Ponte Nossa (Nòssa in dialetto bergamasco) è un comune italiano di abitanti della provincia di Bergamo in Lombardia. Situato sulla destra orografica del fiume Serio, in val Seriana, dista circa 27 chilometri a nord-est dal capoluogo orobico ed è compreso nella Comunità montana della Valle Seriana.

Geografia fisica Territorio

Il territorio comunale si sviluppa su entrambi i versanti orografici della val Seriana, in corrispondenza della confluenza dei torrenti Nossa e Riso nel fiume Serio, ad un'altezza di compresa tra i 465 m s.l.m. del fondovalle ed i 1.297 del Corno Guazza. Universalmente viene considerato come il primo paese dell'alta val Seriana, in quanto posto in un tratto pianeggiante che si apre poco più a monte della località Ponte del Costone, situata presso una sorta di angusta gola, stretta tra le pendici del pizzo Frol e del Corno Guazza.

Amministrativamente a Nord confina con Parre, prima tramite la frazione Ponte Selva, la cui parrocchia è di Ponte Nossa, e poi mediante il corso del fiume Serio presso la località Spiazzi. Poco distante da quest'ultima località, in direzione Nord-Est, si trova la piccola val Cabrosna, valle che scende dalle pendici del Pizzo Formico e si immette nel Serio da sinistra fungendo da limite comunale con Clusone. Con quest'ultimo comune il confine prosegue marcando i limiti orientali del territorio di Ponte Nossa, salendo sulle pendici del Corno Guazza fino ad arrivarne alla cima; a Sud-Est sono le stesse pendici, esposte verso mezzogiorno a delimitare il perimetro comunale da quello di Barzizza, frazione di Gandino.

A Sud la linea di divisione con Casnigo scende nel fondovalle fino al Ponte del Costone, da cui poi risale sull'opposto versante raggiungendo la sommità del pizzo Frol (1.053 m s.l.m.) Questo rilievo svetta sulla Val del Riso, laterale della val Seriana, della quale Ponte Nossa occupa la porzione di territorio, confinante con Gorno, posta tra la val Rogno e l'immissione del torrente Riso nel Serio. Infine a Nord-Ovest la linea di confine prosegue mantenendosi ad un'altezza di circa 550 m s.l.m. fino al torrente Nossa, oltre la quale le competenze territoriali sono ad appannaggio del municipio di Premolo.

Per ciò che concerne l'idrografia, oltre al fiume Serio, numerosi sono i corsi d'acqua che attraversano il territorio comunale. Il principale è la Nossa, affluente del Serio da destra, che si sviluppa nella valle cui da' il nome e che raccoglie le acque di numerosi piccoli rivoli composti dalle acque in eccesso provenienti dalle propaggini circostanti. L'importanza di questo corso d'acqua è legata sia alla presenza di numerosi magli che nel corso dei secoli garantirono prosperità al paese, sia al fatto che le sue acque alimentano un acquedotto che, con una portata stimata tra i 900 ed i 1.500 litri al secondo, permette di soddisfare il fabbisogno idrico di 118.000 persone nella provincia di Bergamo. Altro corso d'acqua è il Riso, che solca l'omonima valle, presente sul territorio di Ponte Nossa soltanto nel suo tratto terminale prima della sua immissione nel Serio.

Nella zona industriale, sul lato orografico sinistro, è presente anche un canale artificiale che scorre parallelamente al corso del Serio, da cui prende vita in località Spiazzi, rigettandovi le acque in prossimità del ponte che collega la zona industriale con il centro, dopo aver alimentato un impianto idroelettrico (in origine muoveve direttamente le macchine del primo stabilimento tessile).

Origini del nome Numerose sono le teorie che vorrebbero definire l'origine del toponimo, ma nessuna è accettata universalmente come valida e inconfutabile. Tra le ipotesi, quella comunemente considerata come più attendibile è quella che fa derivare il nome dal latino alnocea, derivata da alnus (ovvero ontano), genere di pianta diffusa in queste zone in epoche antiche. Sulla stessa linea è anche il pensiero, perorato dallo storico Umberto Zanetti, che farebbe discendere il toponimo da Noxia o Noxsa, proveniente dalla base Nucea, ovvero un luogo con presenza di piante di noce..

