La Tuscia et Umbria era una provincia dell'Impero romano tardoantico, istituita con la provincializzazione dell'Italia voluta da Diocleziano e attestata per la prima volta nel 314. Comprendeva il territorio delle antiche Regio VII Etruria e Regio VI Umbria della divisione augustea, con l'esclusione della parte dell'Umbria a est dell'Appennino, assegnata alla Flaminia et Picenum.. Il nome è reso in modo diverso dalle fonti: accanto a Tuscia et Umbria compaiono Tuscia Umbrena, Tuscia cum Umbria e Umbria et Etruria, e dal V secolo anche Tuscia utraeque e il semplice Tuscia..

Fece parte della dioecesis Italiciana e, dopo la creazione dei due vicariati sotto Costantino I, del vicariato dellItalia Suburbicaria; fu governata da un corrector fino alla seconda metà del IV secolo e poi da un consularis.. Sopravvisse alla fine dell'Impero romano d'Occidente e al dominio ostrogoto e cessò di esistere con la conquista longobarda negli anni settanta del VI secolo..

Istituzione

Nei secoli precedenti l'Italia non aveva avuto governatori: Adriano vi aveva istituito dei consulares con funzioni giurisdizionali, negli anni sessanta del II secolo compaiono gli iuridici di rango senatorio, e dall'età di Caracalla i correctores, fino al corrector totius Italiae. La trasformazione della penisola in province è opera di Diocleziano: per Pierfrancesco Porena essa va collegata alla ristrutturazione tetrarchica del 1 marzo 293 e all'introduzione del tributo che Aurelio Vittore attribuisce all'imperatore, e fu compiuta comunque entro il 298. L'intervento fu profondo, perché i confini delle nuove province e della diocesi non erano in continuità con le suddivisioni amministrative precedenti: la Tuscia et Umbria e la Flaminia et Picenum sono i casi di "province doppie" nate dalla ricomposizione delle regioni augustee. La prima attestazione del nome della provincia è nel Laterculus Veronensis, la lista delle province dell'Impero del 314, dove figura fra le province della diocesi italiciana.

I governatori delle province italiche istituite da Diocleziano mantennero il titolo di corrector, che era proprio della sola Italia provincializzata e che da allora fu portato anche da funzionari di rango equestre. Costantino affiancò al vicarius della diocesi un secondo vicario: il vicarius Italiae con sede a Milano governava le province a nord della linea Arno-Esino, l'Italia annonaria che riforniva gli eserciti, il vicarius urbis con sede a Roma quelle a sud, l'Italia suburbicaria che riforniva la capitale; la Tuscia et Umbria ricadde sotto il vicarius urbis. Per Federico Cantini una Tuscia annonaria, distinta dalla suburbicaria, si riconosce però dalla seconda metà del IV secolo almeno, e con vicende alterne fino alla restaurazione giustinianea; i correctores della Tuscia et Umbria vi risultano più o meno itineranti.. Claudio Azzara data la bipartizione, con molta probabilità, ai primi anni del V secolo e osserva che in età teodericiana non ne resta traccia nei testi amministrativi: una lettera delle Variae di Cassiodoro del 534-535 nomina un canonicarius Tusciae senza altra specificazione, come per una provincia di nuovo unitaria..

Il concilio provinciale e il rescritto di Spello

Come le altre province, la Tuscia et Umbria aveva un'assemblea provinciale, il concilium, e un sacerdozio del culto imperiale: i suoi sacerdoti provinciali sono detti coronati Tusciae et Umbriae, attestato da un'iscrizione di Spello per Gaio Matrinio Aurelio Antonino e da una base di statua di Carsulae pubblicata nel 2014.. Il documento principale è il rescritto con cui Costantino, fra il 333 e il 335, rispose a una petizione degli abitanti di Hispellum. Gli Spellani ricordavano che, per antica consuetudine, i sacerdoti scelti ogni anno da loro e dai Tusci dovevano allestire a Volsinii giochi scenici e un munus gladiatorio, e chiedevano, per le asperità del viaggio, che il loro sacerdote non fosse più tenuto a recarsi a Volsinii; offrivano in cambio la costruzione di un tempio alla gens Flavia e chiedevano per la città un nome in onore della dinastia. Costantino concesse il nome di Flavia Constans, accolse il tempio e permise che le celebrazioni si tenessero anche a Spello, a condizione che gli spettacoli offerti dai sacerdoti della Tuscia non abbandonassero Volsinii..

Le letture del rescritto non coincidono. Porena vi vede la duplicazione del capoluogo del concilio provinciale annuale, con l'alternanza delle celebrazioni fra Volsinii e Spello, e insieme la promozione di una città secondaria nei riti della devozione imperiale. Enrico Zuddas osserva che la fusione dioclezianea di gruppi etnici diversi in un solo organismo dovette produrre squilibri e spinte autonomistiche, ma ritiene che già prima del rescritto celebrassero a Volsinii due sacerdoti di pari rango, uno per i Tusci e uno per gli Umbri, e che Costantino si limitasse a raddoppiare gli spettacoli senza sdoppiare il concilium, che sarebbe rimasto unico come la provincia, presieduto dai due sacerdoti.. Che Volsinii fosse la capitale della provincia è una deduzione ricavata dal rescritto: la sede del governatore, dove di norma si riuniva il concilio, dovette essere almeno per certi periodi Florentia, da cui è emessa una costituzione del 366 conservata nel Codice teodosiano.. I praetores Etruriae, che la maggior parte degli studiosi considera il frutto della restaurazione augustea dell'antica lega etrusca del Fanum Voltumnae e che avrebbero presieduto le riunioni della lega fino al IV secolo, non mostrano invece, per Zuddas, un collegamento diretto con i sacerdoti del rescritto..

