Assassin's Creed: Odyssey è un videogioco sviluppato presso Ubisoft Quebec e pubblicato da Ubisoft. Odyssey rappresenta l'undicesimo capitolo della serie Assassin's Creed, nonché il sequel di Assassin's Creed: Origins.

È disponibile per Microsoft Windows, PlayStation 4 e Xbox One dal 5 ottobre 2018 e dal 19 ottobre 2019 su Google Stadia.non più disponibile a causa della cessazione del servizio

Il gioco è stato annunciato ufficialmente con un teaser trailer su Twitter, in occasione dell'E3 2018, il 1º giugno 2018.

Trama Mesi dopo la sua avventura in Egitto, Layla Hassan è ormai un'agente degli Assassini; durante una campagna di ricerche, rinviene la lancia appartenuta al re di Sparta Leonida, spezzatasi durante la battaglia delle Termopili, e vi riconosce un manufatto della Prima Civilizzazione. Con l'aiuto di Victoria Bibeau, Layla estrae il DNA di due fratelli vissuti nel V secolo a.C., Alexios e Kassandra, nipoti del leggendario re spartano (segue la scelta del giocatore con quale dei due fratelli giocare, anche se ufficialmente il protagonista della storia è Kassandra). Si inizia così a seguire la storia del protagonista scelto attraverso l'Animus, con lo scopo di scoprire l'ubicazione del Bastone di Ermete Trismegisto. Il protagonista sarà conosciuto come il Misthios (il/la mercenario/a).

Il Misthios è il primogenito di Nicolao e Myrrine, rispettivamente un guerriero spartano e la figlia di Leonida. Durante l'infanzia del Misthios, Nicolao apprende una profezia, secondo la quale il figlio minore (il personaggio scartato durante la scelta) avrebbe portato distruzione in tutta la Grecia. Senza opporsi troppo, viene quindi costretto dai sacerdoti spartani a gettarlo dal monte Taigeto. Nel tentativo di salvare il fratello neonato, il piccolo "Misthios" provoca la caduta del sacerdote che aveva predetto la profezia, con quest'ultimo che regge tra le mani Alexios/Kassandra. Dopo ciò, a Nicolao viene ordinato di sacrificare anche il proprio primogenito che, nonostante lo sconforto del padre, viene lanciato dalla rupe. Ciascuno all'insaputa dell'altro, i due fratelli sopravvivono alla caduta; il Misthios, recuperando la lancia spezzata di Leonida, raggiunge Cefalonia e viene trovato da un avido mercante di nome Marco, che lo adotta e lo cresce come abile mercenario. Il Misthios cresce insieme alla piccola orfana chiamata Febe, compiendo lavori sporchi fino allo scoppio della Guerra del Peloponneso.

Un giorno, il Misthios viene contattato da Elpenore, un misterioso individuo che gli offre un incarico da assassino: l'uccisione del "Lupo di Sparta". Lui accetta, ma nel corso della missione scopre che il Lupo non è altri che suo padre Nicolao, ora generale e padre di un figlio adottivo, Stentore, anch'egli soldato spartano. Il Misthios aiuta Stentore a conquistare la Megaride, in modo da ottenere un colloquio con il Lupo. Conquistata la regione, il Misthios e Nicolao si confrontano animatamente. Durante l’incontro con Nicolao, il Misthios si scaglia duramente e brutalmente contro di lui, accusandolo di non aver fatto abbastanza per proteggere i suoi figli dalla profezia che, a parere suo, ma anche della madre Myrrine, era ingiusta. Al termine del suo sfogo nei confronti del padre, il Misthios può decidere se uccidere o meno il padre. Qualsiasi sia la scelta del giocatore, Nicolao rivela di non essere il loro padre genetico, ma di aver cresciuto e amato i due bambini come fossero suoi, nonostante il suo dovere da spartano lo avesse indotto a sacrificarli entrambi. Il generale rivela quindi che Myrrine aveva concepito i due fratelli con un altro uomo, esortando il Misthios a ricercare la madre e conoscere la verità sulle sue origini.

