Con l’espressione Colpo del 16 maggio 1877 (o Crisi del 16 maggio 1877), ci si riferisce a una crisi istituzionale della Terza Repubblica francese, che oppose il Presidente della Repubblica, il maresciallo Patrice de Mac-Mahon, monarchico, alla Camera dei Deputati, eletta nel 1876 e a maggioranza repubblicana, in particolare a Léon Gambetta.

La crisi si aprì il 16 maggio, allorché il Presidente nominò un capo di governo aderente alla propria visione politica, che era opposta a quella del Parlamento, per poi proseguire lungo l’intero anno 1877 sino all’epilogo del , allorché Mac Mahon riconobbe la propria sconfitta politica.

La portata di questa crisi fu enorme: essa consolidò il regime repubblicano, allora praticamente neonatoProclamata il , la repubblica era stata definitivamente instaurata in diritto nel soltanto. in Francia, rovinando le speranze delle diverse correnti monarchiche - bonapartiste, orleaniste e legittimiste (alle elezioni legislative del 1876, i bonapartisti avevano ottenuto 76 seggi, gli orleanisti 40 seggi, i legittimisti borbonici 24http://www.philisto.fr/article-70-le-bonapartisme-de-sedan-a-la-mort-du-prince-imperial.html .) di ottenere una restaurazione in un avvenire prossimo; essa, per tal guisa, orientò definitivamente la pratica politica delle istituzioni, mettendo da parte l’interpretazione «orleanista» delle Leggi costituzionali del 1875 (governo responsabile, allo stesso tempo, sia di fronte al Parlamento che al Capo dello Stato), a profitto di un'interpretazione strettamente repubblicana, «rivoluzionaria» addirittura (governo responsabile unicamente di fronte al Parlamento, che lo investe e lo revoca).

Contesto storico Un regime parlamentare dualista Fra monarchia costituzionale e repubblica parlamentare

Il , ancora nel corso della Guerra franco-prussiana e dopo che le armate del Secondo Impero erano state militarmente umiliate dalla Prussia, venne proclamata la repubblica. Sino al 1877, monarchici e repubblicani furono ferocemente divisi dalla lotta politica, per il controllo delle istituzioni e la stessa definizione giuridica da dare delle stesse.

A seguito della larga vittoria dei movimenti monarchici alle elezioni legislative del https://www.france-politique.fr/elections-legislatives-1871.htm., Adolphe Thiers fu nominato «capo del potere esecutivo della Repubblica Francese», in attesa della firma dell’umiliante trattato di pace a conclusione della Guerra franco-prussiana e del ristabilimento dell’ordine interno. In tale contesto, la restaurazione monarchica venne impedita dalla intransigenza del conte di Chambord, erede dei Borboni e guida dei monarchici legittimisti, che esigeva l’adozione della bandiera bianca dei Borboni in vece del tricolore, contro il desiderio del partito orleanista, altrimenti favorevole al reinsediamento del Borbone in trono.

Il governo di Adolphe Thiers, saldate le riparazioni di guerra, e considerando impossibile un immediato ritorno della monarchia, prese posizione per una repubblica conservatrice. Dopo la morte di Napoleone III nel gennaio 1873, i bonapartisti si allearono ai realisti al fine di preservare la posizione del principe imperiale. Thiers si dimise in maggio. Venne rimpiazzato dal maresciallo Patrice de Mac Mahon, eletto con 390 voti sui 391 espressi (un voto per Jules Grévy) e 380 astenuti (la sinistra, allora tutta repubblicana).

L’ambizione politica della presidenza Mac Mahon, di impronta orleanista, sembrava essersi limitata al ritorno della monarchia, comunque si affidò al governo del Duca di Broglie, promotore di una politica molto conservatrice di ritorno all'«ordine morale». In tale contesto, la destra preparava una riforma istituzionale, adatta a favorire un futuro trapasso alla monarchia. Il Duca di Broglie il 20 novembre 1873 fece votare la legge costituzionale che prolungava il mandato del Presidente a sette anni, con nuova decorrenza, al fine di prolungare la Presidenza di Mac Mahon. Nei mesi successivi e sino alle elezioni del 1876, e malgrado l’indebolimento della maggioranza monarchica a seguito di un numero di elezioni parziali vinte dai Repubblicani, il Presidente Mac Mahon continuò ad affidare il governo ad esponenti della destra.

