Il Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI), spesso abbreviato in Partito Socialdemocratico Italiano, è stato un partito politico italiano di ispirazione socialdemocratica. Fu fondato l'11 gennaio 1947 con la denominazione, in rievocazione dell'antecedente esperienza prefascista, di Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, in seguito alla scissione di Palazzo Barberini dal Partito Socialista Italiano. La denominazione mutò in PSDI nel 1952.

Entrato in una lunga fase di agonia dopo lo scoppio dello scandalo di Tangentopoli fra il 1992 e il 1994, scomparve nel 1998 per aderire ai Socialisti Democratici Italiani. Nel 2004 per il PSDI avvenne una riorganizzazione con nome e simbolo identici, in continuità giuridica con l'esperienza precedente, senza tuttavia riottenere una significativa consistenza politica.

Denominazione Fondato l'11 gennaio 1947 come «Partito Socialista dei Lavoratori Italiani» (PSLI), il nuovo soggetto politico assume il nome di «Partito Socialista (Sezione Italiana dell'Internazionale Socialista)» (PS(SIIS)) il 1º maggio 1951, dopo la fusione col Partito Socialista Unitario (PSU).

Il PSU, a sua volta, si era costituito il 7 dicembre 1949 riunendo varie formazioni dell'area riformista, nella specie l'Unione dei Socialisti di Ivan Matteo Lombardo e Ignazio Silone, il Movimento Socialista Autonomista di Giuseppe Romita e una componente di sinistra fuoriuscita dallo stesso PSLI. L'Unione dei Socialisti, peraltro, aveva avviato un percorso federativo col PSLI già in occasione delle politiche del 1948, quando entrambi i partiti avevano concorso sotto il cartello Unità Socialista.

Alle elezioni amministrative del 1951, il PSLI, ove non concorre insieme al PSU, si presenta talvolta con la denominazione di «Partito Socialista Unitario dei Lavoratori Italiani».

Il 7 gennaio 1952 il PS (SIIS) viene ribattezzato «Partito Socialista Democratico Italiano» (PSDI).

Il 30 ottobre 1966 dalla confederazione fra PSDI e Partito Socialista Italiano nasce il «PSI-PSDI Unificati».

Il 5 luglio 1969 l'ala destra del PSI-PSDI Unificati si scinde per fondare il «Partito Socialista Unitario» (PSU).

Il 6 febbraio 1971 il PSU riprende il nome Partito Socialista Democratico Italiano.

Storia Prodromi

Fin dagli inizi del Novecento, quando il Partito Socialista Italiano cominciò a divenire un'importante e consistente formazione politica, al suo interno cominciarono a delinearsi distinte correnti, alcune più estremiste, rivoluzionarie e massimaliste, e all'opposto altre più moderate, parlamentariste e riformiste.

Le fazioni si alternarono più volte alla guida del partito, finché nel 1912 si giunse al punto di rottura sul tema dell'atteggiamento verso la Guerra italo-turca, dagli uni vista come un esempio di aggressione imperialista, e dagli altri come un'occasione per procurare nuove terre ed occasioni d'impiego per i contadini e i lavoratori in generale: i pacifisti prevalsero, e fu così che un gruppo di riformisti facente capo a Leonida Bissolati e a Ivanoe Bonomi fu espulso e costituì il Partito Socialista Riformista Italiano, dando vita alla prima esperienza socialdemocratica in Italia, le cui fortune non superarono però la prima guerra mondiale, anche se durante il conflitto il nuovo partito fu cooptato in varie compagini governative.

La seconda crisi all'interno del movimento socialista italiano avvenne nel quadro delle forti tensioni del primo dopoguerra, quando in Italia si profilava sempre più forte la minaccia fascista.

Il PSI, nonostante avesse perso nel 1921 un'ala a sinistra del partito che aveva poi creato il Partito Comunista d'Italia, non seppe trovare al suo interno l'unità e la compattezza necessarie nell'affrontare l'ondata nera che calava sul paese. La frangia più moderata guidata da Giacomo Matteotti e Filippo Turati sosteneva la creazione di un'alleanza governativa con i moderati, a cominciare da Giovanni Giolitti, che sapesse ergersi a freno rispetto all'estrema destra, ma tale intendimento non fu accettato dalla dirigenza massimalista che il 1º ottobre 1922, appena pochi giorni prima della marcia fascista su Roma, espulse i dissidenti, i quali andarono a formare il Partito Socialista Unitario.

