Le mura di Firenze sono le antiche cerchie difensive della città. Create con la città stessa, si sono contati fino a sei tracciati diversi, l'ultimo dei quali risale alla metà del Cinquecento. Le mura della parte a nord dell'Arno della città furono abbattute nel corso dell'Ottocento per creare i viali di Circonvallazione, lasciando soltanto le principali porte di accesso, mentre le parti a sud, zona Oltrarno, sono ancora visibili e ben conservate.
La conta delle cerchie murarie non è condivisa da tutti gli studiosi. Altri autori mettono in dubbio l'esistenza di quella che qui è indicata come "seconda cerchia" bizantina e non contano come quarta nuova cerchia il rafforzamento canossiano, per cui si avrebbero solo quattro tracciati invece di sei. Altri ancora contano il potenziamento cinquecentesco come ulteriore tracciato.
Le prime mura romane durarono quasi un millennio, dopo di che le nuove mura si succedettero a intervalli sempre più brevi, a testimoniare la crescita demografica esponenziale della città in pieno boom economico e sociale. Dalla cerchia carolingia (870) si passò a quella matildina dopo due secoli (1078) poi dopo appena un secolo a quella comunale del 1172 e dopo poco più di cent'anni alla seconda comunale, del 1284.
Storia La cerchia romana
Tra il I e il II secolo Florentia era una colonia romana di circa 2.000-2.500 abitanti (arrivata fino a 10.000 nel periodo di maggiore floridezza), fondata in corrispondenza di un passaggio agevole sull'Arno. I più recenti scavi hanno permesso di datare la cerchia muraria primitiva tra il 15 e il 30 a.C., anticipando di un secolo la datazione precedente.
La città aveva una forma quadrangolare, tipica delle colonie fondate basandosi sullo schema a scacchiera del castrum, con al centro il foro (oggi piazza della Repubblica) dove si incontravano il cardo (su cui passava la vecchia Cassia) e il decumano, orientati quasi esattamente secondo gli assi nord-sud e est-ovest. La cerchia aveva un perimento di circa 1800 metri (lati di 400x500) e una superficie di circa 20 ettariBargellini-Guarnieri, cit.. Il tracciato corrispondeva approssimativamente alle attuali via dei Cerretani fino a piazza del Duomo a nord, via del Proconsolo a est, via Tornabuoni a ovest; a sud il tracciato si distaccava dall'ordinata geometria della scacchiera, con un percorso parallelo all'Arno di cui non c'è traccia evidente nella struttura viaria attuale (a parte il lato nord di piazza della Signoria e via Calimaruzza), e che doveva includere un settore urbano con grandi terme ed un teatro (sotto palazzo Vecchio).
Le mura erano costruite in laterizio pieno, su fondazioni di calcestruzzo con uno spessore medio di due metri e con dei rinforzi interni costituiti da telai appositi. Sul tracciato delle mura erano presenti anche torri a base circolare, in particolare ai lati delle quattro porte, che si aprivano al centro di ciascun latoM. Pagni, S. Di Marco: Atlante Archeologico di Firenze, Polistampa, 2010: A nord Porta Praetoria (all'inizio dell'attuale Borgo San Lorenzo) A sud Porta Decumana (via Calimala) A est Porta Principalis Dextra (Borgo degli Albizi) A ovest Porta Principalis Sinistra (via degli Strozzi)
Le mura erano coadiuvate da un fossato alimentato dalle acque del Mugnone, che scorreva nei pressi delle attuali via dei Fibbiai-via del Castellaccio e il cui sbocco non doveva essere distante dal ponte Vecchio.
La cinta comunque non includeva tutta la città esistente: innanzitutto era escluso il ponte sull'Arno (il più antico, che si trovava a poche decine di metri dal Ponte Vecchio attuale) ed il relativo accesso al passaggio, con tutti gli edifici tra il fiume e la linea che oggi congiunge piazza della Signoria a piazza Santa Trinita; l'anfiteatro, costruito anni dopo, oggi vicino a piazza Santa Croce; la zona di Oltrarno, dove era presente una colonia di mercanti orientali, soprattutto siriani, che per primi portarono probabilmente sia il culto di Iside, sia il Cristianesimo; l'area di San Lorenzo in cui insisteva un consistente insediamento extra murario.
