Accreditata talvolta come Anna Karènne, oppure Diana Karren, è stata una importante figura del cinema muto europeo, attiva dal 1916 al 1930, dapprima in Italia, poi in Francia e in Germania.

Biografia Gli inizi e il periodo torinese Nata presso Danzica nel 1888, nell'allora Prussia Occidentale (ora in Polonia), ebbe probabilmente delle esperienze teatrali nella Russia zarista, da cui fuggì prima della Grande guerraEnciclopedia dello spettacolo, cit. in bibliografia., trasferendosi nel 1914 in Italia, ancora su posizioni non interventiste. Si stabilì inizialmente a Roma, dove nello stesso anno partecipò come "generica" ad alcune pellicole realizzate dalla "Roma film", delle quali tuttavia non si conoscono i titoliNon solo dive, cit. in bibliografia, p. 319.. Nel 1916 si trasferisce a Torino ed entra alla "Aquila Film", dove, con il nome di Diana KarrenAldo Bernardini, Diana Karenne in Immagine, note di storia del cinema, seconda serie, n. 18, autunno 1991., prende parte in ruoli secondari di diverse pellicole. Ha modo di distinguersi, nonostante non ne sia la protagonista, in Karval lo spione, un film considerato modesto, ma grazie al quale viene notata dal regista e produttore Ernesto Maria Pasquali, fondatore nel 1909 della "Pasquali Film", che l'assume e le modifica leggermente il nome d'arte in Karenne, dopo che in precedenza l'attrice aveva utilizzato anche il nome artistico di Anna Karènne, di ispirazione tolstoianaDive italiane del muto, cit. in bibliografia, p. 210 - 214..

È questo incontro a dare il via alla sua carriera di "diva": nel 1916 diventa protagonista di Passione tzigana, con cui l'attrice mette d'accordo i giudizi del pubblico, che tributa al film un grande successo, e quelli della critica cinematografica, che la loda «non per la bellezza plastica del corpo, ma per alcuni gesti ed altri atteggiamenti di suggestiva potenzaModugno, cit. in bibliografia, p. 21.». Tra i film prodotti con lei da Pasquali, nel 1916 vi è anche Lea, tratto da un testo del drammaturgo e politico radicale Felice Cavallotti, nel quale lei si trasferisce dietro la macchina da presa. È la prima volta nella cinematografia italiana che un'attrice assume ufficialmente la regia di un'opera da lei stessa interpretata(l'aveva fatto l'anno prima soltanto Francesca Bertini, senza però che il suo nome comparisse nei crediti, in Assunta Spina, mentre Elvira Notari, la cui produzione era essenzialmente legata all'ambiente napoletanoCfr. Giorgio de Vincenti Storia del cinema italiano, uno sguardo di insieme, Venezia - Roma, Marsilio - Edizioni di Bianco e nero, 2011, p.104., non interpretava i film da lei stessa diretti. In seguito, qualche pellicola fu diretta anche da Gemma Bellincioni e da Giulia Cassini-RizzottoCfr. Roberto Chiti, Dizionario dei registi del cinema muto italiano, Roma, Museo Internazionale Cinema e Spettacolo, 1997.).

Il rapporto con Pasquali, che diventerà anche di natura personale fino alla prematura morte di lui nel 1919, prosegue con alcuni altri titoli, tra cui Quand l'amour refleurit, incentrato sul tema dell'aborto, che, a causa del suo finale trasgressivo, incontrò notevoli difficoltà con la censura italiana: dapprima autorizzata, la proiezione fu poi vietata quando il film era già nelle sale, per poi essere riammessa un anno dopo. Nel 1917, interpreta per la "Ambrosio Film" due pellicole, e anche in questo caso convince il produttore Arturo Ambrosio (con cui i rapporti non furono fin dall'inizio facili a causa del carattere indipendente e bizzoso dell'attriceCfr. Tempesta d'arte sulla rive del Po, di Enrico Roma, in Film, n.30 del 27 luglio 1940.) ad affidarle la direzione di entrambe le opere, una delle quali, Les demi vierges, fu ancora sottoposta a pesanti interventi censori, che esigono anche il cambio del titolo in Il romanzo di Maud, vicende che portano alla cessazione della collaborazione.

