Fu autore dell'enciclopedia De Proprietatibus Rerum.
Biografia La provenienza inglese di Bartolomeo Anglico è confermata sia dall'appellativo sia dalla familiarità che mostra di possedere con le fonti di origine ingleseI. Ventura, Bartolomeo Anglico e la cultura filosofica e scientifica dei frati nel XIII secolo: aristotelismo e medicina nel De proprietatibus rerum, in "I Francescani e le Scienze. Atti del XXXIX Convegno Internazionale Assisi, 6-8 Ottobre 2011", Atti dei Convegni della Società Internazionale di Studi Francescani e del Centro Universitario di Studi Francescani (Spoleto: Fondazione Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo, 2012), p.54. La formazione di Bartolomeo si svolse probabilmente per i primi sei anni a Oxford o a Chartres, università particolarmente frequentata dagli studenti inglesi tra il XII e il XIII secolo, per poi concludersi con otto anni di studio di teologia a ParigiG. E. Se Boyar, Bartholomaeus Anglicus and His Encyclopaedia, in “The Journal of English and Germanic Philology”, Vol. 19, No. 2 (Apr. 1920), p.175, dove si unì all'ordine francescano intorno al 1225. I primi riferimenti certi all'autore si trovano nella Cronica di Salimbene de Adam, che testimonia come Bartolomeo avesse insegnato all'università di Parigi, dove era conosciuto per le sue lezioni sulla Bibbia. La Cronica di Giordano da Giano relativa all'anno 1231 riporta poi il trasferimento del frate da Parigi al convento di Magdeburgo, nella nuova provincia di Sassonia, presso il cui studium proseguì l’attività di docente. Non si trovano altre testimonianze riferibili con certezza a Bartolomeo dopo il suo trasferimento a Magdeburgo. Giordano da Giano parla di un Bartolomeo, eletto nel 1262 padre provinciale di Austria e poi di Sassonia, morto nel 1272, ma l’identificazione con Bartolomeo Anglico è incerta; lo stesso si può dire dell’identificazione con Bartolomeo di Praga, padre provinciale di Boemia tra il 1255 e il 1256 e poi vescovo di Łuków nel 1257. Viene spesso erroneamente confuso con Bartolomeo de Glanville, a causa delle testimonianze di alcuni manoscritti e cataloghiVentura, pp.54-55.
Opere Opere la cui attribuzione a Bartolomeo Anglico è certaCALMA. Compendium Auctorum Latinorum Medii Aevi (500-1500), cur. Lapidge - Santi, Firenze 2000:
De proprietatibus rerum (Sulle proprietà delle cose), opera enciclopedica in 19 libri; Allegoriae simul et tropologiae in utrumque Testamentum (Allegorie ovvero tropologie di entrambi i Testamenti); Allegoriae Veteris et Novi Testamenti (Allegorie su Antico e Nuovo Testamento);
Opere la cui attribuzione a Bartolomeo Anglico è incerta:
Chronicon de sanctis (Vite di santi); Commentaria in evangelia Marci et Matthei (Commento ai Vangeli di Marco e Matteo); Postillae sacrae scripturae (Postille bibliche); Sermones (Sermoni).
Liber de proprietatibus rerum Contenuto e struttura È l’esempio tipico di un’enciclopedia di scienze naturali, che racchiude tutte le dimensioni della Creazione. È allo stesso tempo un bestiario, un’opera di teologia, astrologia e scienze naturali.
Si articola in 19 libri, il cui ordine segue quello della gerarchia dell’universo, come esplicitato nel Prologo. Il numero 19, somma dei dodici segni dello zodiaco e dei sette pianeti, ne rappresenta le finalità universaliM. C. Seymour, Bartholomaeus Anglicus and his Encyclopaedia, Brookfield, 1992, p.11. All'interno di ogni libro, il materiale è organizzato in paragrafi che si succedono in ordine alfabetico.
