L'omicidio del cruciverba (Kreuzworträtselmord) o caso del cruciverba (Kreuzworträtselfall) fu un caso di omicidio avvenuto nel 1981 nella Repubblica Democratica Tedesca, celebre per essere stato risolto grazie ad un'imponente azione di ricerca calligrafica.
Il caso è annoverato come quello con il maggior utilizzo di campioni calligrafici al mondo (551.198) e anche quando qualcuno si rifiutava di fornire volontariamente una prova calligrafica, questa veniva comunque ottenuta segretamente.Das Erste: Der Kreuzworträtsel-Mord. (critica al film di Gunther Scholz). Trasmissione: 08/06/2000; ultimo accesso il 20/11/2018 Per via della particolare urgenza, le indagini furono supportate in modo determinante dai collaboratori dell'amministrazione distrettuale e dal dipartimento distrettuale della Stasi, l'organo statale di sicurezza e spionaggio. Una siffatta vasta operazione di polizia non sarebbe stata possibile ai sensi del diritto dell'allora Germania Ovest, anche se nel 2006 nell'ambito della cosiddetta "Operazione Mikado" tutte le 22 milioni di carte di credito tedesche furono esaminate di nascosto alla ricerca di un determinato importo.
Storia Scomparsa Nella città di Halle, al primo piano dell'edificio n. 6 del Block 483 (oggi Gerhard-Marcks-Straße) viveva la famiglia Bense, proprio di fronte alla stazione dei vigili del fuoco, che ad Halle-Neustadt fungeva anche da stazione di polizia. I coniugi Bense avevano due figli: il più piccolo si chiamava Lars Bense, era nato il 22 ottobre 1973 e nel 1981 frequentava la prima elementare. Il 15 gennaio nel pomeriggio sarebbe dovuto andare con gli amici al cinema presso un circolo ricreativo, al quale si fece accompagnare dalla sorella; poco prima di arrivare al centro, la salutò e né lei né i suoi amici che lo aspettavano lo videro mai più. Non vedendolo rientrare a casa per le 18.00, dopo aver cercato a casa degli amici, i genitori ne denunciarono la scomparsa alla Volkspolizei la quale la sera stessa avviò le operazioni di ricerca, coadiuvati anche da un gruppo di volontari. Come da prassi, le ricerche si concentrarono inizialmente negli scantinati delle case vicino alla residenza del bambino, ma non produssero risultati. Il caso fu preso in carico dall'allora procuratore di Halle, Wilfried Wölfel. Al quarto piano della palazzina dei vigili del fuoco, con vista proprio sulla casa dei Bense, vennero approntati due uffici per la Commissione Omicidi, diretta dal capitano Siegfried Schwarz, capo della Commissione omicidi della Volkspolizei - BDVP del distretto di Halle, assistito dal suo vice, il capitano Löser, questo come da procedura nel caso di scomparsa di un minore, nonostante ancora non si sapesse se effettivamente ci si trovasse di fronte ad un omicidio.
Le ricerche andarono avanti nei giorni successivi, anche con annunci all'altoparlante. Due giorni dopo venne pubblicata sul giornale locale Freiheit un annuncio di scomparsa con una foto del bambino, cosa questa piuttosto inusuale nella RDT. Vennero ispezionati gli edifici, i plattenbauten, che al loro interno presentavano spesso stanze vuote, scale, solai di servizio o di deposito, molto usati dai bambini per andarci a giocare. La polizia ispezionò anche le condutture sotterranee dove vennero ritrovate molte cose, compresa della refurtiva, ma del bambino nessuna traccia.