, seppur nel difficilissimo quadro delle sempre maggiori violenze fasciste, e nelle controverse elezioni politiche del 1924 riuscì a porsi, anche se per una piccola percentuale di voti, come il primo partito della sinistra, davanti sia al PSI che al PCdI, grazie anche al grande attivismo del suo giovane segretario, Giacomo Matteotti, poi rapito e assassinato dall'OVRA il 10 giugno 1924.

Sciolto come tutti i partiti democratici in seguito all'instaurazione della dittatura nel 1926, il 29 novembre dello stesso anno il PSU venne ricostituito in clandestinità da un triumvirato, composto da Claudio Treves, Giuseppe Saragat e Carlo Rosselli, con il nome di Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI), riprendendo il nome deciso dal 2º Congresso socialista di Reggio Emilia nel 1893Cfr. Giuseppe Saragat e la socialdemocrazia italiana . Di lì a poco, peraltro, Treves espatriò in Svizzera, Saragat a Vienna e Rosselli fu recluso al confino.

Il 12 dicembre 1926 Rosselli e Ferruccio Parri organizzarono la fuga in Corsica del leader storico del socialismo italiano Filippo Turati, assieme al giovane Sandro Pertini. Turati si rifugiò poi a Parigi, dove venne raggiunto da Treves e Saragat, e insieme ricostituirono il PSLI, che nel 1927 il partito assunse la denominazione di Partito Socialista Unitario dei Lavoratori Italiani (PSULI).

Il PSULI partecipò assieme al PSI al primo "Comitato d'attività antifascista" e, poi, alla Concentrazione d'azione antifascista costituitasi il 28 marzo 1928.

Il 19 luglio 1930, in occasione del XX Congresso del PSI, tenutosi in esilio a Parigi, il PSULI si unificò con la componente del PSI che faceva capo a Pietro Nenni, dando vita al Partito Socialista Italiano, Sezione dell'I.O.S. - Internazionale Operaia Socialista, con organo di stampa il Nuovo Avanti!.

Differenti prospettive di Giuseppe Saragat e Pietro Nenni

Il 22 agosto 1943 a Roma il PSI, rappresentato dai futuri presidenti della Repubblica Giuseppe Saragat e Sandro Pertini, dal giurista Giuliano Vassalli, dallo scrittore Ignazio Silone e dal futuro ministro della Giustizia Giuseppe Romita, si fonde col Movimento di Unità Proletaria dell'avvocato Lelio Basso e di Carlo Andreoni. Nasce così il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP) e, a diventare segretario del partito è il romagnolo Pietro Nenni.

Il PSIUP durante la Resistenza partecipa attivamente al Comitato di Liberazione Nazionale e si avvicina in particolare al Partito Comunista Italiano, con una politica di unità d'azione volta a modificare le istituzioni in senso socialista. Questa politica, osteggiata dalla destra del partito guidata da Giuseppe Saragat, è in buona parte legata alla preoccupazione che divisioni interne alla classe operaia possano favorire l'ascesa di movimenti di destra autoritaria, come era avvenuto nel primo dopoguerra con il fascismo.

Conclusasi la seconda guerra mondiale, in Italia si reintrodussero istituzioni democratiche.

Nelle elezioni politiche del 2 giugno 1946 per l'Assemblea Costituente il PSIUP conseguì un grande risultato: con il 20,68% dei voti e 115 deputati su 556 fu il secondo partito della Repubblica dopo la Democrazia Cristiana (al 35,21 % dei voti, con 207 deputati) e il primo partito della sinistra, prima del PCI (al 18,93 % dei voti, con 104 deputati). Forte di questo risultato, senza considerare la scarsa presenza del PSIUP nel territorio, fra i giovani e nelle grandi aree urbane, Nenni insistette nella sua politica di stretta alleanza politica coi comunisti.

