La Miteni (ufficialmente: Miteni S.p.A.) è stata un'azienda chimica italiana di proprietà del gruppo tedesco WeylChem (ICIG). Produceva intermedi contenenti fluoro principalmente per l'industria tessile, agrochimica e farmaceutica. Un ramo della produzione forniva gli ingredienti principali per le schiume antincendio e le scioline al fluoro.

La società ha dichiarato fallimento nel 2018, in seguito alla scoperta della contaminazione della falda freatica - a partire da Trissino, ha coinvolto tutto il Veneto centro-occidentale, fino al mare - con tensioattivi perfluorurati (gli inquinanti per sempre, "forever chemicals", conosciuti come PFAS) soprattutto PFOA, GenX e C6O4.

Storia La Miteni è stata fondata nel 1965 come centro di ricerca dal Conte Giannino Marzotto inizialmente con il nome di RiMAr (Ricerche Marzotto). Quasi dall'inizio, venne utilizzata la fluorurazione elettrochimica per la produzione di acidi carbossilici perfluorurati usati per impermeabilizzare i tessuti.

La prima produzione importante si concentra in particolare sul perfluoroottancarbossilato di ammonio (denominato con la sigla APO dall'azienda, APFO in inglese) che scaricato in acqua diventava acido perfluoroottanoico, il celeberrimo PFOA sintetizzato dalla 3M per la prima volta nel 1947 e venduto alla DuPont per l'altrettanto celeberrimo Teflon (brevettato nel 1951) usato nelle padelle antiaderenti e nei tessuti impermeabili. Diventerà la maggiore produttrice al mondo del PFOA insieme con la 3M, arrivando a una produzione di 12 tonnellate l'anno.

Contemporaneamente viene implementato il processo a scambio di alogeno (HALEX) e la chimica dei sali di diazonio per la produzione di aromatici fluorurati. Inizia così negli stessi anni la produzione dei nitroalogenoderivati (NAD) che comprendono il BTF, benzotrifluoruro (base di pesticidi e fitofarmaci), come alternativa economico-produttiva agli stessi perfluoroalchilici, di cui già iniziano a trapelare la pericolosità grazie allo scambio di informazioni con i laboratori americani.

Nel 1977, a causa di un grave inquinamento, soprattutto di BTF, la fabbrica viene bloccata e i comuni a valle forniti con autobotti (militari, dalla Caserma Ederle), alcuni dei quali costretti a cambiare la fornitura acquedottistica. Il Conte Giannino Marzotto sarà portato a processo ed assolto con un escamotage giuridico che bloccherà gli impianti per 14 mesi e che porterà alla decisione di «vendere con largo profitto gli impianti a gruppi molto più grandi e potenti» (intervista del 29 gennaio 2008). Le responsabilità della RiMar sono state richiamate nel 2023 e 2025 con due pronunciamenti del TAR contro le eredi che saranno costrette a partecipare al risarcimento per la bonifica del sito.

Nel 1985 entra in società con la EniChem Synthesis S.p.A.

Nel 1988, EniChem e Mitsubishi S.p.A. (controllata dalla Mitsubishi Corpoporation) rilevano del tutto la società, con l'uscita del Conte Marzotto, e nel 1992 cambiano il nome in Miteni S.p.A. (Mitsubishi-Eni). Nel 1996, Mitsubishi acquisisce il 100% delle azioni.

Nel 2009, la società viene venduta all'ICIG, proprietaria anche del gruppo farmaceutico Cordenpharma.

Nel 2011-14 si passa dalla produzione dei Pfas di vecchia generazione a quelli di nuova generazione, GenX e C6O4, ricavati da rifiuti tossici importati dall'olandese Chemours (DuPont).

Nel 2011 i ricercatori CNR-IRSA Stefano Polesello e Sara Valsecchi scoprono presso le acque di scarico della Miteni la più alta concentrazione al mondo di Pfas, puntuale, mai trovata: 4,8 mg/l per il perfluorobutansolfonato (PFBS). Nel 2013 le autorità si muovono ufficialmente, promulgando l'emergenza Pfas agli organi competenti, cercando di mitigare il danno con una prima filtrazione e primi approfondimenti sanitari, ma senza avvertire di fatto i cittadini.

Solo a seguito di una grande mobilitazione popolare con numerose attività, assemblee, processi, a partire dalla Marcia dei Pfiori del maggio 2016, dalle successive analisi indipendenti e mozioni contro l'inazione delle autorità del Veneto, la fabbrica perde credibilità, fino alla richiesta di chiusura.

Il 15 febbraio 2017 la Miteni, con il Comune di Montecchio Maggiore patrocinatore, organizza una "lectio magistralis" a porte chiuse con il tossicologo Angelo Moretto per cercare di far passare la non-nocività dei Pfas: la conferenza sarà giudicata una farsa e sarà fermata da un sit-in di un centinaio di persone che bloccherà definitivamente la narrazione della Miteni e delle lobbies per cui lavorava il tossicologo chiamato .

