Il Quartiere di Porta Sant'Anna, detto anche "Piano Sant'Angelo o Terranova", è uno dei quartieri storici di Chieti.
Occupa una vasta parte a Nord del centro antico, prevalentemente poco abitata durante l'epoca romana, poiché sorge fuori dall'antica Via Ulpia, è compreso tra via Arniense, Piazza Matteotti (antico Piano Sant'Angelo), Piazza Garibaldi (ex porta Sant'Anna), via Nicola da Guardiagrele, via Addolorata, bia Sant'Eligio, via San Michele, e viale Alessandro Valignani, sino a raggiungere il Piazzale Sant'Anna presso il cimitero e la chiesa.
È il quartiere storico più antico di Chieti, sorto dai Longobardi, attorno al piano Sant'Angelo, noto anche come Largo Carisio e poi piazza Matteotti, dove si sviluppò un piccolo nucleo con capoella dedicata a san Michele, demolita negli anni 30.
Storia Fondato sicuramente durante l'epoca longobarda, dal toponimo del piazzale "Piano Sant'Angelo", da cui si accede dal termine della Via Ulpia, o di via Cesare De Lollis, il nome deriverebbe dalla costruzione probabile di una piccola cappella dedicata a San Michele, protettore di questo popolo. La chiesetta si trovava nella zona di sbocco di via De Lollis sulla piazza, fu demolita nel 1937 per allargare l'accesso allo slargo. Si pensa inoltre che esistesse, oltre a Porta Sant'Anna, un'altra piccola porta di accesso al piazzale, dall'attuale viale Giovanni XXIII.
Porta Sant'Anna era l'accesso più orientale di Chieti, che permetteva l'ingresso del borghetto Sant'Anna (zona cimitero con la cappella ottocentesca) dalla via Boreale (attuale viale Alessandro Valignano) a via Arniense, il centro vero e proprio, dalla chiesa di Sant'Antonio abate, passando per lo slargo creato nel tardo Ottocento, nominato piazza Giuseppe Garibaldi. Sviluppatosi nel XV-XVIII secolo in un'area prevalentemente campestre, insieme al rione Terranova, vedeva nel Medioevo solo monasteri: quello di Sant'Antonio abate degli Ospitalieri di Vienna, quello dell'Annunziata delle Benedettine (oggi chiesa di Santa Maria Maddalena), la chiesa di Sant'Eligio e l'antico convento delle Clarisse, oggi chiesa di San Giovanni dei Frati CappucciniR. Bigi, "I Valignani a Chieti. Mille anni di storia", Complexity, 2019. Durante l'allargamento delle mura, come visibile da una pianta settecentesca della città, testimonianza ancora presente, furono erette torri lungo via Nicola da Guardiagrele, oggi è visibile un torrione cilindrico altre tracce di torri sono in un edificio nella circonvallazione Salomone, a nord del quartiere Terranova, i confini di via Arniense,la strada maggiore, sono con il tratto murario del rione Porta Pescara, o Trivigliano.
Nella metà del XVI secolo, durante le tensioni per la guerra del Tronto, il comandante Ascanio Della Corna decise di fortificare Chieti dal punto nord orientale, demolendo la chiesa di Santa Maria presso la porta omonima, erigendo torri, fortificando anche il torrione di via Nicola da Guardiagrele ed erigendo due torri a Porta Sant'AnnaR. Bigi, "Il Piano Sant'Angelo a Chieti e dintorni", introduzione, Complexity, 2017. Tali torri insieme alla porta furono abbattute poco dopo il 1860 per ampliare l'accesso da Oriente a Chieti.
Una piccola porta a mo' di zona del dazio, oggi abbattuta, venne ricostruita con l'edificazione della Caserma Vittorio Emanuele, poi Francesco Spinucci, affiancata da una torretta neogotico, ma si trattava solo di una posizione di controllo militare. Presso l'area della vecchia porta, fu costruita la scuola elementare Sant'Anna.
Il Piano Sant'Angelo, in dialetto "lu Piane Sant'Agnele", dall'Ottocento cambiò nome per volere municipale in Largo Garisio, in ricordo dell'oratore ateniese, ma mantenne sempre popolarmente questo toponimo per la presenza della chiesetta. Negli anni '50 la piazza fu intitolata a Giacomo Matteotti, il deputato socialista assassinato nel 1924, i cui responsabili furono processati a Chieti nel 1926.