Ancora nel 1917, sempre a Torino, decide di diventare, oltre che attrice e regista, anche produttrice, seguendo un percorso che porta tutti i maggiori cineasti italiani del tempo a gestire il proprio successo attraverso società produttive intestate al proprio nome, benché di scarsa consistenza sia finanziaria che d'attrezzatureCfr. Aldo Bernardini, Le imprese del cinema muto italiano, Bologna, Persiani, 2015, ISBN 978-88-98874-23-1, p. 217.. Fonda assieme al fratello la "David Karenne Film" (che pochi mesi dopo cambierà ragione sociale in "Karenne Film") e con questa nuova azienda produce, interpreta e dirige 2 film: Justice de femme, in cui espone la sua tesi sulla maternità illegittima, e Pierrot, di cui realizza lei stessa i disegni pubblicitari pubblicati dall'elegante periodico In Penombra. In questo secondo film si pone in una specie di concorrenza con la Bertini che tre anni prima aveva interpretato L'Histoire d'un Pierrot, ma i commenti la giudicano, nel confronto, perdente.

Il biennio romano Nel frattempo ha rilevato a Roma la "Novissima Film", azienda fondata l'anno precedente per realizzare dei film di ispirazione futurista e sperimentale (che aveva già prodotto il controverso Thaïs), e con essa produce La damina di porcellana. Progetta anche di realizzare un film tratto dal romanzo Circe di Annie Vivanti, a suo volta ispirato a un fatto di cronaca nera, noto come "vicenda Tarnowska", avvenuto a Vienna nel 1907. Vivanti cede alla "Karenne Film" i diritti d'autore, ma l'idea di realizzare un film da quella cupa vicenda non va in porto (lo stesso destino, molti anni dopo, accadrà anche a Luchino Visconti)Cristina Iandelli, La più intelligente di tutte in Non solo dive, cit. in bibliografia, p. 56.. Nel 1918 partecipa all'episodio Supremo grido! contenuto nel film di propaganda Trittico italiano commissionato alla "Cines" dal Ministero della Marina.

Alla fine della guerra, seguendo lo spostamento del baricentro della cinematografia italiana, l'attrice lascia Torino e si trasferisce a Roma (Pasquali era morto nel marzo del 1919 dopo aver preso parte a Sleima, diretto e co-prodotto dalla stessa Karenne). Nella capitale, tra il 1919 ed il 1920, divide la propria attività tra alcune aziende di produzione. Con la "Tespi Film" interpreta cinque pellicole: oltre al già citato Sleima, anche Indiana, La studentessa di Gand, La veggente, di cui è anche co-produttrice, e Ave Maria (di questi ultimi due è anche regista). Con la "Tiber Film", realizza Fiamme e cenere - in cui è una libertina che si traveste da mendicante per entrare in casa del musicista di cui si è incapricciata - La peccatrice casta, La signora delle rose (di cui è anche regista) e La signorina Zoya.

Nel biennio è anche diretta, per la "Medusa", da un giovane Carmine Gallone in Redenzione, conosciuto anche come Maria di Magdala (una delle pochissime pellicole sopravvissute della sua filmografia) e per la "Nova Film" da Giulio Antamoro in Miss Dorothy, dove diventa un'istitutrice che vigila sulla felicità della figlia abbandonata a causa di un amore clandestino. Una copia di questo film è conservata presso la Cineteca Nazionale.

