Villa Bartolomea (Vila in dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della provincia di Verona in Veneto.
Geografia fisica
Villa Bartolomea dista 42 chilometri da Rovigo e 49 chilometri da Verona. Rispetto al capoluogo è in posizione sud est ed è il penultimo comune lungo il corso dell'Adige prima della provincia di Rovigo. Gran parte del territorio comunale è occupato dalle ampie Valli Grandi Veronesi, mentre gli insediamenti urbani di Villa Bartolomea, Spinimbecco e Carpi si sviluppano nelle vicinanze del fiume. La frazione di San Zeno in Valle, ormai in spopolamento, è situata al confine meridionale del comune, presso il fiume Tartaro e il Canale Emissario. Villa Bartolomea confina ad ovest con il comune di Legnago, a nord con Terrazzo, ad est con Castagnaro, mentre a sud il confine è delimitato dalla Provincia di Rovigo, con i comuni di Castelmassa e Castelnovo Bariano. Il territorio di Villa Bartolomea, per gran parte compreso all'interno delle Valli Grandi Veronesi, fu a lungo minacciato dal dilagare delle paludi, arrestate solo grazie alla costruzione di argini. Dopo numerosi tentativi, il problema fu risolto in epoca moderna grazie alle bonifiche. Ciò permise di convertire il territorio in terreno agricolo e portò alla creazione della frazione di San Zeno in Valle.
Origini del nome
Storia I primi insediamenti sembrano risalire all'Età del Bronzohttp://www.comune.villa-bartolomea.vr.it/opencms/cmsinternaente.act?dir=/opencms/opencms/CSBV/Villabartolomea/Vivere/Cenni_storici/ Cenni storici, testimoniati dalla presenza di una necropoli del XIII-XII secolo a.C. È ormai certo che la zona fu abitata da Paleoveneti ed Etruschi, anche se i reperti più numerosi, scoperti nelle zone di campagna, appartengono al periodo romano. La prima menzione di Villa Bartolomea in documenti ufficiali si ha alla fine del IX secolo e nel 1184 col nome di Villa Cervionus.
In epoca medievale il territorio del comune rimase sotto il dominio dei Della Scala dal 1262 al 1387, per passare quindi, fino al 1797, a quello della Repubblica di Venezia.
L'anno 1392 le terre di Villa Bartolomea furono assegnate in feudo, tramite il vescovo veronese, al condottiero Niccolò Terzi il Vecchio, allora reggente il Consiglio visconteo per le Partes de ultra Mincium e Podestà di Verona, a compenso dei servigi resi a Gian Galeazzo Visconti.Cfr.: I Terzi di Parma, Sissa e Fermo, Prefazione di Marco Gentile, seconda edizione, (“Fonti e Studi", serie II, XIV-2), Parma, presso la Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, 2019, p. 40. Mentre le frazioni di Carpi d'Adige e Spinimbecco sono assegnate in feudo a Luigi Dal Verme, Conte di Sanguinetto, Bobbio e Voghera e già assegnatario di molti feudi nel territorio veronese. In seguito il feudo è confiscato ed assegnato ai Barbarigo.
Passata in eredità al figlio di Niccolò, Ottobuono de' Terzi, signore di Parma e Reggio Emilia, dopo l'assassinio di questi il 27 maggio 1409, Villa Bartolomea divenne il rifugio della sua vedova Francesca da Fogliano che, posta sotto la protezione della Repubblica di Venezia, era fuggita da Parma nei primi giorni del 1410 con i giovanissimi figli Niccolò Carlo, Caterina e Margherita. Signora di Villa Bartolomea, Francesca da Fogliano conobbe qui un altro vedovo, il conte Ludovico dei San Bonifacio di Lendinara, d'illustre famiglia padovana, già capitano d'armi dei Da Carrara, degli Estensi e a fianco di Braccio da Montone, il quale, schifando ormai la guerra, aveva preferito ai campi di battaglia i pacifici studi umanistici e teologici. La nuova signora di Villa Bartolomea,Francesca era figlia di Carlo da Fogliano e di Isotta Visconti, un'illegittima di Barnabò che nei documenti reca il titolo di contessa della Valle, sposò il conte Ludovico il 30 dicembre 1417. Dal nuovo matrimonio nacquero poi sei figli: Bernardo, Silvio e Rizzardo, Isotta, Alisia e Violante. A questa figliolanza s'aggiungeva quella avuta da Francesca e Ludovico nei loro precedenti matrimoni. Due di questi figli, Marugolato, detto alla veneta Marugolà, il primogenito di Ludovico, e Margherita, l'ultimogenita di Francesca e Ottobuono de' Terzi, convolarono anch'essi a nozze. Con loro si radicò definitivamente la discendenza a Villa Bartolomea dei conti di San Bonifacio.Questa complessa vicenda d'intrecci familiari e feudale è stata integralmente ricostruita nel volume, edito a cura della Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, di P. Cont, I Terzi di Parma, Sissa e Fermo, Prefazione di Marco Gentile, cit., pp. 100-104.
