Nella notte fra il 5 e 6 maggio 1860, sotto il comando di Nino Bixio, un gruppo di garibaldini si impadronì dei piroscafi civili Piemonte e del Lombardo esimulando, come da accordi con Fauché, il furto (anche con la connivenza delle autorità piemontesi)salpò dallo scoglio di Quarto verso la Sicilia, dando inizio alla spedizione dei Mille.

I preparativi Le navi Piemonte e Lombardo., utilizzate durante la spedizione nome nave luogo costruzione anno lungh. m. largh. m. pesca m. peso tonn. HP PiemonteGlasgow18515073180160LombardoLivorno1841487,404,23238220

Inizialmente la partenza della Spedizione era prevista per il giorno 28 aprile 1860, per 500 volontari imbarcati sulla nave Piemonte alla quale Giovanni Battista Fauché provvide ad aggiungere anche la nave Lombardo, ma le esitazioni di Garibaldi a causa dell'incerto andamento delle rivolte in Sicilia comunicate con telegramma da Nicola Fabrizi, provocarono il posticipo della data di partenza, favorendo l'aumento del numero di volontari garibaldini alla partenza.. Elia aveva ricevuto l'incarico di reclutare marinai, ma la sua richiesta di impiegare i marinai partiti da Rimini nel 1849 fu respinta da Garibaldi, con il motivo di non propagare troppo la notizia della Spedizione, vennero quindi arruolati buoni marinai già presenti a Genova, fra i quali i nostromi Lorenzo Carbonari, Demetrio Conti, Eugenio Fabi, assegnando l'incarico a Carlo Burattini, capitano marittimo di Ancona, di recarsi a Livorno per arruolarne altri. Bixio aveva invece il compito di provvedere a tutto il resto, navi comprese, aiutato da Francesco Carbone.. Il Governo aveva preso le misure necessarie per far sapere che l'imbarco stesso non doveva avere luogo nel porto di Genova e per assicurarsi la connivenza passiva delle autorità era necessario salvare le apparenze mostrando una certa segretezza di facciata. Per favorire le operazioni dei garibaldini le autorità avevano concentrato la guardia ed i controlli a Cornigliano e a San Pier d'Arena lasciando libertà di azione nella parte est dove sarebbe avvenuto l'imbarco. A pochi giorni dalla partenza i preparativi della spedizione si svolgevano ormai apertamente nel porto di Genova, senza che le autorità intervenissero e Nino Bixio si occupava di procurare le navi per la traversata ottenendole dal consenziente patriota e armatore Raffaele Rubattino, si trattava dei vapori Piemonte e Lombardo, separati da una vecchia nave di nome San Giuseppe, scelta come punto base per l’operazione.. Il piano di Bixio consisteva nello svegliare a mano armata all’alba i marinai, che fingevano di dormire, costringendoli ad eseguire le manovre e poi dirigersi verso Quarto dove si trovavano i volontari garibaldini in attesa dell’imbarco.

Garibaldi a Quarto

A Villa Spinola nel quartiere di Quarto, ospite del suo vecchio compagno d’armi e garibaldino Vecchi, Garibaldi sostituì il suo abbigliamento di abiti civili scuri, con quello che è poi passato alla storia: pantaloni grigi a campana alla marinara, camicia rossa non più sciolta come nel 1849, bensì stretta, con fazzoletto di seta colorata al collo e un gran poncho sudamericano sulle spalle, abbigliamento che Garibaldi indosserà per il resto della sua vita, sia in privato che in pubblico... A Quarto era in attesa Garibaldi, circondato dai suoi più fedeli aiutanti, tra i quali il Sirtori, che pur non credendo al successo dell’impresa da intraprendere diceva: “Se ci va Garibaldi, vado anch’io”. Non erano presenti militari dell'Esercito Sardo, in quanto la condizione posta dal Governo era di non accettare militari, che dovevano quindi disertare, con l'eccezione di cinque ufficiali sardi, tra i quali il Bandi.