Libri I-III: il mondo immateriale I. De Deo (sulle proprietà di Dio e della Trinità); II. De angelis (sugli angeli); III. De anima (sull’anima e la ragione). Libri IV-VII: la natura dell’uomo È la sezione più estesa e dettagliata dell’intera enciclopedia. IV. De elementis (sugli umori e i temperamenti che governano il corpo umano); V. De hominis corpore (sulle parti del corpo); VI. De etate hominis (sulla vita e le età dell’uomo); VII. De infirmitatibus (sulle patologie che affliggono il corpo). Questo libro non segue un ordine alfabetico, ma a capite ad calcem. Libri VIII-IX: cosmologia VIII. De mundo et coelo (sulla Terra e le sostanze celesti: il cosmo, gli astri e la luce); IX. De temporibus (sul tempo e il movimento). Libri X-XVIII: i quattro elementi (fuoco, aria, acqua, terra) e i loro fenomeni X. De materia et forma (sulla materia e la forma); XI. De aere (sui fenomeni meteorologici che caratterizzano il caelo sublunaris); XII. De avibus (sugli abitanti dell’aria, cioè gli uccelli); XIII. De aqua (sugli abitanti dell’acqua, cioè i pesci); XIV. De montibus (sulla superficie della Terra e i suoi abitanti); XV. De regionibus (sui territori e le nazioni); XVI. De lapidibus (sui metalli e le pietre preziose); XVII. De herbis et plantis (sulle piante); XVIII. De animalibus (sugli animali terrestri). Libro XIX: costituisce un’appendice XIX. De accidentibus (sugli accidenti: i colori, gli odori, i sapori, le misure, i pesi e la musica). Rapporti con il genere enciclopedico Il De proprietatibus rerum, una delle enciclopedie più popolari del Duecento, è una perfetta testimonianza del fervore culturale che attraversò questo secoloVentura, pp.56-57. La fioritura intellettuale avvenuta tra il XII e il XIII secolo, in seguito alla traduzione dal greco e dall’arabo in latino di molte opere scientifiche e filosofiche, portò infatti a un generale interesse verso queste discipline. I nuovi ordini mendicanti, la cui missione didattica e pastorale era rivolta in modo particolare all’esegesi biblica e alla predicazione, si assunsero spesso il compito di adattare questo bagaglio culturale di scienza e filosofia alle loro esigenze, rispondendo alle necessità di formazione del clero e dei laici, con finalità didattiche e educative: questi fenomeni furono i catalizzatori di un rinnovamento del genere enciclopedico. Queste nuove enciclopedie, diverse tra loro per estensione ed organizzazione interna, vennero create come libri di facile consultazione per predicatori e studenti, che spesso non avevano accesso a un’ampia libreria o non potevano permettersi una biblioteca personaleSe Boyar, p.178.
L’opera di Bartolomeo Anglico può essere accostata ad altre compilazioni enciclopediche ad essa contemporanee. Tra queste opere si ricordanoSeymour, pp.13-14:
De Naturis Rerum di Alexander Neckam, più breve e dagli scopi più dichiaratamente didattici, opera che Bartolomeo dimostra di conoscere citandola come autorità; De Natura Rerum di Tommaso di Cantimpré, opera simile per struttura al De proprietatibus rerum ma meno completa nelle fonti, che segue un ordine che parte dall’uomo per arrivare alle realtà inferioriCfr. C. Meier, «Uber den zusammenhang von Erkenntnistheorie und enzyclopadischem Ordo», in Fruhmittelalterliche Studien, pp. 171-192; Speculum maius di Vincenzo di Beauvais, enciclopedia in tre volumi che sin dalla pubblicazione si impone come punto di riferimento all’interno del genere enciclopedico a causa della sua mole e completezza.
Le fonti Nei manoscritti del De proprietatibus rerum, all'epilogo segue un elenco delle fonti utilizzate dall'autore nella compilazione della propria opera; questo elenco viene preposto al testo nell'edizione del 1601B. Van den Abeele, Introduction générale, in De proprietatibus rerum, vol. I, Turnhout, 2007, p.7. Tuttavia, le 105 fonti elencate non sono le uniche ad essere state effettivamente utilizzate da Bartolomeo; esse, inoltre, sono spesso incomplete e inesatteSeymour, p.17.
In generale, il frate utilizza una tecnica di intersezione sincretistica delle fonti che rende la materia trattata più leggibile e accessibile rispetto, ad esempio, alla giustapposizione di fontiR. Casapullo, Sull’edizione di un testo mediolatino a tradizione sovrabbondante: il “De proprietatibus rerum” di Bartolomeo Anglico, in “Filologia italiana”, IX (2012), p.13. Bartolomeo usa tre metodi per riferirsi alle opere di cui si servePer tutto il paragrafo cfr. Se Boyar, p. 182.