In seguito al Trattato di Campoformio, Villa Bartolomea passò sotto il controllo austro-ungarico come parte del Regno Lombardo-Veneto, per venire infine annessa al Regno d'Italia a seguito della terza guerra di indipendenza nel 1866.
Simboli
Lo stemma del comune di Villa Bartolomea, concesso con regio decreto 20 luglio 1872, è rappresentato da una donna con una tunica blu e si rifà ad una precisa simbologia: la catena spezzata, stretta nella mano destra, è simbolo di libertà, mentre la cornucopia, nella mano sinistra, rappresenta la fertilità. La fascia sul petto (o in alternativa un drappo alla base dello stemma) reca il motto latino In libertate labor.
Il gonfalone è un drappo troncato di bianco e di verde.
Società Evoluzione demografica
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose
Chiesa a S.Bartolomeo (Villa Bartolomea) - XIX secolo La chiesa è dedicata alla memoria di san Bartolomeo e la sua costruzione venne conclusa nel 1855. Fu edificata in sostituzione della chiesa romanica del capoluogo a partire dal 1841 e i lavori subirono numerosi rallentamenti, dovuti a problemi economici e meteorologici. Il nuovo campanile, di cui rimane solo il basamento, non venne mai edificato. La chiesa può contare anche sulla Corale San Bartolomeo, che spesso accompagna le celebrazioni religiose.
Chiesetta della Madonna della Salute (Villa Bartolomea) - XX secolo La chiesetta, situata alla conclusione di corso Fraccaroli, venne costruita nel 1920 e dedicata alla Madonna della Salute, proseguendo la tradizione del capitello già presente in zona Fondovilla. Il minuscolo campanile ospita due campane provenienti da zone di guerra (da Meolo, in provincia di Venezia e dalla Libia). Durante la seconda guerra mondiale la chiesetta venne danneggiata e, in seguito, ristrutturata. Nel 1974, a causa delle condizioni precarie in cui versava, la chiesetta venne totalmente rifatta. A tutt'oggi costituisce un importante punto di riferimento per il rosario ed il culto mariano, nonché per la tradizionale sagra di inizio ottobre.
Chiesa di Santa Maria Assunta (Spinimbecco) - XIX secolo La chiesa parrocchiale della frazione di Spinimbecco è dedicata a Santa Maria Assunta ed è stata costruita agli inizi dell'Ottocento, al posto di quella costruita nel 1355, di cui resta il campanile, più volte ristrutturato nel corso dei secoli. Gli altari della chiesa sono pregevole opera del barocco veronese del XVII secolo e provengono dall'oratorio del Cristo in San Giorgio in Braida, Verona, in seguito alla sua soppressione per volere di Napoleone. All'interno della chiesa si trovano alcune opere di notevole valore: la tavola lignea Madonna dal Grembo Beato e san Rocco del XVII secolo, la pala dell'altare di S. Antonio, attribuita al pittore veronese Antonio Balestra, datata XVII secolo e la pala dell'Immacolata, con i Santi Francesco di Paola e Teresa d'Avila, del pittore ferrarese Carlo Ricci, firmata e datata 1778.
Oratorio di Sant'Anna (Villa Bartolomea) L'oratorio dedicato a sant'Anna venne costruito nel 1798 dalla famiglia Viero nella proprietà adiacente all'attuale Villa Viero-Panziera-Ghedini ed ottenne, a spese della stessa famiglia, la presenza stabile di un cappellano. Negli ultimi anni sono stati svolti lavori di ristrutturazione e restauro esterno che hanno interessato gli intonaci e la stabilita della piccola torre campanaria.
