I sardi (in sardo: Sardos o Sardus; sassarese: Sardhi; gallurese: Saldi; algherese: Sards Tabarchino: Sardi) sono il popolo nativoSteven L. Danver, Native Peoples of the World: An Encyclopedia of Groups, Cultures and Contemporary Issues, pp. 370-371Peter Lang, Marta Petricioli, L’Europe Méditerranéenne, pp. 201-254, da cui deriva il nome della Sardegna, isola e regione autonoma italiana.[ Lisa-Marlene Edelsward, Philip Salzman, Sardinians - Encyclopedia of World Cultures], 1996Jeffrey Cole, Ethnic Groups of Europe: An Encyclopedia, pp. 321-325

Etnonimo

L'etnonimo "S(a)rd" appartiene al substrato linguistico preindoeuropeo (o secondo altri indoeuropeo), e potrebbe derivare dagli Iberi che si stabilirono sull'isola. La più antica testimonianza scritta dell'etnonimo è riportata sulla Stele di Nora, dove la parola Šrdn (ShardanI. E. S. Edwards, C. J. Gadd, N. G. L. Hammond, E. Sollberger (edited by), The Cambridge Ancient History, Volume II, Part 2, Cambridge University Press, 1970, p. 369) testimonia la sua esistenza originale nel momento in cui i mercanti fenici arrivarono per la prima volta nelle coste sarde. Secondo il Timeo, uno dei dialoghi di Platone, la Sardegna e i suoi abitanti, "Sardonioi" o "Sardianoi" (Σαρδονιοί or Σαρδιανοί), furono soprannominati così da "Sardò" (Σαρδώ), una leggendaria donna lidia di Sardi (Σάρδεις), nella regione occidentale dell'Anatolia (attuale Turchia).Platonis dialogi, scholia in Timaeum (edit. C. F. Hermann, Lipsia 1877), 25 B, p. 368M. Pittau, La Lingua dei Sardi Nuragici e degli Etruschi, Sassari 1981, p. 57Sanna, Emanuele (2009). Nella preistoria le origini dei sardi, CUEC, Cagliari, p. 76 Altri autori, come Pausania e Sallustio, indicano invece che i Sardi discendono da un antenato mitologico, un figlio Libico di Ercole o Makeris (dal berbero imɣur "allevare") riverito come Sardus Pater Babai ("Padre Sardo" o "Padre dei Sardi"), che diede all'isola il suo nome.Serra, Marcello (1978). Enciclopedia della Sardegna: con un saggio introduttivo intitolato Alla scoperta dell'isola, Pisa, Giardini editori e stampatori, p. 29: "Origine e carattere dei Sardi"Sallust, Historiae, II, fr.4Pausanias, Ελλάδοσ περιήγησισ, X, 17Silius Italicus, Punica, XII, 360Gaius Julius Solinus, Collectanea rerum memorabilium, IV, 1Isidore of Seville, XIV, Etymologiae, Thapsumque iacentem, 39 È stato anche affermato che gli antichi Sardi nuragici fossero associati anche con gli Shardana (šrdn in egiziano), uno dei Popoli del Mare.E. De Rougè (1867), Révue Archéologique, XVI, p. 35 ff.F. J. Chabas, Étude sur l'antiquité historique d'après les sources égyptiennes et les monuments réputés préhistoriques, impr. de J. Dejussieu (Chalon-sur-Saône), 1872, pp. 191-192, 314 L'etnonimo fu romanizzato nella forma singolare maschile e femminile in sardus e sarda.

Storia

Preistoria

La Sardegna fu colonizzata per la prima volta in modo stabile dall'Uomo moderno (Homo Sapiens), proveniente dall'Europa continentale, durante il Paleolitico superiore e il Mesolitico; all'epoca la Sardegna e la Corsica formavano un'unica isola, la più grande del Mediterraneo, separata dalla penisola italiana da un breve tratto di mare.

Nel VI millennio a.C., durante il Neolitico, i primi agricoltori europei, portatori della rivoluzione neolitica, si stabilirono in Sardegna, a parere degli archeologi rimasta totalmente spopolata per circa un millennio. Secondo moderne indagini archeogenetiche i Sardi neolitici mostravano una maggiore affinità con le popolazioni cardiali dell'Iberia e della Francia del Sud, inoltre negli odierni sardi sopravviverebbero aplogruppi mitocondriali degli antichi abitatori mesolitici.

