Vicopisano (Vicus Auserissola o Auseris Sala nell'alto medioevo) è un comune italiano di abitanti della provincia di Pisa in Toscana.

Geografia fisica Dista circa 20 km dal capoluogo ed il suo territorio è situato tra il corso dell'Arno, che ne delimita il confine meridionale ed il Monte Pisano, che ne demarca quello settentrionale. In gran parte collinoso con altezze che arrivano sino agli oltre 530 metri del Monte Verruca, vede la gran parte dei suoi abitati dislocata lungo il corso del fiume Arno, nei terreni alluvionali creati dal fiume stesso. Il capoluogo è invece distante dal corso del fiume circa un chilometro, ma è posto nella pianura lasciata dall'ansa del fiume, che fino al 1567 scorreva tra Bientina, Calcinaia ed appunto Vicopisano.

Territorio Classificazione sismica: zona 3s, Classificazione 2012

Clima Classificazione climatica: zona D, 1858 GR/G Diffusività atmosferica: media, Ibimet CNR 2002

Storia

Vicopisano sorge su un colle un tempo lambito da fiumi e canali allora navigabili: l'Arno (poi rettificato nel 1560), che consentiva il collegamento con Pisa, il mare e Firenze; l'Auser o Serezza, il ramo navigabile del Serchio che metteva in comunicazione con il Lago di Bientina (prosciugato a partire dal 1859) e con la Piana di Lucca. Entrambi i fiumi avevano la loro confluenza proprio ai piedi del colle di Vico.

In seguito ad una plurisecolare bonifica (metà del XVI- inizi del XX sec.) tali fiumi e canali sono stati più volte mutati di corso o modificati, ma hanno costituito per secoli uno dei motivi dell'importanza del castello vicarese.

In virtù di tale posizione strategica, da vicus (insediamento aperto, non difeso) l'insediamento diventò già nel X secolo un castellum, ovverosia un insediamento fortificato, per poi divenire, nei sei secoli successivi, una delle roccaforti militari più rilevanti nella zona di Pisa.

Le origini Il colle e la zona circostante potrebbero essere stati abitati in epoca etrusca, come testimonia il ritrovamento di reperti ceramici databili al V secolo a.C.. Un cippo funerario claviforme etrusco in marmo ed un altro cippo funerario etrusco marmoreo, riutilizzato nel medioevo, che si trova all'interno della pieve, non possono di per sé essere testimonianza di un’origine etrusca dell’abitato, in quanto potrebbero essere arrivati in zona anche in epoche assai più tarde.

Il periodo medievale L'insediamento viene citato nei documenti per la prima volta nel 934 come vicus, ma già nel 975 si parla di un castello di Oserrinsula/Auserissala posto nelle sue immediate vicinanze. Dalla fusione dei due centri, evidentemente assai prossimi, nacque agli albori dell'anno Mille, il Vicus Auserissola che successivamente sarà denominato Vico Pisano. Il documento del 975 non è l'atto di fondazione del castello, per cui l'incastellamento di Oserinsula/Auserissala è precedente a questa data ed è da attribuire all'iniziativa di membri di una importante famiglia comitale, gli Obertenghi, che cominciarono a disfarsi dei loro possedimenti in zona alla fine del X sec, cedendo beni e diritti connessi al castello di Auserissala all'abbazia di San Michele Arcangelo a Marturi, presso Poggibonsi.

All'indomani della morte di Matilde di Canossa, avvenuta nel 1115, il castello di Vico, in seguito alla vendita di beni da parte dell'abate della abbazia di San Michele di poggio Marturi, entra a far parte delle proprietà soggette all'autorità feudale della sede vescovile pisana, che ottenne quindi ampi possedimenti nella zona e che quasi sicuramente fu l'artefice dell’ingrandimento del castello altomedievale (X sec.) in origine di proprietà degli Obertenghi; ma già alla metà del secolo (1161) si notano i primi segni di ingerenza da parte del Comune di Pisa, che si sostituisce al vescovo nel controllo politico dell'importante luogo. Nel 1165, a riprova del loro definitivo inserimento nell'orbita politica della città alfea, i vicaresi armarono una delle undici galee che partecipano ad una vittoriosa spedizione di Pisa contro i genovesi in Sardegna.