La Costituzione della Terza Repubblica

Il carattere repubblicano del regime politico francese sembrò stabilirsi in diritto definitivamente il 30 gennaio 1875, con l’adozione, in prima lettura votata con voto di maggioranza 353 voti contro 352, poi in seconda lettura con una maggioranza più ampia di 413 voti contro 248, dell’Emendamento Wallon. Esso disponeva :

Dipoi, le leggi costituzionali del 1875 vennero votate fra il febbraio e il luglio 1875. Esse diedero una costituzione alla Terza Repubblica, che funzionava dal 1870 con delle istituzioni provvisorie (la Legge Rivet per esempio).

La teoria costituzionale che presiedeva a tali riforme, faceva del Presidente della Repubblica il principale attore del potere esecutivo (disponeva di poteri estesi, incluso quello di sciogliere la Camera dei deputati, ed era irresponsabile); contro un parlamento bicamerale che principalmente votava le leggi e controlla il governo (pur con una preminenza politica della Camera dei deputati sul Senato, in virtù della propria elezione a suffragio universale diretto.

Il governo era nominato dal Presidente della Repubblica ('Nomina tutti gli impiegati civili e militari' recitavano le leggi costituzionali), ma traeva il proprio potere da una maggioranza in seno al parlamento, senza la quale era a rischio di essere rovesciato dall’una o dall’altra camera alla minima occasione. Era dunque, almeno in teoria, soggetto insieme al Presidente della Repubblica e dalle Camere: ciò che si chiama un «regime parlamentare dualista». Per ciò stesso, il governo diveniva

I protagonisti Il Presidente della Repubblica Da una parte il Presidente della Repubblica maresciallo Patrice de Mac Mahon, in carica per sette anni, a decorrere dalla legge costituzionale del 20 novembre 1873, come detto.

Le Camere

Dall'altra parte, le due Camere. Le elezioni legislative del 1876 diedero ai repubblicani una confortevole maggioranza nella Camera dei Deputati, con 363 seggi su 533.

Il Senato conservò una maggioranza conservatrice, (151 seggi contro 149Jean-Jacques Chevallier, Histoire des institutions et des régimes politiques de la France de 1789 à 1958, éd. Armand Colin, coll. « Classic », Paris, 2001, 9e édition. per la sua prima legislatura. Un numero di 75 Senatori a vita erano stati eletti dalla Assemblea Nazionale del 1871, prima del suo scioglimento nel ; i 225 restanti erano stati eletti da un collegio elettorale il .

Il governo

Al governo di Jules Dufaure, incaricato all'indomani delle legislative del 1876, ma ancora troppo marcato a destra per i repubblicani, succedette, il , il governo di Jules Simon. Quest’ultimo, Ministro dell’Interno e Presidente del Consiglio, era, secondo le sue stesse parole, politico profondamente repubblicano e risolutamente conservatore: egli appariva, quindi, in grado di bilanciare le forze contrarie. Egli formò un governo, un poco più a sinistra del precedente.

I fatti Apertura della crisi

Genesi della crisi

Il Presidente del Consiglio Jules Simon fece dei passi verso la sinistra, epurando l’alta amministrazione (prefetti e magistrati), ciò che gli guadagnò l’ostilità del Presidente della Repubblica Patrice de Mac MahonDominique Lejeune, La France des débuts de la IIIe République (1870-1896), éd. Armand Colin, Paris, 1994.. Solo per incontrare delle richieste accresciute da parte dei repubblicani, guidati da Léon Gambetta. Nel 1875, Simon non si oppose alla abrogazione della legge «reazionaria» sui delitti della Stampa, da parte della Camera dei Deputati. Al principio del , un dibattito circa la restaurazione del potere temporale del Pontefice Romano, comportò l’adozione di un ordine del giorno che condannava le manifestazioni di Ultramontanismo, senza che il governo si opponesse. Fu in tale occasione che Léon Gambetta, parafrasando Alphonse Peyrat, pronunciò la frase:

