Le Porte Contarine di Padova, per molti secoli un punto cruciale della navigazione veneta, costituiscono un esempio di archeologia urbana. Le Porte Contarine sono uno dei più importanti complessi idraulici di Padova e del Veneto, di cui la Conca rappresenta l'elemento principale e più noto; l'ing Francesco Marzolo le definisce infatti come "l'opera idraulica più insigne di Padova" p. 8.
Storia Le Porte Contarine rappresentano il manufatto che ha consentito per diversi secoli alle merci provenienti da Vicenza di raggiungere Venezia; con gli anni esso si rileverà essere: prima fonte di produzione di energia elettrica per la città di Padova, uno dei più importanti opifici della città. p. 9
La fruizione di questo importante insieme monumentale risultava impossibile alla fine degli anni cinquanta, perché il tombinamento del Naviglio Interno sottrasse l'elemento che permetteva di accedere naturalmente alla Conca e agli altri manufatti: la via d'acqua. Nel nuovo millennio i lavori del Genio Civile di Padova stanno riconsegnando l'acqua alle Porte Contarine: si tratta del ripristino del naturale collegamento della Conca con il fiume, cioè dello stombinamento della parte del Naviglio Interno che va dalla Conca stessa al Piovego.
Rivalorizzazione Le Porte Contarine hanno rivisto la luce e la loro rivalorizzazione a seguito dell'opera di stombinamento del Naviglio Interno e di collegamento di quest'ultimo con il Piovego avvenuto nel 1999 a opera del Genio Civile di Padova.Franzin E., Vittorio Zonca e la conca idraulica delle porte Contarine, in Amissi del Piovego 20 anni 1980-1999, Padova, n. 20 giugno 1999 La Conca di Porta Contarine non è funzionante, rimane però visibile la sua struttura architettonica assieme alla chiesetta di Santa Maria " ad Porta Contarenans".
Grazie all'opera di stombinamento del Naviglio Interno e di rivalorizzazione dei percorsi fluviali padovani, promossi dall'associazione culturale ed ambientalista " Amissi del Piovego", oggi è possibile raggiungere Venezia da Padova navigando lungo la Riviera del Brenta, lungo il percorso degli antichi "burchielli" veneziani. p. 10-11 p. 17-18 Lo storico Servizio di Linea de "Il Burchiello" è infatti ancora attivo e consente a turisti ed appassionati di navigare quotidianamente dal centro storico di Padova (imbarco a Porta Portello) a Piazza San Marco a Venezia e viceversa. Assieme a queste, sono state promosse attività culturali di recupero e sensibilizzazione all'antica "voga alla veneta" che ha caratterizzato il solcare delle acque veneta per secoli. p. 81-94
Sito Il Mulino di Porte Contarine e lo stabile che lo custodiva non esistono più da circa cinquant'anni (1963). Risulta quindi necessario precisare l'esatta ubicazione del manufatto e di quegli elementi urbani ad esso adiacenti e tuttora esistenti, sfuggiti allo scempio dei beni culturali monumentali e ambientali compiuto sulla scena urbana padovana negli anni cinquanta-sessanta.
L'area da prendere in esame, nota come "Porta Contarine", si trova entro la cerchia muraria cinquecentesca, sul lato settentrionale, poco a monte dal punto in cui il soppresso Naviglio Interno confluiva nel PiovegoCasetta P. e Zanotto S., Il Mulino di Porte Contarine in Padova in amissi del Piovego, Padova, Amissi del Piovego, 1989, p. 4.
Naviglio interno
Il Naviglio Interno era l'elemento urbano principale. Esso fu tombinato quasi internamente alla fine degli anni '50, nel tratto che va dal Ponte delle Torricelle (detto anche Ponte delle Torreselle), presso il Mullino Grendine ( al posto del quale ora sorgono gli uffici locali del Ministero del Tesoro), alle Porte Contarine. Oltrepassato il Ponte delle Torricelle, il Naviglio percorreva le attuali riviere Tito Livio e Ponti Romani. Giunto l'incrocio con Corso del Popolo aveva alla sua destra Riviere Beldomandi e alla sua sinistra Riviera dei Mugliai combrese nel tratto denominato Largo Europa. In Naviglio voltava poi a Nord per Via Porte Contarine, successivamente chiamata Via Matteotti, sino alla Conca e al Mulino.
