Questa pagina tratta la storia della nazionale di calcio dell'Inghilterra.

Il calcio in Inghilterra affonda le proprie radici storiche già nel XIX secolo, quando tale sport inizia a diffondersi nel territorio britannico. Nazionale di calcio più antica al mondo insieme a quella scozzese, la selezione inglese, che ha debuttato nel 1872 proprio contro la Scozia, ha vinto un campionato mondiale, nell'edizione casalinga del 1966, mentre al campionato d'Europa il suo miglior piazzamento è il secondo posto raggiunto nelle edizioni del 2020 e del 2024.

Le origini

Il primo incontro internazionale che gli annali del calcio registrarono fu disputata fra le due compagini britanniche all'Hamilton Crescent di Glasgow il 30 novembre 1872 e terminò con un pareggio a reti inviolate. Da allora la nazionale albionica ha disputato oltre 800 partite internazionali contro squadre nazionali di tutto il mondo, anche se i primi confronti avvennero quasi esclusivamente all'interno delle isole britanniche sia come amichevoli, sia nell'ambito del cosiddetto Torneo Interbritannico (British Home Championship).* RSSSF. Dati e statistiche

Nelle prime edizioni delle Olimpiadi presero parte rappresentative del Regno Unito variamente composte. Queste rappresentative vinsero gli ori nel 1900, 1908 e 1912. Nel 1900 il calcio era al suo esordio olimpico assoluto, venne disputato un torneo dimostrativo al quale parteciparono sole tre squadre; trionfò la squadra dilettantistica dell'Upton Park F.C (un sobborgo di Londra) che, ovviamente, rappresentò il Regno Unito. Nel 1908 venne disputato il primo torneo olimpico di calcio ufficiale, in questo torneo e in quello 1912, il Regno Unito venne rappresentato dalla propria nazionale, questo permise al suo commissario tecnico di raccogliere giocatori dilettanti delle quattro federazioni.

Nonostante ciò, non è del tutto esauriente quello che si riporta da più parti, cioè che gli inglesi si arrogassero il ruolo di inventori del calcio e, di conseguenza, non intendessero mescolarsi alle altre nazionali: la Federcalcio inglese entrò infatti a far parte della FIFA nei primissimi anni di vita della federazione internazionale (1906); tuttavia ne uscì nella seconda metà degli anni venti (per la precisione nel 1928) a causa di una serie di divergenze con i vertici (soprattutto francesi) dell'associazione.* Giovanni Armillotta. Come Fifa comanda. «I Quaderni speciali di Limes», n.2 - 2005

Tra i motivi d'attrito vi era l'idea da parte della FIFA, e di Jules Rimet in particolare, di organizzare un proprio campionato mondiale di calcio alternativo al torneo olimpico: questo fatto avrebbe oscurato l'Home Championship e, soprattutto, messo in crisi il sistema delle amichevoli di lusso gestito in proprio dalla potente federazione inglese. Pure, vi erano differenze di vedute sull'introduzione del professionismo nel calcio, evento già consumatosi da tempo sulle isole britanniche, ma visto ancora con sospetto da parte della dirigenza mondiale, che condivideva una visione decoubertiniana dello sport.

L'atteggiamento di superiorità — ascrivibile all'iniziale egida del gioco — spinse i britannici a rinunciare al confronto agonistico, tanto che negli anni '30 la selezione non partecipò ad alcun campionato del mondo. Dal punto di vista amichevole si segnalò invece la storica partita del 14 novembre 1934 quando, nella cornice dell'Highbury, i padroni di casa sconfissero in un combattuto incontro i campioni in carica dell' (3-2). Sempre contro gli azzurri ebbe luogo a Torino, il 16 maggio 1948, un altro celebre confronto: la squadra inglese s'impose per 4-0, con Mortensen che realizzò la prima rete calciando dalla linea di fondo.

