Lisola del Cocco () è un territorio situato nell'oceano Pacifico facente parte della Costa Rica e, più precisamente, della provincia di Puntarenas. Spesso chiamata la Galápagos costaricana, dista dalla terraferma, ha un'estensione di e misura di lunghezza e di larghezza, presentando una forma approssimativamente rettangolare. Si tratta della più grande delle isole disabitate nel PacificoAi 33 residenti dell'isola, tutti guardiani del parco della Costa Rica, è stato permesso di votare per la prima volta nelle elezioni del 5 febbraio 2006 in Costa Rica. Tuttavia, i guardiani non sono considerati residenti stabili del distretto, tanto che i dati del censimento nazionale considerano l'isola disabitata: e del punto meridionale più estremo dell'America del Nord.Oltre che, a seconda della ripartizione geografica del continente adottata, dell'America centrale: L'arcipelago più vicino è quello delle Galápagos, localizzato a diverse centinaia di chilometri a sud-ovest. L'isola vanta una discreta fama in virtù della leggenda secondo cui, in un punto imprecisato della stessa, giacerebbe un ricco tesoro ancora non scoperto..
Considerata parco nazionale dal 1978, è dominata in superficie da una fitta giungla, mentre sul fondale marino di roccia vulcanica proliferano alghe e coralli. La fauna locale è stata dichiarata protetta dal governo costaricano e, nel 1997, l'UNESCO ha incluso il luogo nella lista dei siti patrimonio dell'umanità.
Storia
La scoperta del luogo da parte degli europei avvenne tra il 1526 e il 1542, ma le attività umane si intensificarono in concomitanza del XVII-XVIII secolo, ovvero il periodo in cui è inquadrabile l'"epopea dei pirati". Impiegata come porto sicuro dove ci si poteva rifornire di pesce, acqua dolce e legna per riparare le navi, è allora che, stando alle leggende, si procedette a disseminare l'isola di ricchezze incommensurabili, frutto delle svariate scorrerie dei filibustieri. Alla fine del XVIII-inizio XIX secolo, si è di fronte al periodo meno approfondito: l'isola funse da punto di appoggio per i balenieri e venne utilizzata come base di rifornimento. Dal 1791 al 1932 si visse la stagione dedicata alla descrizione scientifica e allo studio dell'isola: questa cominciò con la visita del naturalista Alessandro Malaspina e terminò con il viaggio di Allan Hancock sul motoryacht Venero III. Sempre in tale arco temporale, si eseguirono mappature dell'isola e si studiarono sia gli aspetti geologici sia quelli fauno-floristici.
Oltre all'interesse dal punto di vista naturalistico, trovò dal 1879 più sostegno la proposta di chi desiderava colonizzare il sito. Si effettuò infatti un tentativo di convertire il luogo in una prigione isolata dal mondo, per poi provare a convertirla in una colonia agricola. Entrambi i tentativi fallirono a causa della fragile connessione con la terraferma e delle difficoltà associate alla sopravvivenza umana nelle foreste pluviali tropicali nel 1912. Dal primo quarto del XIX secolo a oggi è partita la stagione della caccia al tesoro e del turismo. Si sono susseguite 300 spedizioni più o meno grandi e nessuna di esse, almeno a livello ufficiale, è terminata con un successo. L'ultima, capeggiata da John Hodges e Leonel Pacheco, setacciò l'isola del Cocco nel 1992 senza riportare alcun risultato utile.
Antichità
È possibile che l'isola del Cocco fosse già nota alla popolazione indigena della Costa Rica molto prima della scoperta di questo luogo da parte degli spagnoli, ma non esistono prove a sostegno di tale tesi. Secondo Gonzalo Fernández de Oviedo y Valdés (autore tra l'altro della Historia general y natural de las Indias y Tierra Firme del mar Océano), il primo degli europei a sbarcare sull'isola fu un capitano spagnolo di nome Juan Cabezas. Nel primo riferimento all'isola su una mappa del francese Nicola Deliena (Nicolas Desliens), questa viene riportata come Isla de Coques, ma il nome potrebbe essere stato corrotto in maniera voluta o meno: le ragioni etimologiche sono ignote. Ulteriori indagini da parte dell'Impero spagnolo non furono effettuate perché l'isola era considerata deserta e strategicamente importante solo per il commercio oceanico..
