La battaglia della Sega fu lo scontro culminante di una campagna combattuta tra un esercito cartaginese guidato da Amilcare Barca e una forza ribelle guidata da Spendio nel 238 a.C., nell'odierna Tunisia settentrionale. Cartagine stava combattendo una coalizione di soldati ammutinati e di città africane ribelli nella cosiddetta guerra dei mercenari, iniziata nel 241 a.C.; all'epoca, gli insorti avevano cinto d'assedio Cartagine, mentre l'esercito cartaginese da campo, sotto Amilcare, colpiva le loro linee di rifornimento. Sotto questa pressione i ribelli si ritirarono verso la loro base di Tunisi e inviarono il proprio esercito per fermare le attività di Amilcare e, idealmente, distruggere il suo esercito.

Incapaci di affrontare gli elefanti da guerra e la cavalleria cartaginesi in campo aperto, i ribelli rimasero su terreni più elevati e impervi, disturbando l'esercito cartaginese. Dopo diversi mesi di campagna, i cui dettagli non sono chiari nelle fonti, Amilcare intrappolò i ribelli in un passo o contro una catena montuosa a forma di sega, da cui il nome dello scontro. Bloccati contro i monti, con le linee di rifornimento interrotte e le provviste esaurite, i ribelli mangiarono i propri cavalli, poi i prigionieri e infine gli schiavi, sperando che i loro compagni a Tunisi effettuassero una sortita per salvarli. Alla fine, le truppe accerchiate costrinsero i loro comandanti a parlamentare con Amilcare, ma questi li fece tutti prigionieri. I cartaginesi attaccarono quindi i ribelli, ormai senza capi e affamati, con tutte le loro forze, guidate dagli elefanti, e li massacrarono fino all’ultimo uomo.

I capi ribelli furono crocifissi in vista dei loro compagni a Tunisi. Poco dopo, i ribelli abbandonarono Tunisi e si ritirarono verso sud. Amilcare e il collega generale Annone II il Grande li inseguirono e, alla fine del 238 a.C., li annientarono nella battaglia di Leptis Parva.

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