Il Corpo della nobiltà italiana (CNI) è un'associazione privata costituita a Torino il 30 giugno 1958Lorenzo Caratti di Valfrei, Araldica, Mondadori, Milano, 2008, p. 143; Pier Felice degli Uberti La storia della tua famiglia, De Vecchi, Milano, 1995, p. 140., ma con sede a RomaPier Felice degli Uberti, La storia della tua famiglia, De Vecchi, Milano, 1995, p. 140., che si propone di riunire la nobiltà italiana e di investigare e accertare privatamente le richieste relative ai titoli nobiliari già esistenti. Non ha scopo di lucro e i provvedimenti nobiliari della medesima sono rilasciati per statuto a titolo gratuitoFabrizio di Montauto, "Manuale di araldica", Firenze 2007 pag. 222.
L'associazione è organizzata come la passata Consulta araldica del Regno d'Italia, nei suoi organi centrali e locali (presidenza, giunta e commissioni regionali)AA.VV. "Nobiltà" anno XIX, n. 107, marzo-aprile 2012, Milano, p. 150..
Con le cosiddette "certificazioni di giustizia" l'associazione si propone di accertare e riconoscere, sul solo piano morale, la validità dei diritti, delle qualifiche nobiliari e degli stemmi araldici di singole persone. Non crea o concede nuovi titoli nobiliari prima non esistenti, ma si limita ad accertare la validità delle documentazioni che le vengano sottoposte, per provare l'esistenza di titoli, o di stemmiLorenzo Caratti di Valfrei, Araldica, Mondadori, Milano, 2008, p. 143., allo scopo di tutelare i diritti storici dei nobili italiani.
Premessa sul riconoscimento dei titoli nobiliari in Italia In Italia i titoli nobiliari non sono più riconosciuti dal 1948 per effetto della XIV disposizione transitoria e finale della Costituzione della Repubblica Italiana e «non costituiscono contenuto di un diritto e, più ampiamente, non conservano alcuna rilevanza: in una parola, essi restano fuori del mondo giuridico».. I predicati dei titoli nobiliari che sono diventati parte del nome, ai sensi della XIV disposizione transitoria e finale, sono tutelati esclusivamente in base alle norme di tutela del diritto al nome, mentre il titolo nobiliare non può essere utilizzato nei documenti pubblici.
Nel Regno d'Italia esisteva un collegio denominato Consulta araldica, istituito con regio decreto nel 1869, col compito di deliberare in materia di titoli nobiliari, stemmi e altre pubbliche onorificenze. Abolita questa con la Costituzione repubblicana, esiste attualmente solo un ufficio "Onorificenze e araldica pubblica", appartenente al "dipartimento del cerimoniale di Stato" presso la Presidenza del consiglio dei ministriServizio araldica sul sito web del Governo italiano, il quale si occupa della concessione di stemmi e gonfaloni a comuni, provincie ed enti morali, e della conservazione dell'archivio della cessata Consulta araldicaAA.VV., Grande enciclopedia, volume II, Istituto geografico De Agostini, Novara 1989, p. 277..
Origini La più antica associazione nobiliare era l'"Unione della nobiltà d'Italia", costituita con rogito il 21 dicembre 1951, che sino al 1980, anno della fusione con il Corpo della nobiltà italiana, ha svolto azione caritativa verso i nobili privi di mezzi"Nobiltà", in Rivista di araldica, genealogia, ordini cavallereschi, pubblicazione bimestrale, anno XV, settembre-ottobre 2007, numero 80, p. 413.
Il convegno internazionale di studi storico-araldici di Roma e Napoli del 1953, promosso dal Collegio araldico di Roma, votò all'unanimità un ordine del giorno "Per un ruolo della nobiltà italiana", auspicando la formazione di un "ruolo nazionale" della nobiltà italiana fondato sull'autorità dell'intero corpo nobiliare, nel quale dovevano essere accolte inoltre «le famiglie i cui componenti sono in attuale possesso dei tradizionali caratteri e requisiti nobiliari morali e sociali»"Giovanni Maresca di Serracapriola, Nobiltà, in Antonio Azara e Ernesto Eula Novissimo Digesto Italiano, volume XI, Torino, 1976, p. 288..
