La Grande Armata (in francese Grande Armée) fu l'esercito che l'imperatore Napoleone Bonaparte creò nel 1804 e che schierò, a partire dalla campagna dell'anno successivo, per affrontare le monarchie continentali raggruppate nelle successive coalizioni antifrancesi.

Molto agguerrita e combattiva, temuta dai suoi avversari, guidata personalmente dall'imperatore e dai suoi prestigiosi marescialli, la Grande Armata ottenne una serie di schiaccianti vittorie in Germania, Austria, Polonia e Spagna, che consentirono di estendere i confini del dominio francese dalla penisola iberica al fiume Niemen.

La Grande Armata fu quasi totalmente distrutta durante la campagna di Russia del 1812. La perdita pressoché totale della cavalleria e la scomparsa di decine di migliaia di ufficiali, sottufficiali e soldati veterani, impedì che i successivi eserciti di Napoleone, costituiti prevalentemente da coscritti giovani e inesperti, raggiungessero la sua efficienza, il suo affiatamento e la sua potenza militare.

Protagonista dell'epopea delle guerre napoleoniche, la Grande Armata mantiene ancora una reputazione leggendaria nella storia.

La Grande Armée Organizzazione

Dopo il trattato di Lunéville (1801), Bonaparte iniziò a epurare l'esercito allontanandone gli elementi che riteneva deboli, affaticati, esausti o sospetti. Molti ufficiali furono avvicendati e i soldati con almeno quattro campagne all'attivo poterono accedere al congedo. In sostanza Napoleone mise in atto una vera e propria rivoluzione all'interno dei suoi eserciti, il che portò a riformare circa un ottavo dell'effettivo. Dal 1801 al 1805, Napoleone ebbe a disposizione cinque anni durante i quali riorganizzò le sue milizie affinché nascesse un esercito numeroso ed efficiente che avrebbe preso il nome di Grande Armée; al contempo ebbe modo di riflettere su come far operare sul campo efficacemente tale armata. Per la prima volta nel 1805 l'esercito francese fu posto sotto il comando di un unico generaleLucio Ceva, Questa era la Grande Armèe, da Storia Illustrata, Gennaio 1976, pag. 56: «Per la prima volta nel 1805 vi è un solo esercito francese riunito sotto un unico comandante (l'Imperatore) e suddiviso in corpi d'armata e divisioni regolari: è finita l'epoca del Direttorio e dei primi anni del Consolato quando mezza dozzina di eserciti rivali agivano in modo semi-indipendente sui vari fronti»..

Un elemento che creò attorno all'Imperatore grande entusiasmo fu la concreta valorizzazione delle ambizioni personali dei soldati tramite promozioni per meriti conquistati in battaglia e la concessione di decorazioni importanti come la prestigiosa Legion d'onoreVittorio Criscuolo, Napoleone, Edizioni il Mulino, Gennaio 1997, pag. 102: «Un altro fattore decisivo della forza dell'esercito napoleonico era rappresentato dalla valorizzazione dell'ambizione individuale. È certamente esagerata la famosa affermazione secondo cui ogni soldato portava nel suo zaino il bastone di maresciallo, ma certo la promozione per meriti acquisiti sul campo di battaglia fu comunque uno stimolo concreto per il combattente napoleonico. D'altra parte Napoleone fu sempre attento a suscitare l'emulazione, creando un sistema di onorificenze ordinato per gradi, a partire dalla prestigiosa Croce della Legion d'Onore».. Inoltre, i soldati che avevano combattuto per la Francia furono costantemente onorati dallo Stato e, anche quando possedessero un grado minimo di istruzione, non fu loro preclusa la carriera militare. Furono attuate norme tra le più moderne dell'Europa dell'epoca a favore dei veterani, in base alle quali coloro che fossero stati feriti avrebbero avuto l'opportunità di essere alloggiati agli Invalides. Agli orfani e alle vedove fu riconosciuto il diritto all'assistenza statale, e ai feriti una pensioneStuart Woolf, Napoleone e la conquista dell'Europa, Editori Laterza 2008, pag. 250: «E se ormai un bastone di maresciallo non era più a disposizione di chiunque, soldati e sottufficiali potevano ancora fare carriera, purché possedessero un minimo di istruzione. I veterani continuavano ad essere onorati e alloggiati agli Invalides, come prima e durante la Rivoluzione. Le vedove e gli orfani di soldati caduti in battaglia potevano contare sull'assistenza, chi aveva riportato ferite riceveva una pensione. Il riconoscimento degli obblighi della società civile verso i militari quando avevano smesso di combattere non aveva confronti in Europa»..