Una volta tornato da Elpenore, quest'ultimo gli rivela di aver sempre saputo che Nicolao era il suo patrigno e gli affida un'altra missione: uccidere Myrrine. Il mercenario rifiuta ed Elpenore fugge. Il Misthios si reca quindi a Delfi per chiedere alla Pizia dove si trovi Myrrine; qui incontra Erodoto, che riconosce nell'arma che il mercenario porta con sé la lancia di Leonida e decide di aiutarlo nelle sue missioni. La Pizia parla al Misthios di una misteriosa fratellanza, la Setta di Cosmos, che ha commissionato l'eliminazione della sua intera famiglia; il Misthios rintraccia e uccide dunque Elpenore, membro dell'organizzazione. Utilizzando il suo travestimento, si introduce di nascosto a una riunione della Setta. Qui scopre che la Setta di Cosmos è un potente ordine di guerrieri e politici, provenienti da ogni angolo della Grecia, il cui scopo è prenderne possesso tramite la guerra del Peloponneso, fomentando di proposito il caos tra la popolazione per ergersi poi a salvatori del mondo greco ed instaurare una finta pace forzata. Nella stessa riunione incontra il fratello minore Alexios/Kassandra, ora Deimos, allevato dalla Setta e divenuto un guerriero semi-divino e senza scrupoli al servizio dell'organizzazione.

Il Misthios intraprende dunque un viaggio per tutta la Grecia, eliminando i componenti della Setta e ripulendo il mondo dalla loro corruzione; di tutti questi membri è possibile lasciare in vita solo Lago, capo dell’Arcadia (questo in realtà era stato semplicemente schiavizzato dalla Setta e, avendo una famiglia a rivolerlo con sé, se sopravvive può aiutare il Misthios nella sua ricerca). Durante il suo viaggio combatte di volta in volta per Sparta o per Atene, incontrando e alleandosi con figure storiche come Pericle, Aspasia, Ippocrate, Socrate, Alcibiade, Sofocle, Euripide, Aristofane, Brasida e Fidia. Dopo aver avvertito Pericle della minaccia rappresentata dalla Setta di Cosmos, il Misthios si ritrova in un'Atene messa in ginocchio dalla peste, evento che favorisce la stessa Setta nel raggiungere l'indebolito padre della democrazia, uccidendolo per mano di Deimos. Anche Febe, che aveva raggiunto Atene poco prima, viene uccisa dai sicari della Setta di Cosmos, costringendo il Misthios ad abbandonare la polis ateniese insieme ad Aspasia, compagna dello stratega e successivo bersaglio dei cospiratori. Dopo questi eventi, il Misthios riesce a ricongiungersi con Myrrine, scappata da Sparta dopo la tragica notte della presunta morte dei suoi due figli e ora a capo dell'isola di Nasso, dopo aver intrapreso, per breve tempo, la vita da pirata. Il Misthios aiuta la ritrovata madre ad eliminare la minaccia di Paro, l'isola rivale di Nasso, per poi tornare a Sparta per riappropriarsi della propria casa. Myrrine spiega che il vero padre di entrambi i fratelli è Pitagora, appartenente come lei alla stirpe degli Isu, i discendenti della Prima Civilizzazione, dotati di forza sovrumana e del "senso dell'aquila", cosa che aveva indotto la Setta a plasmare Deimos in un'arma umana con cui rintracciare e uccidere gli altri membri della famiglia. Lei e Pitagora concepirono i due figli per preservare la linea genealogica di Leonida e di Coloro che vennero prima.

