L'Olimpiade è un libretto d'opera seria (dramma per musica) di Pietro Metastasio, scritto nel 1733 per essere inizialmente musicato da Antonio Caldara. Il soggetto del libretto trae assai libero spunto da una vicenda della vita di Clistene, tiranno di Sicione, narrata da ErodotoSecondo il racconto dello storico di Alicarnasso, Clistene, in occasione di un'edizione delle Olimpiadi, dopo aver vinto la corsa dei carri, annunziò pubblicamente che avrebbe dato in sposa la figlia Agariste a quello fra i Greci che, a suo giudizio, si darebbe dimostrato più degno, dopo aver soggiornato un anno a Sicione. Tra i moltissimi candidati alla fine Clistene scelse l'ateniese Megacle, della stirpe degli Alcmeonidi, dalla cui unione con Agariste sarebbero nati, tra gli altri, il legislatore Clistene (così chiamato in onore del nonno) e, dopo alcune generazioni, il grande Pericle (Storie, VI, 125-131). e PausaniaGuida della Grecia, II, 9, 6., e trova altresì ispirazione nel quinto libro delle Mythologiae (1551) dell'umanista Natale Conti (1520–1582), nel Torrismondo e nell'Aminta del Tasso, nel Pastor fido del Guarini, e, più direttamente, nel libretto, Gli inganni felici, di Apostolo Zeno.<ref>Raffaele Mellace, Olimpiade, L''' (Vivaldi), in Piero Gelli e Filippo Poletti (a cura di), Dizionario dell'opera 2008, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 2007, pp. 922-924, ISBN 978-88-6073-184-5 (riprodotto in Opera Manager ). Il libretto di Zeno musicato per la prima volta nel 1696 da Carlo Francesco Pollarolo è reperibile gratuitamente online come ebook-gratis Google.</ref>

La vicenda storica La traduzione in musica di Caldara fu rappresentata per la prima volta a Vienna, il 28 agosto 1733, in occasione del compleanno dell'imperatrice Elisabetta Cristina - moglie di Carlo VI -, cui è dedicato un panegirico (una Licenza) dopo la fine del terzo atto.

Il melodramma di Metastasio riscosse subito un notevole successo, tanto da venire di nuovo musicato nei diciotto mesi successivi da compositori del calibro di Vivaldi e Pergolesi, e da diventare uno dei testi metastasiani più frequentati, riscuotendo alla fine, nell'arco di un secolo - seppur spesso con rimaneggiamenti o sostanziali modifiche - decine e decine di traduzioni in musica.Secondo Jeffry O. Segrave, nell'arco del secolo successivo il libretto fu messo in musica, in tutta Europa, per oltre cinquanta volte, da quarantasette compositori diversi (The special case of Pietro Metastasio's L'Olimpiade and the story of the Olympic games, in Anthony Bateman & John Bale (a cura di), Sporting Sounds. Relationship between sport and music, Abingdon-on-Thames, Routledge, 2009, p. 116, ISBN 0-203-88797-2). Secondo Claire Genewein, invece, le traduzioni in musica del libretto di Metastasio ammonterebbero addirittura ad "almeno un centinaio" (Sul completamento della partitura de l'Olimpiade, saggio contenuto nel fascicoletto di accompagnamento al DVD Dymanic de L'Olimpiade di Baldassarre Galuppi, diretta da Andrea Marcon). Don Neville nella sua voce su Metastasio del The New Grove Dictionary of Opera elenca cinquantacinque (senza contare le diverse successive versioni dell'opera da parte di uno stesso autore) traduzioni in musica (a cura di Stanley Sadie, New York, Oxford University Press, 1997, III, p. 356, ISBN 978-0-19-522186-2).

Il pubblico e la critica giudicarono sin dall'inizio questo melodramma come «il capolavoro del Metastasio».E. Sala di Felice, introduzione a L'Olimpiade, in Pietro Metastasio, Opere, Milano, Rizzoli, 1965, p. 361

Trama Antefatto Questo è l'«Argomento», come riportato dal libretto originale:

Atto primo In una valle boscosa nei pressi di Olimpia Licida smania con il precettore Aminta per il ritardo di Megacle arrivando perfino a dubitare della lealtà dell'amico e proponendosi di affrontare lui stesso le gare, sia pur senza speranza. Megacle però sopraggiunge e, messo a parte dei piani dell'amico, accetta di andare ad iscriversi con il suo nome.

