Il volo Lion Air 610 era un volo di linea passeggeri della compagnia aerea a basso costo indonesiana Lion Air che collegava l'aeroporto Internazionale di Giacarta-Soekarno-Hatta e l'aeroporto Depati Amir di Pangkal Pinang. Il 29 ottobre 2018, un Boeing 737 MAX 8 che percorreva tale tratta precipitò in mare poco dopo il decollo da Giacarta, causando la morte di tutte le 189 persone a bordo. Questo fu il primo incidente occorso a un Boeing 737 MAX e il più grave mai accaduto ad un qualsiasi modello di Boeing 737. Il 10 marzo 2019, un altro Boeing 737 MAX, operante il volo Ethiopian Airlines 302, precipitò sei minuti dopo il decollo provocando la morte di tutte le 157 persone a bordo. Poiché gli incidenti furono molto simili, a partire dall'11 marzo 2019 tutti i paesi del mondo chiusero lo spazio aereo ai Boeing 737 MAX.
L'aereo L'aeromobile coinvolto era un Boeing 737 MAX 8, marche PK-LQP, numero di serie 43000, numero di linea 7058. Era spinto da due motori turboventola CFM International LEAP. Effettuò il suo primo volo il 30 luglio 2018 e venne consegnato a Lion Air il 13 agosto 2018; era quindi un velivolo nuovo di zecca per la compagnia. Al momento dell'incidente, l'aereo aveva accumulato circa 800 ore di volo. Questo fu il primo disastro coinvolgente un Boeing 737 MAX dall'entrata in servizio il 22 maggio 2017 e il peggiore coinvolgente un Boeing 737.
Passeggeri ed equipaggio L'equipaggio era composto dal comandante Bhavye Suneja, un cittadino indiano di 31 anni che aveva volato con la compagnia aerea per più di sette anni e aveva accumulato circa ore di volo, delle quali sui Boeing 737, e dal 41enne copilota indonesiano Harvino, con ore di volo, delle quali sui Boeing 737. I sei assistenti di volo erano tutti indonesiani.
Tra le vittime vi erano 3 bambini, di cui 2 neonati, e 7 membri dell'equipaggio. Fra i 189 passeggeri vi era anche l'ex ciclista italiano Andrea Manfredi, che si trovava a Giacarta per lavoro dopo essere stato a Hong Kong.
A bordo vi erano inoltre: 20 impiegati del Ministero delle Finanze indonesiano, 10 dipendenti dell'Audit Board dell'Indonesia, 2 revisori dell'Agenzia di controllo finanziario e dello sviluppo indonesiano, 7 membri del Bangka Belitung Regional People's Representative Council, 3 avvocati pubblici, 3 giudici dell'Alta corte e del tribunale nazionale dell'Indonesia, 3 Impiegati del Ministero indonesiano dell'Energia e delle risorse minerarie, un dipendente della Perusahaan Listrik Negara con la sua famiglia (moglie e figlio minorenne), 52 tra funzionari ed ufficiali della polizia indonesiana. Oltre all'italiano Andrea Manfredi, vi era un secondo straniero: il pilota indiano Bhavye Suneja.
L'incidente L'aereo partì da Giacarta il 29 ottobre 2018 alle 06:20 ora locale (28 ottobre 2018, 23:20 UTC) diretto all'aeroporto Depati Amir di Pangkal Pinang. Il decollo avvenne in direzione ovest, poi fu effettuata una virata verso nord-est, mantenuta fino allo schianto al largo di Giacarta in un tratto di mare profondo circa . L'equipaggio aveva richiesto l'autorizzazione per rientrare all'aeroporto della capitale Indonesiana dopo aver percorso . Il luogo dell'incidente si trovava a al largo della costa dell'isola di Giava.
Le comunicazioni tra il controllore del traffico aereo (ATC) e il volo 610 si interruppero improvvisamente alle 06:33. L'ATC informò immediatamente le autorità sul possibile incidente e la National Indonesian Search and Rescue Agency dispiegò tre navi e un elicottero nell'area. Alle 07:30, un'ora circa dopo l'incidente, l'agenzia ricevette notizia che il volo 610 si era inabissato a pochi chilometri da una piattaforma petrolifera offshore. Secondo quanto riferito, i lavoratori sulla piattaforma videro l'aereo impattare l'acqua con il muso rivolto verso il basso. Le barche dalla piattaforma partirono immediatamente e trovarono detriti del Boeing precipitato.
