La patera di Parabiago è un piatto rituale d'argento, datato alla seconda metà del IV secolo. Rinvenuta nel 1907 a Parabiago, è conservata nel Civico museo archeologico di Milano.
Si tratta di un manufatto di grande pregio caratterizzato da una raffigurazione dall'alto valore allegorico, che rimanda ai concetti di rinnovamento ciclico della vita e della prosperità. A questi temi alludono le figure di Cibele e Attis, che trionfano su un carro al centro della scena raffigurata sulla patera, circondate da varie divinità, personificazioni del tempo, del cielo e della natura.
Storia La patera fu rinvenuta nel 1907 durante gli scavi delle fondazioni di Villa Gajo del senatore Felice Gajo. La patera era stata utilizzata come copertura di un'urna cineraria, costituita da un'anfora segata, contenente al suo interno vari oggetti di corredo. Il prezioso manufatto fu conservato nella casa dello scopritore per diversi anni. Arrivò in possesso della Sovraintendenza nel 1929 e successivamente fu depositata presso il Civico Museo archeologico di Milano.
Il tema della raffigurazione ha indotto ad attribuire il manufatto all'epoca della rinascita pagananeoplatonica che si ebbe sotto l'imperatore Giuliano (360-363 d.C.), definito l'"Apostata" dagli scrittori cristiani. L'imperatore si dimostrò forte sostenitore del culto di Cibele, ne è testimonianza l'orazione "Alla madre degli dèi", dedicata alla dea e da lui scritta. Un altro sostenitore del culto pagano di Cibele è rappresentato da Eugenio (392-394 d.C.), usurpatore del trono alla fine del secolo. Ancora alla fine del IV secolo, all'epoca di Ambrogio, sono testimoniate solenni celebrazioni del culto di Cibele. In questo clima culturale si inserisce la realizzazione della patera, probabilmente commissionata da un membro dell’élite colta dell’aristocrazia pagana dell'epoca. Il suo ideatore potrebbe aver tratto ispirazione da una messa in scena teatrale o dal corteo della quadriga di Cibele e Attis che caratterizzava la festività degli Hilaria, sviluppandone autonomamente la struttura compositiva. Secondo alcune considerazioni su basi stilistiche, il piatto potrebbe essere stato realizzato nell'ambito dell'artigianato romano dell'epoca. Successivamente giunse nel territorio milanese, dove il culto di Cibele è documentato da testimonianze epigrafiche che citano sacerdoti e altre figure addetti ai riti connessi alla dea.
Le tracce di utilizzo conservate in alcuni punti dell’oggetto sembrano avvalorare l’ipotesi di una sua funzione pratica nell’ambito di attività sacrali, a discapito di quella che lo considererebbe un semplice bene di prestigio destinato all'esposizione.
Descrizione Il piatto ha un diametro di circa 39 cm e pesa circa 3,5 kg. È realizzata in argento, con la tecnica della fusione a cera persa, decorata a sbalzo e a bulino, con parziali dorature al mercurio e raffigura il trionfo della dea Cibele e di Attis.
Cibele, nota come la "Grande Madre" degli dei (Magna Mater), siede su un carro trainato da quattro leoni. Indossa una tunica ricamata e sulla testa ha una corona turrita; nella mano destra impugna uno scettro mentre si appoggia a un timpano, strumento musicale a lei sacro. Accanto le siede il giovane compagno Attis, che indossa il suo tipico cappello frigio; in una mano tiene mano il bastone ricurvo da pastore (pedum) e nell’altra una specie di flauto a più canne (syrinx), tutti suoi tipici attributi. Il carro, decorato da una vittoria alata in segno di trionfo, avanza circondato da tre Coribanti, sacerdoti della dea, che danzano e percuotono con le spade gli scudi, ornati internamente da stelle, in segno di gioia. In alto si distribuiscono da sinistra verso destra le personificazioni del carro del Sole (Helios), che indossa una corona radiata entro nimbo, e del carro della Luna (Selene), trainato da tori. Sole e luna sono preceduti dai rispettivi geni alati portatori di fiaccola, Phosphoros, la stella del mattino con la torcia alzata, e Hesperos, quella della sera che abbassa la fiaccola.
Nella fascia mediana sono raffigurati vari simboli dello scorrere del tempo: in particolare di fronte a Cibele è Aion, il tempo eterno o celeste, raffigurato come un giovane circondato dall'ellisse dello Zodiaco, sorretto da Atlante, e con lo scettro in una mano mentre l'altra è posizionata su un punto dell'ellisse zodiacale, in corrispondenza dei segni dell'Ariete e del Toro, quando ricorreva la celebrazione del mito di Attis (15-28 marzo circa). Sotto Atlante compaiono una cavalletta o un grillo e una lucertola, che rimandano alla bella stagione. Accanto si erge un obelisco, attorno al quale si avvolge un serpente, che alludono al rinnovamento ciclico del tempo.
Più in basso stanno quattro putti che simboleggiano le quattro stagioni: il primo che reca in mano falcetto e fasci di spighe allude all'estate, segue l'autunno a cui allude il grappolo d'uva, vi è poi un putto con capretto che rimanda alla primavera e termina la sequenza l'inverno con un ramoscello germogliante in mano e anatre. In basso assistono al trionfo altre personificazioni: a sinistra vi è una divinità fluviale, appoggiata ad un otre insieme a una ninfa; al centro sono le figure di Oceano, il padre delle acque, e Teti, mentre emergono dalle acque; e infine a destra è la Terra (Tellus) con la cornucopia ricolma attorno alla quale è avvolto un serpente e due putti.
L'intera raffigurazione è caratterizzata da un forte valore cosmologico e religioso-filosofico, che allude alle figura di Cibele, Grande Madre Frigia o Idea (dal nome del monte nella regione asiatica d'origine del culto alla dea), e di Attis come garanti dell'ordine cosmico basato su un ciclico rinnovamento, lo stesso che caratterizza le loro vicende mitiche.
La testimonianza offerta da questo oggetto è di grande importanza per la storia della Milano tardo-imperiale, sia per la continuazione del culto pagano, sia per la ricchezza delle ville dei grandi proprietari nei pressi della città, sia per la qualità artistica dell'artigianato di lusso disponibile in quest'epoca.
Note
Bibliografia Raffaele Baroffio Tra due battaglie ove si parla della vera historia della patera di Parabiago, The Writer, 2014;Amazon, 2020
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