La sposa bambina () è un film del 2014 diretto, sceneggiato e co-prodotto da Khadija al-Salami, al suo primo lungometraggio di finzione, tratto dal libro di memorie Io, Nojoud, dieci anni, divorziata di Najoud Ali.

Trama

Najum, una bambina yemenita di dieci anni, si presenta in un tribunale a Sana'a per chiedere il divorzio, stupendo il giudice presente, e racconta la propria storia.

La ragazzina nasce in un villaggio lontano dalla capitale. Poco dopo la nascita, la famiglia le cambia il nome in Najud (che significa nascosta perché così vogliono tenerla essendo femmina, mentre Nojum vale stelle). La sua vita con i genitori e i fratelli e sorelle procede tranquilla fino al giorno in cui un giovane stupra una sorella di lei. La famiglia viene scacciata e ripara a Sana'a. Tempo dopo, un uomo di 30 anni, Ahmed, chiede la mano di Najum, di 10 anni, e il padre di lei si accorda in moschea con il pretendente e due testimoni per consentire. La famiglia della bambina riceve un piccolo guadagno economico e l'opportunità di liberarsi di una bocca da sfamare, oltre che, nell'ottica del padre, evitare che qualcuno approfitti di una bambina sposata. Il marito fa la promessa di aspettare la pubertà della ragazza prima di consumare il matrimonio, ma non la mantiene: la violenta subito e la fa vivere come una schiava, appoggiato dalla suocera e dalla tribù. Najum un giorno in visita alla famiglia non ottiene conforto, anche se la madre è delusa dal fatto che il genero non abbia atteso il menarca della bambina: se Najum lasciasse il marito e il padre la tenesse in casa, verrebbe disonorato. Giorni dopo, approfittando di una commissione, Najum riesce a scappare e arriva alla capitale in cerca di un tribunale.

Il giudice ospita Najum a casa propria due giorni, riflettendo sul da farsi perché una richiesta di divorzio da una bambina non è mai avvenuta prima. Quindi fa arrestare padre e marito di Najum mentre l'avvocata Shadha Nasser si occupa di difendere lei. In tribunale il padre all'inizio dice, falsamente, che Najum ha 13 anni, non persuadendo il giudice; poi, in una seduta successiva, ammette di non conoscere la sua età in quanto tutta la sua famiglia è illetterata. Ha solo accasato Najum così presto sulla scia di un detto comune in Yemen "se a 8 anni la sposerai grande felicità le darai" (si rifà alla tradizione secondo cui Maometto consumò il matrimonio con Aisha quando questa aveva 8 anni) e di aver agito così dopo lo stupro della prima figlia: dallo sceicco del villaggio aveva ottenuto che il violentatore pagasse un compenso in bestiame e sposasse la vittima come riparazione, ma anche così tutti gli abitanti del villaggio non dicevano nulla contro il genero prepotente e criticavano la famiglia della ragazza perché lei il giorno delle nozze non era più vergine, era "sporca". Temendo che Najum facesse la stessa fine della sorella, al primo uomo che l'avesse vista, ha combinato le nozze appena ottenuta la proposta di Ahmed e si è accordato in moschea con lo sposo e due testimoni. Il giudice capisce ma non giustifica le nozze forzate di Nojum.

Segue l'interrogatorio del marito, che dice di aver consumato il matrimonio: l'avvocatessa esprime disappunto perché Nojum è una bambina e il marito si giustifica con il detto di cui sopra, che anche il giudice dice figlio dell'ignoranza. La donna prosegue riferendo i numerosi casi di spose bambine che muoiono a causa dei rapporti sessuali precoci, e la consumazione con una sposa impubere che anche la Shari'a non permette. Lo sceicco del villaggio di Ahmed, presente all'udienza, interviene sostenendo che il marito non poteva sapere ciò e ha seguito la tradizione; Ahmed pure si difende dicendo di essersi sposato secondo la Sunna, e il giudice ribatte che secondo la Sunna il matrimonio non è valido. Lo sceicco a questo punto impone ad Ahmed il divorzio.

Produzione Sviluppo La documentarista Khadija al-Salami si era interessata alla vicenda di Najoud Ali in quanto anche lei era stata una sposa bambina, ma aveva erroneamente ritenuto che il fenomeno si fosse andato riducendo nel corso degli anni prima che il caso di Najoud riportasse il tema all'attenzione del mondo.

