Dolo (El Dolo in veneto) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Venezia in Veneto. È sede dell'unione di comuni "Città della Riviera del Brenta".

Geografia fisica Il territorio del comune si trova al centro della Riviera del Brenta, estendendosi su entrambe le rive del Naviglio. In corrispondenza del centro di Dolo, il Naviglio si sdoppia formando la cosiddetta isola Bassa. L'area è solcata da numerosi altri corsi d'acqua, piccoli rii e canali di scolo come la Seriola, il Serraglio, il Brentoncino e il Tergolino.

Origini del nome Secondo un documento conservato nell'Archivio di Stato di Padova, nel 1241 nel territorio di Dolo era situata una torre. Tuttavia su questa la fonte non aggiunge altro; inoltre, anche un disegno databile al 1463 raffigura una torretta di modeste dimensioni in corrispondenza della sponda settentrionale del Brenta. Come alcuni sostengono, da questa tipologia strutturale sarebbe derivato il toponimo Dolo: difatti queste torri venivano chiamate, in latino, dolon, e in volgare, a seconda del luogo, dolo, dolone, dolione, dulone, dosone, dojone, dogone e dongione. A località chiamate Dollo e Dullo fanno riferimento almeno quattro atti notarili del XIII secolo.

Il toponimo Dolo viene rintracciato per la prima volta in modo certo nei Diari di Marin Sanudo databili al 30 settembre 1513. Egli annotò:

Sull'etimologia del toponimo sono state avanzate altre 4 ipotesi: il nome Dolo (Daulo) deriverebbe dall'antica schiatta patavina dei Dotto dei Dauli; sebbene le fonti storiche siano scarse, ad accreditare questa antica tradizione storica è lo stemma civico, che richiama appunto quello della famiglia padovana; dal diminutivo di nomi medievali (Davulus e Dadulus); nel 1978 Alessandro Baldan afferma che “il nome di Dauli deriva da Ca' del Bosco”, un agglomerato di case che sorgeva a est di Dolo; infatti dauli in greco significa “da luoghi boscosi e legna”; dalla figura di Dolo Dotto, il quale aveva possedimenti nel territorio; secondo alcuni documenti, la zona veniva chiamata volta di Dolo Dotto e le abitazioni le case di Dolo o del Dolo.

Storia

Dolo fu probabilmente una mansione romana e un borgo medioevale. Il suo sviluppo inizia, però, solo nel Basso Medioevo.

Dominio padovano Tra il XII e il XIV secolo il comune di Padova si espande a danno dei comuni limitrofi e della Repubblica di Venezia, per difendersi dalla quale costruisce numerose città e opere fortificate fornite di uomini in armi (a Stra, Camponogara, Sambruson, Dolo, Mirano ecc.) soprattutto sotto la signoria dei Carraresi, che costruirono, ad esempio, il castello di Oriago, ma soprattutto utilizzarono l'area paludosa tra Arino e Cazzago come zona difensiva costruendo quattro torri (torre di Arino, torre di Cazzago, torre Asinara e torre della Stradella). Questo sistema difensivo venne definito serraglio.

Repubblica di Venezia Tra il 1405 e il 1406 ha luogo l'ultima guerra tra i Carraresi e la Repubblica di Venezia, la quale conquista Padova e tutti i suoi territori. Il territorio dolese dunque passa sotto la Serenissima ma continua ancora a dipendere, religiosamente, dalle parrocchie di Fiesso d'Artico e di Sambruson (sotto la diocesi di Padova) e amministrativamente dalle ville (comuni rurali dotati di autonomia) di Ca' del Bosco e di Alture di Sambruson.

Per tutto il XV secolo Venezia sorvolò su moltissime zone, le quali caddero nelle mani di monasteri e famiglie confinanti; altre zone vennero invece messe all'asta, così passarono nelle mani di grandi famiglie, come ad esempio i Malatesta nel 1470-73 (Mira, Sambruson e Lova).

Cristoforo Contarini acquistò Ca' del Bosco, che poi rivendette a Guio Ferragù; Marco della Scola, tra gli altri territori, prese l'Isola del Maltempo e Andrea Corbelli i campi della Molinella.