Alle Porte Contarine, prima di immettersi nel Piovego, il Naviglio superava un dislivello di 2,5 metri: un " salto d'acqua " ottimo e indispensabile per il funzionamento di un Mulino, quanto disagevole per la navigazione fluviale. Nel 1526 proprio per questo motivo la Repubblica di Venezia decise di costruire la Conca delle Contarine, per facilitare la navigazione (pare su di un precedente sostegno risalente al 1282), le cui due porte vicine, pur non essendo evidentemente quelle originali, si possono ancora osservare.
Tali porte consentivano il passaggio delle grosse barche da carico, soprattutto " peate", e servirono, sino a quanto il Naviglio venne soppresso, al passaggio delle grosse "barche alla padovana", volgarmente dette " burci", adibite al trasporto di carbone, sabbia, cereali, ecc p. 12.
Mulino
Il mulino delle Porte Contarine non esiste più, fu infatti demolito in seguito al tombinamento del Naviglio Interno, al fine di erigere l’attuale via Matteotti. In origine il mulino era costituito da un edificio di tre piani, situato alla destra della Conca fra la Chiesetta di Santa Maria e Palazzo Cavalli (ora sede del Dipartimento di Geologia, Paleontologia e Geofisica dell'Università di Padova).
Storia del mulino
L'origine del mulino si può far risalire agli inizi del XVI secolo, anche se non vi è alcuna notizia certa. Il primo documento che ne attesta l'esistenza è “l’istromento d’acquisto dell’anno 1617: 20 marzo”. p. 13 Tale atto è citato nell'atto di riconferma dell'investitura, rilasciato il 19 luglio del 1972; da quest'ultimo si evince che le ruote del mulino furono sempre quattro, alle quali facevano capo cinque macine. Le macine erano delle pietre cilindriche che ruotavano attorno a delle pietre fisse e per sfregamento di queste due si otteneva la frantumazione dei semi. Fino all'acquisto del mulino da parte di Ilario Ercego che avvenne nel 1893, il mulino era in comproprietà. Le ruote del mulino erano virtualmente suddivise in diverse parti di cui ciascuna, o più di una, apparteneva a un diverso proprietario. La proprietà quindi essendo commisurata alla ruota, era direttamente riferita al mezzo di produzione e non al prodotto o alla cubatura dello stabile. Le quote di proprietà avevano come misura il "caratto" o "carato" (la parola deriva dall'arabo "quiràt che significa 24ª parte), ciascun proprietario quindi poteva possedere una ruota o una ventiquattresima parte o più di questa definita quindi caratto. p. 14
Nel 1726 i Giustinian, famiglia nobile veneziana, acquistano tutte e quattro le ruote del mulino e lo ipotecano per 30 anni. La rendita del mulino da parte della nobile famiglia era fondata sull'affitto del medesimo. Vari fattori, inclusa l'ipoteca sull'immobile e la scarsa rendita da questo, portano i Giustinian a vendere il mulino nel 1893. Al momento della vendita al nuovo proprietario il mulino è ancora obsoleto dal punto di vista tecnologico. p. 16-18
Con la compravendita del mulino da parte di Ilario Ercego, negoziante padovano, il Mulino subisce dei cambiamenti radicali, fu infatti abbattuto e ricostruito sulle stesse fondamenta dall'ing L. Avogadri. Oltre che all'edificio cambiarono anche i macchinari e il tipo di produzione, l'avanzare della rivoluzione industriale e delle innovazione che questa portò con sé, indusse il proprietario a rimanere al passo con i tempi, assumendo più la figura di imprenditore che di padrone. Il Mulino rimarrà sotto la gestione di Ercego e del suo consulente e cognato l'ing. Giuseppe Carazzolo, per quattordici anni dal 1893 al 1907. p. 19, 20
Elementi storici della macinazione