In una ridente campagna lungo il fiume Alfeo in vista di Olimpia, Argene, sotto le spoglie di Licori, sta tessendo ghirlande tra pastori e pastorelle quando viene raggiunta dalla principessa Aristea, con cui si è nel frattempo legata di amicizia: questa è in preda all'angoscia a causa della prossima gara che stabilirà la sua sorte nuziale, ma chiede all'amica di raccontarle invece le sue pene passate e scopre come costei, proveniente da un'illustre famiglia cretese, era stata abbandonata dall'amato Licida ed era alla fine fuggita dai lidi patrii, per non essere obbligata a sposare Megacle. Nell'udire questo nome, Aristea rimane comprensibilmente scossa e, dai particolari che Argene aggiunge, capisce che si tratta proprio del suo amato, che però non è ancora presente ai giochi e non potrà quindi concorrere alla sua mano. Dopo aver tentato inutilmente di convincere Clistene ad un rinvio, la disperata Aristea scongiura l'amica di andare in traccia dell'amante assente.

Iscrittosi ai giochi, Megacle rimane sconvolto quando Licida gli rivela l'identità della donna per cui si gareggia, ma riesce a vincere i suoi primi moti di ribellione e, per restare solo, finge di addormentarsi dopo il lungo viaggio che l'ha portato in Elide. Partito Licida, sopraggiunge però Aristea, che gli manifesta subito tutta la sua gioia e ottiene la conferma di essere ancora corrisposta: il giovane però cerca di allontanarla, perché ha già deciso di far prevalere i vincoli dell'amicizia e della riconoscenza su quelli dell'amore.

Atto secondo Disputata l'Olimpiade, "Licida" è annunciato vincitore. Aristea si duole della sua sorte, mentre Argene freme di sdegno nei confronti dell'uomo che le aveva giurato eterno amore. Megacle - ancora fingendosi Licida - chiede al re di poter tornare a Creta per ottenere dal padre il consenso alle nozze, e vorrebbe unirsi ad Aristea nella presunta patria, e Clistene si mostra favorevole.

Nel frattempo giunge Aristea, la quale gioisce nel vedere come, con sua sorpresa, il capo cinto d'ulivo sia quello di Megacle. Tuttavia, questi confessa alla fanciulla tutta la verità: la giovane sviene, e Megacle l'affida a Licida, pronunciando parole piene di disperazione di cui il principe non capisce il motivo. Quando Aristea rinviene, affronta Licida con rabbia e lascia la scena. Il principe di Creta non si raccapezza, e cade in preda all'angoscia dopo aver incontrato Argene, la quale minaccia di raccontare tutto al re. A questo punto Aminta reca l'annuncio della morte di Megacle che, disperato, si è gettato nel fiume, e ne attribuisce la responsabilità all'egoismo e alla sventatezza di Licida. In preda a mille sentimenti contrastanti, il principe cerca di riaversi dalle numerose emozioni, ma si aggiunge un ulteriore problema: Alcandro gli annuncia che il sovrano ha scoperto l'inganno da lui perpetrato e gli impone, a pena di morte, di lasciare immediatamente l'Elide.

Atto terzo Megacle è stato salvato da un pescatore, tuttavia sia egli che Aristea protestano di non aver più motivo per vivere. Nel frattempo si viene a sapere che Licida ha alzato il pugnale contro il re mentre questi sacrificava nel tempio di Giove. Prima di compiere l'omicidio, turbato dallo sguardo severo di Clistene, ha lasciato cadere l'arma. Condannato a morte, attende di essere giustiziato; Megacle accorre in suo aiuto.

Dinanzi al tempio, l'esecuzione sta per consumarsi. Clistene non riesce a spiegarsi lo smisurato dispiacere che quell'atto gli procura, tanto da renderglielo penoso, ma l'ira divina va necessariamente placata. Licida ha diritto a un ultimo desiderio; chiede di vedere Megacle, viene accontentato e gli sta ormai porgendo tra le lacrime l'estremo saluto quando arriva Argene, pronta a morire al posto dell'amato. Clistene non ritiene una pastorella degna di intervenire nella questione, per cui Argene svela la promessa di matrimonio e la propria identità, mostrando il monile che come pegno d'amore Licida le aveva donato. Non appena vede il gioiello, Clistene lo riconosce: è lo stesso che portava suo figlio Filinto ancora in fasce, quando il suo servitore Alcandro lo aveva gettato in mare.

Ora dunque tutto sembrerebbe chiaro. Licida è Filinto, e la su identità è confermata dalla confessione di Alcandro, che non aveva avuto cuore di uccidere il bambino, e dalla testimonianza di Aminta. Clistene, però, a dispetto del fortissimo sentimento provato nel ritrovare il figlio, non ritiene di poter comunque violare la legge che lo condanna a morte, e ne ordina l'esecuzione annunciando che poi lui stesso seguirà il figlio ritrovato. Megacle spiega però che la giornata in cui Clistene ha avuto incarico di presiedere ai giochi è terminata, come quindi il suo potere di decidere: la sorte del reo va rimessa al giudizio del popolo, la cui clemenza salva il giovane (e il padre insieme). Questi, commosso dall'amore di Argene, accetta di sposarla, mentre Megacle ed Aristea si uniranno in matrimonio secondo il volere del sovrano.