La coscrizione obbligatoria Al fine di aumentare i soldati e poter così infoltire l'esercito Napoleone fece ampio ricorso alla coscrizione obbligatoria estendendola a tutti i paesi occupati. Furono dapprima richiamate le classi tra i diciotto e i quarant'anni, ma poi verso la fine del conflitto si passò anche ad arruolare classi più giovani, i cosiddetti Marie-LouiseAndrea Frediani, "Le grandi battaglie di Napoleone", Edizioni Newton & Compton 2002, pag. 13: "Per incrementare gli effettivi dell'esercito o per compensare le perdite, Napoleone fece ricorso con sempre maggiore frequenza alle coscrizioni, che andavano a pescare tra gli uomini compresi tra i diciotto e i quarant'anni, i quali avevano obbligo di farsi registrare; la leva era per classi annuali, e lo stato endemico di crisi militare in cui versò la Francia nell'ultimo periodo del regime napoleonico indusse l'imperatore a chiamare alle armi in anticipo le classi degli anni successivi, gettando nella mischia ragazzini di quindici anni, i cosiddetti Marie-Louise..

La coscrizione obbligatoria, già in vigore ai tempi del Direttorio, andava a superare la vecchia concezione del militare inteso come mercenario dei tempi dell'Ancien Régime. Il modello di soldato nato da questa riforma era differente: non più un uomo istruito alla guerra professionalmente, ma un cittadino chiamato a difendere o a combattere per la propria patriaVittorio Criscuolo, "Napoleone", Edizioni il Mulino, Gennaio 1997, pag. 101: "Tuttavia la forte carica patriottica rimase e, insieme alla prospettiva della ricompensa assicurata dal principio dell'eguaglianza, rappresentò il vero motivo del valore, del coraggio, dello spirito di iniziativa che caratterizzarono le armate napoleoniche. Nonostante l'involuzione conservatrice dell'imperatore, qualcosa dello spirito rivoluzionario rimase sempre vivo nell'animo dei soldati".. La recluta, chiamata al fronte, si mescolava con veterani e da questi imparava i rudimenti delle tattiche bellicheVittorio Criscuolo, "Napoleone", Edizioni il Mulino, Gennaio 1997, pagg. 100-101: "In pratica all'inizio di ogni campagna si rinnovava l'amalgama fra veterani e coscritti che aveva caratterizzato il nucleo degli eserciti rivoluzionari del 1793-1794: avviata subito verso il fronte, la recluta si mescolava con i veterani e imparava da questi, e dalla diretta esperienza del campo di battaglia, le regole del combattimento. Il soldato di Napoleone fu dunque, esattamente come quello del 1793-1794, un combattente improvvisato, dotato di grande spirito di indipendenza, lontanissimo dalla mentalità e dalle abitudini del soldato di caserma dell'antico regime. Del resto Napoleone fu sempre indulgente verso le forme di insofferenza all'inquadramento e alla disciplina che caratterizzavano le sue truppe: egli in fondo considerava il soldato per quello che sapeva dare sul campo di battaglia, e gli chiese perciò solo di essere pronto nel momento dello scontro"..

Il reclutamento delle truppe avveniva secondo la legge che obbligava al servizio militare tutti i francesi maschi che avessero un'età compresa tra i venti e i venticinque anni. La legge non risparmiò la leva neppure agli uomini sposati e ai vedovi, fino a una modifica delle regole della coscrizione che nel 1808 accordò loro l'esenzione; da questa data in poi il numero dei matrimoni precoci aumentò a dismisura.