Ritrovamento del corpo
Quattordici giorni dopo la scomparsa, Uwe Theuerkorn, un ragazzo di diciannove anni addetto alla manutenzione dei binari della Deutsche Reichsbahn, si imbatté in una vecchia valigia di cartone marrone, abbandonata nella neve ai lati dei binari al km 107,4 tra le località di Schkeuditz e Lützschena nella tratta Halle-Lipsia e presumibilmente lanciata da un treno in corsa. L'operaio, con una lunga chiave da lavoro, tenendosi a distanza la aprì nella speranza - dichiarò in seguito - di trovarci dei soldi, oppure dei jeans occidentali. Invece, dopo averla aperta, in mezzo a pagine di vecchi giornali, scorse una gamba dentro a un sacchetto di plastica. Con la chiave provò a toccarla per vedere se si muoveva, poi si rese conto che era il cadavere di un bambino.
Verso mezzogiorno la valigia fu portata all'istituto di medicina legale di Halle, diretto dal Wolfgang Dürwald dove si ebbe la conferma che era lo scomparso Lars Bense. L'autopsia, alla quale presenziò anche Schwarz, stabilì che il bambino aveva subito abusi sessuali ed era stato colpito con un oggetto contundente; inoltre, il cadavere presentava diverse ferite da arma da taglio. Le ferite erano concentrate soprattutto nella parte superiore del corpo e nella zona della testa. Schwarz mise in sicurezza la valigia ed i giornali, bagnati per via della neve, per procedere alla rilevazione di eventuali impronte digitali. Con sorpresa, all'interno dei quotidiani, gli investigatori scoprirono che molti cruciverba erano stati compilati. Sei erano stati quasi completati, gli altri erano quasi tutti appena iniziati, con sole alcune parole inserite:
Tutto con la stessa calligrafia. In seguito l'assassino confessò di aver riempito la valigia "per evitare che il sangue fuoriuscisse" durante il trasporto.
Indagini
La polizia ipotizzò che l'assassino doveva essere un uomo, probabilmente senza auto visto che aveva gettato la valigia dal treno. Siccome secondo gli esperti c'era il concreto pericolo che il criminale continuasse a uccidere, la SED, il principale partito al governo nel Paese, fece notevoli pressioni sugli inquirenti per risolvere il caso il più rapidamente possibile. La valigia era un vecchio prodotto in cartone rigido realizzato e venduto diffusamente, dunque risultava impossibile risalire al proprietario. Fu così esposta per diverse settimane nella vetrina di un piccolo negozio, proprio di fronte al cinema in cui Lars Bense sarebbe dovuto andare il giorno della sua scomparsa. Gli investigatori della commissione omicidi avevano installato nella vetrina una telecamera nascosta, nella convinzione che passando lì davanti non solo eventuali testimoni si sarebbero fermati a guardarla, ma anche l'assassino non avrebbe resistito dal darci un'occhiata. Ma non successe nulla, anche perché il motivo per cui si ricercavano testimonianze su questa valigia non erano stati resi noti in quanto era sconveniente parlare di abusi sessuali sui minori, vista come una degenerazione dell'occidente capitalista. Per questo motivo, di fianco alla valigia c'era un biglietto in cui era scritto soltanto che si trattava di un "grave reato". Anche il sacchetto di plastica che conteneva il corpo si rivelò una pista non perseguibile, in quanto si trattava della confezione di un piumino di ampia diffusione.
Non arrivando a nulla di concreto, gli investigatori analizzarono i giornali trovati nella valigia; questi erano diversi numeri del "Freiheit", un quotidiano legato alla SED nell'edizione di Halle-Neustadt, del giornale Junge Welt della FDJ, della rivista per donne Für Dich e anche una copia del Berliner Zeitung am Abend. Gli investigatori si concentrarono sui cruciverba nella speranza che la calligrafia potesse condurli al responsabile in quanto era molto particolareAd esempio la lettera "A" presentava sempre un'interruzione grafica tra il gambo verticale sinistro e l'arco superiore della lettera; similmente accadeva per le lettere "B", "D" ed "E", nella "Z" invece c'era sempre un piccolo tratteggio incrociato nel mezzo.. Fu costituita una commissione alle dipendenze del tenente Adolf Döling dell'ufficio distrettuale della Volkspolizei di Halle con il compito di acquisire prove calligrafiche da far analizzare a esperti calligrafici, coordinati dal capitano Werner Brettschneider.Fernsehen der DDR: Dezernat KT. Trasmissione di Birgit Haupt et al., 1985. Questi realizzò una tavola in cui venivano presentate le peculiarità grafiche della calligrafia cercata, in modo tale che anche poliziotti non specializzati in calligrafia potessero collaborare nella ricerca.