Traduzioni in musicaIl sito di Metastasio, quando non diversamente indicato. Antonio Caldara: L'Olimpiade, Vienna, giardino del Palazzo della Favorita, 1733 Antonio Vivaldi: L'Olimpiade, Venezia, Teatro Sant'Angelo, 1734 Giovanni Battista Pergolesi: L'Olimpiade, Roma, Teatro Tordinona, gennaio 1735 Giuseppe Ferdinando Brivio: L'Olimpiade, Torino, 1737 Giuseppe Maria Orlandini: L'Olimpiade, Firenze, 1737 Leonardo de Leo: L'Olimpiade, Napoli, 1737 Domenico Alberti: Olimpiade, Madrid, 1737 Francesco Corradini: La más heroica amistad y el amor más verdadero, Madrid, 1745 Giuseppe Scarlatti: L'Olimpiade, Lucca, 1745 Ignazio Fiorillo: L'Olimpiade, Venezia, 1745 Giuseppe Scolari: L'Olimpiade, Venezia, 1747 Giovanni Battista Lampugnani: L'Olimpiade, Firenze, 1748 Baldassare Galuppi: L'Olimpiade, Milano, 1748 Pietro Pulli: L'Olimpiade, Modena, 1751 Gaetano Latilla: L'Olimpiade, Venezia, 1752 Davide Perez: L'Olimpiade, Lisbona, 1753 Nicola Bonifacio Logroscino: L'Olimpiade, Roma, 1753 Francesco Antonio Baldassare Uttini: L'Olimpiade, Copenaghen, 1754 Egidio Romualdo Duni: L'Olimpiade, Parma, 1755 Johann Adolf Hasse: L'Olimpiade, Dresda, 1756 Giuseppe Carcani: L'Olimpiade, Mantova, 1757 Carlo Monza: L'Olimpiade, Milano, 1757 Tommaso Traetta: L'Olimpiade, Verona, 1758 Gregorio Sciroli: L'Olimpiade, Venezia, 1760 Niccolò Jommelli: L'Olimpiade, Stoccarda, 1761 Vincenzo Manfredini: L'Olimpiade, Mosca, 1762 Pietro Alessandro Guglielmi: L'Olimpiade, Napoli, 1763 Antonio Sacchini: L'Olimpiade, Padova, 1763 Domenico Fischietti: L'Olimpiade, Praga, 1763 Andrea Bernasconi: L'Olimpiade, Monaco di Baviera, 1764 Florian Leopold Gassmann: L'Olimpiade, Vienna, 1764 Thomas Arne: L'Olimpiade, Londra, 1765 Giovanni (Calisto Andrea) Zanotti (1738-1817): L'Olimpiade, Bologna, 1767 Pasquale Cafaro: L'Olimpiade, Napoli, Teatro San Carlo, 12 gennaio 1769 Pasquale Anfossi: L'Olimpiade, Venezia, Teatro San Benedetto, 26b dicembre 1774 Luigi Gatti: Olimpiade, Salisburgo, Teatro di corte, 30 settembre 1775CORAGO-Università di Bologna. Antonio Rossetti (1744 - 1785?): L'Olimpiade, Milano, Teatro Interinale, 27 dicembre 1777CORAGO-Università di Bologna. Josef Mysliveček: L'Olimpiade, Napoli, Teatro San Carlo, 4 novembre 1778 Antonio Gatti (1781 - ?): L'Olimpiade, Mantova, Regio-Ducal Teatro Nuovo, primavera 1781CORAGO-Università di Bologna. Francesco Bianchi: L'Olimpiade, Milano, Teatro alla Scala, 26 dicembre 1781 Gaetano Andreozzi: L'Olimpiade, Pisa, Teatro dei Nobili, primavera 1782CORAGO-Università di Bologna. Johann Gottfried Schwanenberger: L'Olimpiade, Brunswick, Teatro Ducale, estate 1782CORAGO-Università di Bologna. Luigi Cherubini: L'Olimpiade, [?], 1783CORAGO-Università di Bologna. Giovanni Battista Borghi: L'Olimpiade, Modena, Teatro Rangoni, 26 dicembre 1784 Domenico Cimarosa: L'Olimpiade, Vicenza, Teatro Eretenio, 10 luglio 1784 Giovanni Paisiello: L'Olimpiade, Napoli, Teatro San Carlo, 20 gennaio 1786 Ambrogio Minoja: L'Olimpiade, Roma, 1788