Ma questa partecipazione è anche la testimonianza di una precoce capacità militare (e quindi economica) che il piccolo castello aveva, segno evidente di una floridezza che può essere fatta risalire alla posizione favorevole lungo i fiumi succitati, al collegamento col Lago ed alla posizione baricentrica tra i Pisa, il suo Porto, la pianura lucchese e le colline delle Cerbaie.

È in questo periodo che i borghi, cresciuti all'esterno del castello sommitale, cominciano ad ingrandirsi ed a far assumere all'insediamento i toni e le caratteristiche urbanistiche di una piccola città, con domus in pietra verrucana, torri svettanti e massicci palazzi anch'essi in pietra, con una cinta muraria che, ampliandosi, andò ad abbracciare nel suo circuito anche i borghi (Maggiore, Maccione e di Riale) sorti esternamente alla prima, ristretta cinta muraria. Vicopisano, ormai castello di Pisa, nel corso del XII secolo assunse una notevole importanza economica, che ebbe un immediato riscontro nella notevole estensione e qualità edilizia dell'abitato medievale, testimonianza diretta di un ceto di abitanti ricchi abbastanza da poter costruire case e palazzi in pietra, sull'esempio di quelli costruiti nello stesso periodo nella città di Pisa.

La nuova pieve, che andò a sostituire inglobandone elementi ed ingrandendola quella altomedievale già presente nei documenti del X sec., venne edificata in questo periodo; l'interno della nuova pieve venne impreziosito con colonne marmoree romane ed all'esterno vennero collocati sarcofagi romani utilizzati come sepolture di membri delle nobili famiglie vicaresi; l'utilizzo di questi materiali lapidei antichi, provenienti dall'area di Ostia antica e di Roma, rivela l'intento dei Pisani di dotarsi di vestigia della immortale civiltà romana, di cui si ritenevano eredi (Romanitas Pisana). La facciata della pieve è rivolta inconsuetamente verso oriente e non, come prescritto e canonico, verso l'occidente: due sono le ipotesi per tale marcata differenza rispetto alle pievi dell'epoca: la prima è che, all'atto dell'ingrandimento, si sia ricalcato l'orientamento della pieve altomedievale, edificata quando ancora papa Silvestro non aveva emesso la bolla con cui si esortava a conferire questo orientamento alle nuove chiese; l'altra è che, essendo la chiesa esterna al castello ed alla sua cerchia muraria, si sia comunque preferito non perdere la comunicazione diretta della facciata con l'importante centro demico, cosa che sarebbe avvenuta costruendo l'abside rivolta verso le mura e le tre porte di accesso a Vicopisano. Poco sensata è l'ipotesi fatta da alcuni che si sia voluto rivolgere la facciata verso ovest come "privilegio" riservato ad un numero limitato di importanti chiese ubicate sull'itinerario per Gerusalemme, poiché ciò attribuirebbe immotivatamente una poco plausibile preminenza alla pieve vicarese rispetto ad altre antiche chiese della stessa Pisa, come il Duomo, San Sisto in Corte Vecchia, San Michele in Borgo, San Paolo a Ripa d'Arno, ecc., tutte chiese con orientamento canonico ovest-est.

Altrettanto importante, per la collocazione di Vico in una posizione di rilevanza tra i centri che nel XII-XIII secolo gravitavano attorno alla città di Pisa, è il fatto che da questo castello siano provenute molte famiglie e personalità di rilievo nella vita religiosa, politica e culturale dell'epoca: non si può non menzionare la figura di Ruggero da Vicopisano, vescovo di Losanna dal 1178; oppure quella di Domenico Cavalca, frate domenicano, grande volgarizzatore di testi agiografici, ivi nato attorno al 1270. Ma anche la presenza di notai e giusperiti vicaresi, assai numerosa nei documenti del XII-XIII secolo, è il segno di una certa agiatezza della classe dirigente locale, da cui provenivano membri che erano in grado di dotarsi dell'istruzione necessaria per l'espletamento di queste importanti professioni.

