Le necropoli di Populonia sono i sepolcreti della città etrusca e poi romana di Populonia, sul promontorio di Piombino, e formano uno dei complessi funerari più importanti della civiltà etrusca. Si distribuiscono nel golfo di Baratti e sulle alture che lo delimitano e comprendono nuclei di epoche diverse, dalla prima età del Ferro all'età ellenistica. A differenza di quanto accade di norma nelle città etrusche, i sepolcreti non circondano l'abitato: si distribuiscono soprattutto lungo il golfo, occupando di volta in volta gli spazi liberi.. I materiali dei corredi sono conservati soprattutto nel Museo archeologico del territorio di Populonia, a Piombino, e nel Museo archeologico nazionale di Firenze, dove giunsero fra Otto e Novecento anche pezzi recuperati dal mercato antiquario; una raccolta è esposta nel museo della Collezione privata Gasparri, a Populonia Alta..

Le zone cimiteriali Le aree di necropoli visitabili all'interno del Parco archeologico di Baratti e Populonia sono la necropoli di San Cerbone - Casone e di Poggio della Porcareccia, risalente essenzialmente al periodo orientalizzante (VII secolo a.C.) e arcaico (VI secolo a.C.) con alcune sepolture più tarde, e la necropoli delle Grotte, risalente al periodo ellenistico (IV - II secolo a.C.).

All'esterno del Parco si trovano sia zone cimiteriali più antiche, al Poggio e al Piano delle Granate e sulle pendici del Poggio del Molino o del Telegrafo, sia sepolcreti di epoca tarda come quelli delle Buche delle Fate (o Buca delle Fate, forma nella quale lo stesso toponimo ricorre di frequente) e di Poggio Malassarto. Ad essi si aggiungono i nuclei minori che le ricerche hanno riconosciuto via via attorno al golfo e sulle alture che lo chiudono: il Costone della Fredda e il Felciaieto, occupati dai tumuli nella seconda metà del VII secolo a.C., il Poggio di San Lorenzo, esplorato da Antonio Minto nel 1915, le zone di Campo dell'Arpia e del Conchino, riemerse durante il recupero delle scorie, e la località Palmente, dove nel 1977 fu ripulita una tomba orientalizzante; tombe isolate sono note anche nel retroterra, dai monti del Campigliese alla piana di Venturina.; .

Va tenuto distinto dalle aree funerarie del golfo il Poggio del Molino sul versante settentrionale del promontorio, dove a un abitato del Bronzo finale si accompagna la vicina necropoli a incinerazione detta di Poggio del Barone: il nome ricorre anche per l'altura dell'acropoli, chiamata Poggio del Molino o del Telegrafo, sulle cui pendici si trovano invece sepolture della prima età del Ferro e, più tardi, la necropoli delle Buche delle Fate.; .

Gli scavi

Le tombe della necropoli orientalizzante ed arcaica si trovavano, fino agli inizi del XX secolo, sepolte sotto alcuni metri di scorie di ferro, detriti lasciati ancora in epoca etrusca dalla lavorazione di questo importante metallo, una grande fonte di reddito per Populonia.

Dopo alcune scoperte casuali nell'Ottocento, il primo scavo nella zona di San Cerbone fu allargato nel 1889 da Isidoro Falchi, dopo che i lavori per la strada di accesso al podere avevano rimesso in luce una pietra squadrata; vi fu allora trovata una tomba a cassone ancora intatta. La ripresa avvenne nel novembre 1897: in una decina di giornate di lavoro vennero in luce le strutture della Tomba dei Letti funebri, la cui crepidine era già stata danneggiata dal reimpiego delle lastre nelle mura del castello, e alcune tombe a inumazione di V-IV secolo a.C.. La prima campagna ufficiale si tenne fra l'aprile e il giugno del 1908 sotto la direzione di Angiolo Pasqui: la Tomba dei Letti funebri si rivelò già depredata, ma negli strati di scorie che ne avevano fatto crollare la volta si recuperò il bronzetto greco dell'Aiace suicida, oggi al Museo archeologico nazionale di Firenze, e furono individuati i primi pozzetti con ossuari villanoviani.