Si tratta di opere che incontrano accoglienze contrastanti. Sempre più infatti la critica mette in evidenza lo stile anacronistico, facondo e sorpassato delle "dive" (lei stessa, ma anche Francesca Bertini, Lyda Borelli, ecc.) che avevano monopolizzato la cinematografia italiana degli anni dieci, al punto da essere considerate da alcuni commentatori una delle cause della sua rovina, sia per la corsa a compensi astronomici, sia per il persistere in modi di recitazione non più graditi dal pubblico, che ormai preferisce nuovi modelli e personaggi proposti dal cinema statunitense, come Mary PickfordCfr. Georges Sadoul, Storia generale del cinema, vol. 2°, ed. ital. Torino, Einaudi, 1965, p.572..

Il trasferimento in Francia e Germania Alla fine del 1920, la crisi della cinematografia italiana, che neppure la costituzione dell'Unione Cinematografica Italiana riuscirà a evitare, e i crescenti contrasti con la censura, che è pesantemente intervenuta sui suoi ultimi lavori, Zoja e Smarrita! (entrambi girati nel 1920 ma usciti nelle sale nel 1921 e 1922 proprio a causa di queste difficoltà censorie) la portano ad allontanarsi dall'Italia e a trasferirsi in Francia, dove raggiunge un gruppo di cineasti russi, in fuga dalla Rivoluzione d'ottobre, che si sono stabiliti nella capitale francese. Ed è proprio uno di essi, il regista Jakov Protazanov, a dirigerla nei primi film francesi, Le sens de la mort, in cui è presente come attore un giovanissimo René ClairPaolella, cit. in bibliografia, p. 484., e L'ombre du peché, girato sulla Costa AzzurraLa rivista cinematografica, n.22 del 25 novembre 1921.

In seguito, per tutti gli anni venti, l'attività si dividerà tra la Francia, dove prende parte a cinque film, e la Germania (otto film), paese, quest'ultimo, in cui si stabilisce dopo aver sposato un letterato tedesco di Berlino. Ma le nuove realtà produttive con cui viene a contatto non le consentono più di essere anche regista dei suoi film, per cui questa attività resterà per lei legata solo al periodo italiano, mentre in Francia sarà diretta soprattutto da registi di origini russe (oltre a Protozanov, anche Alexandre Volkoff e il regista-attore Nicolaj Malikov, con cui darà vita a un drammatico Rasputin), mentre in Germania avrà come registi Robert Wiene e Rudolf Meinert, con il quale otterrà un grande successo internazionale interpretando Marie Antoinette. Si parlò di lei anche quale interprete di Giuseppina di Beauharnais nel Napoléon di Abel Gance, ma poi fu scelta la meno nota Gina ManèsNotizia in Eco del cinema, n. 14, febbraio 1925.

Soltanto due volte, in tutto il decennio, rientrerà in Italia per motivi artistici, anche se spesso vi torna per trascorrere lunghi periodi di riposo sulla Riviera ligure. Nel 1922 va a Firenze per interpretare uno dei non molti film prodotti nel capoluogo toscano, Dante nella vita e nei tempi suoi, e nel 1928 viene chiamata dal commediografo bolognese Guglielmo Zorzi a essere la protagonista de La vena d'oro, film muto che esce nel 1929, alla vigilia dell'avvento del sonoro, e che per questo passa inosservato. E sarà proprio il definitivo affermarsi del "cinema parlato" a indurla ad abbandonare l'attività cinematografica, salvo una breve apparizione alla fine del 1939 sul set della Manon Lescaut, quasi un "cameo" richiestole dal suo amico regista Carmine Gallone, inserito in una pellicola dominata dalla "diva" italiana del momento, Alida Valli.

Pochi mesi dopo, nel luglio 1940, resta gravemente ferita in un bombardamento ad Aquisgrana, dove si era stabilita con il marito, e a seguito dei traumi subiti muore qualche mese più tardi, senza più aver ripreso conoscenza, in un ospedale della città tedesca.

I giudizi sull'attività