Erano presenti, tra gli altri, anche i tre Fratelli Cairoli, di Pavia; gli ungheresi Türr e Tükory; il mantovano Acerbi, veterano dei 1848; Ippolito Nievo, Camoens, soldato e poeta pure di Mantova; i calabresi Domenico Mauro e Luigi Miceli; il milanese Giuseppe Missori e il bergamasco Francesco Nullo poi morto generale degli insorti polacchi; Mori, Savi, Stallo, Burlando, i genovesi Canzio e Schiaffino; Giorgio Manin, figlio di Daniele l'ex dittatore di Venezia; Francesco Montanari di Modena, superstite di combattimenti disperati che cadrà a Calatafimi; Giacinto Bruzzesi di Roma; il livornese Giuseppe Bandi, Luigi Gusmaroli e i siciliani Giuseppe La Masa, Giacinto Carini, Mario Palizzolo, Salvatore Calvino, Alessandro Giaccio, Vincenzo Fuxa e Francesco Crispi con la consorte Rosalia Montmasson. Anche il Medici avrebbe voluto partire con i Mille, ma una lettera di Garibaldi, consegnatagli a Quarto, lo pregava di restare e attendere per organizzare e spedire successivi rinforzi in Sicilia e negli Stati Papali.

La partenza L'imbarco a Quarto

A Quarto verso le dieci di sera Garibaldi, salito in barca per ultimo con Turr, Sirtori, alcuni ufficiali ed il Bandi, subito dopo ordina alla barca di rientrare a terra ordinando al Bandi di tagliare le linee del telegrafo non appena avvistati i due vapori, il Bandi avrebbe poi raggiunto in seguito le altre barche.. La barca di Garibaldi andò quindi ad unirsi alle altre che già attendevano a circa mezzo miglio dalla riva, con una flottiglia di scialuppe piene di volontari, per attendere l’arrivo dei due vapori, mentre il resto dei volontari attendeva il ritorno delle scialuppe per un nuovo imbarco, in quanto le scialuppe non erano sufficienti per contenere tutti i volontari. Secondo Carlo Agrati la distanza delle barche dalla costa sarebbe stata maggiore di mezzo miglio, in quanto la linea di disposizione prevista delle barche, tra la Lanterna e la punta estrema di Portofino, si trova a circa un miglio dal punto di imbarco e la flottiglia sarebbe consistita di due chiatte, secondo il Bixio oppure una decina di barche, secondo un anonimo, che scriverà un testo: "La rivoluzione Siciliana". In mezzo alla flottiglia di imbarcazioni davanti a Quarto, in attesa dei due vapori con a bordo il grosso dei volontari già imbarcati alla Foce del Bisagno, c’era una barca con un fanale a fiamma rossa e verde, segnale di riconoscimento per il Piemonte e il Lombardo e nonostante la bonaccia, durante la lunga attesa notturna in barca il dondolio delle onde aveva provocato in molti il mal di mare, con l’attesa che si faceva sempre più penosa, perché i garibaldini erano stipati al massimo dentro le barche. Il mal di mare si farà sentire anche più tardi a bordo delle navi nel mare agitato, in quanto la gran parte dei volontari non era mai stata a bordo di una nave.. Per ritardare il più possibile l’annuncio della notizia al governo borbonico, Garibaldi aveva disposto di effettuare tre tagli della linea telegrafica, il primo di notte ai Giardini pubblici di Genova, il secondo a Quarto (eseguito dal gruppo di Bandi) e un terzo nelle vicinanze di Camogli. I tagli vennero eseguiti ai Giardini e a Quarto, ma inutilmente, in quanto i borbonici erano già informati del progetto di spedizione ancora prima che questa salpasse e il giorno prima della partenza le navi della Real Marina del Regno delle Due Sicilie si preparavano ad intercettare i due piroscafi garibaldini. La sosta a Talamone e la rotta verso le coste africane servirono a nascondere meglio la navigazione alla flotta borbonica..

La presa dei vapori nel porto di Genova La sera del 5 maggio un gruppo numeroso, quasi tutto di gente di mare e anche ingegneri provetti, si era riunito alla spicciolata su una chiattala chiatta viene definita anche "tartana" di nome San Giuseppe o Giuseppe o Joseph o San Paolo, fonte . di nome Giuseppe in un angolo nascosto del porto di Genova, nei pressi del faro orientale, dove nei giorni precedenti erano state imbarcate diverse casse anche di armi. Erano presenti Salvatore Castiglia, Giuseppe Guerzoni, Giuseppe Orlando, Augusto Elia, Andrea Rossi di Diano Marina, Simone Schiaffino. e una quarantina di uomini pratici arruolati a Genova e Livorno...

