La battaglia di piazza Muranowski (in polacco: Bitwa na placu Muranowskim) fu uno scontro tra le truppe del Żydowski Związek Wojskowy (ŻZW) e i reparti della Germania nazista che ebbe luogo durante la Rivolta del ghetto di Varsavia, tra il 19 e il 22 aprile 1943. Gli scontri fra le forze tedesche, guidate da Jürgen Stroop, che avevano lo scopo di occupare e distruggere il ghetto, e i reparti degli insorti ebraici del ŻZW sotto il comando di Paweł Frankel, si svolsero in piazza Muranowski, la quale ora non esiste più.
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Storia
Genesi
L'occupazione e distruzione del ghetto di Varsavia, durante la quale circa persone furono portate al campo di sterminio di Treblinka, fu compiuta dai nazisti nell'estate del 1942.
Un gruppo di giovani attivisti ebrei creò due organizzazioni militari per combattere i nazisti: la Żydowska Organizacja Bojowa (ŻOB), legata all'Unione Generale dei Lavoratori Ebrei ("Bund"), di sinistra, e il Żydowski Związek Wojskowy (ŻZW), legato ai sionisti e revisionisti della destra ebraica. Le due organizzazioni, dato che erano politicamente diverse, non si accordarono riguardo all'unificazione delle forze (la ŻOB, essendo in maggioranza, propose ai revisionisti di unirsi non come un'organizzazione, bensì individualmente). Conformemente alla relazione di Marek Edelman, alcuni giorni prima dello scoppio della rivolta le due truppe militari ebraiche si incontrarono. Oltre a Edelman rappresentavano la ŻOB Mordechaj Anielewicz e Icchak Cukierman. Secondo Edelman i militanti del ŻZW tentarono di forzare i membri della ŻOB ad aderire alla loro organizzazione, minacciandoli con le armi. Scoppiò una rissa e una sparatoria, ma nessuno rimase ferito. I militanti non si misero d'accordo su una fusione, ma cominciarono a collaborare dividendo le zone di attività per la difesa del ghetto in caso di un attacco dei tedeschiDawid Wdowiński: And We Are Not Saved.. London: Allen, 1964, p. 80..
Il ŻZW era attivo nei dintorni di piazza Muranowski, che si trovava nel quartiere Muranów di Varsavia, fra via Muranowska, dove al civico 7 era collocato il quartiere generale del ŻZWPlac Muranowski - il luogo della battaglia durante la rivolta del ghetto di Varsavia arte da Szetl.org.pl e via Nalewki, entrambe oggi non più esistenti; il luogo corrisponde all'incrocio di via Stawki e via Józefa Lewartowskiego di oggi. I reparti di questa organizzazione si divisero in tre gruppi: due di essi difendevano i cosiddetti ''capannoni'' (in polacco: szopy) ovvero le fabbriche fuori le mura del ghetto nelle quali lavoravano alcuni abitanti del ghetto stesso, mentre il terzo gruppo, molto più grande, venne posizionato proprio in piazza Muranowski dove sei reparti di 20 soldati ciascuno occuparono le case in via Muranowska: 1, 3, 5, 7–9 e 40Dawid Wdowiński: And We Are Not Saved.. London: Allen, 1964, p. 82.. Le posizioni del ŻZW si incontravano con quelle della ŻOB, la quale presidiava le case nelle vie Zamenhofa, Miła, Gęsia e NalewkiMaciej Kledzik, „Zapomniani żołnierze ŻZW”, „Rzeczpospolita” 18-04-2008. Le truppe del ŻZW in piazza Muranowski disponevano di un arsenale ben attrezzato per condizioni difficili, situato in una casa abbandonata in via Muranowska 7.
Le preparazioni del ŻZW alla rivolta sono descritte nel diario di Emanuel Ringelblum, storico e testimone oculare ebreo, che visitando il quartiere fu impressionato dagli armamenti radunati. Vide armi di vari tipi e fu poi presente quando militanti ebrei ne comprarono un'altra partitaEmanuel Ringelblum. „Kronika getta warszawskiego”, Czytelnik, Warszawa 1983..