Numerosi furono i casi di diserzione all'indomani dell'introduzione dell'arruolamento obbligatorio nei territori dell'Impero, in particolare in quelle regioni che già precedentemente erano prive di tradizioni militariStuart Woolf, "Napoleone e la conquista dell'Europa", Editori Laterza 2008, pag. 247: "La coscrizione produsse ovunque forti resistenze ed evasioni, salvo che nelle zone con precedenti tradizioni di servizio militare come la Svizzera o Magonza, dove l'Elettore l'aveva già introdotta. La resistenza fu particolarmente forte nelle regioni che in precedenza erano state specificatamente esentate dalla coscrizione, come Mark, prima appartenente alla Prussia e ora parte del Berg"..

L'ostilità alla coscrizione obbligatoria, nonostante un certo successo iniziale nella chiamata alle armi di volontari, assorbì molte energie dell'Impero francese. Si dovette pertanto ricorrere all'arruolamento forzato e alle amnistie verso coloro che non si presentavano immediatamente. Si ricorse inoltre al trasferimento dei compiti di reclutamento ai prefetti e ai sottoprefetti francesi che sostituirono in questo compito le amministrazioni localiStuart Woolf, "Napoleone e la conquista dell'Europa", Editori Laterza 2008, pag. 244: "Non si può dubitare della forte ostilità delle popolazioni nei primi anni, sia in Francia che negli Stati Alleati: nel Regno d'Italia si riusciva ad effettuare la coscrizione solo attraverso l'arruolamento forzato eseguito da vere e proprie pattuglie di arruolatori. È probabile che la crescente efficienza della macchina amministrativa abbia abituato la gente all'obbedienza; certamente si spezzò la resistenza passiva di intere comunità trasferendo i loro compiti amministrativi ai prefetti e ai sottoprefetti... Qualche effetto lo ebbero le amnistie, ma alla fine fu l'uso della forza contro i coscritti recalcitranti ad assicurare l'obbedienza"..

Fanteria

La fanteria sopportò il peso maggiore dei combattimenti, e il suo comportamento determinò la maggior parte delle vittorie di Napoleone. Caratterizzata da grande combattività e vigore negli assalti la fanteria napoleonica era molto temuta per la sua irruenza offensiva e gli avversari parlavano di "furia francese". I soldati francesi erano particolarmente adatti ai grandi assalti alla baionetta e anche al combattimento in ordine sparso con il fuoco di fucilieria; intelligente e intraprendente il soldato di fanteria francese dava prova di iniziativa e di notevole coraggio, e in generale i reparti di fanteria erano superiori agli avversari delle altre nazioni. Meno solido si dimostrò a volte nel combattimenti difensivi e i soldati francesi, impetuosi negli assalti e rapidi e resistenti nelle marce, capaci di sopportare i grandi sacrifici richiesti dalla strategia napoleonica, erano invece più facili a demoralizzarsi in situazioni negative dei fanti britannico o russo.

La fanteria napoleonica era suddivisa in due principali corpi, la fanteria di linea (Infanterie de Ligne) e la fanteria leggera (Infanterie Légère). Nell'Armée francese del 1803 esistevano 90 reggimenti di fanteria di linea e 26 reggimenti di fanteria leggera. Tra il 1813 e il 1814 i reggimenti di fanteria di linea erano diventati 137 (numerati da 1 a 157), mentre i reggimenti di fanteria leggera 35 (numerati da 1 a 37). Durante la battaglia di Waterloo furono invece 90 i reggimenti di fanteria di linea e 15 i reggimenti di fanteria leggera impiegati. I successi della fanteria sono da ascriversi principalmente agli schemi di battaglia, al grande impeto dimostrato negli scontri e soprattutto alla velocità di marcia che permetteva alle truppe di portarsi in battaglia occupando rapidamente le posizioni miglioriLucio Ceva, Questa era la Grande Armèe, da Storia Illustrata, gennaio 1976, pag. 60: «I trionfi della fanteria francese riposano essenzialmente su tre fattori: formazioni di combattimento (ordre mixte e attacchi in colonna), grande impeto e celerità di marcia Nella campagna del 1805 non sapremmo se definire più straordinaria l'irruenza degli attacchi o la capacità di marciare»..