La città di Vasto conta nella sua municipalità oltre 30 chiese, molte ubicate nel centro storico.
Chiese del centro storico
Cattedrale di San Giuseppe
Principale chiesa affacciata sul corso De Parma, risale al XIII secolo inizialmente dedicata a Santa Margherita, poi a Sant'Agostino, quando venne edificato l'attiguo monastero, oggi abbastanza modificato. L'aspetto attuale è frutto di varie ricostruzioni, poiché la chiesa storica fu incendiata dai turchi nell'attacco a Vasto del 1566. La chiesa fu ricostruita in forme minori rispetto alla pianta originale, e di antico rimase solo la facciata trecentesca, soprattutto il portale gotico, dato che la raggiera del rosone è una ricostruzione del 1927. Dopo l'intitolazione definitiva a san Giuseppe nel 1808, la chiesa divenne prima collegiata e nel 1853 cattedrale. Nel 1893 si sono compiuti corposi lavori di ricostruzione interna in revival neogotico, con il successivo restauro della facciata trecentesca, unico elemento della costruzione antica. L'interno a navata unica con volte a crociera, è stato ricostruito da Francesco Benedetti. Di pregio si conserva un trittico ligneo di Michele Greco da Laverona (XVI secolo).
Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Maggiore
Seconda chiesa principale del centro storico, è anche la più grande, risalente all'XI secolo eretto sopra il tempio di Sant'Eleuterio, con il torrione normanno che oggi è il campanile, come dimostrano dei rilievi sulla parete esterna della stessa torre. La chiesa attuale presenta però un aspetto barocco, frutto della ricostruzione del 1785 (dopo il saccheggio turco del 1566 e l'incendio del 1645 che la distrusse), quando la chiesa venne ampliata notevolmente, senza che però fosse compiuta la facciata, quasi coperta dal poderoso campanile medievale. La chiesa ha una piccola facciata rivolta su via Santa Maria, occupata dalla mole della torre, l'impianto è colossale, dato che la chiesa sino al 1808 fu sede della collegiata, l'impianto interno è a tre navate con volta a botte lunettata, altari laterali, il capo altare, la cappella laterale della Sacra Spina, e la cripta accessibile da una scalinata a doppia rampa dell'altare maggiore, con il corpo di San Cesario mummificato.
La massiccia torre campanaria poggia sulle fondamenta dell'antico Castello Gisone, ha nella cella superiore quattro campane, nella sua cripta sono custodite le reliquie del corpo di San Cesario nelle vesti di guerriero, e un'ampolla col sangue di don Cesare Michelangelo d'Avalos. La chiesa conserva anche la preziosa reliquia della Sacra Spina della corona di Gesù. La navata maggiore delle tre ha colonne corinzie, a fianco delle quali ci sono delle nicchie che contengono le statue dei XII Apostoli e quattro profeti. Nella navata destra ci sono le cappelle di Sant'Anna, della Sacra Spina, di Sant'Antonio abate (costruita da Tullio Caprioli nel 1567). Nella navata sinistra ci sono le cappelle di Santa Maria, di San Cesario, di Santa Caterina d'Alessandria, del Monte dei Morti, del Santissimo Sacramento e di San Nicola.
Le principali opere d'arte sono le tele dell'Ecce Homo della scuola di Tiziano, lo Sposalizio mistico di Santa Caterina attribuito a Paolo Veronese, la Pentecoste e la Presentazione del Camauro a Celestino V di Francesco Solimena del 1727.
Chiesa di Maria Santissima del Carmine
Si trovava verso il confine delle mura, dove oggi si trova il palazzo della curia Vescovile (Piazza del Carmine). La chiesa fu costruita nel 1761 su progetto di Mario Gioffredo, mostrando una pianta ellittica irregolare, poiché il braccio d'ingresso è più profondo; la cupola è visibile solo all'interno, pressoché spoglio dei classici stucchi barocchi, con scansioni a colonne con paraste corinzie in una navata sola. Le poche decorazioni sono di Michele Saccione del 1762, mentre il monumentale portale è di Giovanni Crisostomo Calvitto. La chiesa fu eretta sopra l'antica chiesa trecentesca di San Nicola degli Schiavoni, ed ospitò il Collegio della Confraternita del Carmine, che si occupò dal XVII secolo dell'educazione giovanile a Vasto.