Il 16 maggio

Il , Il Presidente della Repubblica, Mac Mahon, rimproverava al Presidente del Consiglio Jules Simon una mancanza di fermezza ed esigeva una "spiegazione". La lettera venne pubblicata dal Journal officiel. Ciò spinse Simon a presentare al Presidente della Repubblica le dimissioni, benché non fosse stato sfiduciato o messo in minoranza dalle Camere. Secondo Émile de Marcère, Mac Mahon al Primo Ministro avrebbe risposto :

Lo stesso giorno, Mac Mahon nominò Presidente del Consiglio Alberto di Broglie, per il suo terzo governo, il quale formò un ministero detto «ministero del 16 maggio», di destra, dell'ordine morale, in concordanza con le opinioni del Presidente della Repubblica. Così facendo, Mac Mahon operava secondo una lettura "dualista" della Costituzione: per lui, il governo era emanazione tanto di lui stesso che del Parlamento.

I giorni seguenti

L’indomani , Gambetta fece votare una mozione che rifiutava la fiducia al nuovo governo de BroglieExtrait de l'intervention de Gambetta.. Il , il Presidente della Repubblica emise un messaggio da leggere alle Camere, nel quale spiegava la propria posizione, e vi aggiunse un decreto che sospendeva per un mese la seduta del Parlamento. Ciò che ebbe per effetto di mettere fine alla sessione parlamentare in corso, ed impediva loro di riunirsi (conformemente all’Art. 2, Legge Costituzionale del ).

Il , deputati di differenti gruppi repubblicani della Camera, il Centro-Sinistra del Laboulaye, l'Unione Repubblicana del Gambetta e la Sinistra Repubblicana di Jules Ferry, si riunirono in seduta plenaria a Versailles, e sottoscrissero il «manifesto dei 363», indirizzato alla Francia, che invitava gli elettori a non approvare

Il testo, redatto da un amico di Gambetta, Eugène SpullerJean-Marie Mayeur, La vie politique sous la Troisième République, éd. du Seuil 1984., ricevette la firma di 363 deputati.

Dissoluzione della Camera dei Deputati

Il , riprese la sessione della Camera — un mese dopo la sua sospensione. Il giorno stesso, Il Presidente della Repubblica chiese al Senato il suo «avviso conforme» per sciogliere la Camera dei Deputati, In conformità all’Art.5 della Legge del 25 febbraio:.

Il , nel corso di un dibattito alla Camera, Gambetta prununciò un veemente discorso contro la politica del governo de Broglie: Con allusione all’ordine del giorno votato dalla Camera, nonché all'Indirizzo dei 221 de 1830. Di fatto, l’ordine del giorno adottato il 19 giugno, sottoscritto dai presidenti dei gruppi della sinistra in nome dei firmatari del manifesto dei 363 del 18 maggio costituiva una vera e propria sfida all’esecutivo: L’ordine del giorno venne votato da 363 deputati contro 158.

Il , il Senato emise il proprio avviso conforme : la domanda di scioglimento venne accettata con 149 voti contro 130.

Il venne pubblicato il decreto di scioglimento della Camera dei Deputati.

La campagna elettorale

La campagna elettorale ufficiale venne aperta tre mesi dopo lo scioglimento, il . Purtuttavia, i mesi precedenti furono politicamente molto agitati.

Questa campagna fu una delle più veementi della storia di Francia. Con il Ministro dell’Interno Bardi de Fourtou, che revocava prefetti e funzionari, revocava sindaci ed aggiunti, moltiplicava gli appelli ed i manifesti conservatori.

Le candidature ufficiali

Il Mac Mahon effettuò dei viaggi di propaganda per il Paese. Il costume delle «candidature ufficiali» sembrò fare la propria riapparizione, quando il maresciallo e Presidente della Repubblica, con un messaggio, fece sapere: Il mio governo vi indicherà fra i candidati quelli che possono fregiarsi del mio nome. Metodo che i repubblicani denunciarono come degno del Secondo Impero.