Le campagne sistematiche ripresero nel 1914 con Antonio Minto, al quale si deve gran parte delle conoscenze sul sito: in giugno fu scoperta la Tomba dei Carri, nel 1915 le ricerche si estesero al Piano e al Poggio delle Granate, nel 1921 furono isolate le strutture della Tomba dei Letti funebri e del tumulo dei Carri e nel 1922 si completò l'esplorazione della necropoli villanoviana delle Granate..

Poiché le scorie erano ancora ricche di ferro, l'escavazione della zona venne data in concessione dallo stato italiano ad alcune società private, che le sfruttarono nell'industria siderurgica. L'attività cominciò nella primavera del 1920 sul Poggio della Porcareccia a opera della Società Populonia Italica e proseguì a fasi alterne per quattro decenni, con danni gravissimi al patrimonio archeologico: gli strati e i monumenti più superficiali andarono distrutti e i materiali dei corredi furono dispersi. A questi sbancamenti si unì il problema costituito dai saccheggi dei "tombaroli". Lo scavo dei pozzi nei giacimenti di scorie ebbe però l'effetto opposto di rivelare l'estensione della necropoli di San Cerbone, tanto da obbligare lo Stato a un nuovo piano di esplorazione della zona..

Negli anni Cinquanta, con la ripresa del recupero delle scorie, tornarono alla luce nuove tombe, fra cui quelle di Campo dell'Arpia e del Conchino, mentre una fossa presso la casa colonica di San Cerbone restituì un carro in ferro e bronzo con i resti dei due cavalli. Fu quando al podere Casone si scoprirono altri sarcofagi e una tomba a cista di tegoloni, il cui cinerario era una pelike attica a figure rosse attribuita al Pittore di Agrigento, che la Soprintendenza ottenne la sospensione degli sbancamenti e avviò uno scavo sistematico, liberando da sette metri di scorie la tomba del Bronzetto di offerente, l'unica a edicola conservata nelle strutture; le campagne successive esplorarono un ampio settore della necropoli arcaica e nel 1960 individuarono la cosiddetta Tomba dei Colatoi, unico esemplare intatto del tipo ad alto tumulo. Sulle pendici del Poggio Malassarto, nel dicembre del 1961, alcuni saggi aperti dopo l'ennesimo scavo clandestino incontrarono tombe a camera già saccheggiate..

Dagli anni Sessanta gli interventi della Soprintendenza si concentrarono sul podere Casone e sulla necropoli delle Grotte, dove nel 1965 furono scoperte due tombe a camera dipinte, e nel 1977 alle Buche delle Fate; nel 1979 una campagna alle Grotte rimise in ordine le tombe monumentali del settore centrale, da cui provengono anche un leone funerario in pietra e la testa di una figura recumbente appartenuta al coperchio di un sarcofago.. Negli anni Settanta Marina Martelli diresse l'esplorazione sistematica del quartiere industriale sul versante orientale del Poggio della Porcareccia, impiantato in un'area extraurbana che fino ai primi decenni del VI secolo a.C. era servita da necropoli, e Antonella Romualdi curò gli interventi nella necropoli delle Grotte.. Fra il 2003 e il 2007 l'Università di Milano, con un'équipe diretta da Cristina Chiaramonte Treré, ha scavato l'estensione meridionale della necropoli delle Buche delle Fate, sul costone roccioso che si affaccia al mare, mentre l'Università di Siena ha studiato il bacino di cava contiguo..

Necropoli della prima età del Ferro

Le necropoli della prima età del Ferro (IX - VIII secolo a.C.) si trovano al di fuori del Parco e non sono semplici da visitare. Nel golfo si riconoscono due aree funerarie: una al centro, fra il Casone, San Cerbone e la Porcareccia, l'altra all'estremità nord-orientale, al Poggio e al Piano delle Granate; da questa distribuzione si era ricavata in passato l'immagine di una Populonia villanoviana articolata in più poli, lettura che le ricerche sul campo hanno smentito..