Nella zona del piazzale sorgevano altre cappelle, una di Sant'Eligio, presso l'omonima strada, e di Sant'Antonio Piccolino, appena fuori Porta Sant'Anna. Questa porta era la più settentrionale degli ingressi tra le mura di Chieti, situata all'imbocco da via Arniense da Piazza Garibaldi, presso la chiesa di Sant'Antonio Abate.
Questa chiesa insieme a quella di Sant'Anna, situata nell'area del cimitero ottocentesco, è una delle più antiche del quartiere, successivamente nel XVI secolo vennero costruiti i monasteri delle Clarisse (Santa Chiara in via Arniense) dell'Addolorata (via Madonna dei Sette Dolori), di San Giovanni Battista dei Cappuccini (via Sette Dolori), e la chiesa della Maddalena con annesso ex orfanotrofio in via C. De Attiliis.Il quartiere non era densamente popolato, almeno sino ai primi anni del XIX secolo, ad esempio nel XVI secolo nella zona di contrada Santo Spirito (il quadrilatero compreso tra via Arniense, via salita Santa Chiara, via delle Clarisse, via Sette Dolori), fu concesso alle monache Clarisse di edificare il nuovo monastero dentro le mura, mentre la zona di via De Attiliis e via Nicola da Guardiagrele ugualmente si popolò tra Ottocento e Novecento.
Lo stradone principale che attraversa il quartiere, e lo collega al corso Marrucino, nella zona d'intersezione con piazzetta Zuccarini e via dei Toppi, si chiama Via Arniense, deve il nome alla gens Arnia cui fu affidata la provincia di Teate durante il governo di Augusto imperatore, ricompattata nella Regio IV del Sannio.
Aspetti della città nell'Ottocento: le mura e le ville Alla fine del secolo le modifiche, oltre al piano Pomilio, si vedono con l'ascesa delle famiglie alto-borghesi dei Frigerj-Nolli e dei Mezzanotte-Mazzella. Il barone Frigerj aveva fatto realizzare nel 1830 la villa gentilizia presso il Piano Sant'Andrea dove si trovava il convento adibito a caserma Bucciante con ospedale, i Nolli si erano stabiliti più a nord-ovest, presso la villa dove oggi si trova il Seminario pontificio regionale, e via San Rocco, piazzale della chiesa di Santa Maria della Civitella. Il Casino Mazzella costituiva uno degli elementi di urbanizzazione ad estremo nord-est, nel quartiere Gaetani-D'Aragona (oggi Sacro Cuore), poco distante dalla villa Obletter, presso la chiesa di Santa Maria de Cryptis. Mentre gli interventi Frigerj-Nolli interessavano i tratti che già dal 1806 erano previsti in un piano di riqualificazione, ossia la villa fuori Porta Sant'Andrea, il piano dei Mezzanotte-Mazzella si concentrava sull'urbanizzazione delle campagne e delle parti rimaste vergini all'interno delle mura, come nel quartiere Trivigliano-Santa Maria, dove venne edificato il cosiddetto "grattacielo".Sempre nella seconda metà dell'Ottocento prese avvio la costruzione di piccole industrie, come il liquorificio Barattucci (1840) a Porta Pescara, e dal 1864 la Società teatina del Gas, privatizzata nel 1882, mentre a nord-ovest, a ridosso del colle della Misericordia, nei dintorni di via Colonnetta, prendevano avvio le fabbriche di mattoni e laterizio, le "fornaci". di via Colonnetta. Nel 1879 Filandro Quarantotti progettò la costruzione di un altro istituto tecnico come "Scuola d'Arte applicata all'Industria", mentre nel 1881 prendeva avvio l'istituto professionale femminile.
Se dunque da una parte c'era l'interesse economico ed espansionistico di Camillo Mezzanotte, dall'altra c'era la contraddizione delle caserme militari, che dal 1809 erano state costituite all'interno dei conventi soppressi. La storia militare di Chieti iniziava intorno al 1513, quando il re Carlo V dette avvio al definitivo processo di fortificazione del fiume Pescara e della valle costruendo la fortezza spagnola attorno Pescara, baluardo comunicante con le altre fortezze di Rocca Capo d'Atri e di Civitella del Tronto. Andando più avanti alla metà dell'Ottocento, l'apparato murario del XV-XVI secolo era andato dissolvendosi, poiché il ruolo delle mura era decaduto da sistema difensivo contro attacchi a quello di contenimento sanitario e di pagamento doganale per l'ingresso delle merci alla città. Per questo erano scomparsi ingressi come Porta Santa Caterina (o da un solo occhio lungo via Asinio Herio), Porta Reale al teatro romano, la Porta Sant'Andrea (di cui si era progettata una ricostruzione in forme monumentali mai realizzata, e dunque il torrione venne inglobato nella chiesa della Trinità come cappella del Sacramento) e la Porta di Santa Maria, presso la chiesa di Sant'Agostino e la caserma Pierantoni.