Sulla stessa parola Noxia concentra la sua idea anche lo storico Luigi Furia, che indica il termine però come derivato dal celtico, indicante il corrispettivo ad una pena commessa, in quanto presso le sorgenti presenti sul territorio quelle popolazioni svolgevano le proprie funzioni giuridiche e notarili..

Minore credito viene dato invece alla teoria che vorrebbe legare il nome del paese a quello del nobile casato dei Da Nossa che ivi abitò in epoca medievale, dato che è più probabile che sia il casato ad aver ricevuto il nome del paese, e non il contrario. Fantasiosa è invece la leggenda, riportata da don Canini, parroco del paese verso la metà del XIX secolo, che indica come siano state le acque del torrente Nossa e della relativa sorgente, ad essere state chiamate "acqua Nossa", cioè "Nostra" dagli stessi abitanti.

Storia Dalla preistoria alla conquista romana

I primi insediamenti umani sarebbero riconducibili al VI secolo a.C. quando nella zona si stabilirono popolazioni di origine ligure dedite alla pastorizia, tra cui gli Orobi. Ad essi si aggiunsero ed integrarono, a partire dal V secolo a.C. le popolazioni di ceppo celtico, tra cui i Galli Cenomani che, secondo una leggenda perorata da Luigi Furia, si insediarono nei pressi delle sorgenti della Nossa, considerando la fonte d'acqua un luogo sacro dove svolgere riti propiziatori ed amministrare la giustizia.

Si trattava tuttavia di presenze sporadiche, che non formarono mai un nucleo abitativo definito. La prima vera e propria opera di urbanizzazione fu invece opera dei Romani, che conquistarono la zona e la sottoposero a centuriazione, ovvero ad una suddivisione dei terreni a più proprietari, a partire dal I secolo d.C. Questa opera assegnò appezzamenti più o meno vasti a coloni e veterani di guerra, di origine o acquisizione romana, i quali bonificarono i terreni al fine di poterli sfruttare per coltivazioni agricole ed allevamento di bestiame.

Il centro abitato, costituito prevalentemente da capanne, aveva tuttavia dimensioni estremamente ridotte, con gli abitanti che trovavano sostentamento dall'agricoltura, principalmente nella piana del fondovalle, e dalla pastorizia, nella zona collinare. Non è da escludere che tra i “residenti” vi fossero anche alcuni schiavi (i cosiddetti Damnati ad metallam), impiegati nelle vicine miniere di ferro della vicina val del Riso. La vicinanza di queste attività estrattive, unite alla felice posizione geografica, posta presso la prima zona pianeggiante dopo la strettoia che delimitava la parte inferiore della valle da quella superiore, permise anche numerosi scambi commerciali, dal momento che i traffici tra la zona di Clusone e Bergamo dovevano necessariamente toccare il piccolo centro.

Il medioevo

Al termine della dominazione romana vi fu un periodo di decadenza ed abbandono del centro abitato, con la popolazione che sovente era costretta a cercare riparo sulle alture circostanti al fine di difendersi dalle scorrerie perpetrate dalle orde barbariche. La situazione ritornò a stabilizzarsi con l'arrivo dei Longobardi, popolazione che a partire dal VI secolo si radicò notevolmente sul territorio, influenzando a lungo gli usi degli abitanti: si consideri infatti che il diritto longobardo rimase “de facto” attivo nelle consuetudini della popolazione fino alla sua abolizione, avvenuta soltanto nel 1491.

Con il successivo arrivo dei Franchi, avvenuto verso la fine dell'VIII secolo, il territorio venne sottoposto al sistema feudale, con il paese che inizialmente venne assegnato, al pari di gran parte della valle, ai monaci di Tours per poi essere infeudato al Vescovo di Bergamo.

Anche il primo documento scritto in cui si attesta l'esistenza del borgo risale a quel periodo: era l'anno 1071 quando in un atto viene citata la famiglia dei "Da Nossa", nobile casato che derivava il nome dal borgo stesso. Tra le file di questo ramo è da segnalare Beltramino Da Nossa, importante giurista del XII secolo che operò attivamente nella vita politica della città di Bergamo. Le dimensioni dell'abitato rimasero assai ridotte, tanto che l'attuale territorio comunale risultava amministrativamente suddiviso tra i vicini comuni di Premolo, Clusone e Parre.

