Nel 1830, all'abdicazione del nonno Carlo X e dopo la rinuncia da parte di suo zio Luigi Antonio (futuro pretendente "Luigi XIX") ai propri diritti sul trono francese, egli fu designato quale erede da Carlo X stesso. Enrico V tuttavia non esercitò mai le funzioni di monarca a causa dell'ascesa al trono del Duca d'Orléans. Da quel momento iniziò per lui e per la sua famiglia un lungo periodo di esilio, la cui prima tappa fu il Regno Unito.

Ritornato in Francia dopo la caduta del Secondo Impero francese nel 1870, radunò attorno a sé la maggioranza monarchica della nuova assemblea nazionale, si riconciliò con il ramo degli Orléans, ma assistette al fallimento di un progetto di restaurazione della monarchia, a seguito del rifiuto della maggioranza dei deputati di accettare la bandiera bianca e del suo rifiuto di adottare la bandiera tricolore.

Fu l'ultimo discendente legittimo maschio di Luigi XV di Francia e di sua moglie, Maria Leszczyńska. La sua morte senza eredi, avvenuta nel 1883, segnò l'estinzione del ramo degli Artois e della casata capetingia dei Borbone-Francia e l'apertura di una lite (ancora oggi in corso) tra le case borboniche di Spagna e Orléans, ciascuna reclamante il proprio ruolo di pretendente alla corona virtuale di Francia.

Biografia Infanzia

Enrico di Borbone nacque il 29 settembre 1820 a Parigi, presso il Pavillon de Marsan, parte del palazzo delle TuileriesQuesta parte del palazzo è oggi una delle poche parti sopravvissute dopo la distruzione del complesso nel XIX secolo. Essa è stata integrata nel Museo del Louvre. Egli era figlio postumo di Carlo d'Artois, duca di Berry e di Carolina di Borbone-Due Sicilie. La nascita di Enrico, a sette mesi dall'assassinio del padre, permetteva così la continuazione della linea principale dei Borbone di Francia, motivo per cui gli venne imposto anche il nome di Dieudonné (in italiano Deodato, letteralmente "donato da Dio"); questo fatto gli valse dal poeta francese Alphonse de Lamartine l'appellativo di "bimbo del miracolo" (enfant du miracle).Alphonse de Lamartine, « Ode pour la naissance du duc de Bordeaux », Œuvres poétiques complètes, Paris, La Pléiade, 1963, p. 42-43

Al momento della nascita il prozio Luigi XVIII gli conferì il titolo di duca di Bordeaux, che Enrico mantenne fino al 1830, in seguito all'abdicazione del nonno Carlo X e dello zio Luigi Antonio di Borbone. In esilio, egli assunse invece il titolo di cortesia di conte di Chambord, dal nome di un castello offertogli da una sottoscrizione nazionale.

Venne battezzato il 1º maggio 1821 nella cattedrale di Notre-Dame di Parigi con padrini i suoi zii, i duchi di Angoulême. Nel 1828, suo nonno, che era divenuto il nuovo sovrano francese dal 1824 con il nome di Carlo X, affidò la sua educazione al barone Ange Hyacinthe Maxence de DamasMémoires du baron de Damas, pubblicate dal nipote il conte di Damas, Parigi, Plon ed., 1922, tome II, p. 289. il quale predispose per il giovane erede un'educazione prevalentemente improntata sui valori religiosiDuca de Castries, Le Testament de la monarchie (V) Le grand refus du comte de Chambord : La légitimité et les tentatives de restauration de 1830 à 1886, [Paris], Hachette, 1970, p. 28., oltre che allo studio delle lingue (in particolare tedesco e italiano), l'esercizio fisico e l'arte militare.Jean-Paul Bled, Les Lys en exil ou la seconde mort de l'Ancien Régime, Parigi, Fayard, 1992, pag. 25-26

