La mia vita in rosa è un film belga del 1997 diretto da Alain Berliner e prodotto da Carole Scotta.
È stato presentato nella Quinzaine des Réalisateurs al 50º Festival di Cannes.
Trama Ludovic è un bambino di 7 anni che stenta a riconoscersi nel suo corpo esteriore di maschio, convinto che la sua vera natura sia femminile al punto da sognare di diventare un giorno una donna a tutti gli effetti. I suoi genitori e i fratelli, in particolare la sorella maggiore, sembrano tollerare questo comportamento da parte di Ludovic, che ama vestirsi e comportarsi come una bambina, convinti che sia solamente una fase di passaggio e che gli passerà presto. Tuttavia, Ludovic sembra convincersi di più al punto da rivelare a sua madre di voler sposare un giorno il suo compagno di banco Jérôme.
Mentre Ludovic continua nel suo sogno impossibile, si inizia a creare una situazione di intolleranza nei confronti del ragazzino sotto ogni forma: il padre di Jérôme, superiore del padre di Ludovic, dopo averlo rassicurato sul fatto che i tagli al personale non lo toccheranno, lo licenzia in tronco; uno dei fratelli di Ludovic, che gioca nella sua stessa squadra di calcetto, lo lascia pestare dai compagni mentre l'altro fratello osserva impotente perché bloccato dal fratello; fuori dalla casa viene trovata una scritta omofoba nei confronti di Ludovic e l'intera classe del ragazzino firma una petizione per allontanarlo dal plesso scolastico, dopo che Ludovic si è presentato in vesti femminili a una festa di compleanno, nella quale apparentemente era stato ben accolto.
Ludovic e la sua famiglia si trasferiscono in un altro quartiere. Qui Ludovic conosce Chris, una ragazzina vicina di casa con modi da maschiaccio, che lo invita alla sua festa in maschera. Durante la festa, la ragazzina chiede a Ludovic di scambiare il suo vestito da moschettiere con quello da principessa che lei porta; Ludovic, consapevole delle conseguenze, cerca di resistere, ma Chris è molto più forte di lui fisicamente e s'impone. Non appena sua madre, ignara di come siano andate veramente le cose, vede Ludovic, ha una crisi di nervi durante la quale schiaffeggia brutalmente suo figlio, che riesce a divincolarsi e fuggire.
Sconvolta per quello che ha fatto, sua madre va a cercarlo e lo vede salire su un cartellone della bambola Pam (una sorta di parodia della Barbie), deciso ad andare nel suo mondo di plastica così potrà vivere felice e contento. Nel tentativo di impedirgli di fuggire, la madre sale sulla scala ma sviene. Viene trovata e portata dalla sua vicina di casa, dove le chiedono perché abbia tentato di scalare un cartellone pubblicitario. La madre di Ludovic rivede suo figlio e lo stringe forte: anche se con un'identità di genere diversa, ne è pur sempre la madre e gli vorrà sempre bene, nonostante le fosse parso di non poterlo più fare.
Riconoscimenti 1997 - Festival du Film de Cabourg Swann d'oro al miglior film 1997 - Festival Internazionale del cinema di Karlovy Vary Globo di cristallo 1998 - Golden Globe Miglior pellicola straniera
Note
Voci correlate Identità di genere Travestitismo Transessualità Tomboy, film del 2011, incentrato su tematiche analoghe
Collegamenti esterni
Categoria:Film che trattano la tematica transgender Categoria:Film drammatici