Leggende dell'isola del Cocco
Tutte le leggende legate all'isola sono accomunate da un concetto di fondo, ossia la presenza di un fantomatico tesoro che a oggi non è ancora stato rinvenuto..
Oro inca
Nel 1532, l'Impero inca (Tahuantinsuyo) si arrese agli spagnoli guidati da Francisco Pizarro. Sopra ogni cosa, i conquistadores erano interessati all'oro, elemento che abbondava a Cusco, la capitale sacra degli Inca. Si stima che nella città giungessero annualmente circa arrobe d'oro e d'argento per via di tasse, regali e bottino militare (un'arroba è pari a 11,5 kg): durante l'esistenza dell'impero, secondo varie stime, si era in presenza di - tonnellate di metalli preziosi. In virtù delle leggi in vigore nelle popolazioni locali, l'oro depositato a Cusco non poteva più essere esportato, ragion per cui nel corso dei secoli si accumularono ingenti ricchezze.
Uno dei combattenti che seguiva Pizarro in America descrive il cosiddetto "giardino aureo", uno dei più grandi capolavori dell'architettura inca, infine fuso in lingotti e finito alla corona spagnola, come segue:
Gli spagnoli sottrassero un bottino davvero incalcolabile a Cusco, convincendosi però che la parte più cospicua fosse loro sfuggita di mano. Infatti, dopo la conquista del Perù, il sovrano Manco II, incontrandosi con l'ambasciatore spagnolo, versò un bicchiere di chicchi di mais sul tavolo di fronte a lui e, alzandone uno, disse che quello era il solo oro in quel momento posseduto dagli spagnoli. Le altre riserve erano ben occultate agli stranieri e Manco fece una proposta alla controparte: indicargli la posizione a condizione che gli iberici lasciassero il Perù per sempre. Nonostante l'offerta allettante, l'ambasciatore preferì rifiutarla.. Secondo una leggenda, prima della sua esecuzione, il sovrano supremo degli Inca, Atahualpa, riuscì a trasmettere al servo il suo ultimo ordine: portare via tutte le riserve rimaste e lasciare gli spagnoli con un palmo di naso. In effetti, il metallo prezioso tanto bramato ottenuto dai conquistatori dopo la morte di Atahualpa fu pressoché pari allo zero.
L'avventuriero tedesco August Gissler, fondatore della colonia agricola dell'isola di Cocco, era fermamente convinto che i tesori inca (o la maggior parte di essi) fossero nascosti al largo delle spiagge dell'odierna Costa Rica. Non si sa su quali basi si reggesse la sua ipotesi, ma quel che è certo è che il tedesco si mise alla ricerca del bottino rassegnandosi solo un ventennio dopo, quando dovette abbandonarla a mani vuote.
Henry Morgan
Il secondo ricco tesoro presumibilmente appartenne al leggendario pirata britannico Henry Morgan, il quale lo nascose lì nella seconda metà del XVII secolo. Nel 1668 conquistò il porto panamense di Portobelo, dove accumulò tutto l'oro ottenuto prima di essere inviato in Spagna. Nei tre anni successivi, le città di Maracaibo e Panama divennero il suo bottino di guerra e proprio dopo aver saccheggiato questi insediamenti si guadagnò la fama di leggendario pirata. A differenza di molti altri, Morgan donò scrupolosamente la parte assegnata del bottino al re inglese Carlo II e per questo, alla fine della sua carriera corsara, fu nominato cavaliere e governatore della Giamaica. La leggenda narra che qualche tempo dopo Carlo II fu informato del fatto che Morgan stesse nascondendo la maggior parte dell'oro rubato e lo avesse seppellito sull'isola del Cocco. Il re d'Inghilterra convocò il corsaro a Londra, al fine di scoprire l'ubicazione del tesoro. Morgan sarebbe riuscito tuttavia a fornire al re prove esaurienti della falsità delle accuse mosse contro di lui: nel 1688 morì dunque come corsaro e "statista". Il segreto del suo tesoro rimane ancora irrisolto.