Anni 1950 e 1960: le prime apparizioni mondiali

Il secondo dopoguerra coincise con un avvicinamento dell'istituzione britannica al resto del mondo, a cominciare dalle Olimpiadi tenutesi a Londra nel 1948. La teorica supremazia ostentata dagli inglesi poté finalmente conoscere il riscontro del campo, la cui risposta fu inattesa in rapporto alle premesse. Il 1950 rappresentò la prima comparsa in un campionato mondiale, con l'immediata eliminazione dal torneo brasiliano: a contribuire al fallimento fu un'epocale disfatta contro gli , prevalsi con una rete di Gaetjens. La notizia venne ritenuta inattendibile, tanto che per moltissimi anni si diffuse la leggenda metropolitana che alcuni organi di stampa avessero diffusi un resoconto in base al quale l'Inghilterra si era imposta per 10-1. Un'altra pagina nera della storia inglese reca la data del 25 novembre 1953, con l' capace di espugnare il Wembley col netto risultato di 6-3. La «rivincita» del 23 maggio 1954, anch'essa tenutasi nell'ambito di un contesto amichevole, riservò all'Inghilterra il passivo più pesante dei suoi annali: 7-1.

La seconda sconfitta coi magiari fu il preludio di un nuovo fallimento mondiale a Svizzera 1954, con la squadra eliminata dall'. Nel 1958 lo spareggio con l' rispedì i casa i Leoni, mentre al campionato del mondo del 1962 la formazione si fermò ai quarti di finale contro il futuro campione.

1966-1980: dal trionfo casalingo ad una nuova crisi Per dimostrare con i fatti la propria superiorità i britannici dovettero attendere il 1966, anno in cui il campionato del mondo fu ospitato proprio dagli inglesi. Forte di una rosa che poteva annoverare l'estremo difensore Gordon Banks — definito da Pelé «sicuro quanto le banche d'Inghilterra» — oltre ai fratelli Charlton (Jack e Bobby) e Moore, la squadra era guidata in panchina dalla sagacia tattica di Alf Ramsey. Superato il primo turno grazie alla concretezza difensiva — con la rete inviolata in un girone composto da , e Uruguay — l'Inghilterra eliminò l' nei quarti di finale, con i sudamericani rimasti in inferiorità numerica per la controversa espulsione di Rattín. I padroni di casa fronteggiarono quindi il del cannoniere Eusébio, la cui rete non fu sufficiente a rimontare una doppietta di Bobby Charlton.

L'apoteosi si consumò il 30 luglio 1966 a Wembley, quando i Leoni piegarono col punteggio di 4-2 la nei supplementari. In quello che risultò essere il duecentesimo incontro nella storia della competizione, i britannici prevalsero con una tripletta di Hurst: particolarmente celebre rimase il secondo gol, considerato per più di mezzo secolo irregolare in quanto la palla non avrebbe varcato la linea dopo aver colpito la traversa. Il centravanti scrisse comunque una pagina di storia con la tripla marcatura, fatto rimasto ineguagliato nel cinquantennio a venire.

Sulla scia del trionfo mondiale, l'Inghilterra si aggiudicò il terzo posto all'campionato d'Europa del 1968 sconfiggendo l'Unione Sovietica dopo aver ceduto in semifinale alla . Il decennio seguente risultò invece avaro di soddisfazioni per i britannici, eliminati dalla stessa Germania Ovest nei quarti di finale del campionato del mondo del 1970; mancata la qualificazione al torneo del 1974 — fallimento tradottosi nell'esonero di Ramsey —, i Leoni furono poi beffati dalla differenza reti in favore dell'Italia nelle eliminatorie per l'edizione successiva. Gli stessi azzurri risultarono fatali per le ambizioni inglesi anche al campionato d'Europa del 1980, sconfiggendoli nello scontro diretto e condannandoli all'uscita dal torneo.

Anni 1980: la rinascita con Greenwood e Robson

A rappresentare l'occasione del riscatto furono i Mondiali 1982, coincidenti con l'ultima esperienza di Ron Greenwood (in panchina dal 1977) alla guida dei Leoni: tra le maggiori stelle in rosa spiccavano i nomi di Shilton, Bryan Robson, Wilkins e Francis nonché di Keegan e Brooking, presentatisi tuttavia a mezzo servizio per infortunio. Qualificata al torneo grazie al successo della Svizzera contro la Romania nelle eliminatorie, i britannici esordirono con un 3-1 alla Francia nel quale Robson — autore di una doppietta — siglò dopo appena 27" la rete più veloce nella storia della manifestazione. I conseguenti trionfi a danno di Cecoslovacchia e Kuwait assicurarono il primato a punteggio pieno, con la seconda fase che abbinò gli inglesi ai campioni continentali della Germania Ovest e ai padroni di casa della Spagna: impattando a reti bianche in entrambe le gare gli uomini di Robson mancarono l'ingresso in semifinale, complice tra l'altro l'affermazione teutonica sugli iberici.

