Il Libellus de natura animalium è un bestiario di dubbia attribuzione, la cui tradizione manoscritta si situa in area italiana ed è risalente al XV secolo. È stato redatto in lingua latina e si presenta in forma prosastica. Si tratta di un repertorio naturalistico che stabilisce una relazione tra quattro classi zoologiche (volatili, quadrupedi, pesci, rettili) e altrettanti elementi cosmologici (aria, terra, acqua, fuoco), in funzione di un’organizzazione gerarchica e di una conseguente dichiarazione di superiorità dell’uomo all'interno del Creato.P. Navone (a cura di), Libellus de natura animalium in Le proprietà degli animali, Genova, Edizioni Costa & Nolan, 1983, pp. 169-370, p. 169.

Genere di appartenenza Il Libellus de natura animalium rappresenta uno degli ultimi saggi della lunga tradizione zoologica medievale e riassume in sé pienamente la svolta che da un’originaria assunzione delle nature degli animali come chiave di decifrazione del cosmo con connotazioni mistico-teologiche aveva fatto slittare questa tradizione sul piano propriamente morale e didattico, in relazione al definirsi di interessi più urgenti e pratici, connessi all'ascesa della classe sociale mercantile e alla conseguente esigenza di possesso della tecnica scrittoria.P. Navone, Libellus de natura animalium cit., p. 173.

Questo trattatello appartiene al filone della letteratura edificante, estremamente diffusa fra XIII e XV secolo, che per i suoi stessi caratteri e intenti esige il mezzo prosastico, di natura più agevole (quindi meno riservato e aristocratico rispetto alla tecnica poetica) e tradizionalmente legato alla veste latina. Si tratta di un genere che implica l’applicazione ripetitiva di schemi ormai ampiamente superati e si inserisce in un clima di voluta dimenticanza della letteratura didattico-moralistica, rimanendone una delle ultime testimonianze.

Il Libellus de natura animalium appartiene inoltre alla sfera d’influenza del francese Bestiaire d’Amours di Richart de FornivalC. Radicula, Il “Bestiaire d’Amours” capostipite di Bestiari latini e romanzi, in Studi Medievali, serie terza, anno III, fasc. II – dicembre 1962, pp. 576-606, p. 581., risalente alla metà del XIII secoloL. Morini (a cura di), Bestiari medievali, Torino, Giulio Einaudi editore, 1996, p. 366.. Quest’opera costituisce una vera e propria pietra miliare nell'evoluzione del genere oltre che la principale – se non unica – fonte d’ispirazione, diretta o indiretta, di molti bestiari romanzi del XIII-XIV secolo, in quanto introduce una matrice edificante e una tendenza enciclopedica molto più accentuate rispetto alla tradizione precedente (elementi che verranno accolti in particolar modo dalle successive opere in volgare). È da considerarsi il punto di riferimento che segna l’avvio della produzione “bestiaria” italiana (che ne dipende quasi per intero), determinando contemporaneamente la fine della parallela produzione francese, che si conclude proprio con rifacimenti e imitazioni dell’opera di Richart.L. Morini (a cura di), Bestiari medievali cit., p. XXII. In Italia nel XIII secolo si diffonde una versione del Bestiaire d'Amours (nota oggi dai manoscritti M e QLi bestiaires d’amours di maistre Richart de Fornival e li response du bestiaire, a cura di C. Segre, Verona 1957. La conclusione, assente nell'edizione critica di Segre, si legge nell'apparato critico di Lo diretano bando. Conforto et rimedio delli veraci e leali amadori, ed. critica a cura di R. Casapullo, Firenze 1997.) che aggiunge alcuni animali e un finale di carattere amoroso.