Le ricerche e le operazioni di recupero L'allerta venne data dopo poco l'ultimo contatto con l'aereo. I sommozzatori trovarono una chiazza di carburante e, galleggianti, alcuni effetti personali dei passeggeri.
Il 29 ottobre le autorità comunicarono di aver recuperato i primi resti umani e che considerata la dinamica dell'incidente non era possibile che qualcuno fosse sopravvissuto. I subacquei individuarono frammenti della fusoliera dell'aeromobile e detriti assortiti, ma non i registratori di volo. Un ufficiale delle forze armate nazionali indonesiane riferì che la maggior parte delle vittime si trovava ancora all'interno della fusoliera, poiché il personale di soccorso era riuscito a recuperare solo un numero esiguo di corpi. I funzionari affermarono che la scarsa visibilità a quelle profondità e una forte corrente marina stavano ostacolando gli sforzi delle squadre di ricerca e salvataggio.
Lo stesso giorno, la National Search and Rescue Agency indonesiana rese nota l'area dove si stavano concentrando le operazioni di ricerca, divisa in due zone principali. La prima era un'area di "ricerca subacquea" di , mentre la seconda era un'area di "ricerca visiva", larga .
Il 30 ottobre l'area venne divisa in 13 settori e ampliata a . All'operazione parteciparono circa 850 membri del personale dell'agenzia di ricerca e salvataggio nazionale indonesiana, delle forze armate indonesiane e di volontari. Almeno 13 corpi vennero recuperati dal luogo dell'incidente. Funzionari indonesiani confermarono che erano stati captati deboli segnali nell'area di ricerca, emessi probabilmente dalle scatole nere.
Il 31 ottobre venne riferita la rilevazione di "ping" acustici, a non più di di distanza dagli otto punti di ricerca attuali, provenienti da uno o da entrambi i locator beacon subacquei (ULB) collegati ai registratori di volo dell'aeromobile.
Il 1º novembre i ricercatori annunciarono di aver trovato il registratore dei dati di volo (FDR) del volo 610, a una profondità di . Il registratore vocale della cabina di pilotaggio (CVR), tuttavia, era ancora disperso. Secondo un funzionario per la sicurezza dei trasporti le autorità non sapevano con certezza se l'unità di memoria recuperata fosse il registratore dei dati di volo o il registratore vocale della cabina di pilotaggio, poiché ne mancavano delle parti. Haryo Satmiko, vicecapo del Comitato nazionale per la sicurezza dei trasporti dell'Indonesia (NTSC) (indonesiano: Komite Nasional Keselamatan Transportasi), l'organismo che indagò sull'incidente, commentò con i giornalisti che le cattive condizioni del dispositivo erano la prova dello "straordinario impatto" dell'aereo contro la superficie del mare, che separò l'unità di memoria dal suo alloggiamento. Nonostante il danno, gli investigatori furono in grado di recuperare i dati dei 19 voli più recenti per 69 ore e programmarono di iniziare le analisi il 5 novembre.
Il 2 novembre venne annunciata la morte di Syahrul Anto, 48 anni, un subacqueo esperto del Diving Rescue Team (IDRT), squadra impegnata nelle ricerche delle vittime e del relitto. L'uomo scomparve durante le immersioni di ricerca. A lanciare l'allarme fu un suo collega. La vittima venne ritrovata in acqua senza vita ed i soccorsi furono vani. Il sub aveva partecipato nel 2014 alle operazioni di ricerca del volo AirAsia 8501.
Il 3 novembre venne individuata la fusoliera principale sul fondale del Mar di Giava. Fu anche captato un segnale proveniente dalla seconda scatola nera contenente le registrazioni delle conversazioni avvenute nella cabina di pilotaggio.
Il 4 novembre quasi persone, tra cui 175 sommozzatori, vennero inviate sul luogo dell'incidente, oltre a 69 navi, 5 elicotteri e 30 ambulanze. Il capo dell'agenzia nazionale indonesiana di ricerca e salvataggio Muhammad Syaugi annunciò che l'operazione di ricerca e soccorso sarebbe stata prorogata di altri tre giorni.
