Aethicus Ister è il nome assegnato al protagonista di un testo geografico risalente all’VIII secolo, noto come Cosmografia. Quest’opera è fondata su una complessa finzione letteraria: il suo autore vuole essere identificato con Sofronio Eusebio Girolamo e mostra di considerare il suo personaggio come una figura realmente esistita, dichiarando di avere come scopo la rielaborazione e il compendio di uno scritto cosmografico attribuito allo stesso Aethicus.

La Cosmografia: contenuto e caratteristiche generali Nella sezione incipitaria del testo l’autore, identificato nella titolazione come Hieronymus presbyter – d’ora in avanti, per convenzione, pseudo-Girolamo –, introduce la sua opera, presentandola come la rielaborazione di uno scritto attribuito al filosofo scitico Aethicus, un grande sapiente, il quale durante i suoi viaggi avrebbe avuto modo di esplorare e conoscere popoli e terre lontane. Le prime pagine (parr. 1-23)La divisione in paragrafi fa riferimento all’edizione di Herren 2011. sono dedicate ad un’esposizione di natura cosmogonica e cosmografica, in quanto contengono un resoconto della creazione dell’universo e una descrizione del suo aspetto attuale: dapprima Dio creò dal nulla la materia primordiale, la quale si presentava indistinta e indefinita; poi diede avvio al processo di differenziazione, in seguito al quale si determinarono tutte le forme osservabili nell’universo. La terra viene rappresentata come un disco piatto circondato dall’Oceano; ad essa sono ancorati i cieli, ripartiti in dieci zone distinte, in cui hanno sede le gerarchie angeliche e i santi; l’inferno è collocato sotto la terra ed è suddiviso in quattro parti, una delle quali pare essere destinata alle anime purganti.

Dalla raffigurazione cosmografica dell’universo si trascorre al resoconto dei viaggi compiuti da Aethicus: lo pseudo-Girolamo descrive dettagliatamente un primo viaggio (parr. 24-43, 58-103) che conduce il filosofo ad esplorare le regioni occidentali, settentrionali e, in parte, orientali; in questo resoconto hanno grande rilievo i riferimenti alla figura di Alessandro Magno - in particolare, alla reclusione dei popoli impuri al di là delle Porte Caspie (parr. 39-42) - e la descrizione della Grecia, che occupa da sola i parr. 72-98. La narrazione è interrotta da un’ampia digressione sulle tecniche navali e i differenti tipi di imbarcazioni in cui il filosofo si è imbattuto durante le sue esplorazioni (parr. 44-57). I parr. 105-111 contengono l’esposizione di quello che sembra essere un secondo viaggio di AethicusCfr. Herren 2011, XXXII., questa volta attraverso le regioni orientali note dalla Bibbia o dalla letteratura sorta attorno alla figura di Alessandro il Grande, e nelle terre meridionali; questo secondo viaggio è trattato in maniera decisamente più sintetica rispetto al precedente. Seguono, alla conclusione del testo, un’analisi di fenomeni fisico-meteorologici e, in alcuni manoscritti, la trascrizione di un alfabeto inventato dallo stesso Aethicus (parr. 112-113).

La Cosmografia si colloca all’intersezione tra diversi generi letterari e tipologie testuali, configurandosi ora come vera e propria descrizione cosmografica, ora come resoconto di viaggio, e dispiegando una notevole mole di notizie pertinenti a molteplici ambiti: relazione geografica, narrazione fantastica, critica letteraria, sapienza filosofica e profetica, a tratti anche indagine scientifica.Cfr. Ibidem, XI, XX; Johnson 2016, 49-50. In particolare, l’opera combina aspetti del romanzo filosofico e della narrativa di viaggio, ponendosi rispetto ad essi in un rapporto di rovesciamento parodico (cfr. sotto)Cfr. Shanzer 2006, 85. e strutturandosi secondo un modello geografico.Cfr. Johnson 2016, 14. Inoltre, il testo può essere considerato un prosymetron, ovvero uno scritto caratterizzato dall’alternanza fra prosa e versi: alcuni passi presentati dallo pseudo-Girolamo quali citazioni dirette dall’opera di Aethicus sono stati interpretati come lacerti poetici, benché non siano riconducibili ad alcuna categoria metrica e ritmica nota.Cfr. Herren 2011, XIX-XX.