Chiesa di San Michele Arcangelo
Piccola chiesa neoclassica a pianta circolare, esistente già dal 1675 come piccola cappella, ma ultimata e ampliata dopo il miracolo contro il colera del 1837. La devozione dei vastesi spinse la diocesi a costruire la primitiva cappella barocca per un prodigio del santo, quando la città fu risparmiata alla peste. Lo stesso miracolo avvenne quando non si verificarono morti per una grave epidemia di colera nel 1836. La chiesa ha pianta circolare, con facciata a capanna, e i bracci del transetto sporgenti, in modo da comporre anche una croce greca.
Si trova a circa metà della cosiddetta "Linea di San Michele Arcangelo", direttrice che parte da Skelling Michaeli n Irlanda a Monte Carmelo in Israele passando anche nei santuari italiani della Sacra di San Michele in Piemonte e Monte Sant'Angelo in Puglia.
Chiesa Parrocchiale di Sant'Antonio da Padova e Parrocchia di San Pietro, e ruderi del convento di San Francesco d'Assisi
Sita in Via Adriatica, di costruzione precedente al 1334. Il convento negli anni '50 del Novecento ha subìto la perdita delle strutture adibite ad abitazione dei monaci e di vari locali a loro pertinenti, tra cui: il dormitorio, il refettorio, le cucine, le cantine, i fondaci e il chiostro. All'interno ha subìto l'eliminazione della mensa degli altari negli anni settanta del XX secolo, e al loro posto oggi si trova il parco archeologico delle terme romane di Histonium, riscoperte proprio in questa occasione. Il convento sarebbe stato fondato al tempo di San Francesco se non dal santo stesso in persona. Giuseppe De Benedectis nel 1759 asserisce che i frati francescani si erano stanziati nella chiesa paleocristiana detta di santa Croce risalente al V-VI secolo di cui rimangono alcune vestigia delle mura della cantina.
Alcuni studiosi sono unanimi nell'asserire che comunque il convento era antecedente al Provinciale Vastutissimum di fra' Paolino da Venezia e Marchesani la ritiene già ultimata nel 1336 quando vi fu organizzato un Capitolo Provinciale, ma di certo l'organizzazione clericale doveva essere già ben istituita in quanto, una vedova, nel suo testamento volle lasciare la sua casa alla confraternita della Santissima Trinità de' Pellegrini o di Sant'Antonio da Padova per farne un ospedale. Notizie successive asseriscono che in un periodo compreso tra il 1271, periodo del suddetto testamento e la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo la costruzione della nuova chiesa era già a buon punto. Lo storico locale Luigi Murolo asserisce che nel 1336 era già ultimata.
Tra il 1352 e il 1546 sono attestati alcuni piccoli lavori tra cui un rinnovamento della scuola dalle fondamenta del 1527, la costruzione di una cisterna e una richiesta ristrutturazione avvenuta tra il 1543 ed il 1544. Al 1549 risalgono altri lasciti. Del 1551 sono i restauri della cappella della Concezione. Nel 1566 gli archivi del convento furono bruciati durante le incursioni dei turchi, verosimilmente anche parte del convento subì danni. Nella prima metà del XVIII secolo sono stati fatti degli ammodernamenti all'interno. In seguito alla soppressione nel 1809 degli ordini monastici possidenti di terre, il convento fu adibito ad usi pubblici fino al 1956. L'interno della chiesa è stato recentemente ridipinto. All'interno è conservato un crocifisso ligneo policromo attribuito a Giacomo Colombo.
Con la demolizione della vicina chiesa di San Pietro, storica collegiata vastese insieme a quella di Santa Maria Maggiore, per i gravi danni subiti dallo scivolamento a mare del muro delle Lame, con la grave frana del febbraio 1956, la parrocchia è stata spostata nella chiesa di Sant'Antonio di Padova. La chiesa si presenta con un esterno molto rimaneggiato, ma che presenta segni di degrado, soprattutto sul lato volto verso le terme romane, dove sono visibili gli allacci dei mattoni con le pareti delle stanze dell'ex convento abbattuto. Il campanile è una torretta a pianta quadrata, con una cuspide poligonale. La facciata è incompiuta nel rifacimento barocco, ed è visibile la muratura in mattoni a vista, che avrebbe dovuto essere probabilmente intonacata, si vede il finestrone centrale, e il portale gotico, unico segno della chiesa antica.