Questa cinta muraria cadde in rovina con il declino dell'Impero Romano e il crollo demografico conseguente alle invasioni barbariche. L'unico resto "visibile" di questa cinta è un segno sul suolo di via del Proconsolo, tra la Badia Fiorentina e piazza San Firenze, in corrispondenza del luogo in cui gli scavi del 1994 hanno trovato le fondazioni di una torre circolare (una seconda scavata nel 1986 all'angolo con via Alighieri) e di un tratto di fortificazione nel sottosuolo, poi ricoperto dal manto stradale, ma indicato da una traccia di metallo nell'asfalto e da un pannello che ne spiega l'origine.
Il rimpicciolimento bizantino
Nel 550 l'esercito greco di Narsete arrivò in città, lasciandovi una guarnigione sotto il comando di Giustino. Firenze, dopo aver subito saccheggi barbarici (da Teodorico a Totila), era ridotta a circa un decimo della popolazione dell'epoca romana (circa abitanti) e talmente in rovina che parti della città erano ormai spopolate.
Secondo alcuni autori venne realizzata una nuova cinta muraria arretrando le difese murarie di qualche decina di metri a nord, est e ovest, e il torrione-cisterna delle terme adrianee a sud-ovest (il Caput aquae, poi chiamato Capaccio dai cronisti trecenteschi), il campidoglio a nord-ovest e il teatro a sud-est. La forma del tracciato si basa essenzialmente sulla presenza della torre della Pagliazza (unica torre a base circolare e quindi legata a uno schema difensivo plausibilmente tardoantico), fatta in blocchi di arenaria e altri materiali eterogenei reperiti dai monumenti romani in rovina. Sarebbero dunque corse lungo via Sant'Elisabetta-via de' Cerchi a est, via del Campidoglio-via dei Tosinghi-via delle Oche a nord, via dei Vecchietti-via dei Sassetti a ovest e il medesimo tracciato scomparso lungo piazza della Signoria a sud. All'altezza delle stesse strade, ma in posizione più arretrate rispetto alla cerchia romana, si sarebbero aperte altrettante porte,
Alcuni archeologi hanno però messo in discussione che la torre della Pagliazza facesse parte delle mura, arrivando anche a dubitare della costruzione di una cerchia bizantina, data l'esiguità dei rinvenimentiRiccardo Francovich, Federico Cantini, Emiliano Scampoli, Jacopo Bruttini, La storia di Firenze tra tarda antichità e medioevo. Nuovi dati dallo scavo di via de' Castellani in "Annali di Storia di Firenze", II 2007.. Torre a parte, si poté trattare semplicemente di un mero restauro delle superstiti mura romane, oppure queste fortificazioni "di fortuna" furono costruite con palizzate, terrapieni e materiale di recupero, senza lasciare tracce archeologiche consistenti.
Le mura carolinge Verso l'825 i pirati normanni, avevano risalito l'Arno, assalendo l'antico palazzo vescovile di Fiesole nei pressi della Badia fiesolana; nel corso del X secolo l'Italia settentrionale era inoltre flagellata dalle razzia degli Ungari, che ebbero come conseguenza la necessità di nuove misure difensive nelle città, che nel frattempo avevano velocemente visto accrescere la popolazione per il concentrarsi di persone provenienti dal contado in cerca di rifugio.
Firenze, che era cresciuta costantemente di importanza rispetto alla vicina Fiesole e arrivava ormai a contare 4000-5000 abitantiI calcoli degli abitanti, riportati sul repertorio di Bargellini-Guarnieri, si basano sugli studi di Mario Lopes Pegna., si dotò così di una nuova cerchia muraria, forse fin dall'870, che ricalcava la cerchia romana ad est e a ovest, retrocedendo a nord a escludere la futura Platea episcopalis, e allargandosi verso sud quasi fino a costeggiare l'Arno. Promotori dell'iniziativa dovettero essere il vescovo e il conte che governava la città per conto dell'imperatore. Forse si riutilizzarono alcuni tratti superstiti della cerchia romana, e alcune porte andarono a trovarsi negli stessi punti di quelle antiche.