Quando Nino Bixio apparve, infilandosi in testa il suo kepì di tenente colonnello, secondo il Guerzoni, pronunciò le seguenti parole; Il gruppo di Bixio diviso in due barche mosse quindi verso le navi Piemonte e Lombardo per prenderne il controllo svegliando gli equipaggi che dormivano, mentre dal balcone il Fauché vigilava dal suo balcone quasi di fronte allo scalo Rubattino.

Secondo la versione di Pietro Spangaro il gruppo di Bixio era di 100 uomini, riunitisi su un bastimento in riparazione nei pressi del Lanternino, che verso la mezzanotte salì sulle due navi deserte, metà dei marinai necessari sarebbero già stati con il gruppo di Bixio, tranne i fuochisti, che in parte arrivarono più tardi alle 1 e trenta, secondo tale versione i due vapori sarebbero partiti verso le 3 e mezza.. Secondo Augusto Elia, la notte precedente la partenza, Bixio aveva convocato in casa sua Andrea Rossi, già comandante di un legno armato nel 1849 a Rimini e Augusto Elia, dando incarico a Rossi e Schiaffino con metà equipaggio di impossessarsi del Piemonte, mentre Elia, Menotti e l'altra metà dell'equipaggio dovevano impossessarsi del Lombardo, Bixio arrivò successivamente con un rimorchiatore per trainare il Piemonte, che aveva al suo traino il Lombardo, secondo Carlo Agrati il rimorchiatore sarebbe stato la stessa nave Piemonte, sulla quale il Bixio inizialmente salito.. All'ultimo momento il Nuvolari, che attendeva con impazienza a casa del Bertani, riuscì a salire a bordo del Piemonte con 90.000 lire a lui consegnate da Migliavacca, dopo che quest'ultimo era riuscito a cambiare in grande fretta in marenghi d'oro oltre un terzo della somma raccolta, in quanto sotto forma di titoli cartacei della Banca di Genova, che certamente non sarebbero stati utili all'interno della Sicilia, della somma 70.000 lire vennero spese nella Spedizione prima della presa di Palermo...

I ritardi nell'imbarco

Secondo Crispi i due vapori Piemonte e Lombardo vennero presi da Bixio e altri 50 uomini alle 11,30 e il ritardo della partenza era dovuto al fatto che ci vollero tre ore per formare il vapore (propulsivo) sul Piemonte e che quest’ultimo era uscito alle 2,30 di notte dal porto di Genova trainando il Lombardo, che aveva le caldaie accese, senza ancora la formazione del vapore sufficiente a creare la pressione propulsiva.. La nave Lombardo aveva anche problemi meccanici e si dovette chiamare in aiuto l'ingegnere siciliano Campo per aiutare il suo collega Orlando, anch'esso siciliano. Nel frattempo a Quarto, dopo un’attesa di 4 o 5 ore al largo, ancora le due navi Piemonte e Lombardo tardavano ad apparire, al punto che Garibaldi preoccupato chiese ai suoi barcaioli di essere portato a Genova per incontrare Bixio, che incrociò mentre navigava fuori dal porto di Genova, perché le operazioni di partenza avevano richiesto più tempo del previsto, in quanto Bixio era riuscito ad accendere le caldaie e a partire solo verso le due di notte del 6 maggio. pertanto Garibaldi salì a bordo della nave Piemonte a Genova.

Il gruppo imbarcato alla Foce

Dopo la partenza dal porto di Genova vennero presi a bordo anche i garibaldini e i materiali del gruppo di imbarcazioni provenienti dalla Foce del Bisagno, oggi quartiere di Genova ma all'epoca piccolo borgo di pescatori situato tra Genova e Quarto. Il gruppo imbarcato alla Foce viene definito da alcuni testi storici come un piccolo gruppo, mentre altre importanti testimonianze storiche, compreso il diario di Nino Bixio, attestano che il gruppo radunatosi a Foce fosse in realtà assai numeroso.

La partenza dallo scoglio

Ai primi albori del mattino il Piemonte e il Lombardo finalmente arrivarono a Quarto dove le operazioni di imbarco si svolsero con grande concitazione e confusione, perché la lunga attesa prima dell’imbarco e l’approssimarsi del giorno creavano la necessità di affrettarsi, anche a costo di lasciarsi dietro qualcuno...