Nella chiesa si celebra ogni anno la terza domenica di gennaio, la Festa del Giubileo, privilegio istituito da papa Alessandro III alla città nel 1117, quando fu accolto nella città per incontrarsi con l'imperatore Federico Barbarossa. Il privilegio è stato approvato definitivamente da papa Pio VI il 12 dicembre 1777 nella chiesa di San Pietro, poi anche nel 1990 da papa Giovanni Paolo II. In quest'occasione nella chiesa sono stati ristrutturati il pavimento, l'altare, il tabernacolo con i marmi della chiesa di San Pietro. Numerosi sono gli arredi barocchi e le opere d'arte, molte delle quali provenienti dall'ex collegiata, poi i dipinti di Filippo Palizzi e il fratello Francesco Paolo: Battesimo di Gesù - Cieco di Gerico, ora esposti nella Pinacoteca civica del Palazzo d'Avalos. Altre opere: Tovaglia e Pivale di San Pietro con ricami in oro, opera del 1950 della vastese Grazia Barone Reliquia della Santa Croce, per cui si svolge la solenne Processione del Cristo Morto, organizzata dalla Confraternita del Monte dei Morti, esistente dal 1652 Statua in cartapesta del Cristo Morto, della metà dell'800, opera del Mannella Statua di Santa Liberata in terracotta, del 1800, opera di Florindo Naglieri Statua di San Pietro in terracotta, 1797 di Luigi Vasetta Crocifisso ligneo del 1700, opera del napoletano Giacomo Colombo Statue lignee di San Francesco d'Assisi (1500), San Bonaventura e del Cristo Risorto, di San Pietro e San Paolo Apostoli e Santa Liberata, del primo '600 Statua del Sacro Cuore di Gesù, opera francese del primo Novecento.
Chiesa di San Francesco di Paola, detta dell'Addolorata
Si trova in Piazza Rossetti, nota anche come "chiesa dell'Addolorata". Le origini della chiesa risalgono al XV secolo, quando esisteva una cappella dedicata a Santa Maria de' Guarlati, dove si venerava un'icona miracolosa. Si racconta che Bellalta de Palatio, moglie di Notar Buccio di Alvappario, essendo malata, fece un voto alla Madonna di visitare le chiese di Vasto a piedi nudi se fosse guarita, ma a causa dell'aggravarsi della malattia, decise di essere sepolta nella cappella (1404). In seguito la chiesetta venne demolita per costruirci il Convento dei Paolotti, e la lastra tombale venne collocata sul muro occidentale della chiesa di Santa Maria Maggiore. Presso la nuova chiesa vennero costruite delle cappelle popolari dedicate alla Madonna dei Miracoli, a San Rocco, in ricordo della pestilenza.
Nel XVII secolo dal Generale dei Minimi di San Francesco di Paola fu inviato a Vasto frate Gregorio Valenti affinché fosse fondato un loro ordine, e dal 1604 iniziarono i lavori del nuovo monastero. La chiesa fu successivamente restaurata da don Cesare Michelangelo d'Avalos, e l'immagine antica della Vergine venne posta sulla parete del coro. Nel 1770 il convento fu soppresso e le rendite passarono al monastero di Caserta, e successivamente fu acquistato da Pietro Benedetti che lo trasformò in abitazione. Rimase solo la chiesa, restaurata nella metà dell'Ottocento in stile neoclassico da Silvestro Benedetti.
Tra le opere conservate ci sono la Pietà, opera scultorea di Giacomo Colombo, e i quadri della Madonna del Velo, della scuola di B. Luini, il San Carlo Borromeo di Nicola Maria Russo, e San Rocco di Filippo Andreola, la tela di Santa Lucia è di Giovan Battista De Litiis, il San Francesco di Paola è di un anonimo del XVII secolo. L'8 agosto del 1729 venne sepolto sotto il pavimento della chiesa il Marchese don Cesare Michelangelo, ultimo membro di rilievo della Casa d'Avalos.
Chiesa della Madonna delle Grazie