La cerchia iniziava sul lato nord presso l'attuale piazza Antinori per scorrere poi a nord lungo le vie Corsi-del Campidoglio-Tosinghi-delle Oche, virando ad est lungo via del Proconsolo-via dei Leoni, assestandosi a sud con una spezzata da piazza dei Giudici fino a via Lambertesca e poi lungo questa e borgo Santi Apostoli, e completandosi infine a ovest lungo via Tornabuoni. Ancora quattro le porte: A nord porta Aquilonia, da Porta Contra Aquilonem, cioè del vento di Tramontana (via Roma); A est la porta Orientalis (all'incrocio tra via del Proconsolo e il Corso); A sud porta ad Pontem (su via Por Santa Maria); A ovest porta Occidentalis (all'incrocio tra via Tornabuoni e via Strozzi).
Il palazzo del Margravio, situato più o meno sul sito dell'attuale palazzo Arcivescovile, sorgeva quindi come di consueto all'esterno, ma a ridosso delle mura.
Le mura matildine (la "cerchia antica" di Cacciaguida) Nel 1078, con la ripresa dell'economia e la nuova crescita demografica, la città registrò un notevole sviluppo e un'accresciuta forza militare e politica, grazie alla scelta di Firenze come residenza da parte di alcuni marchesi di Toscana (per esempio di Ugo II di Toscana) o come capitale del marchesato (con Goffredo di Lorena). La vera scintilla dell'impresa costruttoria fu però forse l'accendersi del conflitto tra papato e Impero - nel quale Matilde di Canossa fu uno degli àrbitri - e il timore di un attacco da parte dell'Imperatore Enrico IV e dei suoi cavalieri tedeschi.
La nuova cerchia, chiamata anche la "cerchia antica" da un'espressione di Dante messa in bocca al suo trisavolo Cacciaguida nel Canto XV del Paradiso (97), consisteva essenzialmente in un rafforzamento della precedente, con l'aggiunta del complesso religioso del battistero e di Santa Reparata, e aggiungendovi il castello d'Altafronte, che si ergeva più o meno al posto dell'odierno palazzo Castellani, eretto a protezione del porto fluviale: una testimonianza quindi della cresciuta importanza dei traffici.
Nel tracciato, a forma di quadrilatero irregolare dagli angoli smussati (per facilitare il defluire delle acque del Mugnone, ancora usato per i fossati), sono documentate per la prima volta numerose porte.
Il lato nord correva su via dei Cerretani dall'angolo con via dei Rondinelli e fino a piazza del Duomo. Vi si aprivano: la postierla dell'Alloro (in corrispondenza di via de' Conti/via dell'Alloro) la porta del Vescovo (antica "Porta Aquilonia", su borgo San Lorenzo) la postierla dei Visdomini (sul retro della cattedrale all'altezza di via dei Servi, dal nome della famiglia che curava gli interessi della curia)
Il lato est correva ancora lungo via del Proconsolo e via dei Leoni per raggiungere l'Arno a piazza dei Giudici, dove si trovava il castello d'Altafronte. Vi si aprivano: la porta di San Piero (antica porta occidentale in fondo a via del Corso, doveva in nome al monastero di San Pier Maggiore fondato fuori proprio in quegli anni) la postierla del Garbo (su via dell'Anguillara, dal nome di una famiglia che aveva le case in quella zona) la postierla/porta della Pera o Peruzza (su borgo dei Greci, dal nome dei Peruzzi che avevano le proprie case in zona) la postierla del Teuzo (in via dei Neri, dal nome di un monaco della vicina Badia fiorentina)
A sud, lungo via Lambertesca/borgo Santi Apostoli, si apriva la sola porta di accesso che portava al ponte (ricalcando l'antica porta ad Pontem), detta di Santa Maria (dalla chiesa di Santa Maria degli Ughi) su via Por Santa Maria che proprio la memoria di tale passaggio reca ancora nel nome.
A ovest infine in tracciato curvava leggermente per arrivare all'odierna piazza Santa Trinita, e da qui correva ancora lungo via Tornabuoni, curvando, per le ragioni già dette, in via dei Rondinelli. Vi si aprivano: La postierla/porta Rossa (così detta dal colore dei mattoni che la costituivano, situata su via Porta Rossa che ancora la ricorda nel nome)