Nella tarda Età del rame e all'inizio di quella del Bronzo, la "cultura del vaso campaniforme" dalla Francia meridionale, Spagna nordorientale e poi dall'Europa centrale, attraverso la penisola italiana,Manlio Brigaglia, Storia della Sardegna, pp. 48-50 si diffonde nell'isola, portando nuove tecniche metallurgiche, stili di ceramica e probabilmente una lingua indoeuropea.Giovanni Ugas, L'alba dei Nuraghi, pp. 22-24 All'incirca a questo periodo (~2600 a.C.) è stato datato un primo e modesto flusso genico da parte dei pastori delle steppe occidentali.Manjusha Chintalapati, Nick Patterson, Priya Moorjani (2022) The spatiotemporal patterns of major human admixture events during the European Holocene eLife 11:e77625 https://doi.org/10.7554/eLife.77625

Civiltà nuragica

La civiltà nuragica sorse nell'età del Bronzo medio, durante l'ultima fase della cultura di Bonnanaro, che mostrava connessioni con la precedente cultura del vaso campaniforme e la cultura di Polada dell'Italia settentrionale.

A quel tempo, le grandi identità tribali della Sardegna nuragica erano tre (approssimativamente dal sud al nord): gli Iolei/Iliensi, che abitavano l'area dalla pianura più meridionale alla zona montuosa della Sardegna orientale (in seguito chiamata dai romani Barbaria); I Balari, vivevano nel nord-ovest; e infine i Corsi stazionari in Gallura (e Corsica, dai quali ne deriva il nome).Giovanni Ugas, L'alba dei Nuraghi, p. 241 I sardi nuragici sono stati collegati da alcuni studiosi agli Sherden, una tribù dei cosiddetti popoli del mare, la cui presenza è registrata più volte negli registri dell'Antico Egitto.

La lingua (o le lingue) parlata in Sardegna durante l'Età del bronzo è sconosciuta, poiché non vi sono registrazioni scritte di tale periodo. Secondo Eduardo Blasco Ferrer, la lingua protosarda era simile al proto-basco e all'antico iberico, mentre altri ritengono che fosse imparentato con l'etrusco. Altri studiosi teorizzano che esistevano in realtà varie aree linguistiche (due o più) nella Sardegna nuragica, forse preindoeuropee e indoeuropee.Giovanni Ugas, L'Alba dei Nuraghi, pp. 241, 254 - Cagliari, 2005

Età antica

A partire dal IX secolo a.C., i Fenici fondarono città e porti lungo la costa sud-occidentale, come Karalis, Bithia, Sulki e Tharros.

La parte sud e ovest della Sardegna fu annessa dai Cartaginesi alla fine del VI secolo a.C. e in seguito l'intera isola fu conquistata dai Romani nel III secolo a.C., dopo la prima guerra punica. Sardegna e Corsica furono poi trasformate in un'unica provincia; tuttavia, i Romani impiegarono più di 150 anni per riuscire a sottomettere le tribù nuragiche più bellicose dell'interno.Emmanuel Anati (a cura di). I sardi: la Sardegna dal paleolitico all'età romana, Editrice Mediterranea, Cagliari, p. 21

La Sardegna, con l'eccezione delle zone interne e soprattutto della zona montuosa centrale chiamata Barbagia (Barbaria in latino, a causa del rifiuto degli abitanti di essere assimilati durante il dominio romano), fu pesantemente latinizzata durante il periodo romano, e la moderna lingua sarda è considerata una delle lingue romanze più conservative rispetto al latino.Contini & Tuttle, 1982: 171; Blasco Ferrer, 1989: 14.Story of Language, Mario Pei, 1949Romance Languages: A Historical Introduction, Cambridge University Press Inoltre, durante il dominio romano ci fu un notevole flusso di immigrazione dalla penisola italica verso l'isola; fonti antiche menzionano alcune popolazioni di probabile origine italica insediate in Sardegna, come i Patulcenses Campani (dalla Campania), i Falisci (provenienti dall'Etruria meridionale), i Buduntini (dall'Apulia) e i Siculenses (dalla Sicilia). Furono costruite colonie romane anche a Porto Torres (Colonia Iulia Turris Libisonis) e Usellus. A ciò si devono aggiungere le migliaia di legionari e ausiliari di stanza nell'isola e la presenza di armatori e mercanti italiciA. Mastino, Storia della Sardegna antica, p. 173 e di numerosi schiavi e liberti, spesso con cognomi greci (ad esempio Tigellio Ermogene). Scrive lo storico Attilio Mastino:

Come ogni altro popolo suddito dell'Impero, anche i sardi avrebbero ottenuto la cittadinanza romana nel 212 con la Constitutio Antoniniana promulgata da Caracalla.Attilio Mastino, Storia della Sardegna antica, Edizioni Il Maestrale, 2005, p.546

Medioevo

Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, la Sardegna fu governata in rapida successione dai Vandali, dai Bizantini, dagli OstrogotiFrancesco Cesare Casula, La Storia di Sardegna, p. 141 e di nuovo dai Bizantini.

Durante il Medioevo, l'isola era divisa in quattro Regni indipendenti (conosciuti individualmente in sardo come Judicadu, Giudicau o semplicemente Logu, cioè "luogo"; in italiano: Giudicato); tutti, con l'eccezione di Arborea, caddero sotto l'influenza delle repubbliche marinare italiane di Genova e Pisa e di alcune illustri casate delle due città: i Doria e i Della Gherardesca, a cui si devono aggiungere i Malaspina. I Doria fondarono le città di Alghero e Castelgenovese (oggi Castelsardo), mentre i pisani fondarono Castel di Castro (il primo nucleo dell'attuale Cagliari) e Terranova (sul sito dell'antica Olbia); il famoso conte Ugolino della Gherardesca, citato da Dante Alighieri nella sua Divina Commedia, favorì la nascita della città mineraria di Villa di Chiesa (oggi Iglesias), che divenne un comune medievale italiano insieme a Sassari e Castel di Castro. Queste città di nuova fondazione attirarono coloni provenienti dalla penisola italiana e dalla Corsica oltreché da tutta la Sardegna.Mauro Maxia, I Corsi in Sardegna, Edizioni della Torre, 2006Marco Tangheroni, La città dell'argento: Iglesias dalle origini alla fine del Medioevo, Liguori Editore, 1985

Dopo la conquista aragonese dei territori sardi sotto il dominio pisano, avvenuta tra il 1323 e il 1326, il neonato Regno di Sardegna divenne uno degli Stati associati della corona d'Aragona, in seguito impegnato in un lungo conflitto con il Giudicato di Arborea (1353-1420). Gli aragonesi ripopolarono le città di Castel di Castro e Alghero con coloni catalani.Manlio Brigaglia, Storia della Sardegna, p. 158 Un dialetto locale catalano è ancora parlato da una minoranza di persone nella città di Alghero.

Storia moderna e contemporanea

Nei secoli XVI e XVII, le principali città sarde di Cagliari (la capitale del Regno), Sassari e Alghero appaiono ben posizionate nei mercati del tempo. La composizione cosmopolita della loro popolazione ne è la prova: gli abitanti non erano solo indigeni, ma provenivano anche da Spagna, Liguria, Francia e dalla Corsica in particolare.Stranieri nella Cagliari del XVI e XVII secolo da Los Otros: genti, culture e religioni diverse nella Sardegna spagnola, Cagliari, 23 aprile 2004.Antonio Budruni, Da vila a ciutat: aspetti di vita sociale in Alghero, nei secoli XVI e XVIICarlo Maxia, Studi Sardo-Corsi, Dialettologia e storia della lingua fra le due isole Soprattutto a Sassari e lungo la striscia di territorio che va dall'Anglona alla Gallura, i corsi divennero la maggioranza della popolazione almeno a partire dal XV secolo. Questa migrazione dall'isola vicina, che probabilmente ha portato alla nascita dei dialetti sassaresi e galluresi dal suono toscano, continuò ininterrottamente fino al XIX secolo.

L'era spagnola terminò nel 1713, quando l'intera isola fu ceduta alla casa austriaca degli Asburgo, seguita con un'altra cessione nel 1718 ai duchi di Savoia, che assunsero il titolo di "Re di Sardegna". Durante questo periodo i coloni liguri, fuggiti da Tabarka, si stabilirono sulle piccole isole di San Pietro e Sant'Antioco (a Carloforte e Calasetta), nella zona sud-occidentale della Sardegna, portando con sé un dialetto gallo-italico chiamato "tabarchino", ancora ampiamente parlato. In seguito, il Regno di Sardegna annesse l'intera penisola italiana e la Sicilia nel 1861 dopo il Risorgimento, diventando il Regno d'Italia.