Al fine di comprendere meglio gli interventi di rimodernamento e riconversioni del Mulino di Porte Contarine apportati dall'Ercego, è utile approfondire le tappe storiche delle innovazioni tecnologiche relative alla tecnica della macinazione. Le parti del mulino sulle quali le innovazioni tecnologiche maggiormente incisero, al fine di migliorare la produzione, furono due: l'apparato motore (la ruota, poi turbina) e l'apparato utilizzatore (la macina o palamento, poi laminatoio a cilindri). Originariamente l'apparato motore era costituito dalla famosa "ruota" la quale, mossa dalla corrente del fiume data dal salto d'acqua, veniva tenuta in movimento. Si osservò che il rendimento della ruota poteva essere potenziato qualora le sue pale fossero state concave grazie anche a un flusso d'acqua ben direzionato attraverso una "condotta forzata". p. 21 La ruota in legno fu sostituita da una in acciaio e la "turbina ad azione" Pelton fu sostituita con una Francis. Anche "l'apparato utilizzatore" fu rinnovato a partire dai materiali di costruzione e dalla tecnica di macinazione non più a sfregamento bensì a compressione. Il funzionamento delle macine antiche si basava sullo sfregamento delle facce di due mole poste parallelamente in senso orizzontale: una fissa detta anche "dormiente" e l'altra girante. Si passò invece alla costruzione di due cilindri in ferro, paralleli e orizzontali che giravano l'uno contro l'altro ottenendo quindi una macinazione per compressione esercitata sui semi dal moto dei due cilindri. Successivamente con le innovazioni apportate in Europa, venne introdotto anche nel mulino di Porte Contarine la rigatura dei cilindri. Quest'ultima assieme alla tecniche dell'alta macinazione avevano lo scopo di separare la crusca dal resto del seme senza frantumarla, al fine di avere farine più chiare ed un maggior numero di prodotti. p. 22
Fasi di rinnovamento del Mulino Ilario Ercego entra in possesso del mulino il 28 agosto del 1893, acquistandolo attraverso un mutuo, e insieme a questo percepisce il "diritto d'acqua". L'uso delle acque pubbliche a quei tempi era strettamente regolamentato da leggi poiché la navigazione rappresentava la principale via per il trasporto delle merci. p. 25 Da questo assunto nasce la storica rivalità tra mugnai e barcari relativa alla quantità d'acqua che i primi potevano prelevare dai corsi d'acqua per far funzionare i mulini. Un eccessivo emungimento di acqua per la macinazione portava, infatti, ad un abbassamento del livello del corso d'acqua che tendeva ad ostacolare la navigazione. Dall'altro verso uno scarso emungimento imposto ai mugnai portava a una minor quantità di macinato che, in conseguenza di tali limitazioni, essi non potevano produrre. Ercego, come nuovo proprietario, decide in particolare di riconvertire il Mulino, rinnovandolo con due nuove turbine che vanno a supplire le vecchie ruote idrauliche.
I lavori della prima turbina vengono avviati nell'anno 1893. Nel momento in cui Ercego, subito dopo l'acquisto, chiede alle autorità competenti di poter iniziare le procedure per l'installazione di "una turbina dalla forza di 50 cavalli a vapore, riservandosi per l'altra (turbina) una forza di 100 cavalli"Pietro Casetta, Le Porte Contarine a Padova: Il Mulino, Le Gore, La Conca, Padova, La Galangola, 1999, p. 27
I lavori della seconda turbina partono nel 1895, dureranno fino al 1900 e, al contrario della precedente turbina, Ercego andrà incontro a delle critiche riguardanti i troppi cavalli della turbina che aumenterebbero enormemente la portata dell'acqua. p. 26-30
Il "Buttà"