Il Libellus de natura animalium deriva un'epitome perduta di questa versione del Bestiaire d'Amours. L'epitome elimina il contenuto cortese e amoroso dell'opera di Richart ma conserva le informazioni relative ai comportamenti dei diversi animali. Nel Libellus l’apporto di questa fonte traspare anche dalla disposizione della materia e parzialmente nell'ordine di successione, anche se il Libellus introduce una suddivisione tra classi zoologiche. Da questa epitome discendono sia il Libellus che un altro testo oggi perduto, noto come il Bestiario della Formica, il cui materiale viene rielaborato nel Libro della natura degli animaliLibro della natura degli animali. Bestiario toscano del secolo XIII, ed. critica a cura di D. Checchi, Firenze 2020. (o Bestiario toscano) e nel latino Bestiario monacenseIl Bestiario monacense è trasmesso da due manoscritti (München, Clm 16482 e Kassel, Theol. 2° 48) e il suo testo ha ricevuto una proposta di edizione per i capitoli 1-16 nella tesi di laurea magistrale 2018-2019 di Giulia Piscopiello e per i capitoli 25-37 in quella contemporanea di Sara Martinelli. La proposta di edizione per i capitoli 17-24 e 38-46 è in corso di scrittura. Si tratta di un progetto dell'Università degli studi di Milano guidato da Rossana Guglielmetti.

Le notizie sulle fonti del Libellus provengono da D. Checchi, Le fonti del «Libro della natura degli animali», «Studi Medievali», serie terza, anno LVIII, fasc. II, 2017, pp. 525-578, alle pp. 553-557. Disponibile online suhttps://www.academia.edu/35233442/Le_fonti_del_Libro_della_natura_degli_animali_. Il lavoro di Checchi aggiorna e in parte modifica il precedente studio di Radicula.. Il Libellus, il Libro della natura degli animali e il Bestiario monacense hanno spesso descrizioni simili del comportamento degli animali e, più raramente, sviluppano da esse gli stessi spunti morali.

Una peculiarità del Libellus de natura animalium sta nella sua interpretazione degli animali, tendenzialmente né mistica né cortese, ma incentrata su insegnamenti o precetti etico-morali. Inoltre, il Libellus contiene spesso anche citazioni degli autori più apprezzati del medioevo nelle sue moralizzazioni.

Il Libellus de natura animalium riceve una traduzione, anch'essa edita, nel Bestiario valdese.

Struttura Il Libellus presenta un’introduzione a carattere generale, seguita da un primo capitolo che tratta della natura dell’uomo.C. Radicula, Il “Bestiaire d’Amours” cit., p. 583. Il prologo sottolinea la superiorità dell’uomo nella scala della creazione e invita l’ascoltatore a ricavare insegnamenti utili dalle proprietà degli animali, che verranno presentate come exempla da imitare o da rifuggire.A. M. Raugei (a cura di), Bestiario valdese, Firenze, L. S. Olschki, 1984, pp. 33-34.

Si susseguono poi una serie di capitoli che costituiscono un repertorio naturalistico ordinato secondo una gerarchia progressivamente discendente, legata a una visione quadripartita del cosmo. Attraverso tale lettura si viene a stabilire una relazione tra classi zoologiche ed elementi cosmologici secondo i seguenti abbinamenti: volatili-aria, quadrupedi-terra, pesci-acqua, rettili-fuoco. Si tratta di un ordinamento che rispecchia l’attitudine tipicamente medievale alla classificazione come strumento di decifrazione e di dominio della realtàP. Navone, Libellus de natura animalium cit., p. 169., oltre a essere un’operazione circoscrivibile a una tendenza già presente nel Bestiaire d’Amours di Richart de Fornival.P. Navone, Libellus de natura animalium cit., p. 170.

Bipartizione dei capitoli I 51 brevi capitoli sono strutturati in due sezioni fondamentali, spesso sconfinanti l’una nell'altra e non sempre segnalate allo stesso modo.P. Navone, Libellus de natura animalium cit., p. 174.

