Biografia

Di origine curda, Ṣafī al-Dīn discendeva, secondo Vladimir Minorskij, dallo shaykh Firuz-shah, un uomo ricco che viveva a Gīlān e a cui i signori curdi avevano concesso il controllo di Ardabil e dei suoi dintorni. Minorskij si riferisce alle affermazioni dello shaykh Ṣafī al-Dīn, relative alle sue origini, ad ʿAlī ibn Abī Ṭālib, ma esprime dubbi su questo punto.Minorsky Vladimir, The Turks, Iran and the Caucasus in the Middle Ages. Preface by J.A. Boyle. Variorum Reprints, London 1978; pp. 517-518

Il lignaggio maschile della famiglia safavide, così come riferito dall'antico manoscritto del Safwāt aṣ-ṣafāʾ, è riportato nella maniera seguente: "(Shaykh) Ṣafī al-Dīn Abū l-Fattāḥ Isḥāq, figlio dello Shaykh Amīn al-Dīn Jibrāʾīl, figlio di al-Ṣāliḥ Quṭb al-Dīn Abū Bakr, figlio di Ṣalāḥ al-Dīn Rashīd, figlio di Muḥammad al-Ḥāfiẓ al-Kalām Allāh, figlio di Jawād, figlio di Pīrūz al-Kurdī al-Sanjāna (Pīrūz Shāh Zarin Kolah il curdo di Sanjān)"Z. V. Togan, "Sur l’Origine des Safavides," in Mélanges Louis Massignon, Damascus, 1957, III, pp. 345-57 simile a quello del suo patrigno Ṣafī al-Dīn, swhaykh Zahed Gilani, anch'esso di Sanjān, nel Grande Khorasan.

Ascensione a Murshid

Lo Shaykh Ṣafī al-Dīn ereditò l'ordine dello Shaykh sufi Zahed Gilani, la "Zahediyye", che in seguito trasformò nella "Safaviyya". Zahed Gilani diede anche in sposa sua figlia Bibī Fāṭemeh al suo discepolo preferito. Ṣafī al-Dīn, a sua volta, diede una sua figlia, avuta da un precedente matrimonio, al figlio secondogenito dello Shaykh Zahed Gilani. Nei 170 anni seguenti, l'Ordine della Safaviyya acquisì potere politico e militare, culminato infine nella istituzione della dinastia safavide.

Poesia

Ṣafī al-Dīn compose poemi nell'antica lingua azera."The Iranian Language of Azerbaijan" E. Yarshater, Encyclopædia IranicaEhsan Yarshater, Encyclopædia Iranica, Book 1, p. 240. Era discendente di settima generazione di Firuz-Shah Zarrin-Kolah, un dignitario iraniano locale.Barry D. Wood, "The Tarikh-i Jahanara in the Chester Beatty Library: an illustrated manuscript of the "Anonymous Histories of Shah Isma'il", Islamic Gallery Project, Asian Department Victoria & Albert Museum London, Routledge, Volume 37, Number 1 / March 2004, pp. 89-107.

Solo pochi versi di Ṣafī al-Dīn, chiamati Dobayti (doppi versi), sono pervenuti ai nostri giorni. Scritti nell'antica lingua azera e in lingua persiana, hanno una notevole importanza linguistica al giorno d'oggi.

Note

Bibliografia Monika Gronke, Derwische im Vorhof der Macht: sozial- und wirtschaftsgeschichte Nordwestirans im 13. und 14. Jahrhundert, Wiesbaden, 1993 Mazzaoui, Michel, The Origins of the Safavids: Shi'ism, Sufism, and the Gulat, Wiesbaden, West Germany, F. Steiner, 1972.

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