Battaglia in piazza Muranowski Le lotte in piazza cominciarono subito dopo lo scoppio della rivolta, il 19 aprile 1943, e durarono per almeno tre giorni. Dal resoconto di Dawid Wdowiński, soldato e comandante del ŻZW, sulla casa in via Muranowska 7-9, quartiere generale del ŻZW, venne appesa una bandiera ebraica di colore bianco-azzurro, che restò lì per 5 giorni dopo l’inizio della rivoltaDawid Wdowiński: And We Are Not Saved.. London: Allen, 1964, p. 94.. Secondo altre relazioni, in quel luogo sventolavano invece due bandiere: una bandiera ebraica bianco-azzurra e una bandiera polacca bianco-rossa; queste relazioni vennero confermate dallo storico Emanuel Ringelmblum, Władysław Bartoszewskicit.: « Su una delle case in piazza Muranowski sono state appese due bandiere: una ebraica bianco-azzurra e una polacca bianco-rossa. (...) Lei si ricorda di queste bandiere? Władysław Bartoszewski: Ovviamente. Sventolavano così in alto, che le si poteva vedere dal tram con il quale andavo da Żoliborz. (...) Il gruppo speciale d’assalto per ordine del generale SS Jürgen Stroop ha attaccato le posizioni ebraiche e il 20 aprile, dopo una lotta accanita, hanno strappato entrambe le bandiere. Stroop lo descrive nel suo rapporto», vedi: Aleksandra Klich i Jarosław Kurski wywiad z Władysławem Bartoszewskim, „Arcypolskie powstanie żydowskie”. „Gazeta Wyborcza”. 12.04.2013. e Alicja KaczyńskaMoshe Arens, "The changing memory:Who Defended The Warsaw Ghetto?”, The Jerusalem Post. che registrò una tale informazione nelle sue memorie. Due bandiere sono menzionate anche nel rapporto di Jürgen StroopJürgen Stroop, Es gibt keinen jüdischen Wohnbezirk in Warschau mehr!, Warschau 1943, p.5. e nel libro Rozmowy z katem ("Conversazioni con il boia") di Kazimierz Moczarski – compagno di cella di Stroop del dopoguerra, che nel suo libro annotò le conversazioni con il generale tedescoKazimierz Moczarski, „Rozmowy z katem”, Społeczny Instytut Wydawniczy „Znak” 2009..
Il primo scontro ebbe luogo la mattina del 19 aprile quando le truppe tedesche si avvicinarono dalla parte di via Nalewki. Gli insorti ebrei aprirono il fuoco con le loro mitragliatrici costringendo i tedeschi alla ritirata il pomeriggio stesso. Anche durante le lotte del 19 aprile, i due comandanti del ŻZW – Paweł Frenkel e Leon Rodal – si avvicinarono travestiti da ufficiali delle SS al reparto di soldati ucraini raggruppati vicino alla piazza; li attaccarono di sorpresa e riuscirono a rompere l’accerchiamento dei gruppi di militanti ebrei che così poterono riunirsi con il resto degli insortiDawid Wdowiński: And We Are Not Saved.. London: Allen, 1964, p. 95..
Secondo Kazimierz Iranek-Osmecki, futuro capo del wywiad Komendy Głównej AK ("spionaggio del Comando Generale dell’Esercito Nazionale"), i tedeschi, dopo aver conquistato un centro di resistenza della ŻOB in via Gęsia, attaccarono verso le 16 in piazza Muranowski le posizioni del ŻZW guidate da Paweł Frenkel.