Chiesa di Santa Margherita (Carpi di Villa Bartolomea) La nuova chiesa della frazione venne costruita nel 1886 e consacrata nell'agosto dello stesso anno a santa Margherita. Il progetto della chiesa risale al 1850, quando il parroco e la comunità decisero di sostituire quella precedente: la proposta ufficiale risale al 1852, mentre la prima pietra venne posata nel 1856, su progetto dell'architetto Benedetto Ferrari di Legnago. La chiesa è in stile neoclassico, ad una navata, e misura 44,50 metri in lunghezza, 13 metri in larghezza e, nel punto centrale, 19 metri in altezza. Le statue furono scolpite dal vicentino Pietro Belcaro: due statue furono collocate sulla facciata, mentre altre sette, rappresentanti i sette sacramenti, furono collocate all'interno. Risale invece al 1964 l'inaugurazione del nuovo battistero.
Campanile di Carpi Il campanile della chiesa di Carpi, uno dei più alti della bassa Veronese, risale all'inizio del XX secolo: don Quirino Maestrello, parroco della frazione, convinse i parrocchiani della necessità di un nuovo campanile in sostituzione di quello vecchio, ormai pericolante. Preso a modello il nuovo campanile di Begosso, eretto nel 1912, la prima pietra venne posata nel 1913 e i lavori si conclusero l'anno seguente, con l'inaugurazione del settembre 1914. Nel campanile vennero collocate nuove campane con iscrizioni in latino composte da Don Carmelo Martini, allora curato di Carpi.
Ville
La Palazzina - XIII secolo Eretta sui resti di un fortilizio, posto a guardia di un guado nei pressi dell'Adige, del quale rimane solo il torrione, fu presidio del feudo assegnato nel 1392 da Gian Galeazzo Visconti, al suo valoroso capitano d'armi Niccolò Terzi il Vecchio, allora Podestà di Verona, e reggente il Consiglio Visconteo. Il feudo passò poi in eredità al suo primogenito, il condottiero Ottobuono de' Terzi. Dopo l'assassinio di quest'ultimo da parte degli Estensi, nel maggio 1409, divenne rifugio, nei primi giorni del 1410, della sua vedova, Francesca da Fogliano, fuggita dal Parmense e accolta con i giovanissimi figli, sotto la protezione della Repubblica di Venezia. Francesca, che era figlia di Carlo da Fogliano e di Isotta Visconti, nipote quindi di Barnabò, a Villa Bartolomea conobbe, e poi sposò in seconde nozze, il 30 dicembre 1417, il conte Ludovico di San Bonifacio i cui discendenti mantennero definitivamente l'eredità della rocca.Cfr. P. Cont,I Terzi di Parma, Sissa e Fermo, Prefazione di Marco Gentile, cit. p. 4, e pp. 100-104..
Nel 1935, ormai in cattive condizioni, venne ristrutturata dal Conte Milone di San Bonifacio.
Villa Viero-Panziera-Ghedini - XVIII secolo Venne costruita verso la metà del 1700 dalla famiglia Viero nel centro di Villa Bartolomea. Assunse il nome attuale grazie a matrimoni tra le famiglie: nel 1810 Domenica Viero sposa Antonio Panziera mentre successivamente l'erede Domenica Panziera sposa Bortolo Ghedini. I loro figli si distinsero per differenti motivi: Silvio divenne ingegnere guardiamarina e a lui vennero dedicate le scuole medie, mentre Clara donò la villa all'amministrazione comunale.
Villa San Bonifacio-Milone - XX secolo Venne costruita dai Conti San Bonifacio di fronte alla Palazzina originaria, a causa della necessità di ampliare i locali destinati a magazzini, scuderie, per le produzioni agricole e per le attività giurisdizionali. Parte di questi locali vennero abbattuti quando, nel 1882, a seguito della rotta dell'Adige, lo Stato ordinò di costruire delle imponenti arginature. All'interno del piazzale della Villa stava la "Colonna della Giustizia", simbolo della Giurisdizione Giudiziaria dei Conti durante la Repubblica di Venezia. A causa di un fulmine la statua si frantumò e, nel 1786, venne sostituita da un blocco di pietra sulla sommità che ne ricorda la restaurazione.
Altri edifici Biblioteca Comunale "Arnaldo Fraccaroli"