Il XXIV Congresso socialista, celebrato a Firenze dall'11 al 17 aprile 1946, vide accendersi lo scontro fra la maggioranza allora guidata da Pietro Nenni e la minoranza, guidata da Giuseppe Saragat, che comprendeva i simpatizzanti della rivista Critica Sociale di Ugo Guido Mondolfo e di Iniziativa Socialista di Mario Zagari che sostenevano una linea politica più autonoma del PSIUP rispetto al PCI.

La linea politica di Nenni, che riteneva indispensabile l'attiva collaborazione col PCI venne confermata da un nuovo patto di unità d'azione PCI - PSIUP stretto il 25 ottobre 1946.

Il gruppo di Saragat trovò diretta conferma alle proprie tesi dai risultati delle elezioni amministrative del 10 novembre dello stesso anno. In quell'occasione il Partito Comunista superò per la prima volta i socialisti, divenendo la prima forza della sinistra italiana: mentre Nenni, tralasciando la riduzione del numero dei votanti socialisti, sottolineava la crescita elettorale globale della sinistra interpretandola come una vittoria, Saragat in un'intervista sostenne invece che la dirigenza del partito paralizzava l'azione socialista, con l'effetto ultimo che avrebbe portato lo stesso alla dissoluzioneVedi Spencer Di Scala (cap 4).

Scissione di palazzo Barberini

Il XXV congresso socialista, convocato in via straordinaria a Roma dal 9 al 13 gennaio 1947, voluto fortemente da Nenni per analizzare la situazione di attrito tra le componenti di maggioranza e minoranza con l'obiettivo di riunire le diverse posizioni, fallì il suo scopo primario: nonostante gli sforzi di mediazione di Sandro Pertini e Alberto Simonini, Saragat e la corrente di Iniziativa Socialista avevano ormai già preso la decisione di intraprendere la strada della scissione.

Come disse Nenni, in maniera rassegnata, la scissione fu causata dalla «forza delle cose».

Tale scissione venne presto raccontata nella storia politica italiana come una delle prime testimonianze dirette di una presunta volontà da parte degli Stati Uniti di intervenire nella politica italiana, tuttavia i costi economici della scissione vennero solo parzialmente sostenuti da associazioni sindacali italoamericane riunite nell'Italian American Labour Council (IALC) e dall'International Ladies' Garment Workers' Union (ILGWU) i quali, nelle persone di Luigi Antonini e Vanni Montana, hanno sostenuto il neonato partito per quanto riguarda i finanziamenti, la propaganda e l'accreditamento negli ambienti statunitensi.

Rifondazione del Partito Socialista dei Lavoratori Italiani L'11 gennaio 1947 le correnti Critica Sociale e Iniziativa Socialista, nonché gran parte della Federazione giovanile del PSIUP, al termine di una concitata riunione presso Palazzo Barberini in Roma, uscirono dal PSIUP e diedero vita al Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI), riprendendo il nome deciso dal 2º Congresso socialista di Reggio Emilia nel 1893 e poi adottato negli anni dell'esilio a Parigi. Il PSIUP guidato da Basso e Nenni, per evitare che il nuovo partito di ispirazione socialista fondato da Saragat potesse utilizzarne la denominazione, decise di riprendere il vecchio nome di Partito Socialista Italiano.

La scissione costò al PSIUP la trasmigrazione nel nuovo partito di 50 parlamentari socialisti e di una folta schiera di dirigenti e intellettuali, fra cui Paolo Treves, Ludovico D'Aragona, Giuseppe Emanuele Modigliani e Angelica Balabanoff. Nel nuovo PSLI vennero quindi a delinearsi due componenti: un'area democratico-riformista, guidata da Giuseppe Saragat e sostenuta tra gli altri da D'Aragona, Alberto Simonini e Giuseppe Faravelli, e un'area più a sinistra, comprendente marxisti-libertari come Mario Zagari, Lucio Libertini e Matteo Matteotti, e trockisti come Livio Maitan.

Nel mese di dicembre dello stesso anno, socialdemocratici e repubblicani, tramite un rimpasto governativo, entrarono nel IV governo De Gasperi, varato il 31 maggio 1947 a seguito della crisi, con l'appoggio di una coalizione centrista a guida DC che includeva anche i liberali.