Al 7 novembre erano stati recuperati 186 corpi, 44 dei quali identificati. Il 10 novembre, la NSRA concluse la ricerca delle vittime, continuando quella del CVR.
Al 23 novembre, delle 189 persone a bordo, 125 (89 uomini e 36 donne) erano state identificate. Altri 64 corpi non erano ancora stati riconosciuti.
Il 14 dicembre venne riferito che Lion Air aveva pagato 2,8 milioni di USD per un secondo tentativo di ricerca del CVR, con una nave specializzata per assistere nella ricerca, che sarebbe dovuta durare 10 giorni. Il tentativo iniziò il 20 dicembre 2018 e si concluse il 3 gennaio 2019 senza successo.
Il 14 gennaio 2019, dopo oltre 2 mesi di ricerche, venne ritrovato il registratore vocale di cabina a 30 metri di profondità e 8 metri sotto la sabbia.
Le indagini L'assistenza internazionale I registratori di volo del 737 MAX vennero recuperati con l'assistenza del Transport Safety Investigation Bureau (TSIB) di Singapore, che inviò il 29 ottobre 2018 tre specialisti e un rilevatore di segnali di localizzazione subacquea per aiutare a recuperare i dispositivi. L'ufficio australiano per la sicurezza dei trasporti inviò due membri del proprio personale per assistere il comitato nazionale per la sicurezza dei trasporti indonesiano (NTSC) nel processo di estrazione dei dati dalle scatole nere. Un team di ingegneri dell'NTSB e uno della Boeing arrivarono in Indonesia per assistere nelle indagini sull'incidente il 31 ottobre 2018, due giorni dopo il team di Singapore. Anche il personale della Federal Aviation Administration (FAA) degli Stati Uniti e il produttore di motori General Electric (che non erano quelli installati sui 737 MAX) furono inviati in Indonesia.
Nell'agosto 2019 trapelò una prima bozza del rapporto dell'NTSC. Questo indicava che il progetto del 737 MAX presentava alcune lacune che giocarono un ruolo chiave nell'incidente del Lion Air 610; alla causa concorsero anche errori di pilotaggio e una manutenzione inadeguata. Lion Air espresse obiezioni poiché il report dell'NTSC, secondo una fonte che richiese l'anonimato, attribuì 25 delle 41 mancanze o errori alla compagnia low-cost. Vi furono anche dubbi sull'autenticità di alcune fotografie utilizzate nell'inchiesta, in quanto avrebbero potuto essere state scattate su altri Boeing 737 MAX. La compagnia si oppose alla sollevazione di un problema relativo alle fotografie nel rapporto finale dell'incidente.
Il volo precedente Gli inquirenti analizzarono la storia recente del velivolo; constatarono che l'aereo era stato utilizzato sulla tratta dall'aeroporto internazionale Ngurah Rai, Bali, all'aeroporto internazionale Soekarno-Hatta, Giacarta la notte prima dell'incidente. Rapporti dettagliati di quel volo rivelarono che l'aereo aveva manifestato alcune serie problematiche: i passeggeri riferirono di un problema al motore e gli era stato detto di non imbarcarsi mentre gli ingegneri cercavano di risolverlo. Una volta in volo, mentre l'aereo era in rotta verso Giacarta, avevano percepito forti tremori e un odore di gomma bruciata all'interno della cabina. L'aereo successivamente ebbe problemi a mantenere un'altitudine costante; i passeggeri affermarono che fu come "un giro sulle montagne russe". Ad un certo punto il Boeing 737 MAX 8 effettuò una discesa di oltre in pochi secondi. Il simbolo delle cintura di sicurezza non fu mai spento dal decollo all'atterraggio. Una registrazione delle comunicazioni con il controllore del traffico aereo rivelò la dichiarazione di un "pan-pan" da parte del pilota. In seguito, l'equipaggio decise di annullare tale comunicazione e proseguire verso Giacarta.
Il diario di manutenzione del velivolo rivelò che aveva subito un guasto non specificato nella parte di strumentazione del comandante, mentre il lato del primo ufficiale era in buone condizioni.