William Dampier
William Dampier fu di certo uno dei bucanieri, oceanografi e letterati più famosi del suo tempo, oltre a essere il primo uomo al mondo a circumnavigare per tre volte il globo terrestre. Egli definì nei suoi scritti il mar dei Caraibi il suo preferito: dopo una serie di incursioni di successo compiute negli insediamenti costieri, sbarcò sull'isola del Cocco, in seguito divenuta la sua residenza. Fu lì che il pirata nascose la maggior parte dell'oro saccheggiato. Il re spagnolo promise grosse ricompense per chi avesse ucciso i pirati inglesi più conosciuti, tra cui Dampier, ma questo spinse solo criminali disorganizzati a tentare un'impresa molto difficile da compiere autonomamente: gli sbarchi sulla costa della base operativa di Dampier divennero più frequenti e il bottino in mano sua accrebbe..
In seguito, William Dampier lasciò la zona e si diresse verso l'oceano Indiano. Lungo la strada, sbarcò forse in Australia e, nel 1691, l'uomo fu insignito del titolo di cavaliere e si stabilì a Londra.
Benito Bonito
L'ex capitano della Royal Navy britannica Bennet Graham, il quale adottò lo pseudonimo di Benito Bonito, secondo la leggenda, si scontrò verbalmente con l'ammiraglio Horatio Nelson, dopo che Graham venne estromesso dalle promozioni e dalle ricompense dopo la battaglia di Trafalgar, issò il Jolly Roger sul suo galeone e fece vela per l'isola del Cocco, scegliendola come luogo ideale per dirigere le sue operazioni. Nel 1819, assieme a una banda di delinquenti, Benito sbarcò sulla terraferma, depredò un convoglio carico d'oro, diretto da Città del Messico ad Acapulco, e tornò sull'isola. Lì, in una grotta inaccessibile dal mare, gli uomini al suo servizio realizzarono un nascondiglio affidabile, a cui si poteva accedere solo addentrandosi in un punto preciso situato nella parte più fitta della foresta tropicale, il quale, seguendo uno stretto passaggio scavato nella roccia, conduceva fino alle ricchezze. Nel 1820, Bonito, soprannominato "Spada Insanguinata", fu giustiziato sul ponte di una nave da guerra inglese.
Tesoro di Lima
Il più famoso racconto legato all'isola del Cocco è la cosiddetta leggenda dei "tesori di Lima". Secondo tale storia, durante la guerra d'indipendenza del Perù e nel corso della vittoriosa offensiva del generale José de San Martín nella capitale dell'allora colonia Callao, furono accumulati i beni dei nobili spagnoli appena allontanati e una parte di quelli posseduti dal clero. Tra questi rientrava la statua della Vergine Maria (a grandezza naturale) con suo figlio tra le mani in oro zecchino. L'incarico di riprenderla fu affidato al capitano inglese William Thompson, il cui brigantino Mary Dear in quel momento era ancorato al porto di Callao. In cambio, gli spagnoli promisero al corsaro una grande ricompensa, a patto che ovviamente lo restituisse alla corona iberica. Ufficialmente, l'operazione venne fatta passare come recupero di documenti di Stato, per cui si predisposero numerosi soldati spagnoli. La tentazione era troppo grande per Thompson, che uccise i soldati e il prete a bordo, gettandone i cadaveri in mare e facendo rotta verso l'isola del Cocco. Approdati lì, i pirati seppellirono il tesoro suddividendolo in dodici casse. La nave di Thompson fu però avvistata dagli spagnoli, i quali giustiziarono l'equipaggio, eccetto Thompson e un suo compagno, a patto che rivelassero il luogo dove era stata sepolta la refurtiva. Approdati di nuovo sulla terraferma, Thompson e il suo compagno riuscirono però a fuggire e furono poi tratti in salvo da una nave giunta in cerca d'acqua potabile. Il compagno morì di febbre qualche mese dopo e il capitano mantenne il segreto del tesoro, ragionevolmente credendo che questo sarebbe stato sepolto con lui.
Caccia alle balene