Tornato a Sparta, il Misthios vince alle Olimpiadi e partecipa alla conquista della Beozia per riprendere la cittadinanza laconica; poi scopre che Pausania, uno dei due re, è membro della Setta e lo uccide. Successivamente, durante una battaglia tra spartani e ateniesi a Pilo, giunge allo scontro con Deimos, al termine del quale viene catturato dalla Setta. Durante la permanenza nella prigione di Atene, il protagonista scopre che anche Cleone, leader di Atene dopo la morte di Pericle, è un membro dell'organizzazione nemica. Il Misthios evade di prigione e, grazie all'aiuto di Socrate, Aristofane, Alcibiade e Brasida, riesce prima ad uccidere gli ultimi membri della Setta rimasti prima di Cleone, per poi smascherare la corruzione di quest'ultimo e subito dopo eliminarlo sul campo di battaglia nei pressi di Anfipoli. Nello stesso scontro, Brasida viene ucciso da Deimos che, durante il confronto con il misthios, viene ferito gravemente alla schiena da una freccia scoccata da Cleone. Il Misthios e Myrrine, pensando che Deimos sia morto, si recano nuovamente sul monte Taigeto per mettersi alle spalle una volta per tutte il loro tragico passato. Qui ritrovano Deimos, che Myrrine continua a chiamare per nome, sopravvissuto alla battaglia e ad aspettarli sul monte. Qui madre e figlio/a tentano in ogni modo di riportare il secondogenito alla ragione, convincendolo che la Setta lo ha sempre usato e che la stessa organizzazione convinse l'oracolo di comunicare la falsa profezia. La scelta del giocatore può portare al rinsavimento di Deimos, che si ricongiunge al resto della famiglia, oppure al fallimento dell'iniziativa, con conseguente scontro tra i due fratelli e con il Misthios che uccide il fratello minore. La scena finale dipende dalle scelte del giocatore e il Misthios può ritrovarsi a cenare con tutti i familiari rimasti in vita in base alle scelte fatte. Quindi si potrà ritrovare nella sua casa natale con Myrrine, Deimos (se persuaso), Nicolao (se risparmiato) e Stentore (se non si è ucciso Nicolao e poi lo si risparmia). I familiari superstiti, quindi, si ritrovano tutti riuniti a cenare nella casa natale dell'intera famiglia. Felici più che mai iniziano una nuova vita, tutti insieme.

Il Misthios, inoltre, incontra il suo vero padre Pitagora, mantenuto in vita dal Bastone di Ermete Trismegisto e posto ora a guardia di Atlantide, l'ultima roccaforte della Prima Civilizzazione, situata sotto l’isola di Thera. Il matematico chiede al Misthios di aiutarlo a sigillare la città perduta, con lo scopo di preservare per sempre la saggezza conservatavi; per farlo, il mercenario dovrà sconfiggere quattro creature mitologiche: la Sfinge, il Minotauro, il Ciclope e Medusa, in realtà ologrammi creati dalla Prima Civilizzazione per chiudere i cancelli di Atlantide.

Una volta eliminati tutti gli adepti della Setta di Cosmos, il Misthios si reca nel loro luogo d'incontro per distruggere la Piramide, un artefatto che permetteva loro di prevedere il futuro e che usavano per soggiogare la Grecia. Nel distruggerla, la Piramide conferisce al Misthios una visione delle battaglie che avverranno (corrispondenti alla timeline dell'intera serie) e del mondo spaccato a metà tra l'eterna lotta tra Templari e Assassini. Poco prima che la distrugga, il capo della Setta si mostra al Misthios: si tratta di Aspasia, che rivela di essere stata un tempo al vertice della Setta, ma di essersi tirata indietro quando essa era diventata man mano più corrotta e crudele al punto di uccidere il suo amato Pericle e pertanto lo ringrazia per averla distrutta, volendo ora creare una nuova visione utopica in cui l'ordine avrebbe prevalso su tutto. Il Misthios può decidere se lasciarla in vita, sapendo che in fondo non sia lei la diretta responsabile dei disastri della Setta, o se ucciderla per porvi fine una volta per tutte.

Una volta trovate le Chiavi di Atlantide, il Misthios torna da Pitagora per sigillare la città; con questa azione si attiva una registrazione di Aletheia, una dei Precursori, che avverte il Misthios (quindi anche Layla) che la loro saggezza non è fatta per il genere umano e che andrà distrutta per permettere agli uomini di sviluppare il loro vero potenziale. Pitagora cede il Bastone al Misthios in modo consenziente, per poi morire.