La società che seppellisce in questi sepolcreti mostra alcuni tratti che non trovano riscontro altrove in Etruria. L'inumazione è praticata fin dall'inizio accanto alla cremazione, e non solo in via eccezionale; le armi entrano nelle tombe assai presto, tanto che a Populonia si contano sepolture di guerrieri fra le più antiche della regione; nell'area, e in particolare all'isola d'Elba, è documentato anche l'uso, altrove sconosciuto in ambito etrusco, di seppellire in grotta più individui insieme. Matteo Milletti collega questi caratteri alla forte mobilità di uomini propria di uno scalo commerciale e, per l'inumazione, ai contatti con l'ambiente sardo e corso, senza che ciò implichi un'origine esterna della comunità..

La maggior parte delle sepolture è costituita da "tombe a fossa", con inumati, e da "tombe a pozzetto" o a buca, piccoli pozzi scavati nella terra nei quali i resti cremati erano raccolti in un ossuario biconico coperto da una ciotola: al Casone e a San Cerbone sono le più antiche, mentre sul versante settentrionale della Porcareccia si conoscono soltanto pozzetti di incinerati.. Compaiono inoltre "tombe a camera", che già fanno presagire la struttura dei tumuli di epoca successiva: hanno una piccola camera a pianta ellittica con le deposizioni entro tramezzi di pietra, una copertura a pseudocupola impostata su pennacchi e un tumulo di terra delimitato all'esterno da un circolo di pietre. Attestate al Poggio delle Granate e sul Poggio del Molino o del Telegrafo, sulle cui ripide pendici nord-occidentali si sviluppò una necropoli connessa a un insediamento sorto verso la fine del IX secolo a.C., sono in netto anticipo rispetto al resto dell'Etruria.

Necropoli di San Cerbone, Casone, Poggio della Porcareccia

Nella necropoli di San Cerbone - Casone (e nell'attigua Poggio della Porcareccia), scavate a partire dalla fine dell'Ottocento, sono visibili tre tipi di tombe:

le "tombe a tumulo", risalenti al VII secolo a.C., sono sepolcri familiari appartenenti alle famiglie dell'aristocrazia dominante nella città. Si tratta di tombe monumentali, il cui diametro va dai quattro metri degli esemplari più antichi ai ventotto del tumulo dei Carri, e quelle di dimensioni maggiori restarono in uso per più generazioni. La forma più comune ha un basamento (crepidine a tamburo cilindrico), di solito in arenaria locale "pietra panchina" (calcarenite), coronato da cornici di lastre sporgenti e delimitato alla base da un lastricato inclinato per lo smaltimento delle acque. Nel tamburo si apre il dromos di accesso, con pareti costruite e loculi destinati a sepolture secondarie e ai corredi; la camera sepolcrale, al centro del tumulo, ha pianta quadrangolare e ospita letti funebri, talvolta con i piedi modanati. La copertura è a pseudocupola, come nelle camere più antiche.. Nella seconda metà del secolo anche il Costone della Fredda e il Felciaieto si riempirono di tumuli, che però rimpiccioliscono e sono eseguiti con minore cura: vi si è letto il riflesso di una stratificazione sociale più complessa, che accanto a una ristretta aristocrazia vedeva emergere nuovi gruppi di disponibilità economica più modesta e omogenea.. Fra i complessi maggiori si segnala la Tomba dei Flabelli di Poggio della Porcareccia, uno dei più ricchi dell'Etruria settentrionale.. Le "tombe a edicola", risalenti essenzialmente al VI secolo a.C. e utilizzate per un lungo lasso di tempo, hanno una forma a tempietto ed erano decorate anche con statue. Più rare delle altre, imitano edifici reali: blocchi squadrati di panchina su podio modanato, camera unica a pianta rettangolare, tetto a doppio spiovente con decorazione fittile, antefisse a testa di Sileno e di Menade e kalypteres, oppure con acroteri in pietra. Anche questo tipo veniva probabilmente utilizzato per più membri delle stesse famiglie, legate all'aristocrazia, e restò in uso nel V secolo a.C., quando riaffiora l'incinerazione. La tomba a edicola più conservata, la tomba del Bronzetto di offerente, si trova nella necropoli del Casone, a pochi passi dall'odierna spiaggia: la costruzione fortemente squadrata presenta una caratteristica copertura in lastre monolitiche di panchina inclinate a doppio spiovente e originariamente decorate con antefisse e acroteri fittili.