Alcuni fra i territori e i popoli visitati da Aethicus trovano un corrispondente reale; altri sono ricollegabili al materiale mitologico e leggendario della tradizione classica e cristiana; altri ancora paiono essere stati concepiti dalla fantasia dell’autore: luoghi reali e inventati convivono tra loro; parimenti, riferimenti cronologici contrastanti e apparentemente inconciliabili vengono accostati con disinvoltura. Nel corso dell’opera il filosofo non risparmia valutazioni e giudizi sulle popolazioni da lui incontrate e sui loro usi: nonostante una sostanziale varietà, si può osservare come in genere le valutazioni relative alle popolazioni delle regioni occidentali e settentrionali siano decisamente negative e pongano l’accento sull’arretratezza e la barbarie che dominano queste terre, mentre una sincera ed entusiastica ammirazione venga riservata alla Grecia.Sulla caratterizzazione dei popoli considerati come “marginali”, cfr. Wood 2000, 199-204.

Lo pseudo-Girolamo si presenta come un vero e proprio editore-redattore, in quanto si attribuisce il compito di vagliare con spirito critico il contenuto del resoconto di Aethicus, anche per mezzo della comparazione con altre fonti, e di rigettare gli elementi che non appaiono degni di credito; più volte egli interviene nel corso dell’opera per elogiare l’attività di ricerca del filosofo o, al contrario, per prenderne le distanze.Il continuo riferimento all’attività redazionale che starebbe alla base del testo dello pseudo-Girolamo viene messo in luce, tra gli altri, da Wood 2000, 199.

Lingua e stile La Cosmographia è scritta in un latino invero complesso, a tratti addirittura oscuro: alla frequente presenza di fenomeni ortografici e grammaticali lontani dalla norma linguistica classica – spesso riconducibili a un influsso romanzo – si deve aggiungere la notevole frequenza di neoformazioni e termini rari, in molti casi astratti dal loro contesto semantico abituale; inoltre, la sintassi risulta a tratti accidentata, in quanto presenta un ordine delle parole involuto e un’interconnessione logica dei pensieri e degli argomenti non sempre perspicua.Cfr. Herren 2011, XIII. La natura peculiare dell’opera consente di individuare almeno due differenti livelli narrativi – le citazioni dirette da Aethicus e la rielaborazione dello pseudo-Girolamo –, i quali divergono anche sotto il profilo stilistico: al filosofo si attribuisce uno stile estremamente denso e allusivo, a tratti oracolare; il sedicente epitomatore, invece, fa uso di un periodare più ampio, con una maggiore ricchezza di riprese scritturali e patristiche;Cfr. Ibidem, XVI-XVII. questa oscillazione stilistica interna al testo produce una singolare compresenza di latino “barocco” e latino “volgare”.Cfr. Herren 2004, 85-86.