Famiglia Dotto Dolo Terreni carraresi andarono anche a Rambaldo Capodivacca: egli acquistò nel 1406 13 campi e mezzo ad oriente del centro di Dolo e nel 1413 prese in affitto territori dalle monache benedettine di Santa Maria Fistomba. Alla sua morte i territori passarono alla figlia Francesca e al marito Dolo Dotto, il quale propose iniziative di recupero del pascolo e dell'agricoltura.

Nel 1405, dopo che Dolo Dotto si impadronì della zona dove passava strada della Fornace, le monache di Santa Maria di Fistomba per permettere alle derrate agrarie di arrivare al monastero fecero costruire una strada (strada delle Monache) che partiva dalla punta orientale dell'Isola del Maltempo e giungeva fino a Cazzago.

Nel 1459 il monastero, e di conseguenza tutti i suoi territori (compreso Cazzago e Ca' del Bosco), furono uniti al monastero padovano di Santo Stefano. Tra il 1464 e il 1467 Dolo Dotto morì e i territori passarono in eredità ai figli; in seguito, tra il 1508 e il 1516 il territorio venne saccheggiato durante la guerra tra Venezia e la lega di Cambrai.

Dolo nel XV secolo Negli ultimi decenni del XV secolo il territorio ebbe un promiscuo sviluppo dato dalla costruzione di mulini, pontili e squeri presso quella che oggi è chiamata Isola Bassa. Il nuovo paese si caratterizzò fin da subito per la vivacità dei commerci e da qui nacque la necessità di unire le numerose ville sotto un unico toponimo e in un unico comune autonomo. Le tre parti però non giunsero mai ad una unità amministrativa, per cui il toponimo, entrato veramente in utilizzo nei documenti ufficiali nel 1540, comprendeva solamente l'area compresa tra i due comuni di Ca' del Bosco ed Isola di Sambruson.

La parrocchia Nel 1572 alla villa mancava solamente un'autonomia religiosa, così la popolazione prese l'occasione della visita del vescovo Nicolò Ormaneto alla parrocchia di Fiesso per farsi promettere l'esercitazione della cura delle anime se la chiesa fosse stata ingrandita. Così nel 1576 Dolo venne colpito dalla peste, ma se la cavò egregiamente affidandosi a san Rocco, al quale venne così dedicata la chiesa.

Nel 1579 la chiesa non era ancora terminata ma la popolazione esortò il nuovo vescovo, Federico Corner, ad elevarla a luogo di "cura d'anime". Questo così inviò don Camillo Ronconi a risolvere alcuni problemi; egli infatti: terminò la costruzione della chiesa; concordò al sacerdote-rettore di Dolo per il suo mantenimento un'entrata di 16 ducati dai parroci di Sambruson e di Fiesso e di 44 ducati dalla popolazione di Dolo; stabilì che la nuova parrocchia avrebbe dovuto estendersi sulle terre di Ca' del Bosco, sulle isole del Maltempo e delle Acque e sulla Giudecca. Tutti gli abitanti di queste zone erano così compresi tranne quelli della Giudecca. La chiesa venne così completata nel 1580 e nel 1581 nacque la chiesa di Dolo, figlia delle matrici di Fiesso e Sambruson ma non una vera e propria parrocchia. Successivamente divenne indipendente dalla parrocchia di Sambruson e perse, però, i territori della Giudecca.

La villeggiatura veneziana Per tutto il Settecento i veneziani vedevano nel Naviglio del Brenta il naturale proseguimento del Canal Grande e ogni anno trascorrevano lunghi periodi di villeggiatura nelle loro dimore di campagna. Col tempo l'influenza veneziana trasforma Dolo in un luogo ricco di eleganti palazzi e famoso per le conversazioni nei salotti, che faranno del paese uno dei luoghi d'incontro più frequentati della Riviera del Brenta.