Nomina un autore o un’opera, senza però citare le esatte parole utilizzate nel testo a cui si riferisce. Usa questo metodo quando vuole fornire una propria spiegazione, aggiungendo poi, ad esempio “come afferma Agostino”, per dare autorevolezza alla propria opinione. Più frequentemente, adatta le parole usate dalla propria fonte attraverso una complessa parafrasi. Altre volte, Bartolomeo cita direttamente la sua fonte, usando le parole che trova nel manoscritto che aveva a disposizione. Spesso non specifica il libro e il capitolo a cui fa riferimento, ma utilizza la clausola “ut dicit” seguita dal nome dell’autore.
Per quanto riguarda la tipologia delle fonti che Bartolomeo utilizza, si può seguire la distinzione che egli stesso fa nel prologo, tra le opere dei patres e quelle dei philosophi. Le opere dei patres Con questo termine, Bartolomeo si riferisce agli scritti di esegesi biblica, a quelli dei Padri della Chiesa, e alle opere di teologiaPer tutto il paragrafo cfr. Van den Abeele, p. 7. Le opere di esegesi biblica più citate sono la Glossa ordinaria nella versione di Gilberto Porretano e lHistoria scolastica di Pietro Comestore. Per quanto riguarda i Padri della Chiesa, Bartolomeo cita frequentemente Girolamo, Agostino, Ambrogio, Gregorio Magno. Le opere di teologia maggiormente utilizzate sono quelle più diffuse nell'ambiente parigino della prima metà del XIII secolo: le Sententiae di Pietro Lombardo, la Summa aurea di Guglielmo d'Auxerre, le opere di Ugo e Riccardo di San Vittore, gli scritti dello Pseudo-Dionigi, il De Fide Orthodoxa di Giovanni di DamascoSe Boyar, p. 183 e Rabano MauroSeymour, p.19. Attraverso l’uso di questi scritti, Bartolomeo cita indirettamente anche altri autori come Boezio e Agostino. Le opere dei philosophi Fanno parte di questa categoria gli autori di opere scientifiche e filosofiche scritte in epoca classica e nel MedioevoPer tutto il paragrafo cfr. Van den Abeele, pp.7-8, e Se Boyar, pp.183-184. Le due fonti di storia naturale maggiormente utilizzate sono le Etimologiae di Isidoro di Siviglia, di cui Bartolomeo cita 660 capitoli, e lHistoria Naturalis di Plinio. L’opera di Isidoro rappresenta per Bartolomeo una guida sia per il contenuto sia per la struttura complessiva. Oltre a Plinio e Isidoro, un apporto significativo viene dalle opere scientifiche di Aristotele, rese accessibili dalle traduzioni dall'arabo e dal greco. Bartolomeo conosceva bene anche i commenti ad Aristotele composti dagli autori arabi, ovvero il commento al De Animalibus di Avicenna tradotto in latino da Michele Scoto, nonché le opere di Averroè. Le sezioni di argomento medico, che occupano uno spazio notevole nel De proprietatibus rerum (libri IV-VII), testimoniano l’incontro di diverse tradizioni. Accanto ai testi antichi di Ippocrate e di Galeno e alle opere incluse nellArticella, una raccolta di trattati di argomento medico, si trovano le traduzioni dall'arabo al latino di Costantino l’Africano e alcuni testi riconducibili alla Scuola di Salerno. A queste opere si aggiunge il Liber Canonis del già citato Avicenna, nella traduzione in latino di Gerardo di Cremona. Le fonti per le sezioni scientifiche, oltre a Plinio, sono le opere di Dioscoride, Matteo Plateario, Isaac Israeli ben Solomon, e Tolomeo. Bartolomeo dimostra anche una certa familiarità con i classici latini e greci, che tuttavia non cita frequentemente a causa della natura scientifica della propria opera. In particolare, vengono nominati Virgilio, Cicerone, Ovidio Orazio, Lucano, Omero, Platone ed Erodoto. Fonti del XIII Secolo