Maya è un film italiano del 1989 diretto da Marcello Avallone.
Trama In una cittadina del Messico meridionale un vecchio indigeno racconta al nipotino Luís la leggenda del crudele re maya Xibalbay, protetto dal dio della morte, che aveva tentato di sottomettere la regione ma era stato messo in fuga dai suoi valorosi abitanti e aveva pertanto giurato di tornare per vendicarsi.
L'antropologo Solomon Slivak, da tempo residente nel paese, pochi giorni prima del giorno dei morti, dopo avere scritto una lettera al suo collaboratore Francisco lascia la casa e la compagna María per recarsi, guidato da una misteriosa bambina, alla piramide di Xibalbay; dopo averla scalata, viene pugnalato in quello che ha tutta l'aria di essere un omicidio rituale.
Dopo il ritrovamento del corpo vicino alla sua automobile, arriva da New York Lisa Slivak, la figlia di Solomon. L'ufficiale di polizia le dice di non aver idea di chi possa aver commesso l'assassinio; Lisa incontra poi il dottor Santos, che ha effettuato l'autopsia e si dichiara amico di suo padre, María e Peter, un avventuriero col vizio del gioco d'azzardo che conosceva anch'egli l'ucciso. Lisa decide di trattenersi in paese per indagare sulla morte di Solomon. Assieme a Peter si reca in visita alla piramide fatta costruire da Xibalbay e assiste a un rito sciamanico in cui un uomo vomita dei serpenti, cosa che la lascia fortemente impressionata.
Lisa va a parlare di nuovo col dottor Santos e vi vede, pronti per l'autopsia, i cadaveri di due giovani turisti americani che il giorno prima avevano molestato pesantemente una benzinaia del posto. Notando le ferite sui loro corpi, si convince che le loro morti siano collegate a quella di suo padre. Anche una delle amanti di Peter viene uccisa in circostanze misteriose, sgozzata mentre era nella vasca da bagno. Peter si sente in colpa perché poco prima l'aveva lasciata in preda alla stizza, ma Santos gli dice che bisogna rassegnarsi alla fatalità, come lo sono da secoli i nativi.
A casa di Solomon, Maria sta impacchettando le sue cose con l'intenzione di traslocare; mentre cerca il gatto, trova nascosta in un ripostiglio la stessa bambina vista dal suo compagno, con le pupille sbiancate; subito dopo viene arpionata dagli ami da pesca appartenuti al suo compagno, che si sono mossi da soli e la sollevano da terra, facendone strazio.
Lisa va trovare Peter, deciso anch'egli ad andarsene, e gli parla della lettera di Solomon indirizzata a Francisco; Peter sostiene che si tratti di un nome fittizio, ma ammette indirettamente di conoscerlo, e le spiega la concezione della vita e della morte, l'una speculare all'altra, propria dei Maya. Tutti e tre avevano provato ad avvicinarsi al confine tra la vita e la morte, ma solo Solomon aveva osato varcarlo. Lisa però è determinata ad andare fino in fondo e non segue l'esortazione di Peter a lasciar perdere.
Altre morti insanguinano il paese: prima l'amante di Laura, la bella barista del locale dove lavora Peter, poi la stessa Laura, che in lacrime era andata dal suo principale innamorato di lei, e che scambiandola per un aggressore le ha piantato un coltello da cucina sul volto. Per scoprire l'identità di Francisco, Lisa prima chiede senza successo all'ufficiale di polizia, poi si reca alla piramide, dove fervono i festeggiamenti per il giorno dei morti. Peter, che ha avuto un ripensamento, va da Santos (che è il vero Francisco) e lo esorta a fare qualcosa per interrompere la scia di sangue.
Mentre alla piramide ci si prepara al sacrificio umano (in cui il prescelto è Luís), Francisco cerca di attraversare il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti con un tavolo a specchio, assistito da Peter. Il suo tentativo ha successo, a prezzo della sua vita: un attimo prima che la figura demoniaca in cima alla piramide cali la sua daga su Luís, questa scompare in un'esplosione, e il bambino è salvo.
All'aeroporto, Lisa e Peter sono in procinto di partire insieme verso New York, ma i due non trovano i biglietti. Peter si mette a seguire la misteriosa bambina che ha raccolto gli occhiali da sole caduti a Lisa, e quando glieli ridà si accorge che questa ha le stesse pupille sbiancate che aveva visto in Santos morente.
Produzione Il film, prodotto da Reteitalia, fu girato nello Yucatán, in Venezuela e negli studi Elios di Roma con un budget di circa 2,5 miliardi di lire. Il regista citò i libri di Carlos Castaneda come una delle principali fonti d'ispirazione della sceneggiatura.
Accoglienza Il film fu un fiasco al botteghino. Nel suo libro Spinegrinder, Clive Davies stroncò il film, definendolo "inutile, noiosa spazzatura" in cui "la parte migliora è la sanguinosa scena di braccio di ferro poco dopo l'inizio. Dopo di quella, si spegne". La Stampa lo definì "100 minuti di brividi a buon mercato", notando che "La cosa migliore del film sarà il finale girato nel giusto clima di sospensione, il che non giustifica certi eccessi narrativi precedenti tinti di sangue." Nel suo libro Italian Horror Film Directors, Louis Paul lo apprezzò, definendolo "una gemma oscura" e "un film sottovalutato". Lo storico cinematografico Roberto Curti l'ha descritto come molto ambizioso, ma con una sceneggiatura "confusa" e personaggi "improbabili" e "piatti".
Note
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