Desiderosa di realizzarne un film per aumentare la consapevolezza sul tema nel proprio Paese natìo, al-Salami è riuscita a convincere la casa editrice delle memorie di Najoud a concederle i loro diritti cinematografici, sebbene la giornalista franco-iraniana Delphine Minoui, che aveva aiutato Najud nella stesura della sua autobiografia, fosse già in contatto per trasformarla in un film.

A pesare in suo favore, la possibilità che una regista yemenita offriva di girare il film on location anziché in Marocco, e in arabo anziché in francese. La regista ha messo personalmente assieme il budget di $ necessario a realizzare il film.

Sceneggiatura La scena in cui Najum si rinchiude in bagno e picchia la testa contro il muro fino a svenire non proviene dal libro di Najoud, ma è autobiografica della stessa al-Salami e risale al periodo del suo matrimonio precoce in cui voleva suicidarsi.

La regista ha cercato di attenersi il più possibile alla storia di Najoud, operando solo due cambiamenti sostanziali: prima cambiandone il nome in "Najum", e poi includendo i personaggi dei due sceicchi, siccome riteneva che «dovremmo dare loro la possibilità di essere responsabili [...] Najoud è stata fortunata perché le è capitato di trovare un buon giudice. Ma un altro giudice magari non le avrebbe accordato il divorzio. Gli sceicchi però sono potenti e possono contestare i giudici».

Cast e troupe Il cast è composto da attori televisivi o non professionisti. Per trovare una bambina che interpretasse Najum, al-Salami inizialmente si è ritrovata alle strette, non riuscendo a convincere nessuno dei genitori delle 558 bambine a cui la sua onlus forniva un'istruzione; la scelta è ricaduta infine sulle sue nipoti di cinque e dieci anni. Eccetto il direttore della fotografia francese, la troupe era composta da egiziani, mancando una vera e propria industria cinematografica nello Yemen ed essendo un Paese esposto a "rischi intrinsechi" di tipo criminale-terroristico che ne rendevano difficile l'accesso ad europei.

Riprese Le riprese si sono tenute nello Yemen, sia in zone rurali che nella capitale Sana'a. Per girare nei villaggi, in cui mancava l'elettricità, la produzione si è munita di un generatore trovato al mercato nero, che però è stato rubato, costringendoli infine a pagare un riscatto superiore al costo del generatore stesso. Poi, la prima volta che il generatore è stato acceso, la forte luce delle lampade che illuminavano la scena è stata uno spettacolo talmente inusuale nel villaggio da attirare un capannello di curiosi che gridavano al karāmāt: tra questi, un uomo, salito su un tetto vicino, è scivolato a terra ed è morto, costringendo al-Salami a pagare la diyā ai suoi familiari.

Inoltre, la regista ha incontrato numerosi problemi a causa della natura sensibile del tema trattato, sia di tipo burocratico che dovuti all'ostilità degli yemeniti verso il film. Per poter girare delle scene dentro un tribunale di Sana'a, al-Salami ha dovuto mentire riguardo la trama nel sottoporre la propria richiesta al vaglio del Ministro della giustizia yemenita, allora un esponente dei Fratelli Musulmani contrario alla messa al bando dei matrimoni di minori. Un passante ha aggredito un membro della troupe accusando il film di dare una cattiva fama allo Yemen, mentre in un altro caso un villaggio ha scacciato la produzione a sassate.

Distribuzione Il film è stato presentato in anteprima l'11 dicembre 2014, al Festival internazionale del cinema di Dubai. Nelle intenzioni della regista avrebbe dovuto avere una distribuzione cinematografica nello Yemen nel marzo del 2015, ma lo scoppio della guerra civile yemenita nel 2014 ha mandato a monte questi piani. È stato distribuito nelle sale cinematografiche italiane dalla Barter Entertainment a partire dal 12 maggio 2016, col patrocinio di Amnesty International, preceduto da un'anteprima nazionale al Festival dei diritti umani di Milano il 7 maggio.

Accoglienza Il film ha incassato euro in Italia.

Riconoscimenti 2014 - Festival internazionale del cinema di Dubai Muhr d'oro al miglior film

Note

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