A livello ortografico, è possibile osservare una tendenza abbastanza marcata alla confusione dei suoni vocalici (aredus per aridus, insola per insula), alla monottongazione del dittongo ae, con conseguenti fenomeni di ipercorrettismo (aequus per equus; la stessa grafia Aethicus può essere considerata una forma ipercorretta per Ethicus) e ad un’estensione delle geminate (borrea per borea). In ambito morfosintattico, si nota come la confusione nelle desinenze dei diversi casi, che interessa soprattutto la prima e la terza declinazione, rafforzi la tendenza, già di per sé esistente, a sovrapporre e confondere le funzioni dei casi stessi (Incipit liber Aethico, con uso del dativo in sostituzione del genitivo; ubi barbaras gentes inhabitant, con uso dell’accusativo al posto del nominativo). Parimenti, si osservano irregolarità nella concordanza degli elementi declinati (de ignotis gentibus vel insolas septentrionales; celebre eius historiam); in questo ambito, è notevole soprattutto la costruzione dei nomi maschili in -or con aggettivi femminili, un tratto linguistico tipico dell’area franca (multas labores; novam errorem). Per quanto riguarda il verbo, è possibile riscontrare la tendenza ad assimilare le forme della terza coniugazione alla seconda (ponet per ponit) o alla quarta (carpiunt per carpunt); la generalizzata confusione tra forme attive e forme passive; lo slittamento delle forme verbali nella costruzione del passivo, con conseguente uso di fui, fueram, fuero e fuisse al posto di sum, eram, ero ed esse per la formazione del passivo nei tempi derivati dal tema del perfetto; la sostituzione del participio presente con un gerundio all’ablativo (deserendo per deserens); la generalizzazione di fore in sostituzione di esse. Tra le peculiarità linguistiche della Cosmografia risultano, poi, di particolare rilievo e di frequente presenza l’estensione degli usi del pronome relativo quae - un tratto che trova riflessi in numerose lingue romanze: cfr. it. che, fr. e sp. que -, l’impiego di a al posto di ad per esprimere il moto a luogo e la presenza della doppia negazione.Per l’intero paragrafo, cfr. Herren 2011, LXXVIII-XCVI.

Il lessico è caratterizzato dalla predilezione per termini astratti dal loro contesto abituale, sia attraverso un processo di estensione semantica (labor inteso come “opera prodotta” più che come “fatica”), sia attraverso una totale risemantizzazione (lanista inteso come “lavoratore della lana” e non più come “allenatore di gladiatori”); si riscontra altresì una notevole abbondanza di neologismi, costruiti attingendo a piene mani dal latino (sceleratim, “colpevolmente”), dal greco (termofiles, usato con il significato di “caldo”)Con specifico riferimento alla presenza dell’elemento greco, cfr. Herren 2001, 190-195., e, più raramente, dalle lingue semitiche (saphargica, riferito alla terra, il cui significato è, tuttavia, discusso); più in generale, l’autore plasma con grande disinvoltura il tessuto linguistico a sua disposizione: un’interessante dimostrazione di questa attitudine è l’uso di termini con un corpo fonico e grafico liberamente ampliato (philosophomorum per philosophorum).Cfr. Herren 2011, LIII-LIV; per l’intero paragrafo, cfr. Ibidem, XCVI-XCIX.

Nel complesso, i caratteri linguistici della Cosmografia paiono confrontabili con quelli dei testi prodotti in Francia e in Italia settentrionale tra la fine del VI e la fine dell’VIII secolo;Cfr. Ibidem, XCIX-C. l’influsso dell’ambiente insulare - più specificamente, irlandese - sul tessuto linguistico dell’opera, un tempo considerato particolarmente significativo, è stato recentemente assai ridimensionato.Cfr. Ibidem, LXXVIII.

Fonti L’analisi delle fonti della Cosmografia risulta problematica, in quanto il suo autore mostra una spiccata tendenza non solo a nascondere i suoi modelli, evitando in maniera quasi sistematica di citarli, ma anche a rielaborarli in maniera assai libera, modificando a volte anche in modo radicale il contenuto dell’autore citato o elaborando vere e proprie citazioni fittizie, non rintracciabili nel corpus degli scrittori a cui dovrebbero appartenere; a ciò bisogna aggiungere le spinose questioni sollevate dal ruolo delle fonti orali che potevano essere presenti alla memoria dello pseudo-Girolamo.Cfr. Pollard 2010, 63-64; Herren 2011, XXXIII-XXXIV.