Nel XIII secolo, quando Pisa inizia a dare segni di discordie interne fra comune ed arcivescovo e fra le varie famiglie nobiliari, preludio al suo declino, anche il contado viene riorganizzato con funzioni difensive, per meglio sopportare la pressione militare da parte di Lucca e soprattutto di Firenze, che si stava affacciando nel Basso Valdarno. Vico Pisano divenne sede nel 1230 di una "Capitania" assumendo un ruolo strategico nell'organizzazione territoriale del contado della Repubblica Pisana, alla cui sorte era oramai legata indissolubilmente.

Una certa situazione di prosperità perdurò sino alla metà del XIV secolo, parallelamente allo sviluppo della città di Pisa, ma quando quest'ultima si trovò contrastata per mare da Genova e per terra da Firenze e Lucca anche i piccoli centri che gravitavano attorno alla città alfea si trovarono al centro di scontri e combattimenti che contribuirono all'impoverimento ed allo spopolamento delle campagne ed alla conseguente crisi produttiva di tutto il territorio.

Testimonianza di questa fase militare della storia vicarese è la costruzione della Rocca Pisana o Vecchia, citata nel 1330, costruita nella parte bassa del colle, nella zona attualmente occupata dal Municipio, che ne ingloba le torri e le mura di cortina. È frequentissimo incontrare il nome di Vicopisano nelle cronache militari dal XIV al XVI secolo, il periodo degli eserciti mercenari e delle compagnie comandate dai capitani di Ventura che, a partire proprio dal XIV secolo, insanguinarono con le loro gesta, le campagne pisane e toscane. Anichino di Bongardo, il Conte Lando, Giovanni Acuto, Paolo Vitelli sono solo alcuni di questi guerrieri professionisti che incrociarono il loro percorso di guerra con quello di Vicopisano.

In seguito al tracollo di Pisa, venduta nel 1399 dai D'Appiano ai Visconti di Milano, ed alle vicende che ne scaturirono, Firenze decise che era giunto il momento di attaccare la città ed il suo territorio: nel 1405 due armate fiorentine attaccarono Vicopisano e Pisa, le mura ressero all'assalto e iniziò l'assedio, che si protrasse per otto mesi e mezzo. La resa avvenne il 16 di luglio 1406. Vicopisano, a riprova della sua importanza strategico militare, divenne sede di un vicariato, posto dai fiorentini a controllo di un territorio assai vasto, che comprendeva all'incirca metà della attuale provincia di Pisa; l'antico palazzo duecentesco, forse sede degli arcivescovi, divenne il palazzo vicariale dal quale i vicari, amministravano la giustizia e riscuotevano i tributi.

Alla ripresa della guerra tra Milano e Firenze, intorno agli anni Trenta del Quattrocento, per meglio controllare il territorio dal punto di vista militare, Firenze decise di fortificare anche Vicopisano, affidando tal compito all'Opera del Duomo di Firenze, che aveva in Filippo Brunelleschi il suo maggior architetto: per tale motivo il Brunelleschi progettò qui una fortezza a partire dal 1435: un nuovo circuito di mura, con torri di cortina, venne realizzato intorno alle pendici de colle e, nella parte alta, si edificò l'imponente struttura conosciuta oggi come Rocca del Brunelleschi. Brunelleschi, lasciò così un'impronta indelebile nelle fortificazioni vicaresi e nell'aspetto di ampie porzioni del castello medievale, che fu però fortemente modificato e in parte distrutto per meglio servire agli scopi difensivi da lui previsti.

Il periodo moderno Salvo brevi periodi (1494-1498 e 1502-1503) Vicopisano rimase in possesso di Firenze, che ne continuò il ruolo amministrativo che già aveva avuto sotto Pisa, rendendolo sede del "'Vicariato del Valdarno Inferiore (poi detto "'di Vicopisano nel XVI secolo) una suddivisione giudiziaria ed amministrativa del territorio pisano, che comprendeva una zona molto vasta e popolosa, che nel XV secolo andava da Ripafratta sino a Pontedera, inglobando buona parte della piana pisana (con l'esclusione di Pisa città) e del versante meridionale del Monte Pisano.