Rivoluzione del 1830

Nel 1830 il re Carlo X abdicò in suo favore in seguito alla Rivoluzione di luglio, scoppiata in seguito al tentativo del re e del primo ministro Jules de Polignac di restaurare di fatto la monarchia assoluta al posto del governo costituzionalista basato sulla Carta francese del 1814, ma il parlamento non accettò questa abdicazione, accompagnata peraltro anche da quella del Delfino, malgrado gli sforzi del grande scrittore François-René de Chateaubriand, Pari del Regno (ex Camera dei Pari), inviato al Senato dai Borboni dove tenne un famoso, appassionato discorso in difesa del piccolo Enrico V, succeduto ope legis sul trono a séguito delle due abdicazioni. Quattro interpretazioni storiografiche e politiche si divisero da subito sul passaggio formale di potereHistoire de France, Larousse, 1998, p. 461.: l'interpretazione orleanista, per cui da Carlo X si passa agli Orléans, e solo eventualmente a Enrico l'interpretazione dei legittimisti intransigenti "carlisti" per cui nessuna delle abdicazioni fosse valida, quindi Carlo sarebbe rimasto formalmente re fino al 1836, anno della sua morte, poi si sarebbe passati a Luigi e infine a Enrico nel 1844 l'interpretazione enrichista seguita da Carlo X, secondo cui da Carlo si passa direttamente Enrico, tramite la rinuncia di Luigi Antonio l'interpretazione dei legittimisti enrichisti maggioritari, secondo cui tutte le abdicazioni sono valide, per cui Carlo X abdica la sera del 2 agosto, per venti minuti Luigi XIX è re de jure (uno dei regni più corti della storia assieme a quello di Costantino I di Russia), poi il trono passa a Enrico V. Carlo X nominò reggente temporaneo (Luogotenente generale) per gestire la transizione il cugino Luigi Filippo d'Orléans. Questi chiese che il piccolo Enrico andasse a Parigi per avere l'investitura formale in Parlamento, ma alla duchessa di Berry, che intendeva presenziare con il figlio alle Camefe, fu impedito di andare, e Carlo X e Luigi Antonio, ormai partiti dalla capitale, si rifiutarono di far partire il bambino da solo, finché il nuovo governo non si fosse insediato e la situazione calmata, né si arrischiarono ad accompagnarlo.GARNIER, J. (1968). LOUIS-PHILIPPE ET LE DUC DE BORDEAUX (avec des documents inédits). Revue Des Deux Mondes (1829-1971), 38-52. Retrieved May 26, 2020, from www.jstor.org/stable/44593301 Inoltre parlamento e popolo parigino premevano per estromettere i Borboni come condizione per accettare la monarchia, e si risolsero a non accettare la successione. Il Senato quindi, dichiarata la vacanza del trono di Carlo X il 7 agosto, nominò re Luigi Filippo di Borbone-Orléans con il nome di Luigi Filippo I instaurando un regime costituzionale parlamentare di tipo liberale-borghese, la monarchia di luglio e i Borbone-Francia furono costretti all'esilio nuovamente. Tuttavia da più parti si considera che tra il 2 agosto giorno dell'abdicazione di Carlo X e dello zio Luigi XIX, e il 9 agosto, giorno dell'ascesa al trono di Luigi Filippo, o perlomeno fino al 7, Enrico possa essere considerato re legale o re titolare di Francia e Navarra per quella settimana; ne conseguirebbe, quindi, che il 1830 vide quattro re sul trono di Francia: Carlo X, Luigi XIX, Enrico V e Luigi Filippo.Price, Munro (2007). The Perilous Crown: France between Revolutions. London: Macmillan. pp. 177, 181–182, 185. ISBN 978-1-4050-4082-2.

La rivoluzione del 1830 e l'avvento al potere della monarchia orleanista lo costrinsero quindi all'esilio, come avvenne del resto per tutta la famiglia reale dei Borbone di Francia a partire dal 16 di agosto fino al 1871 quando il divieto d'ingresso fu rimosso. La morte del primogenito di Carlo X, Luigi Antonio duca di Angoulême, avvenuta nel 1844, finì con l'indirizzare le simpatie dei monarchici tradizionalisti nella persona del conte di Chambord, che venne considerato d'ora innanzi l'unico erede legittimo al trono di Francia. Secondo la successione legittimista, il conte di Chambord fu quindi ritenuto a tutti gli effetti pretendente alla corona francese e re titolare, mentre Luigi Filippo fu considerato solo un usurpatore, benché formalmente l'Orlèans era comunque il primo in linea di successione, poiché Enrico non aveva avuto figli e la legge salica era in vigore. A giugno del 1832, approfittando dei disordini anti-orleanisti nati con l'insurrezione repubblicana di Parigi del 1832 di quei giorni, la madre di Enrico, la duchessa di Berry, tentò di sollevare nuovamente la Vandea in una nuova guerra, in favore del figlio, ma fallendo e venendo arrestata per un periodo.Antonetti, Guy, Louis-Philippe, Fayard, 1994-2002, p. 632 Incinta del conte Lucchesi-Palli, suo presunto secondo marito, forse sposato in segreto, la duchessa fu rilasciata ed espulsa dalla Francia, ma Carlo X le impedì di rivedere il giovane Enrico, a causa di questo scandalo.