I governatori Il titolo di corrector è ancora usato in una costituzione del 366 del Codice teodosiano; una dedica posta dai Tusci et Umbri a Betizio Perpetuo Arzigio, loro patrono, lo qualifica consularis ed è posteriore al 370. Fra i correctores del IV secolo è Vettio Agorio Pretestato, governatore prima del 362, che possedeva terre nella regione e vi soggiornava a lungo: un'iscrizione celebrativa postuma di un Vettio Pretestato è stata trovata in una villa della Toscana settentrionale..

Correctores Gaio Vettio Cossinio Rufino Gaio Giulio Rufiniano Ablabio Taziano 342: Lucio Turcio Aproniano signo Asterio Giulio Ebulida Giulio Festo Imezio 355: Dinamio Vettio Agorio Pretestato Publio Publilio Ceionio Giuliano 362: Ausonio

Dal V secolo alla conquista longobarda

Fra IV e V secolo l'insediamento rurale della Tuscia settentrionale si contrasse, come confermano le esenzioni fiscali accordate alla Tuscia nei primi due decenni del V secolo e un passo di papa Gelasio I che fa pensare a un forte calo demografico nella seconda metà del secolo; le grandi ville senatorie restarono le sole a ricevere nuovi investimenti.. La provincia sopravvisse alla fine dell'Impero d'Occidente. Sotto gli Ostrogoti alcune famiglie gote accumularono vasti possedimenti, e aristocratici e vescovi della Tuscia, come il console Cecina Decio Albino e il vescovo di Volterra Elpidio, furono coinvolti nella nuova gestione del potere. Nell'Umbria, che lo spostamento della capitale a Ravenna nel 402 aveva reso di nuovo strategica per il sistema viario dei due rami della via Flaminia e della via Amerina, Teodorico installò presidi militari in diverse città, curò bonifiche e infrastrutture e fece di Spoleto una sede amministrativa dell'Italia centrale, come ricorda anche Cassiodoro.

Durante la guerra gotica la regione fu teatro di operazioni continue già nel 537, con i reparti che Belisario mandò da Roma a presidiare le fortezze della Flaminia; le piazzeforti passarono più volte dai Bizantini agli Ostrogoti fino alla battaglia di Tagina del 552, che secondo Jacopo Celani segnò la stabilizzazione definitiva del dominio bizantino sull'Italia. Per la Toscana le fonti scritte dell'età gota sono scarse, e i pochi rinvenimenti archeologici di matrice gota (Firenze e dintorni, Chiusi, Pistoia) indicano soprattutto presidi a guardia dei passi appenninici, a Lucca, Pistoia, Fiesole, Arezzo e Chiusi; secondo Procopio proprio sulla Tuscia si era appoggiato Teodato contro Amalasunta, e durante la guerra Belisario occupò Narni, Perugia e Spoleto per tenere la Flaminia, ottenne la resa di Todi e Chiusi ed espugnò Fiesole dopo un lungo assedio, mentre Totila tentò di prendere Firenze e Perugia e combatté nel Mugello una battaglia non decisiva, prima di cadere a Busta Gallorum.. Nella Tuscia settentrionale gli anni della guerra segnano una cesura nell'insediamento rurale, mentre città come Lucca e Firenze restaurano le mura per sostenere lunghi assedi; della riconquista bizantina, di breve durata, resta traccia negli abbellimenti della cattedrale di Luni.. Nel 554 la Prammatica Sanzione di Giustiniano I stabilì che la provincia fosse governata da uno iudex provinciae scelto localmente dai vescovi e dai notabili. Si ritiene, sulla base della testimonianza di Paolo Diacono, che in età bizantina la provincia avesse assunto il nome di Tuscia. Paolo Diacono la descrive così:

Pochi anni dopo la fine della guerra, negli anni settanta del VI secolo, l'Umbria tornò a essere campo di battaglia fra Bizantini e Longobardi, entrati in Italia nel 568: fra il 575 e il 576 Faroaldo occupò Spoleto e ne fece un ducato autonomo, che allargandosi fino alla sponda sinistra del Tevere tolse all'Impero il tratto orientale della Flaminia. Nel 592 i Longobardi occuparono per breve tempo Perugia e gran parte delle città della regione; nel 595 ai Bizantini restavano soltanto otto città, Gubbio, Città di Castello, Perugia, Todi, Orvieto, Amelia, Narni e Otricoli, che con i loro territori formarono il cosiddetto corridoio bizantino, organizzato intorno alla via Amerina e stretto fra il ducato di Spoleto a est e, a ovest, la Tuscia Langobardorum, cioè la Toscana occupata dai Longobardi, dalla quale nacque il ducato di Tuscia; il corridoio garantiva i collegamenti fra il ducato romano e l'Esarcato..