Con Bobby Robson divenuto il nuovo selezionatore, il 21 settembre 1983 la compagine fu battuta a domicilio dalla Danimarca mancando la partecipazione al campionato d'Europa. L'Inghilterra staccò invece un biglietto per i Mondiali 1986, refertando un totale di 13 gol nelle sfide con la Turchia. Sospinta dalle reti di un Lineker risultato con 6 centri il giocatore più prolifico della rassegna iridata, dopo una sofferta prima fase — in cui oltre al Marocco la compagine affrontò Portogallo e Polonia — negli ottavi di finale venne eliminato il Paraguay: l'eliminazione maturò contro l'Argentina nei quarti, con Maradona autore di una doppietta. L'asso sudamericano realizzò nell'occasione le sue reti più celebri, ovvero il "gol del secolo" e la mano de Dios, con l'unica segnatura inglese ad opera di Lineker.

Deludente si rivelò la campagna europea del 1988, con l'immediata eliminazione nella fase a gruppi: benché duramente contestato per la magra figura, Robson ottenne in seguito la qualificazione ai Mondiali 1990 mantenendo l'imbattibilità e senza gol al passivo.

Qualificatasi in extremis per gli ottavi di finale piegando l'Egitto dopo i nulla di fatto con Irlanda e Olanda, l'Inghilterra superò il Belgio con una rete di Platt: nei quarti di finale la squadra di Robson ebbe ragione del Camerun, battuto ai supplementari con la doppietta di Lineker. Sconfitta in semifinale dalla Germania Ovest tramite la lotteria dei rigori, la formazione — che per la prima volta dal 1966 era rientrata tra le prime quattro squadre al mondo — si arrese anche all'Italia nella finale di consolazione.

Anni 1990: alterne fortune 1991-1994: le delusioni con Taylor Successore di Robson in panchina fu Graham Taylor, capace di ottenere la qualificazione al campionato d'Europa del 1992; il nuovo corso tecnico si caratterizzò per le frequenti esclusioni riservate a Paul Gascoigne, al cui talento agonistico faceva da contraltare la mancanza di disciplina. Anche in questo caso i britannici non superarono la prima fase, cedendo alla nell'incontro decisivo. Un'ulteriore delusione per Taylor si registrò solamente l'anno dopo, quando nel percorso eliminatorio del campionato del mondo di USA '94 la formazione perse contro e Olanda vedendo compromesse le proprie chance di qualificazione. Alla mancata presenza nella rassegna iridata corrispose l'abbandono di Taylor, sostituito il 28 gennaio 1994 da Terry Venables, la cui nomina divenne financo oggetto di discussioni parlamentari a causa delle sue vicende giudiziarie.

Il campionato d'Europa del 1996 giocato in casa Esentata a norma di regolamento dalle eliminatorie del campionato d'Europa 1996, in programma oltremanica, la squadra si preparò all'evento tramite un biennio di amichevoli. Oltre che dal punto di vista tecnico, Venables si rivelò affidabile anche in senso umano, rinsaldando il morale e proteggendo la squadra dagli attacchi mediatici, dopo un controverso episodio che vide alcuni calciatori della nazionale ubriachi in un locale di Hong Kong. Dopo aver condotto i Tre leoni alla vittoria della Umbro Cup nel giugno 1995, nel campionato d'Europa dell'anno seguente i padroni di casa superarono il primo turno dopo un pareggio con la nell'incontro inaugurale e due vittorie, ai danni di Scozia e Olanda (rispettivamente per 2-0 e 4-1). Ai quarti di finale la Spagna venne battuta ai rigori, ma in semifinale la Germania sconfisse allo stesso modo gli uomini di Venables.

L'attaccante Alan Shearer si aggiudicò il titolo di capocannoniere, con cinque realizzazioni in altrettante gare.

La gestione di Hoddle