Agenti della Volkspolizei e volontari vennero inviati porta a porta per le case di Halle-Neustadt, dove raccolsero sistematicamente 21.000 campioni calligrafici, cosa che nel gergo della Volkspolizei fu indicata come "prestazione calligrafica individuale" (individuelle Schreibleistungen). Gli agenti avevano dei fogli di carta prestampata: li consegnavano agli abitanti e poi dettavano loro una frase, che doveva essere scritta in stampatello maiuscolo. Il primo testo era molto complesso, parlava di vacanze invernali, di garanzia della produzione ed era molto lungo, perché si cercava di far apparire quante più volte possibile i caratteri alfabetici più caratteristici: per la raccolta di ogni campione però gli agenti potevano impiegare anche mezzora o tre quarti d'ora. Successivamente la prova fu semplificata e sostituita con questa frase:
Ufficialmente la prova calligrafica era volontaria. Ed effettivamente ci furono dei cittadini che si rifiutarono di fornirla. Schwarz dichiarò che di solito erano i funzionari di partito a rifiutarsi, in quanto ritenevano che il loro status li dovesse porre al di sopra di ogni sospetto. Ma attraverso pressioni furono ottenuti i campioni calligrafici anche da loro.
Parallelamente vennero analizzati anche altri archivi documentali, in particolare gli atti della previdenza sociale e delle anagrafi: furono messe sotto la lente di ingrandimento circa 3.000 richieste di alloggio, 40.000 registrazioni di automobili, 250.000 richieste di documenti d'identità e 90.000 moduli postali per telegrammi. Anche la Stasi partecipò all'operazione: i suoi collaboratori analizzarono più di 100.000 fascicoli personali di diverse aziende. I Giovani Pionieri (i bambini dai sei ai dieci anni che facevano parte dell'Organizzazione dei Pionieri Ernst Thälmann) raccolsero per le strade ed al macero circa 60 tonnellate di carta straccia, registrata per area di provenienza, affinché gli investigatori vi potessero cercare all'interno dei cruciverba compilati e restringere così la zona di ricerca. Nel frattempo il perito giunse alla conclusione che la calligrafia era di una donna di mezza età, il che fece vacillare la teoria iniziale dell'omicida pedofilo, anche per la difficoltà di procurare certe ferite e di portarsi poi in giro la pesante valigia con il bambino dentro. Chi aveva compilato i cruciverba non era dunque l'assassino, ma probabilmente lo conosceva.
Sei settimane dopo il ritrovamento della valigia, gli investigatori si rivolsero alla Università Humboldt di Berlino, dove il professor Hans Girod dirigeva il Dipartimento di criminologia, per cercare di capire quale fosse stato il luogo del delitto. Secondo il professore, la valigia, il sacchetto e i giornali facevano pensare a un omicidio avvenuto all'interno di un appartamento, un garage o un capanno; inoltre si voleva tracciare un profilo psicologico del bambino per comprendere come avrebbe potuto reagire di fronte alla strategia di avvicinamento da parte del maniaco sessuale. Da questa analisi, il professore individuò tre tipologie di colpevole:
un adulto che rappresentasse un'autorità e che potesse convincere il bambino a seguirlo volontariamente come un poliziotto, un insegnante o una qualche persona in divisa; un conoscente o addirittura un parente; un ragazzo giovane, in grado attraverso il suo linguaggio di guadagnare la fiducia del bambino.
Questo portò a interrogare persone già note alle forze dell'ordine come omosessuali o con precedenti di pedofilia. Vennero interrogate 1.792 persone, ma senza alcun risultato.