Ottocento Sotto Napoleone Bonaparte (dal 1797), e subito dopo sotto il Governo Austriaco, Dolo divenne comune della Provincia di Padova. Alla creazione dei Dipartimenti col ritorno di Napoleone nel 1806, Dolo fu mantenuto nella provincia padovana (Dipartimento del Brenta) e costituito come uno dei Cantoni nel Distretto di Padova. Dal 22 dicembre 1807 venne staccato dall'orbita padovana e aggregato al Dipartimento dell'Adriatico (Provincia di Venezia). Dopo il 1815 appartenne al Regno Lombardo-Veneto e, nel 1866, entrò a far parte del Regno d'Italia. Lo Stendardo della Repubblica di San Marco resta come originale testimonianza dell'adesione alla Repubblica di San Marco del comune durante la guerra contro l'impero Austriaco del 1848.

Il 3 novembre 1868, anniversario della battaglia di Mentana (3 novembre 1867), al fine di allontanare il ricordo della sconfitta garibaldina, dei facinorosi intimarono al parroco del Dolo di spegnere le candele e di chiudere la chiesa.

L'ospedale Dopo l'unione del Veneto al Regno d'Italia (1866) gli ospedali esistenti nella provincia di Venezia erano a Venezia centro storico, Chioggia, Dolo, Portogruaro, Noale, Salzano. Il movimento degli ammalati era molto contenuto: nel triennio 1877-79 a Dolo e Portogruaro ci furono in media 220 ammalati, a Noale 100 e a Salzano 15. A quella data a Dolo era già operativo l’Ospedale civile, il quale ebbe origine da un legato amministrativo di lire 4.000 date dal patrizio veneziano Nicolò Priuli. Antonio Guolo viene invece considerato il rifondatore dell'ospedale perché il 30 dicembre 1852 donò ben 106.000 lire, cifra con la quale, con un contributo aggiuntivo di un consorzio tra i comuni di Dolo, Mira, Stra e Fiesso d'Artico, permise di acquistare la parte storica dell'attuale edificio e organizzare i primi 70 posti letto. Con il Regio decreto-legge dell'8 dicembre 1878 fu approvato lo Statuto per la costruzione di una casa di riposo, finanziata, secondo le disposizioni di un legato amministrativo, con 36.768 lire dell'epoca dal nobile inglese Williams Owen, che risiedeva a Dolo e dove fu sepolto.Quirino Bortolato, Assistenza e beneficenza pubblica nel Miranese dal medioevo alle soglie del XX secolo, in Luigi Mariutto, un caso di responsabilità sociale, Multigraf, Spinea, 2009, pp. 58-64.

Sanatorio Nella prima metà del Novecento gli edifici dell'ospedale furono ampliati. Fu costruito inoltre, all'interno del parco, un grande edificio stile liberty ad uso di sanatorio per i malati di tubercolosi. In questo edificio tra il 1938 e i primi mesi del 1943 si verificò quello che la bibliografia medica anti tubercolare definì "l'esperimento involontario di Dolo". Una esperienza che permise di verificare la validità del vaccino italiano messo a punto da Giovanni Petragnani e Gaetano Salvioli, vaccino che diventò nel 1948 il Vaccino Diffondente Salvioli.Ferro Alessandro e Taronna Sandro, Esperimento involontario sulla resistenza di bambini vaccinati (VPS) e non vaccinati contro la tbc di fronte a contagio altamente infettante: Nota 1ª– Notizie sull'episodio di Dolo a carattere perfettamente sperimentale e sulla mortalità dei due gruppi, in La Clinica Pediatrica Bologna, anno 32, fasc. nº 5, 1950, pp. 225–263.

Attualità L'8 luglio 2015 una violenta tromba d'aria, di grado F4 della Scala Fujita, si è abbattuta su Dolo. Il fenomeno, durato quasi 10 minuti, ha coinvolto altresì i comuni di Mira e Pianiga. Il tornado ha percorso 11.5 km e ha avuto una larghezza variabile dai 500 m al chilometro. Vi sono stati gravi danni materiali a case, automobili e infrastrutture nonché una vittima, 72 feriti e alcune centinaia di sfollati.

Simboli

Lo stemma comunale, non ancora formalmente concesso con decreto ufficiale, deriva probabilmente da quello dell'antica famiglia padovana dei Dotto dei Dauli che possedevano vaste estensioni di terreno nella zona.

Il gonfalone è un drappo di rosso.

La Brenta