Nel tardo medioevo si verificarono importanti innovazioni tecnologiche, che diedero notevoli risvolti anche in ambito economico. Sfruttando la vicinanza delle miniere e la ricchezza d'acqua di cui disponeva il territorio, lungo il corso del torrente Nossa vennero introdotti alcuni magli che permisero la lavorazione di metalli, dai quali si ottenevano utensili ed attrezzi. I primi documenti che attestano l'esistenza di tale pratica risalgono al periodo compreso tra la fine del XIV e l'inizio del XV secolo, anche se si presume possano essere collocati già al XII secolo, come indicato da un diploma dell'imperatore Federico Barbarossa che, datato 1156, regolava la lavorazione dei metalli utilizzati per il conio delle monete.

In ambito sociale cominciarono invece a verificarsi attriti tra gli abitanti, divisi tra guelfi e ghibellini, che raggiunsero livelli di recrudescenza inauditi. Le cronache del tempo raccontano di numerosi episodi tragici in tutta la provincia di Bergamo, che venne dilaniata da questa sanguinosa faida. Anche la piccola borgata di Campolungo, in quei tempi principale nucleo dell'attuale comune, ne fu coinvolta, tanto da essere citata nei resoconti dello storico G. Rota. Queste cronache raccontano di scontri che si verificarono presso la torre ghibellina che dominava il paese, ma sono menzionati anche i passaggi delle colonne guelfe (nel 1376), e di quelle ghibelline due anni più tardi, entrambe dirette al castello di San Lorenzo di Rovetta, centro di battaglie ed assedi, senza tuttavia che nel centro abitato venissero commessi danneggiamenti di alcun tipo.

La Repubblica di Venezia

Alla definitiva pacificazione si arrivò nella prima metà del XV secolo, grazie al passaggio alla Repubblica di Venezia, avvenuto nel 1427 dopo un'espressa richiesta di Bergamo e delle sue valli, e ratificato dalla Pace di Ferrara del 1428. La Serenissima garantì una diminuzione della pressione fiscale ed offrì maggiore autonomia, dando inizio ad un periodo contrassegnato da tranquillità in cui l'intera zona riprese a prosperare.

Inoltre, tra il XV ed il XVI secolo, Ponte Nossa ottenne l'indipendenza amministrativa venendo inserito nella circoscrizione della Valle Seriana Superiore, con il territorio comunale che includeva soltanto la porzione di territorio corrispondente alle contrade di Campolungo e Ponte. Nel 1583 seguì l'autonomia anche in ambito religioso, che segnò la definitiva separazione dal vicino borgo Premolo.

Le cronache del tempo riportano anche di problemi che attanagliavano il paese, tra cui la presenza di numerosi briganti che, stazionando ai margini dell'abitato, assalivano mercanti e commercianti. Questi ultimi, per sfuggire alle razzie, spesso preferivano percorrere la strada montana che dall'altipiano della val Gandino saliva fino al monte Farno, per poi ridiscendere nel fondovalle tra Clusone e Cerete.

Tra gli eventi negativi sono da ricordare due epidemie di peste, entrambe anticipate da violente carestie: la prima ondata vi fu tra il 1503 ed il 1506, mentre la seconda, raccontata da Alessandro Manzoni, scoppiò tra il 1629 ed il 1631 e causò la morte di sole tre persone. L'epidemia mortifera, che dimezzò il numero degli abitanti di numerosi paesi della media e bassa valle Seriana, fu limitata soprattutto grazie alle misure precauzionali adottate dalla popolazione, che stabilì posti di guardia a Sud del paese presso il ponte del Costone ed a Nord presso lo sbocco della val Nossana, bloccando anche ogni tipo di commercio.

Il blocco però limitò notevolmente le attività artigianali ed ebbe effetti negativi sui commerci, situazione che peggiorò ulteriormente la già problematica condizione dei nossesi.