava a Seringapatam, inviò la Giuseppe e Teresa verso le Isole Nicobare, dove la nave giunse nel giugno del 1778. Il capitano della nave, Bennet, prese possesso delle isole il 12 luglio per conto del governo imperiale di Vienna. Le isole erano del resto state il centro dello sforzo missionario cristiano dei moraviani, che di tanto in tanto si erano portati anche in visita alla base danese a Tranquebar. Come conseguenza dell'azione di Bolts, la compagnia imperiale iniziò a costruire degli insediamenti industriali sull'isola di Nancowey, gestiti da Gottfried Stahl e da altri cinque investitori europei.Franz von Pollack-Parnau, "Eine österreich-ostindische Handelskompanie, 1775-1785: Beitrag zur österreichische Wirtschaftsgeschichte unter Maria Theresia und Joseph II", Vierteljahrsschrift für Sozial- und Wirtschaftsgesichte, Beiheft 12, Stuttgart, 1927, p.45-47. Heinrich Sieveking, “Die Kaiserliche Flagge auf den Nikobaren”, Ostasiatische Rundschau, num.5/6, 1940, p.111-2. Gazzetta Universale(Florence), 15 febbraio 1780; The Public Ledger (London), 13 dicembre 1779; St. James's Chronicle, 18 gennaio 1780; London Chronicle, 11 marzo 1780; Journal politique, ou Gazette des gazettes, Octobre 1779, Seconde Quinzaine. Le autorità danesi si erano opposte strenuamente all'azione di Bolts nel prendere possesso delle Nicobare e nel 1783 inviarono una nave da guerra per rimuovere gli austriaci.Walter Markov, “L'expansion autrichienne outre-mer et les intérêts portugaises 1777-81”, Congresso Internacional de História dos Descobrimentos, Actas, Volume V, II parte, Lisboa, 1961, pp.281-291.
Disputa tra Bolts e Proli Malgrado i molti successi raggiunti sino al 1776, l'impresa di Bolts aveva creato delle perdite di cui si erano risentiti i banchieri belgi che finanziavano l'opera, Charles Proli ed i suoi consociati. Proli inoltre si scontrò con Bolts sull'importanza del mercato cinese: Proli era intenzionato a concentrare le azioni della compagnia unicamente in quel mercato, mentre Bolts era più favorevole ad aprirsi al mercato indiano per commercializzare mercurio, piombo, rame, ferro, alluminio e vetriolo che qui si potevano commerciare, al contrario di quanto accadeva in Cina dove solo i dollari d'argento spagnoli venivano accettati in cambio di tè, porcellana e seta. Mentre Bolts si trovava ancora in India, il gruppo di Proli inviò due navi, la Ville de Vienne alle Mauritius e la Prinz Kaunitz in Cina, senza informarlo. Bolts, ignorando queste spedizioni, acquistò anch'egli una nave e a complicare le cose il caso volle che la chiamò anch'egli Prinz Kaunitz.Guillaume Bolts, Précis de l’Origine, de la Marche et de la Chûte de la Compagnie d’Asie et d’Afrique dans les Ports du Littoral Autrichien, Liege, 1785, pp.17-8. Questo atto ad ogni modo risultava come una rottura nel contratto e i banchieri si rifiutarono di sostenere le spese della spedizione con le loro banche mentre Bolts si trovava in India. Essi chiesero al governo imperiale di trasferire la gestione delle spedizioni in esclusiva a loro, assicurandosi prima che il vascello Giuseppe e Teresa tornasse a Leghorn.Helma Houtman-De Smedt, “The ambitions of the Austrian empire with reference to East India during the last quarter of the eighteenth century”, Chaudhury Sushil (ed.), Merchants, companies and trade: Europe and Asia in the Early Modern Era, Cambridge, Cambridge University Press, 1999, p.232-3. In un'udienza con l'imperatore Giuseppe II a Bruxelles il 28 luglio 1781, Bolts e Proli si accordarono per la trasformazione della loro associazione in una società per azioni, ed in Agosto Bolts cedette i diritti acquisiti alla nuova Compagnia Imperiale di Trieste e Anversa per il Commercio in Asia. La compagnia invò sei navi in Cina ed in India, due in Africa orientale e Mauritius e tre ancora più a sud per pescare balene.David Macpherson, The History of the European Commerce with India, London, 1812, p.316.
Compagnia imperiale di Trieste e Anversa