Altre problematiche riguardavano il rifornimento idrico della città, messe allo scoperto già nel 1846 da Giovanni Mazzella, che tentò di risolvere la cosa con pozzi artesiani, mentre nel 1864 si pensò di captare l'acqua direttamente dalla Maiella con un acquedotto. A queste incognite si pensò di dare risposta con l'allargamento della città oltre le mura, che vennero definitivamente demolite o inglobate nelle case; caso contraddittorio comunque, dato che l'area lasciata all'aperto dalla demolizione, negli anni '60 venne rioccupata da palazzoni vari popolari. Nel 1849 il generale Landi occupò Piazza Grande (oggi di San Giustino), istituendovi un presidio militare, che andrà poi a costituire il Palazzo di Giustizia negli anni '20 del Novecento. La militarizzazione dapprima francese (1809-1815) e poi dal 1860 con Giuseppe Salvatore Pianell, come detto comportò l'occupazione dei principali conventi soppressi, la Civitella con l'anfiteatro e l'ex convento del Carmine divenne polveriera (1872), nel 1885 con il piano riqualificatore di Pomilio venne demolito il bastione del convento dei Cappuccini (oggi sede distaccata della CariChieti affacciata su Piazza Garibaldi) a Porta Sant'Anna, privilegiando il piano Gaetani-D'Aragona, che aveva soltanto poche case dei Cavallo, Obletter, Mazzella; infatti proprio qui verrà edificato il nuovo cimitero civile presso la chiesetta di Sant'Anna.
Cambiamenti urbani nell'Unità d'Italia
L'area del Trivigliano tra Porta Pescara e Fonte Vecchia rimase in mano ai militari, con l'istituzione della caserma Pierantoni presso il convento di Santa Maria, in modo da controllare i traffici provenienti dal porto di Pescara. Tuttavia proprio questo collegamento con Pescara nella prima metà dell'Ottocento aveva fatto percepire possibili spiragli di un futuro economico più prolifico. Intanto nel 1847 Ferdinando II delle Due Sicilie proponeva di dislocare la colonna mobile d'artiglieria dall'Aquila a Chieti, per acquartierarla proprio nell'ex convento dei Cappuccini a Porta Sant'Anna; ma alla fine si scelse per il terreno più vasto e aperto dell'ex monastero di Sant'Andrea degli Zoccolanti, che divenne la caserma Bucciante con annesso ospedale militare.Le ragioni militari sembrarono insomma, sino almeno agli anni Settanta dell'Ottocento, prevalere sui quelle comunali, dato che sulla neonata Piazza Garibaldi fuori Porta Sant'Anna, venne eretta anche la Caserma "Vittorio Emanuele II" (oggi dedicata a F. Spinucci), e bisognerà attendere nel 1885 il piano Pomilio, essendo decaduto il piano Vigezzi-Spatocco. La militarizzazione dei conventi all'interno delle mura riguardò i monasteri del Carmine (presso la Civitella - chiesa di Santa Maria in Civitellis), degli Zoccolanti (Sant'Andrea), dei Cappuccini (San Giovanni Battista), dei Domenicani (chiesa di San Domenico, definitivamente sostituita nel 1913-14 dal Palazzo della Prefettura su Piazza Umberto I e dal Palazzo Provinciale lungo il corso Marrucino), dei Paolotti (chiesa di San Francesco di Paola con il convento adibito a carcere), dei Gesuiti (chiesa di Sant'Ignazio trasformata nel 1818 nel teatro "San Ferdinando" poi Marrucino, e l'ex Collegio adibito a struttura civile, il Palazzo Martinetti-Bianchi), delle Clarisse (chiesa di Santa Chiara su via Arniense, con l'ex convento oggi comando dei Carabinieri) e degli Scolopi (chiesa di San Domenico Nuovo al corso Marrucino, con accanto il convitto regio "Giovan Battista Vico").