Tale struttura bipartita permette a ogni capitolo di introdurre una visione moralizzante, al termine della descrizione della proprietà dell’animale, nel seguente modo:

Natura o proprietas: breve sezione consistente nella descrizione dei caratteri reali (o presunti tali) dell’animale, che già include rinvii alla sezione successiva Figura: termine desunto dal Physiologus di TeobaldoA. M. Raugei (a cura di), Bestiario valdese cit., pp. 33-34. (testo risalente all’XI secolo, che consiste in una rielaborazione in versi del Physiologus greco, tramite una considerevole riorganizzazione e riduzione dei materiali della fonte; occupa un posto di rilievo nel variegato panorama delle traduzioni latine del Physiologus, in quanto raggiunge una notevole popolarità e influenza molti dei successivi testi in volgareL. Morini (a cura di), Bestiari medievali cit., p. XV.), che introduce un’operazione di moralizzazione dell’exemplum animale sopra trattato. A seconda dei casi, registra una diversa intenzione:

un’immediata identificazione della condotta dell’animale con i momenti più significativi della manifestazione di Dio in terra, attraverso Gesù Cristo; un accostamento della condotta degli animali alla modalità scelta da Dio nel rapportarsi alle sue creature in quanto Padre (in questo caso il termine figura equivale a imago Dei o imago Christi); un’assimilazione del comportamento di un animale alla condotta ideale del buon cristiano, che fa leva sulla precettistica morale, raccomandando l’attitudine alle buone opere e alla preghiera, alla cura dell’anima, alla carità e all'amore per il prossimo; l’identificazione della natura di alcuni animali (es. volpe) con la subdola condotta del diavolo, tentatore e ingannatore dell’uomo.

Elenco dei capitoliSecondo la traduzione operata da P. Navone, Libellus de natura animalium cit., sommario. Prologo: la natura dell’uomo e degli animali, degli uccelli e dei serpenti

I. La natura dell’uomo

II. La natura dell’aquila

III. La proprietà del pellicano

IV. La natura della fenice

V. La natura del pavone

VI. La natura della gru

VII. La natura del gallo

VIII. La proprietà della gallina

IX. La proprietà del corvo

X. La natura del merlo

XI. La natura del cigno

XII. La natura del picchio

XIII. La natura della rondine

XIV. La natura della tortora

XV. La natura della pernice

XVI. La natura della colomba

XVII. La natura dell’avvoltoio

XVIII. La proprietà naturale dei falchi

XIX. La proprietà naturale del pappagallo

XX. La natura dell’usignolo

XXI. La proprietà naturale dell’ape

XXII. La natura della cicala

XXIII. La proprietà naturale del leone

XXIV. La natura della scimmia

XXV. La proprietà naturale del lupo

XXVI. La natura della donnola

XXVII. La natura della salamandra

XXVIII. La natura della talpa

XXIX. La proprietà naturale dell’alicorno

XXX. La proprietà naturale del cervo

XXXI. La proprietà naturale della pantera

XXXII. La natura del castoro

XXXIII. La natura del riccio

XXXIV. La proprietà dell’elefante

XXXV. La proprietà del cavallo

XXXVI. La proprietà del grifone

XXXVII. La natura del bue

XXXVIII. La proprietà della volpe

XXXIX. La natura del cane

XL. La proprietà della sirena

XLI. La proprietà della balena

XLII. La proprietà del pesce sega

XLIII. La natura della vipera

XLIV. La natura dell’aspide

XLV. La natura del coccodrillo

XLVI. La natura dell’idra

XLVII. La natura del serpente

XLVIII. La natura del racano

XLIX. La vanità di questo mondo che fa presa sull'anima

L. Le diverse tentazioni del diavolo rivolte all'uomo

LI. La falsa amicizia degli uomini e l’inganno

Lingua e stile Appare evidente già a una prima lettura lo stile umile e dimesso del bestiario. Il testo procede infatti spesso per formule fisse, come quelle introduttive delle moralità o quelle indicanti citazioni, che comportano una patina di sentenziosità. L’iterazione di dittologie sinonimiche e figure retoriche, a volte anche all'interno di uno stesso capitoletto, è riscontrabile soprattutto in sede di moralizzazione dell’esempio animale; si tratta di formule probabilmente derivate dalla letteratura delle prediche e degli exempla.P. Navone, Libellus de natura animalium cit., p. 181, nota 41.