Lo scopo espresso dai fondatori era quello di tutelare nel privato, i discendenti di coloro che avevano avuto concesso un titolo nobiliare (e di uno stemma gentilizio, o di cittadinanza). Questi titoli sono tuttavia privi di valore legale e non riconosciuti dagli organi della Repubblica Italiana dopo l'entrata in vigore della Costituzione italiana nel 1948.
Umberto II di Savoia con una lettera del 29 settembre 1954 al principe Guasco Gallarati, primo presidente del Corpo della nobiltà italiana, dichiarò di aver ricevuto una formale richiesta di assenso per una rappresentanza del ceto nobiliare e prese atto della volontà di costituire l'organismoNobiltà. Rivista di araldica, genealogia, ordini cavallereschi, anno XIX, marzo-aprile 2012, numero 107, p. 151.
Dopo alcuni contrasti intervenuti fra il Collegio araldico ed Emilio Guasco Gallarati di Bisio, il Corpo della nobiltà italiana è nato Roma il 3 marzo 1957. L'atto costitutivo venne rogato dal notaio Silvio Mandelli di Torino in data 30 giugno 1958Repertorio n. 61082; Nobiltà. Rivista di araldica, genealogia, ordini cavallereschi. Pubblicazione bimestrale, anno XV, settembre-ottobre 2007, numero 80, pp. 416-417..
Organizzazione
L'associazione, analogamente a quanto avvenuto in altri stati europei già monarchici, è strutturata come una rete di libere associazioni regionali.
Queste si occupano di tenere aggiornato per proprio conto l'antico elenco ufficiale della nobiltà italiana, accertando la validità delle richieste di iscrizione, e di dare pareri in materia araldica, attenendosi allo statuto dell'associazione e alle leggi nobiliari del Regno d'Italia (ultimo "Ordinamento dello stato nobiliare italiano" del 1943Ordinamento dello stato nobiliare italiano, approvato con regio decreto n. 651 del 7 giugno 1943 (a partire dall'entrata in vigore della Costituzione della repubblica italiana disapplicato per le parti con essa incompatibili); "Bollettino ufficiale del Corpo della nobiltà italiana", anno I, n. 1, giugno 1958, p. 42; Giorgio Cansacchi, Consulta araldica, in Novissimo digesto italiano, volume IV, Torino, 1950 (ristampa 1979), pp. 355-356.Statuto del Corpo della nobiltà italiana.).
Associazioni regionali e organismi nazionali Sono presenti 14 associazioni regionali, ciascuna per una delle circoscrizioni geografiche tradizionali previste dall'"Ordinamento dello stato nobiliare italiano" durante il Regno d'Italia, a loro volta collegate agli Stati pre-unitari.
Possono appartenervi coloro le cui famiglie erano state riconosciute nobili dalla Consulta araldica del regno o abbiano ottenuto "provvedimenti di giustizia" emanati dall'associazione, o "provvedimenti di grazia" emanati da Umberto II di Savoia.
Le associazioni regionali previste sono: Piemonte (attuali Piemonte e Valle d'Aosta) Liguria (Liguria) Lombardia (Lombardia) Veneto (Veneto e province di Udine e Pordenone) Trentino (Trentino - Alto Adige) Venezia Giulia, Istria e Dalmazia (province di Trieste e Gorizia e, teoricamente, famiglie italiane delle vecchie province di Pola, di Fiume e di Zara oggi territorio della Slovenia o della Croazia) Parma e Piacenza (provincia di Parma, provincia di Piacenza) Modena e Reggio (provincia di Modena, provincia di Reggio Emilia) Toscana (Toscana) Romagne (province di Ferrara, Bologna, Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini) Lazio, Umbria e Marche (Lazio, Umbria, Marche) Province napolitane (Campania, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria) Sardegna (Sardegna)Nel novembre 2010 l'associazione della Sardegna è uscita dal Corpo della nobiltà italiana "a seguito di profonde divergenze in tema di riconoscimento di diritti nobiliari": Notizia pubblicata sul sito dell'associazione sarda AraldicaSardegna.org. Sicilia (Sicilia)
Ogni associazione regionale nomina al suo interno una "commissione araldico-genealogica regionale" con il compito di esaminare i documenti storico-nobiliari presentati da chi chiede essere iscritto nei registri interni dell'associazione. Nelle intenzioni degli associati tali registri interni dovrebbero costituire la continuazione e l'aggiornamento degli elenchi ufficiali nobiliari del Regno d'ItaliaStatuto del Corpo della nobiltà italiana sul sito AraldicaSardegna.org.