La notte tra il 19 e il 20 aprile il comando generale del ŻZW tenne un consiglio durante il quale prese la decisione di dividere la riserva degli armamenti tra tutti gli insorti affinché essa non capitasse fra le mani dei tedeschi nell’eventualità che questi prendessero l’arsenale. Gli scontri durarono per i giorni seguenti per poi, dopo che al comando dell’esercito tedesco arrivò Jürgen Stroop, intensificarsi poiché i tedeschi adottarono la tattica di distruggere case incendiandole e bombardandole con i cannoni. Gli insorti, usando passaggi segreti tra le case, continuarono ad attaccare i nazisti di sorpresa, ma perdevano contatto tra di loro e potevano comunicare solo di notte. Il quarto giorno della battaglia, con la divisione di Muranów si unì un gruppo del "capannone di spazzolai" (in polacco: szop szczotkarzy) del ŻZW in via Świętojerska, che in seguito affrontò un’unità corazzata tedescaDawid Wdowiński: And We Are Not Saved.. London: Allen, 1964, p. 96.. Secondo Wdowieński, il quinto giorno sull’edificio del comando in piazza Muranowski sventola la bandiera ebrea e i militanti si difendevano sparando dalle finestre.
Il 21 aprile si lottava nelle vie Franciszkańska e Miła. Sappiamo inoltre che una parte delle truppe si ritirò dietro le mura del ghetto provando a uscire da Varsavia, attraversando il bosco vicino a Otwock, con l’aiuto dell’organizzazione polacca Miecz i Pług ("Spada e Aratro"). Furono però traditi dalla Miecz i Pług (organizzazione infiltrata da agenti della Gestapo) e uccisi dai tedeschi sulla strada per OtwockBarbara Engelking, Jacek Leociak: Getto Warszawskie. Przewodnik po nieistniejącym mieście.. Warszawa: IFiS PAN, 2001, p. 737.. Un'altra parte delle truppe rimase invece nel ghetto combattendoci ancora fino al 2 maggio 1943, quando uscirono dalle mura in via Grzybowska circondati dal nemico.
Relazione di Władysław Zajdler Conformemente alla relazione di Władysław Zajdler detto "Żarski", il 27 aprile 1943, alla battaglia in piazza Muranowski partecipò anche un reparto "W" di 18 militanti, appartenente al Korpus Bezpieczeństwa ("Corpo di Sicurezza" – organizzazione autonoma legata allAK) e guidato da Henryk Iwański detto "Bystry" del KB. Il KB includeva inoltre una squadra sotto il comando di Własysław Zajdler "Żarski" e una sezione di Lejewski detto "Garbarz"Władysław Zajdler. Wypad do getta. Fragment walk na placu Muranowskim.. „Za Wolność i Lud”. 8, 1962.. Secondo Zajdler il 27 aprile i polacchi, tramite un sottopassaggio, raggiunsero i militanti e gli consegnarono armi, munizioni e cibo. I polacchi dovettero però sostituire gli insorti ebrei del reparto del ŻZW comandato da Dawid Apfelbaum, completamente esausti, nella posizione chiave tra le macerie presso le, non più esistenti, piazza Muranowski e via Nalewki (adesso via Bohaterów Ghetta, cioè "Di Eroi del Ghetto"), respingendo gli attacchi di unità corazzate tedesche e lettoni. Come racconta "Żarski":
"Il 26 aprile 1943 abbiamo ottenuto da parte del portaordini del ŻZW il comunicato che il capo del settore Dawid Moryc Apfelbaum era ferito e domandava dell’arma e munizione come aiuto. I reparti ebraici hanno recuperato un accesso a un fosso che andava sotto la strada e arrivava fino alla cantina di una casa fuori dalle mura del ghetto, in piazza Muranowski 7… Il Comando Generale del KB ha ordinato di organizzare un passaggio del nostro gruppo di battaglia al ghetto. Il gruppo aveva compito di entrare nella lotta, respingere i nazisti dai dintorni del fosso e aiutare donne e bambini feriti a spostarsi sul terreno "ariano". (...) In due carri armati la fanteria delle SS ha iniziato il suo attacco. Sui nazisti sono piovute granate e pallottole dei polacchi ed ebrei che combattevano mano nella mano. L’attacco è stato respinto e militanti hanno preso gli armamenti conquistati".Stanisław Wroński, Maria Zwolakowa, „Polacy i Żydzi 1939–1945”. Książka i Wiedza, Warszawa 1971, p.192.