Esilio e monarchia di luglio

La famiglia reale, caduta ormai in disgrazia, si trasferì al castello di Holyrood, in Scozia.Achille de Vaulabelle, Histoire des deux Restaurations jusqu'à l'avènement de Louis-Philippe, de janvier 1813 à octobre 1830, Paris, Perrotin, 1856, 3ª edizione, p. 403. Nell'aprile del 1832, come detto la duchessa di Berry, madre di Enrico, decise autonomamente di sbarcare in Francia nella speranza di provocare una rivolta nell'ovest della Francia la quale, nella sua ottica, avrebbe restituito al figlio il suo trono. Il tentativo fallì a giugno e la duchessa venne arrestata nel novembre 1832 e imprigionata nella cittadella di Blaye dove, tra l'altro, darà alla luce la figlia che aspettava, frutto del suo matrimonio segreto con il conte Lucchesi-Palli. La bambina morirà poco dopo. Screditata, la duchessa venne costretta nuovamente all'esilio lontano dalla famiglia e l'ormai ex sovrano Carlo X decise pertanto di affidare l'educazione dei suoi nipoti a Maria Teresa Carlotta, la moglie di Luigi Antonio, e figlia del defunto Luigi XVI e di Maria Antonietta, che gli instillò i principi dell'assolutismo.

A ottobre del 1832 la famiglia di Carlo X lasciò il Regno Unito per stabilirsi nel palazzo reale di Praga, in Boemia. L'educazione del duca di Bordeaux venne affidata questa volta a un ecclesiastico nella persona di monsignor Denis-Luc Frayssinous. Il 27 settembre 1833, raggiunta ormai la maggiore età fissata in tredici anni dalle leggi del regno di Francia, il principe Enrico ricevette per la prima volta in udienza un gruppo di legittimisti che si autodefinirono enrichisti e che lo salutarono al grido di "Lunga vita al re!" ". Al loro ritorno in Francia questi ultimi vennero perseguiti dal governo di Luigi Filippo, ma assolti dalla corte d'assise. Il primo atto che il duca di Bordeaux compì in occasione della sua maggiore età fu quello di pubblicare una "solenne protesta contro l'usurpazione di Luigi Filippo".

A ottobre del 1836 l'ex famiglia reale dovette lasciare Praga alla volta di Gorizia, dove Carlo X morì il 6 novembre. Suo figlio, il delfino, che portava il titolo di cortesia di conte di Marnes, divenne di diritto "Luigi XIX" agli occhi dei legittimisti carlisti.

Il 28 luglio 1841 il conte di Chambord subì un incidente a cavallo, che lo costrinse a un lungo periodo di ferma. Nell'ottobre 1843, si recò a Londra, dove ancora una volta ricevette dei legittimisti dalla Francia a Belgrave Square, tra cui lo scrittore François-René de Chateaubriand.

Nel 1844, alla morte senza eredi dello zio Luigi XIX, Enrico d'Artois divenne il capo effettivo della casata dei Borbone di Francia e pretendente al trono francese a tutti gli effetti con il titolo di Enrico V, riunendo il campo legittimista che si era trovato diviso fra chi, strenuamente intransigente, aveva continuato a sostenere la titolarità regia solo in virtù della stretta discendenza, e chi invece aveva già riconosciuto l'atto di abdicazione di Carlo X e Luigi XIX del 1830; altri ancora però, più concilianti con gli Orléans, sostennero che Enrico V andasse collocato, in linea di successione, solo dopo l'abdicazione di Luigi Filippo (che aveva indicato il nipote Luigi Filippo II a succedergli ma senza riuscirvi) nel 1848, quando cioè il trono rimase vacante.

Nel 1846 sposò Maria Teresa di Modena (1817 – 1886), figlia di Francesco IV di Modena dalla quale non ebbe figli.

Periodo della seconda repubblica francese