Le commissioni delle varie associazioni regionali a loro volta, nominano la "Giunta araldica centrale" nazionale (GAC), con funzioni di coordinamento e di decisione definitiva sulle richieste.
I membri delle 14 commissioni regionali formano, nel loro insieme, il "Consiglio araldico nazionale" (CAN), che ha il compito di rappresentare il ceto nobiliare italiano difendendone gli interessi storici, morali ed ideali e tutelandone le tradizioni, le memorie e l'onoreSecondo alcuni (Giorgio Cansacchi, Predicati e titoli nobiliari, in Novissimo digesto italiano, volume V, Torino 1984, appendice alle pp.1131-1133), le decisioni delle commissioni regionali e della giunta centrale intendono riprodurre, in ambito privato le attribuzioni già proprie della soppressa Consulta araldica, che avevano valore solamente consultivo. Attraverso la competenza in campo araldico dei consultori delle commissioni regionali, l'associazione si propone di tenere aggiornati gli elenchi nobiliari evitando abusi (Giorgio Cansacchi, Consulta Araldica, in Novissimo Digesto Italiano, volume IV, Torino, p. 356..
I provvedimenti degli organi dell'associazione non richiedono alcun pagamento e le certificazioni, rilasciate dal Consiglio araldico nazionale (CAN) sono pubblicate nella prima parte del Bollettino ufficiale del Corpo della nobiltà italiana (periodico quinquennale)Come si ottiene il riconoscimento di uno stemma gentilizio? sul sito BioGenesi.it. e nei registri nobiliari delle commissioni regionaliNelle intenzioni dell'associazione tali pubblicazioni costituirebbero l'aggiornamento e l'integrazione degli elenchi nobiliari regionali del Regno d'Italia. Per iniziativa delle rispettive commissioni regionali sono stati già pubblicati gli elenchi regionali di Sardegna, Liguria, Lombardia, Veneto, Modena e Reggio, Parma e Piacenza, Toscana, Sicilia..
L'associazione ha anche un circolo giovanile il cui obiettivo è sempre far conoscere i giovani discendenti delle varie famiglie nobili.
Riconoscimenti da parte di terzi
L'associazione non è riconosciuta dalla Repubblica Italiana, che non attribuisce alcun valore legale ai titoli nobiliari, e pertanto non svolge alcun ruolo ufficiale.
L'associazione sarebbe stata riconosciuta il 12 novembre 1961 da Umberto II di Savoia, già in esilio a Cascais dal 1946La notizia è riferita in una recensione di M. Gorra a un libro a cura del Corpo della nobiltà italiana.: nella sua qualità di "capo della famiglia reale", a Umberto II competeva la "regia prerogativa" (facoltà di concedere, rinnovare o convalidare i titoli di nobiltà)La prerogativa regia in Italia in materia nobiliare ed araldica, in Rivista araldica, 1962, p. 270. L'associazione tuttavia, per espressa disposizione dell'articolo 1 del proprio statuto (Statuto del Corpo della nobiltà italiana sul sito AraldicaSardegna.org.), non si attiene a quanto contenuto nell'"Ordinamento dello stato nobiliare italiano" per quanto riguarda la regia prerogativa, ossia non può adottare provvedimenti di grazia quali concessioni di nuovi titoli nobiliari.
La competenza dell'associazione nell'accertamento dei titoli nobiliari italiani è riconosciuta anche dal Sovrano militare ordine di Malta, che tuttavia esamina le pratiche nobiliari per l'ammissione dei propri cavalieri coi propri consultori araldici interniGiovanni Maresca della Salandra, Il Corpo della Nobiltà Italiana e la regia prerogativa, Roma, 1966.
Il Corpo della nobiltà Italiana è riconosciuto dalla Commission d'information et liaison des associations nobiliaires européennes (CILANE), organizzazione che raggruppa le associazioni nobiliari più rappresentative d'Europa (una per ogni nazione).
L'associazione è riconosciuta dall'Unione Circoli ItalianiFabrizio di Montauto, "Manuale di araldica", Firenze 2007 p. 223.