Dall'1 al 3 ottobre 2017 l'avvocato statunitense Rob Bilott viene in Italia chiamato dal movimento No Pfas per portare la propria testimonianza a favore della cittadinanza: il 1° di ottobre sarà al Teatro di Lonigo (tutto esaurito con più di 1000 persone dentro e fuori), il 2 in Regione Veneto accolto dalla Commissione speciale PFAS, il 3 in Procura a Vicenza. La sua testimonianza sarà il colpo fatale per la Miteni: l'azienda di Trissino è la fornitrice storica della DuPont; le sostanze sono tossiche comprovate dai processi americani; il caso italiano sul lato della contaminazione delle popolazione è ben più grave di quello americano; la Miteni per anni ha scambiato con la DuPont documenti sensibili sulla tossicità delle sostanze .

Il 26 ottobre 2018 il consiglio di amministrazione della società delibera il deposito di un'istanza di fallimento.

La società MITENI S.p.A. di Trissino viene dichiarata fallita con sentenza datata 9 novembre 2018.

Dal 26 aprile 2021 è in corso presso la Corte d'Assise di Vicenza il processo contro i proprietari e i dirigenti della Miteni, le multinazionali Mitsubishi, ICIG, considerato il più importante processo ambientale d'Italia e uno dei più grandi processi ambientali attualmente in Europa. La sentenza di primo grado è stata emessa il 26 giugno 2025 e ha previsto 11 condanne e 4 assoluzioni per i vertici aziendali che si sono susseguiti alla guida della ex Miteni, con pene che vanno da 2 anni e 8 mesi a 17 anni e mezzo, per un totale di 141 anni di carcere. La corte ha riconosciuto risarcimenti per oltre 300 parti civili, inclusi privati ed enti pubblici, per un totale di 75 milioni di euro. Il ministero dell’Ambiente ha ottenuto un risarcimento di 58 milioni di euro, la Regione Veneto per 6,5 milioni, la provincia di Vicenza per euro e l’Arpa Veneto per euro. Le singole persone colpite hanno ottenuto indennizzi dai 15 ai euro. Le condanne sono superiori a quelle richieste dall'accusa e per la prima volta in Europa e in Italia viene riconosciuto il crimine ambientale, il dolo per disastro innominato e avvelenamento delle acque: in modo chiaro e inequivocabile viene riconosciuta la responsabilità penale di chi ha inquinato, applicando concretamente il principio del Testo Unico Ambientale per cui “chi inquina, paga”. In prima fila in aula i promotori principali del processo: Alberto Peruffo (PFAS.land), Maria Chiara Rodeghiero (Medicina Democratica, firmataria dell'esposto presentato dall'avv. Edoardo Bortolotto), Marzia Albiero (Rete Gas Vicentina), Michela Piccoli (Mamme No Pfas), Vincenzo Cordiano (ISDE), Piergiorgio Boscagin (Perla Blu Legambiente), con tutto il variegato movimento No Pfas a seguire.

Inquinamento

La RiMar prima, e poi la Miteni si sono distinte per due gravissimi casi di inquinamento delle acque potabili: nel 1977, a seguito di diverse segnalazioni di acqua dal colore intenso distribuita in diversi comuni dell'Ovest Vicentino (Sovizzo-Creazzo-Altavilla), si identificò la fonte dell'inquinamento nell'allora Rimar di Trissino, e le sostanze disperse nei Nitroalogenoderivati (NAD), più tardi chiamati anche BTF, inquinamento che diede vita ad un processo che però non portò a nessuna condanna.

La Miteni è stata citata nello scandalo delle navi dei veleni, per il caso della nave Zanoobia nel porto di Koko in Nigeria negli anni '80.

La Miteni è salita alle cronache nazionali ed internazionali per la scoperta pubblicata nella primavera del 2013 (ma studi sull'inquinamento da queste sostanze erano finanziati dalla UE dal 2006, e analisi erano in corso in Veneto a più riprese dal 2011), di una grave dispersione nelle acque potabili, di falda e superficiali in tre provincie del Veneto (Padova, Verona e Vicenza) e in una trentina di comuni, di sostanze appartenenti al gruppo dei tensioattivi perfluorurati (PFAS) fra cui PFBA, PFPeA, PFBS, PFHxA, PFHpA, PFBS, PFOS PFOA, GenX e C6O4.

La sorgente è stata indicata da ARPAV nello stabilimento Miteni nel settembre del 2013. Alcune di queste sostanze, liberate dal sito produttivo inquinato sono state trovate anche nel Po, provenienti dal bacino del Tanaro, soprattutto per la produzione della Solvay di Spinetta Marengo, azienda che collaborava con la Miteni fino alla chiusura degli impianti.

Impianti e brevetti della Miteni sono stati spostati in India. Nel gennaio 2023 l'attivista Alberto Peruffo e il documentarista Massimiliano Mazzotta fanno un primo viaggio esplorativo in India per attivare studenti, autorità e cittadinanza sul pericolo dei PFAS, visitando a Mumbai la sede della Viva Lifesciences, filiale della Laxmi Organic Industries Limited.

Note

Voci correlate PFAS

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